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Mirabello, 31 agosto – 5 settembre: Festa Tricolore “Futuro e Libertà”


- A Mirabello, in provincia di Ferrara, dal 31 agosto al 5 settembre, si svolgerà la ventottesima edizione della Festa Tricolore, che quest’anno avrà il marchio di “Futuro e libertà”. Il 5 settembre, l’intervento conclusivo di Gianfranco Fini.

Qui il programma, qui le informazioni su prenotazioni e pernottamenti.

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Il 2009 annus horribilis dell’export italiano, ma per Urso la ripresa è già iniziata


Il 2009 è stato l’annus horribilis dell’export italiano, che ha chiuso con un risultato in flessione del 20% rispetto all’anno precedente, in linea con quanto accaduto ai nostri partner europei (Francia – 22,2%, Germania -19,4% ). Già nell’ultimo trimestre del 2009 si è però registrata una ripresa delle esportazioni verso paesi extraUE e Ue (+1,4%), frutto della buona performance registrata dalle vendite in Francia (+8,6%), Spagna (+3%), Gran Bretagna (+2,4%), Slovenia (+10,3%), Slovacchia (+ 6,6%). Il viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso, si dice ottimista per il 2010, che dovrebbe essere l’anno della ripresa, che l’esponente del Governo conta di chiudere con un robusto + 4% sul 2009.

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Su scuola e Islam, Urso è troppo concordatario. Servono soluzioni nuove


- (Articolo di Sofia Ventura pubblicato in contemporanea su ffwebmagazine.it) – Cattolicesimo, Islam, pluralismo e insegnamento religioso: la proposta di Adolfo Urso di inserire nelle nostre scuole anche l’insegnamento della religione islamica, con lo stesso spirito con cui è impartito l’insegnamento della religione cattolica, ha aperto nuovi fronti di discussione che, laddove non siano animati da pregiudizi e ostilità preconcette, rappresentano momenti importanti di riflessione sul futuro della nostra società. Leggi tutto

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Ora islamica? Perché dico laicamente di sì


- Sono convinto che non abbia alcun senso in uno stato laico un’ora di istruzione confessionale (quale che sia la religione) nelle scuole pubbliche; potrebbe avere un senso, meglio avrebbe sicuramente un senso, senza il condizionale, inserire tra le materie scolastiche un insegnamento non opzionale né catechistico di “storia delle religioni”.

Ma poiché questa ipotesi è al momento irrealistica, la proposta del Viceministro Urso non mi scandalizza per nulla,  non solo per la netta opposizione della Lega (sarebbe già un discreto motivo) ma perchè, se vogliamo ragionare in modo pragmatico e non ideologico, qual è la realtà oggi?

La realtà è che i figli delle famiglie musulmane sono mandati nelle madrasse dove qualche imam integralista li indottrina sui doveri del buon musulmano, la sharia, gli infedeli da convertire o, se indisponibili, da eliminare, e così via.
Le conseguenze probabili della realtà attuale sono, com’è accaduto in Gran Bretagna, in Olanda, per certi versi in Francia con la rivolta delle banlieue, consentire di fatto lo sviluppo di un esercito di potenziali cellule terroristiche, di cui abbiamo già avuto esempi clamorosi come quello della moschea di viale Jenner a Milano, per ricordare il caso più noto, ma altri episodi simili si potrebbero elencare.

Qui nessuno propone o auspica una società multiculturale. All’opposto: lo status quo porta alla società multiculturale. La proposta Urso sceglie la via di un’integrazione possibile e l’esempio americano lo dimostra.
Quindi, piaccia o non piaccia, meglio, molto meglio, che si “insegni” la religione islamica nelle scuole pubbliche da parte di professori selezionati, che parlino italiano e seguano un programma chiaro e concordato, definito e controllabile.

Non c’entra nulla, in apparenza, ma la logica che guida il mio ragionamento è analoga a quella per cui sostengo una politica antiproibizionista sulle droghe. Partendo dalla fotografia della situazione attuale (come è, non come ci piacerebbe che fosse) e constatato che droga “vietata” significa di fatto droga libera e senza controllo, ne deriva la conseguenza che sia probabilmente ragionevole valutare ipotesi alternative: legalizzare, ovvero regolamentare e controllare.

Lo stesso principio è applicabile all’insegnamento islamico. Meglio lo status quo, senza regole né controlli, o meglio la soluzione che descrivevo sopra? Io – scusate – scelgo la seconda. E bypasso le banalità sulla religione cattolica che fa parte della nostra cultura, della nostra storia e bla, bla, bla… Idem per la tesi della reciprocità, sostenuta da chi proclama “va bene l’ora islamica ma a condizione che in Arabia Saudita mettano l’ora di cristianesimo” e, anche qui, bla, bla, bla… perché questi argomenti, con ogni evidenza, non militano contro, ma a favore di una misura di buon senso che serve ad arginare, e non a diffondere l’estremismo islamista.

I solerti difensori dei principi “cristiani” per altro dimenticano non solo le condizioni che vogliono porre sono, di tutta evidenza, improponibili e assolutamente irrealistiche, ma anche che il numero dei cattolici nei Paesi musulmani è infinitamente minore rispetto a quello degli islamici nei Paesi occidentali: centinaia di migliaia di giovani con i quali dobbiamo, volenti o nolenti, convivere. Senza dimenticare che pressoché ovunque i pericoli estremisti provengono dagli immigrati di seconda o terza generazione, dai ragazzini non integrati e quindi facilmente soggetti all’indottrinamento fanatico-integralista.

Per chiudere: vogliamo essere ragionevoli e pragmatici e decidere sulla base della situazione vigente o ce ne freghiamo e facciamo pura accademia? Attenzione però che il “ce ne freghiamo” comporta lasciare campo libero e aperto all’integralismo, con quel che ne consegue.

Scandaloso? Inaccettabile? A me pare un discorso di semplice, banale, buon senso e raziocinio. Se affrontiamo, come a mio parere doveroso, la questione con gli strumenti della ragionevolezza e di un laico pragmatismo, piuttosto che con quelli accecanti dell’ideologia, dei pregiudizi o dei Principi con la P rigorosamente e inutilmente maiuscola.

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Proposta Urso importante, occorre guardare al futuro




Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Le reazioni alla proposta del Viceministro Urso sono comprensibili e  in certo modo scontate. Se un Paese che è stato la culla e la sede  della cattolicità universale si scopre diverso, molto più complesso e variegato dal punto di vista demografico e religioso, le reazioni di  chiusura sono inevitabili. Ma ciò non toglie che la storia va avanti e  la politica non può continuare a guardare indietro.

La logica concordataria è stata estesa con le cosiddette “Intese” a  tutti quelli che venivano considerati “culti ammessi”, l’8 per mille  concepito per finanziare la Chiesa e le organizzazioni di culto e  caritatevoli cattoliche oggi finanzia ebrei, valdesi e altre confessioni cristiane. Che nella scuola pubblica, in cui gli islamici  diverranno milioni (tra insegnanti e studenti), si faccia spazio alla  cultura e alla religione islamica, può sembrare discutibile ma è in  realtà inevitabile. Pensare invece che il futuro del nostro paese veda  meno residenti e cittadini islamici di oggi rischia di essere una  illusione che impedisce di agire con prudente lungimiranza.

Occorre quindi organizzarsi per tempo, nel modo più intelligente e più  laico, avendo cura di costruire una identità civile in cui siano  chiare le libertà religiose, ma siano chiare e insuperabili i limiti  costituzionali al loro legittimo esercizio.

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Urso dice cose intelligenti, non va regalato l’Islam italiano agli estremisti


- Una quota crescente di popolazione residente in Italia professa la fede islamica, ma non sembra ancora esistere un’idea realistica del rapporto che l’ Islam italiano deve stringere con la cultura civile del Paese e con le sue istituzioni. Il viceministro Urso ha dato oggi una prima risposta a questo quesito ed è una risposta intelligente. Leggi tutto

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Urso: su biotestamento sì a disarmo ideologico


“A me pare che la posizione di Fini sul biotestamento sia maggioritaria nel Paese”. Queste le dichiarazioni rilasciate a Repubblica da Adolfo Urso, viceministro per lo Sviluppo economico e presidente della Fondazione FareFuturo. Leggi tutto

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