TAG "Stati Uniti"

Internet: sempre più numerosi i cyber-attacchi provenienti dalla Cina


- Secondo quanto scrive l’edizione online de The Times, sono sempre più frequenti negli ultimi 12 mesi gli attacchi informatici provenienti dalla Cina e diretti alle istituzioni governative e militari americane, così come ai servizi di intelligence della Nato e dell’Unione europea. Per la rivista britannica, che riporta le opinioni di diversi analisti americani, la risposta americana ed europea ai cyber-attacchi non sarebbe particolarmente efficace, così come debole apparirebbe al momento la “difesa”, vale a dire la gestione della sicurezza del web (per l’UE, in particolare, dove questa è affidata ai singoli stati membri). Leggi tutto

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L’Europa ogm-free è un incubo


- di Piercamillo Falasca, dal blog 2+2 de Il Foglio.it – Il via libera della Commissione Ue alla coltivazione della patata ogm Amflora ha suscitato nel Vecchio Continente reazioni inconvulse da ambientalismo irenistico. Mentre l’Europa discute del filioque, i grandi paesi agricoli del mondo, gli Stati Uniti insieme alle economie in crescita (Brasile, Argentina, India, Cina e Sudafrica), destinano ogni anno milioni di nuovi ettari alle colture ogm. Proprio la profonda svolta biotecnologica dell’agricoltura mondiale, destinata in pochi anni a sostituire l’agricoltura “convenzionale”, porrà nei prossimi anni l’Europa di fronte ad un bivio: ritirarsi nella sua fortezza ideologica e protezionista, erigendo un’invalicabile barriera all’importazione di generi alimentari dal resto del mondo in favore di un’antistorica autarchia, o aprire la propria economia all’innovazione della biotecnologia. Leggi tutto

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Asilo politico negli USA per una famiglia di ‘homeschoolers’


- Una coppia di coniugi tedeschi, trasferitasi nel 2008 in Tenneessee per consentire ai propri figli di ricevere un’istruzione domestica sostitutiva della scuola dell’obbligo (il cosiddetto homeschooling è vietato in Germania), i cui programmi a giudizio degli interessati contrasterebbero con i valori della loro confessione cristiano-evangelica, ha ricevuto l’asilo politico negli Stati Uniti.
La decisione del giudice dell’immigrazione di Memphis, Lawrence Burman, è di quelle capaci di sollevare un vespaio di polemiche e critiche, in Germania e negli Stati Uniti. Leggi tutto

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La Casa Bianca e i dilemmi di un paese a rischio declino


- All’indomani della storica sconfitta democratica in Massachusetts (ma dallo staff della Casa Bianca giurano che non c’è legame), Barack Obama ha annunciato di voler fare la faccia feroce contro le banche, bloccandone il gigantismo e tentando addirittura di ridimensionarle. L’annuncio, come nello stile obamiano, è stato particolarmente eclatante sul piano della retorica e degli effetti speciali, ma il rischio è che si fermi a quelli. Tentiamo di analizzarne i motivi, sul piano tecnico e politico. Come vedremo, i due piani risulteranno inestricabilmente connessi.

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Perchè il GOP ha vinto nel Mugello democrat del Massachusetts


- In Massachusetts, il Mugello del Partito Democratico, hanno vinto i Repubblicani, con un candidato semi-sconosciuto, Scott Brown, in quello che era il collegio senatoriale di Ted Kennedy. E tutto questo avveniva nel giorno in cui Obama festeggiava il suo primo anniversario alla Casa Bianca. Leggi tutto

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Pedofilia e Chiesa Cattolica: un breve rapporto


- L’immagine di Benedetto XVI aggredito e barcollante è un segno dei tempi. Tempi difficili per la Chiesa Cattolica. Non è facile parlarne, tantomeno scriverne, e per tanti anni è stata la stessa Chiesa a non volerlo fare. Lasciamo da parte la crisi delle vocazioni e la secolarizzazione rampante dell’Europa. E’ la patata bollente della pedofilia ad esser ormai esplosa: non può esser più sottovalutata.
In primis, per coloro che hanno subito delle violenze, poi anche per la Chiesa stessa. Sono due i fronti più caldi di questa triste vicenda: l’Irlanda e gli Stati Uniti. Leggi tutto

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Non si potrà sfuggire a lungo al principio dello ius soli


- La discussione sulla cittadinanza, in corso alla Camera dei Deputati, è un’occasione da non sprecare per il futuro del Paese. La sostanziale conferma dello status quo (il testo a prima firma Bertolini, sul quale si sviluppa per il momento il lavoro parlamentare) rischia purtroppo di rimandare sine die la soluzione di un problema che avrà dimensioni sempre più grandi negli anni a venire. L’Italia avrebbe invece bisogno di un vero e proprio Quattordicesimo Emendamento.

Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione, sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono”( “All persons born or naturalized in the United States, and subject to the jurisdiction thereof, are citizens of the United States and of the State wherein they reside”). Così recita il primo comma del Quattordicesimo emendamento grazie al quale venne introdotta nella Costituzione americana una concezione ampia e universale di citizenship. Ma non è stato sempre così.

Fino al 1868, l’anno dell’approvazione dei cosiddetti Reconstruction Amendments (le modifiche costituzionali di “pacificazione”, dopo la guerra civile), il riconoscimento della cittadinanza aveva un connotato anzitutto razziale, basato sull’astrusa classificazione giuridica della “bianchezza” (whiteness), che per decenni costrinse le corti statunitensi a tentativi goffi di tracciare confini oggettivi tra razza bianca e razza nera, o tra razza bianca e nativi.

Il riconoscimento della cittadinanza ai maschi neri (per le donne si dovette aspettare ancora, ma questo è un altro argomento) e ai naturalizzati rappresentò un profondo punto di rottura nella storia americana: da diritto di proprietà ereditabile ma inevitabilmente non acquistabile, la cittadinanza diveniva un traguardo raggiungibile, una scelta individuale, un futuro per i proprio figli. La patria americana smetteva di essere una mera questione di sangue: il figlio dell’ultimo degli schiavi di colore o del disperato giunto sulle coste dell’America per trovare lavoro, se nato su suolo americano, sarebbe stato cittadino. Come è noto, l’affermazione dello ius soli non pose immediatamente fine alle politiche razziali di alcuni Stati e non esaurì in un colpo solo i problemi della cittadinanza. Ma la sua costituzionalizzazione rappresentò un “germe” che avrebbe poi inesorabilmente e positivamente contaminato il futuro della società americana: l’emendamento fu la leva grazie alla quale, a metà del ventesimo secolo, la Corte Suprema smantellò la segregazione razziale (famoso il caso Brown v. Board of Education, del 1954); e ancora prima, era stato l’appiglio costituzionale grazie al quale nel 1898 vennero riconosciuti come cittadini i bambini nati sul suolo americano, ma figli di cittadini di altri paesi, (questi ultimi, infatti, a differenza dei discendenti degli schiavi neri, erano soggetti ad altra giurisdizione e fino alla sentenza di fine secolo questo elemento era stato ritenuto ostativo). Ancora oggi, è il Quattordicesimo Emendamento il terreno dello scontro su cui Democratici e Repubblicani dibattono sul riconoscimento della cittadinanza ai figli dei clandestini nati sul territorio USA.

E allora: cosa vorrebbe dire dotare l’Italia di un suo Quattordicesimo Emendamento? Significherebbe stabilire un tracciato, o se vogliamo porre le fondamenta solide su cui costruire, anno dopo anno, decennio dopo decennio, il concetto di cittadinanza nel nostro Paese. Un concetto che presumibilmente continuerà a cambiare significato con ogni generazione, in parte a svuotarsi di contenuti, in pare a caricarsi di altri. Ma qualunque sia il senso che lo status di cittadino avrà negli anni, difficilmente si sfuggirà alla “potenza” dello ius soli. Un criterio non discrezionale, e quindi liberale. Una traduzione del principio di uguaglianza delle opportunità.

Insomma, possiamo discutere a lungo su quanti anni di residenza siano necessari affinché un immigrato possa chiedere ed ottenere la cittadinanza, o quali prove debba superare il candidato cittadino, ma difficilmente potremo sfuggire alla domanda par excellence: vogliamo o no che nell’Italia di domani sia cittadino italiano chi, figlio di persone che hanno scelto il nostro paese per costruire il proprio benessere, nasce in Italia? Ecco che la questione si pone in tutta la sua ruvida concretezza: se non vogliamo che la cittadinanza sia il movente di una profonda e duratura guerra civile della quotidianità, non potremo sfuggire a lungo al principio dello ius soli.

Inserito in Capitale umano, Il mondo e noiCommenti (24)

Ron Paul diventa socialista, pur di abbattere il dominio della Fed


- Giovedì il Financial Services Committee della Camera dei Rappresentati statunitense ha approvato per 43 voti contro 26 il cosiddetto emendamento Paul-Grayson “Audit the Fed“, inserito nella cornice del bill “Financial Stability Improvement Act of 2009“, in discussione alla Camera. L’emendamento è stato presentato dal Repubblicano del Texas Ron Paul e dal Democratico della Florida Alan Grayson, e prevede l’assoggettamento sostanziale (pur vietandolo formalmente) delle decisioni della banca centrale statunitense in materia di politica monetaria e di rapporti con le istituzioni finanziarie internazionali al General Accountability Office (GAO), simile alla nostra Corte dei conti, ma che agisce su mandato e richiesta del Congresso.

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USA: Lezioni transatlantiche per una destra libera


- La vittoria repubblicana del 3 Novembre ha una rilevante eccezione, che suggerisce una lezione valida su entrambe le sponde dell’Atlantico: la destra vince quando è liberale a tutto tondo, non quando si contraddice diventando statalista sul piano etico. Leggi tutto

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La Merkel ricorda negli Usa la caduta del Muro e rilancia l’alleanza euro-atlantica


- Angela Merkel ha finalmente fatto, davanti al Congresso americano, il discorso che voleva fare da anni. Con il corsetto della Grosse Koalition (l’inciucio istituzionalizzato, alla tedesca), con gli Esteri all’esponente di spicco dei Socialdemocratici, Frank Steinmeier, non c’era gusto a lanciarsi nella politica internazionale. Anzi, forse il ministero degli Esteri era andato ai socialdemocratici proprio per evitare che la signora Merkel ci mettesse troppo del suo, nella politica estera tedesca. Leggi tutto

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Stati uniti? Italia e USA a confronto


- Giovedì 17 settembre 2009, alle ore 15, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio (Roma), ci sarà la presentazione del libro di Joseph La Palombara e Luigi Tivelli (edito da Rubbettino). Alla presenza degli autori e del moderatore Maurizio Caprara, interverranno Gianfranco Fini, Lamberto Dini e Walter Veltroni.

A SEGUITO DEL GRAVE ATTENTATO SUBITO DAI SOLDATI ITALIANI A KABUL, LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO E’ RINVIATA A DATA DA DESTINARSI

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Freedom for everyone, anche per i gay. Parola di Cheney


Dick Cheney, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, ha detto a chiare lettere di non avere niente in contrario al fatto che negli Usa le legislazioni statali riconoscano i matrimoni gay. E’ una notizia che provoca più di un cortocircuito nella mente di chi ha un’idea “binaria” della politica: i gay a sinistra, Dio a destra, gli immigrati a sinistra, la sicurezza a destra… e via dicendo.
Freedom means freedom for everyone“, ha detto Cheney rivolgendosi al National Press Club. Leggi tutto

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Derivati, ma che roba è?


- I primi strumenti derivati nacquero nell’antica Grecia, molti decenni prima di Cristo. Venivano allora usati per stabilizzare il commercio di olive nell’Egeo. Vennero poi riscoperti dagli Olandesi nel XVII secolo e dai Giapponesi nel XVIII, ma fu solo dopo gli anni Settanta del secolo scorso che i derivati iniziarono a essere trattati a livello globale. Ad oggi, il principale centro per il mercato dei derivati è il Chicago Board of Trade, Stati Uniti.

Cos’è un derivato? I titoli derivati sono strumenti finanziari indispensabili per gestire il rischio (finanziario, economico, di interesse, di prezzo, di cambio e così via). Essi si definiscono “derivati” perché il loro prezzo è matematicamente vincolato (“derivato”) al prezzo dell’attività, il cosiddetto “sottostante”, a cui si riferiscono.

Le principali tipologie di titoli derivati sono future ed opzioni. I primi permettono di guadagnare o perdere dalle fluttuazioni di un certo sottostante. Le seconde sono sostanzialmente delle assicurazioni contro un certo rischio.
Permettendo di gestire il rischio, i derivati consentono di stabilizzare l’attività economica e permettono una maggiore prevedibilità dei risultati economici.

Per capire meglio in che modo operano, suggerisco un semplice esempio: immaginate due aziende, un’impresa di trasporti, la Cum Pedibus, e un’azienda araba di produzione di petrolio, la Caravan Petrol (i nomi sono assolutamente casuali). Analizzando l’esposizione al rischio di variazioni del prezzo del petrolio, ci si rende subito conto che le due imprese hanno un’esposizione opposta: in caso di rialzo dell’oro nero, la Caravan Petrol ci guadagna mentre la Cum Pedibus vede aumentare il costo della benzina e quindi ci perde.
Volendo sterilizzare l’effetto del prezzo del petrolio sui loro risultati economici, le due parti potrebbero sottoscrivere un contratto derivato, ad esempio un future sul petrolio. Così facendo, la Cum Pedibus perderebbe soldi sulla benzina consumata dalla sua flotta di camion ma guadagnerebbe dalla posizione sul future. La Caravan Petrol, specularmente, guadagnerebbe più soldi dal petrolio che vende ma dovrebbe registrare una perdita sul contratto future.

Le due imprese hanno così perfettamente sterilizzato l’effetto del prezzo del petrolio e i manager possono concentrarsi su problemi gestionali di più lungo periodo. Anche il mercato potrebbe valutare l’operato delle due compagnie in modo più lungimirante, senza badare ai su e giù del petrolio a Wall Street.

Si può ben capire dunque quanto sia sterile la discussione che ha animato la scena politico-economica nell’ultimo anno e mezzo. I derivati, accusati di portare instabilità e di aumentare il rischio sistemico, in realtà contribuiscono ad ottenere il risultato opposto. Il vero problema dei derivati, o meglio di alcuni derivati, riguarda le modalità in cui sono negoziati. Per tornare all’esempio di cui sopra, come fanno la Caravan Petrol e la Cum Pedibus ad incontrarsi per sottoscrivere il contratto derivato? E se una parte volesse rescindere dal contratto? Le opzioni sono tre:

Caso 1. Le parti si incontrano in modo indipendente, tete-à-tete. In caso di rescissione, è quasi impossibile trovare un compratore disposto a entrare nel contratto. Si dice che il contratto è poco “liquido”.

Caso 2. Le due parti si incontrano grazie all’intermediazione di una banca, che agisce da broker-dealer. In caso di rescissione, è probabile che la banca riesca a trovare un compratore. Questo è il caso dei mercati OTC (over-the-counter), caratterizzati da un discreto livello di liquidità.

Caso3. Le due parti si incontrano su un mercato regolamentato (i.e. una borsa). In caso di rescissione, una parte può vendere il contratto sul mercato molto facilmente e a prezzi dati. In questo caso, il contratto è molto liquido.

E’ chiaro come i tre casi rappresentino altrettante fasi di un auspicabile processo di evoluzione dei mercati finanziari. E, infatti, questo è accaduto per quasi tutti i prodotti finanziari: man mano che i contratti venivano standardizzati, era possibile passare da una negoziazione OTC verso una negoziazione sui mercati, con progressivo aumento della liquidità e riduzione dell’opacità delle transazioni.

Durante gli scorsi anni, l’innovazione finanziaria ha creato prodotti finanziari estremamente utili (come i Credit Default Swaps) e sempre più standardizzati. Tuttavia, questi strumenti vengono ancora trattati come nel caso 2, ovvero in mercati OTC nei quali le banche fungono da controparte per tutti i sottoscrittori. E’ chiaro che se la banca fallisce, tutti i clienti che avevano usato la banca come intermediario di riferimento si trovano improvvisamente non assicurati contro quei rischi che avevano sterilizzato coi derivati. In generale, il fallimento di una banca ha talmente tante ripercussioni sul sistema finanziario che le autorità sono fortemente incentivate a salvare l’intermediario (vedi caso AIG).

Le proposte degli ultimi giorni del Segretario del Tesoro americano, Timothy Geithner, vanno nella direzione di spingere il sistema finanziario ad effettuare l’indispensabile passaggio dalla fase 2 alla fase 3, ovvero portare la negoziazione di certi strumenti finanziari oramai standardizzati dal mercato OTC ai mercati regolamentati. Questo ne aumenterebbe la liquidità, la trasparenza ed eviterebbe in futuro che certe banche si trovassero di nuovo nella condizione di determinare da sole le sorti di un sistema finanziario.

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Protezionismo, stupidità e populismo


Recessione chiama protezionismo.
In giro per il mondo, e soprattutto negli Stati Uniti obamiani scossi dalla crisi economica, cresce la domanda di protezionismo, ma soprattutto aumenta la tentazione della politica di assecondarne il sentimento. Proprio ora che avremmo bisogno dell’abbattimento delle barriere e di un ciclo di liberalizzazione economica per incoraggiare la ripresa economica e l’uscita dalla crisi, dal centro del grande impero dell’integrazione, dell’apertura e della libertà di scelta, rischia di arrivare un segnale cupo di miope irresponsabilità degno della peggiore Europa ante-guerra. Leggi tutto

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