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Decisione equa su Sky, cresce la concorrenza nel sistema televisivo


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

La decisione adottata oggi dalla Commissione Europea su Sky rappresenta un implicito riconoscimento del fatto che, malgrado le polemiche che lo avevano accompagnato, il passaggio al digitale terrestre ha comportato una effettiva apertura del mercato televisivo, e va dato atto a Mediaset di aver da subito saputo cogliere l’opportunità, proprio con l’avvio del digitale, di offrire ai telespettatori una possibilità di scelta anche nella tv a pagamento.
Il mercato televisivo italiano non è quello nel quale – era il 2003  – maturò per Sky, al tempo della fusione tra Stream e Telepiù, il divieto di ingresso nel digitale come operatore di rete o fornitore di contenuti a pagamento. Sky può oggi andare sul digitale in chiaro, ma visto il suo peso sul mercato della pay tv non può andare sul digitale a pagamento. Si tratta di una scelta equa, che accresce la concorrenza sul mercato televisivo a tutto beneficio dei telespettatori italiani.

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Perché sì a Sky sul digitale terrestre, ovvero meno “antitrust” è più concorrenza


- Una delle maggiori illusioni della politica contemporanea è che si possa creare concorrenza attraverso la regolamentazione e che quindi le legislazioni antitrust siano indispensabili per evitare la naturale formazione di monopoli.
Eppure le leggi antitrust sono intrinsecamente uno strumento anti-concorrenziale, in quanto hanno dichiaratamente l’obiettivo di proteggere le aziende meno efficienti dal rigore di una libera competizione. E per di più la scure dell’antitrust va il più delle volte a colpire le imprese più radicalmente innovative, quelle che offrono maggiori opportunità all’utente-consumatore.

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Mediaset all’attacco di Sky, la guerra è (anche) politica


- da Il Secolo d’Italia del 5 maggio 2010 -

Gli scontri che oggi oppongono Mediaset e Sky hanno una ragione industriale e una conseguenza politica. Ieri è partita l’offensiva Mediaset: da una parte Fedele Confalonieri dice che quelli di Sky cercano di opporsi alla concorrenza, ma volgiono cose che sono al di là di quello che è giusto; dalla’altra Pier Silvio Berlusconi minaccia di chiedere i danni alla piattaforma stellitare di Rupert Murdoch per i mancati diritti dei campionati di calcio. Nel mercato pay, usando piattaforme diverse, il dtt e il satellite, Mediaset e Sky si fanno una concorrenza vera, sia sui contenuti, sia sui prezzi, che Mediaset “straccia” per erodere quote di mercato alla corazzata Murdoch. L’era del duopolio Rai-Mediaset vedeva due concorrenti più attenti a presidiare i rispettivi mercati che a invadere quelli altrui. Ora la situazione è cambiata.

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Il Tar libera Sky e La7, ma la Rai rimane ostaggio di una par condicio ideologica


- Prima di descrivere, per l’ennesima volta, i giudici del Tar del Lazio come parrucconi del “giuridicamente corretto” al servizio dei nemici del popolo, sarebbe il caso che il PdL riflettesse sul fatto che, in questo incomprensibile gioco delle parti, i nemici della par condicio – cioè i berlusconiani  ­– sono diventati sostenitori di una posizione che neanche i “comunisti” si erano sognati di imporre all’elettorato in piena campagna elettorale. Leggi tutto

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Anche il caso Cielo spiega perché è necessaria la privatizzazione delle frequenze


- La decisione del Ministero per lo Sviluppo economico di rinviare la concessione dell’autorizzazione alla trasmissione in digitale terrestre al canale televisivo “Cielo” di proprietà del gruppo News Corporation deve essere valutata con attenzione non solo dal punto di vista tecnico ma anche per le sue inevitabili implicazioni politiche.
Alla posizione di Gary Davey , direttore del nuovo canale di Murdoch, ha replicato il Ministero con un comunicato nel quale illustra le ragioni che hanno portato a non concedere l’autorizzazione in tempi compatibili con il previsto lancio dell’emittente. Leggi tutto

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Cielo non atterra sul digitale. Manca il timbro del Ministero


Cielo, il nuovo canale gratuito di Sky, che avrebbe dovuto debuttare ieri sul digitale terrestre, è ancora fermo ai nastri di partenza.  Il Dipartimento delle Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo ha chiesto a Sky di non procedere alla messa in onda delle trasmissioni di questo canale generalista, con un target più giovane di quello dei concorrenti Rai e Mediaset (“l’età media di un telespettatore Rai è di 58 anni, quello di uno spettatore di Canale 5 di 49. Noi puntiamo al pubblico dai 18 ai 49 anni” ha detto il direttore di Cielo, Gary Davey), una programmazione smart (programmi corti e pubblicità brevi) e un obiettivo di share “vicino a quello dei due principali canali in chiaro che operano sul Dtt, ovvero Boing e Rai 4”. Leggi tutto

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La Rai rischia la fine di Alitalia. Privatizzarla subito – AUDIO


- “La Rai va privatizzata prima che faccia la fine di Alitalia.” Così ieri il deputo del Pdl Benedetto Della Vedova, intervistato da Radio Radicale, si esprime sulla situazione della concessionaria del servizio pubblico, dopo le polemiche per l’uscita dei canali Rai Sat dalla piattaforma Sky. Leggi tutto

 

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La decisione su Rai Sat danneggia la Rai, non Sky


Privatizzazione via maestra per uscire da contraddizioni Viale Mazzini

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Anche la vicenda Rai Sat dimostra in quante contraddizioni sia destinata a cadere una Rai che voglia sempre giocare due parti in commedia sul mercato televisivo: a giorni alterni, quella del “servizio pubblico” e quella del “competitor privato”.
La scelta di Viale Mazzini su Rai Sat è incomprensibile per due ragioni.
In primo luogo perché un’azienda pubblica finanziata per via fiscale fa una cosa assai sbagliata a rifiutare un’offerta non in cambio di una migliore, ma di nulla. In secondo luogo perché su quello che appare il cuore della contesa Rai-Sky (la trasmissione del segnale delle reti generaliste: Rai 1, Rai 2 e Rai 3), il concessionario pubblico non può chiedere di essere pagato due volte: con il canone, da tutti, e, in seconda battuta, dagli abbonati delle piattaforme su cui, per obbligo contrattuale, la Rai deve trasmettere i propri canali in chiaro. Gli abbonati Sky sono anch’essi, a tutti gli effetti, abbonati Rai.
Alla fine, questa decisione danneggerà la Rai, non Sky. La Rai non ha trovato un acquirente altrettanto generoso per Rai Sat, mentre non penso che Sky perderà abbonati per l’uscita della controllata Rai.
Le letture complottistiche del Senatore Zanda, che vede nella decisione della Rai su Rai Sat un disegno pro Mediaset, appaiono invece del tutto sconnesse. Dalle contraddizioni non si esce ricorrendo all’ideologia del “pubblico” contro il “privato”, o della Rai contro Mediaset, che ha giustificato una politica di sistematica occupazione della Rai da parte della sinistra.
Si esce per la via esattamente opposta, quella di una privatizzazione che autorizzi anche la Rai ad agire come operatore di mercato, senza essere però continuamente sussidiata dai contribuenti. Ma occorre farlo prima di assistere ad un nuovo caso Alitalia.

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Rai Sat scende da Sky e sale sul satellite di casa. A caro prezzo – AUDIO


La Rai decide di rifiutare un’offerta Sky di 50 milioni l’anno, e introiti pubblicitari per 7, per regalare i canali Rai Sat (Extra, Premium, Cinema, Smash Girls e Yo Yo) ad una piattaforma satellitare “fatta in casa”, controllata in condominio con i concorrenti di Mediaset. Così un osservatore malizioso e non particolarmente “Rai-friendly” potrebbe riassumere la vicenda che ha visto uscire Rai Sat dalla piattaforma Sky ed entrare contestualmente sul mercato televisivo la piattaforma satellitare Tivù Sat, con 22 canali Leggi tutto

 

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