TAG "sicurezza"

Perchè stare lì ha senso, non solo per ‘loro’, ma anche per ‘noi’


Ad ogni caduto italiano in Afghanistan è lecito porsi la domanda: ne è valsa la pena? E’ comprensibile che una forza politica di governo (la Lega Nord) ed una di opposizione (l’Italia dei Valori) se la siano posta. Perché il problema principale del conflitto afgano è la sua comprensione. Leggi tutto

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A Milano la Lega preme e detta l’agenda, il PdL tiene ma teme l’”effetto Brunetta”


- La campagna elettorale delle recenti regionali è stata caratterizzata, a Milano, anche dalle frizioni tra Lega e PdL. La Lega in particolare sta alzando il prezzo in vista delle comunali del 2011. La questione che ha aperto è duplice: se la Moratti abbia governato bene e se sia giusto ricandidarla.
Vediamo quindi come i risultati delle regionali influiranno sulle scelte future.

Innegabilmente a Milano la Lega raccoglie un crescendo di consensi. Nel 2006, alle precedenti elezioni comunali, il partito di Bossi aveva conquistato la fiducia di poco meno di 23mila elettori milanesi (609.935 erano stati i voti validi alle liste), eleggendo due consiglieri comunali. Alle elezioni provinciali del 2009, con 521.497 voti validi alle liste, il partito di Bossi ha ottenuto 65.630 voti. Alle regionali di qualche giorno fa, con 513.408 voti validi alle liste, i consensi sono stati 74.403. Leggi tutto

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A Rosarno non è solo l’immigrazione, ma l’Italia a essere illegale – AUDIO


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

A Rosarno non è solo l’immigrazione, ma l’Italia a essere illegale. I fatti di Rosarno parlano di una schiavitù tollerata e visibile, dello sfruttamento criminale del lavoro da parte della criminalità organizzata, padrona delle istituzioni locali e dell’economia legale, di una situazione di degrado e di vera e propria schiavitù documentata, per anni, da organizzazioni umanitarie come Médecins Sans Frontières e  testate giornalistiche nazionali e internazionali, a partire dalla BBC. Leggi tutto

 

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Narcomafie: in California pensano che…


- di Benedetto Della Vedova – da Il Secolo d’Italia, 11 novembre 2009

Il recentissimo rapporto dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze costringe una volta di più a fare i conti con la realtà: il consumo di stupefacenti è un fatto sociale di dimensioni enormi. Più di un cittadino europeo su quattro tra i 15 e i 65 anni ha fatto uso di cannabis, 1 su 25 di cocaina; poco meno per ecstasy e anfetamine. Leggi tutto

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Maroni chiede di più, ma il problema della sicurezza in Italia non è né di soldi né di uomini


Ieri, ennesimo show-down sulla sicurezza. E chi li tiene, parlamentari e Ministri, quando c’è di mezzo la sicurezza dei cittadini. La sicurezza è al primo posto. Certo! La sicurezza è un dovere. Chi è contrario? La sicurezza, però, è anche il tema su cui ci si esprime nel modo più insicuro e approssimativo, un tanto al chilo, tanto basta l’intenzione e il pensiero. Anche se a volte, i fatti e i numeri consiglierebbero maggiore ponderatezza e prudenza. Leggi tutto

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Il diritto d’asilo non è più un diritto


- In attesa di conoscere gli effetti dei recenti provvedimenti in materia di immigrazione, il tema dell’asilo si pone come paradigma di diritti negati o, nella migliore delle ipotesi, fortemente compressi.
“Diritti”, nel senso pieno del termine, in quanto proiezione di parametri costituzionali (art. 10, comma 3) alla cui precettività non è purtroppo seguita l’emanazione di una legge organica nazionale.

Ci si è affidati così alla stratificazione di fonti eterogenee – senza tra l’altro una distinzione legislativa tra “asilo” e status di “rifugiato” – sino ad arrivare, sotto la spinta del legislatore comunitario, alla recente normativa contenuta nel D. Lgs. 251 del 2007, che ha recepito direttiva 2004/83/CE recante “norme minime sull’attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta”.

Ma la portata dell’art. 10, comma 3, della Costituzione resta potenzialmente amplissima, ancor di più della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati. Da essa scaturisce un diritto incondizionato in ordine ai motivi del richiedente asilo, che in linea teorica dovrebbe limitarsi a dimostrare la provenienza da un Paese in cui non gode di libertà democratiche.
Eppure, su questo tema teoricamente delicatissimo, intrecciato ad espressioni come “persecuzione” e “violazione dei diritti umani”, l’Italia mostra, oltre a riprovevoli ritardi legislativi, censurabili lacune amministrative e procedurali.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a migrazioni da Paesi teatri di guerre o sanguinose rivolte (Afghanistan, Iran, Nigeria, Somalia etc), cui è corrisposto un numero di riconoscimenti decisamente modesto (complessivamente appena il 10%).
Ai lunghissimi tempi di convocazione delle audizioni dei richiedenti asilo, nonostante i trenta giorni previsti dalla legge per la convocazione delle Commissioni, corrispondono evidenti carenze di organico e, sovente, un’analisi assai sbrigativa delle ragioni del richiedente asilo.
Chi poi decide di appellare un eventuale diniego di riconoscimento dello status di rifugiato innanzi al Tribunale civile, troverà non poche difficoltà, specie in relazione alla necessità di provare il timore di subire persecuzioni.  Va da sé che chi fugge da un determinato Paese, proprio per le stesse circostanze, spesso drammatiche, che ne hanno causato la fuga, può avere gravi difficoltà a produrre sufficienti elementi a sostegno della sua richiesta.

La Cassazione, però, con un’importante sentenza del novembre del 2008, osserva, tra l’altro, “che l’autorità amministrativa esaminante ed il giudice devono svolgere un ruolo attivo nell’istruzione della domanda,” riconoscendo così un “dovere di cooperazione del giudice”, che sembra cogliere nel segno e mitigare le difficoltà del richiedente (e del suo avvocato).

Spostandoci sul versante politico, è opportuno richiamare il recente “Patto europeo” del 2008 che, al punto 4, si prefigge l’ambizioso scopo di costruire un’ “Europa dell’asilo”, invitando gli Stati membri ad una politica comune. In particolare, avrebbe già dovuto essere istituito un “Ufficio di appoggio europeo”, con l’obiettivo di armonizzare le procedure di asilo e la giurisprudenza, anche alla luce della Direttiva n° 83 del 2004, della cui azione però non sembra esservi traccia. Tutto ciò mentre aumentano le perplessità delle organizzazioni umanitarie verso l’ Agenzia europea di controllo delle Frontiere esterne degli Stati membri (c.d.Frontex), fortemente sostenuta da Francia e Spagna, ma troppo spesso incline a respingere i migranti verso Paesi che non garantiscono sufficienti diritti ai richiedenti asilo.

Come non distinguere dalla condivisibile lotta all’immigrazione clandestina, i diritti fondamentali della persona umana, come la salvaguardia dell’individuo da condizioni di oppressione?
Sul tema, giocoforza, vi saranno ulteriori sviluppi legislativi, soprattutto di iniziativa comunitaria. Difficile però intravedere un concreto e comune interesse politico ad una compiuta tutela dei diritti dei richiedenti asilo; anzi, il rischio è quello di affievolire la portata di principi enucleati oltre mezzo  secolo fa nelle Convenzioni internazionali e nelle Costituzioni dei Paesi occidentali.

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Il Pdl non deve inseguire la Lega, ma dettare il passo del processo riformatore


- Bisogna ammettere che, da un paio di mesi, la Lega è protagonista nel rendere mediatici i propri cavalli di battaglia. Non è solo perché i leghisti sono abituati a creare grandi scandali, ad alzare grandi polveroni e a partire a testa bassa su alcuni temi; ma anche perché effettivamente la Lega ha 4-5 argomenti-cardine che segue con impegno ed entusiasmo. Lo abbiamo visto con le varie discussioni sulla sicurezza, sui temi dell’immigrazione, sul federalismo fiscale e sulla cosidetta “questione settentrionale”. Leggi tutto

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Regolarizzare i lavoratori stranieri, giusta risposta a monito Napolitano


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

I richiami di Napolitano sulla legge sulla sicurezza non sono dettati dall’ostilità politica e quindi meritano una riflessione attenta, come ha detto il Ministro Rotondi.
Io continuo a ritenere che il modo per “neutralizzare” gli effetti involontari e paradossali del reato di clandestinità sia quello di regolarizzare tutti gli stranieri irregolari che lavorano stabilmente in Italia (a volte da mesi, a volte da anni). La regolarizzazione dei lavoratori domestici è un passo avanti su di una strada che andrebbe percorsa fino in fondo. Leggi tutto

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Legge sicurezza: Maroni è finalmente sincero, ma non ancora saggio


- Il titolare dell’Interno, Maroni, ha finalmente ammesso quanto numerosi esponenti dell’esecutivo e della maggioranza si sono impegnati strenuamente a negare, contro ogni evidenza, per quasi una settimana.
Gli stranieri irregolari che lavorano da anni in Italia, qualunque impiego essi abbiano (senza distinzione tra badanti, camerieri ed edili) se verranno “beccati”, verranno espulsi. L’espulsione è, di fatto, la pena che la legge prevede per il reato che compie lo straniero extracomunitario che “si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico”. Leggi tutto

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Sicurezza: O si fa finta di non vedere, o si regolarizzano i lavoratori irregolari. Tertium non datur


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

La legge sulla sicurezza deve servire a reprimere la criminalità straniera e ad impedire che l’Italia diventi la piattaforma mediterranea dell’immigrazione irregolare in Europa. Non può né deve servire, secondo gli indirizzi dell’esecutivo, a impedire l’integrazione di chi concorre, lavorando nelle imprese e nelle famiglie italiane, allo sviluppo economico del paese.
Ora che il Ministro dell’Interno ha finalmente ammesso che la legge, così come è stata approvata, rischia di avere come conseguenza la criminalizzazione e potenzialmente l’espulsione di centinaia di migliaia di persone che lavorano stabilmente in Italia, si profila una sola alternativa. Leggi tutto

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La politica sugli stranieri è una commedia all’italiana


- Ci sono pochi temi come le politiche sull’immigrazione che sembrano in grado di descrivere un’alternativa radicale, ideale e reale,  tra centro-destra e centro-sinistra. Nei giorni che hanno seguito l’approvazione della legge sulla sicurezza e del robusto pacchetto anti-immigrazione, la retorica securitaria della maggioranza e quella umanitaria dell’opposizione sembravano divise da un oceano di differenze e di diffidenze: insomma, di radicale alterità politica. Leggi tutto

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Regolarizzare chi lavora non è contro la legge sulla sicurezza – AUDIO


- Nell’approvare la legge sulla sicurezza, da parte del Governo e della stessa forza politica, la Lega, che più ha insistito per il varo della misura sul reato di clandestinità, si è ripetutamente assicurato che l’obiettivo della legge era quello di stroncare la criminalità straniera e interrompere il “traffico” di clandestini verso il territorio italiano, non quella di punire e di perseguire gli stranieri che sono stabilmente inseriti nel mercato del lavoro italiano. Leggi tutto

 

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