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Su previdenza e welfare occorre una Grande Riforma. L’ordinaria manutenzione non basta


- Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha scritto una lettera al Foglio per segnalare le evidenze dell’ultimo Sustainability Report 2009 sulla spesa pensionistica, elaborato dalla Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione europea. Secondo tale rapporto, che misura il gap di sostenibilità, cioè di quanto dovrebbe aumentare l’avanzo primario di ogni paese per porre in equilibrio la spesa pensionistica, l’Italia si collocherebbe ampiamente sotto la media europea.

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Quando il governo economico dell’Ue diventa un’opportunità


- Nei giorni scorsi, in occasione del Consiglio europeo straordinario, il presidente del consiglio ha affermato di avere posto il problema del peso eccessivo delle pensioni sui conti pubblici dei paesi europei. Circostanza ed affermazione piuttosto irrituali, poiché la gestione dei sistemi previdenziali e della spesa da essi prodotta non pare rientrare tra le attuali prerogative dell’Unione europea. Soprattutto, una frase che appare in contrasto con la presa di posizione del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha più volte dichiarato che l’Italia, a differenza di altri (la Spagna, ad esempio), avrebbe già messo in sicurezza i propri conti previdenziali, e che ha in seguito precisato che l’intervento di Berlusconi in sede europea “non era riferito all’Italia”.

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Codice rosso anche a Lisbona e Dublino


- di Mario Seminerio da Il Secolo d’Italia di venerdì 12 febbraio 2010 – La turbolenza delle ultime settimane sui mercati finanziari, con il forte aumento dei rendimenti sui titoli pubblici e del premio richiesto per assicurarsi in caso di default sovrano della Grecia,   ha innescato un prevedibile effetto di contagio su scala europea. La Commissione europea ha approvato il piano di consolidamento fiscale del governo ellenico, ma la cosa non ha tranquillizzato i mercati, che continuano a ritenere la Grecia incapace di raggiungere l’obiettivo. Da Atene, la tensione si è estesa anche al Portogallo, dove il governo di minoranza del socialista José Socrates potrebbe essere costretto a dimettersi per l’impossibilità a far passare la stretta fiscale necessaria alla riduzione del deficit. Anche la Spagna e l’Irlanda sono tornate sotto i riflettori, per analoghe considerazioni. Leggi tutto

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Salvataggio greco o meno, l’Europa è nelle sabbie mobili. E l’Italia peggio


- Un fatto è certo: il salvataggio europeo (a guida tedesca) della Grecia segnerebbe un punto di svolta fondamentale nella storia dell’integrazione continentale. Le ripercussioni economiche ed istituzionali dell’eventuale violazione esplicita del Trattato UE, che imporrebbe il divieto di salvataggio finanziario di uno Stato membro da parte della Comunità e o di un altro Stato membro, potrebbero essere tanto pesanti quanto lo sarebbe stato il default greco.

Come ha sottolineato ieri il Wall Street Journal, l’intervento in favore della Grecia rischierebbe di dare ai mercati un messaggio contrastante: da un lato la volontà di garantire la tenuta dei conti di tutti i paesi a rischio (Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, ma anche ad est c’è puzza di marcio), dall’altro l’impossibilità materiale di farlo davvero. Leggi tutto

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“2010: l’anno che vorrei…” – E quello che invece verrà


- In quest’anno appena iniziato è verosimile non attendersi cambiamenti epocali, per l’Italia. Siamo all’ennesima ripetizione di schemi e scenari già visti, con marginali variazioni sul tema, negli ultimi tre lustri o giù di lì, dalla morte apparente della cosiddetta Prima Repubblica. Sul piano delle riforme, dopo l’occasione persa nel 2006, quando il referendum confermativo bocciò la riforma del centrodestra, siamo all’eterno ritorno di bicamerali, assemblee costituenti, commissioni e patti assortiti, dove ognuno assegna un significato diverso al termine riforme.

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Dopo la crisi: per la sostenibilità fiscale serviranno comunque più tasse?


- Mercoledì il governo irlandese ha presentato la manovra di bilancio per il 2010 del paese europeo finora più colpito dalla crisi finanziaria globale. E’ utile analizzare da vicino gli interventi previsti dal governo di Dublino perché il prossimo anno si presenta come particolarmente impegnativo per i governi, che dovranno tentare di recuperare un sentiero di disciplina fiscale in un contesto di crescita economica che, pur se in ripresa, non appare particolarmente vigorosa, e renderà quindi tutto più difficile.

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Dopo Dubai: i mercati parlano a Dublino affinché Roma intenda?


- Nei giorni scorsi Simon Johnson, ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ha evidenziato l’apparentemente strana correlazione tra i timori di crisi sistemica suscitati dal crescente rischio di insolvenza di una entità finanziaria del Dubai a controllo pubblico e il rischio di credito percepito su alcuni stati sovrani particolarmente colpiti dalla crisi finanziaria globale, come l’Irlanda. Cosa c’entra la verde Dublino con le sabbie del Golfo?

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Fisco, crescita e riforme: l’effetto annuncio non basta più


- L’azione governativa in politica economica sembra purtroppo essere caratterizzata da una costante: gli annunci i cui effetti si sciolgono rapidamente, come neve al sole della realtà. E dietro a questi annunci si materializza il mulinare impazzito dei media, che rilanciano ossessivamente il proclama di turno, senza porsi il problema di analizzare cause ed effetti. A ruota di questo ormai collaudato schema si schierano buone ultime quelle frange di opinione pubblica che hanno deciso di proseguire la contrapposizione ormai stucchevole tra tifoserie.

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Gli Arcana Mundi dell’Ocse


- Altro aggiornamento del superindice Ocse, altro tripudio di pacche sulle spalle ed autocongratulazioni. Siamo fatti così, insuperabili nel dar corpo alle ombre, nel bene e nel male. Dunque, vediamo il dato di settembre: “gli indicatori mostrano chiaramente una crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina, mentre in Canada e Germania si vedono dei segni di espansione potenziale”. Bene, c’è in atto una ripresa, lo sapevamo da tempo. Quello che molti nostri politici non riescono a cogliere è che un leading indicator esprime una previsione di quello che potrebbe accadere tra sei-nove mesi. Non è assolutamente detto che la previsione si realizzi, ed anzi alcune recenti ricerche segnalano che il grado di correlazione del CLI (Composite Leading Indicator) dell’Ocse con la crescita effettivamente conseguita nei due-tre trimestri successivi si è ridotto, nell’era della globalizzazione.

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Crisi duale per un mercato del lavoro duale


- Prima che qualcuno venga a dirvi che siamo messi meglio degli altri anche riguardo l’occupazione, ad esempio perché le stime di consenso ipotizzavano per il secondo trimestre un aumento della disoccupazione al 7,7 per cento e il dato destagionalizzato mostra invece un incremento di solo un decimo di punto percentuale rispetto al trimestre precedente, è utile dare una scorsa al comunicato Istat:

Nel secondo trimestre 2009 l’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, una riduzione dell’1,0 per cento (-241.000 unità). Rispetto al primo trimestre 2009, al netto dei fattori stagionali, l’offerta di lavoro si riduce dello 0,2 per cento. Nel secondo trimestre 2009 il numero di occupati risulta pari a 23.203.000 unità, in forte calo su base annua (-1,6 per cento, pari a -378.000 unità).

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E dopo il menù, il programma


- Dopo il convivio a casa di Gianni Letta, scoppierà la pace tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini? Pare sia andato tutto bene, almeno a giudicare dalle prime dichiarazioni degli entourages dei due leader. La sintesi più efficace è quella di Fabrizio Cicchitto: “adesso bisogna combinare una concezione leaderistica del partito-movimento con quella che richiede sedi permanenti di dibattito e un serio lavoro sul territorio”. Vero, forse i termini della questione sono sempre stati quelli. Fini è portatore di posizioni che egli stesso definisce “di minoranza” nel Pdl, su immigrazione e bioetica. Giungere a momenti dialettici “strutturati” entro il partito, senza che ciò debba determinare accuse di tradimento da parte di schiumanti militanti o minacce di dossieraggio sarebbe già un gran bel passo avanti.

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Sorpresa positiva dal Pil di Eurolandia. Ma non per l’Italia


- Nel secondo trimestre, Germania e Francia tornano alla crescita, ciascuna con un incremento trimestrale del Pil dello 0,3 per cento, per entrambe il primo dal primo trimestre del 2008. Nel dettaglio tedesco, il consenso era per una contrazione dello 0,2 per cento. Rivisto al rialzo anche il dato del primo trimestre, dall’orrido meno 3,8 per cento a meno 3,5 per cento. Nel 2009 la contrazione del Pil tedesco dovrebbe attestarsi ancora sul 5 per cento, ma smettere di peggiorare, mentre per il 2010 e 2011 una crescita del 2 per cento sembra a portata di mano.

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Liberalizzare per liberare il potenziale del paese


- Questo pezzo esce in contemporanea su Libertiamo.it e Ffwebmagazine.it -

Da qualche tempo si susseguono segnali contraddittori sulla evoluzione della crisi economica globale. Vi sono infatti segni di rallentamento nella velocità di caduta dei livelli di attività, e i modelli econometrici segnalano per l’autunno la stabilizzazione della congiuntura. Paesi come la Cina mostrano un recupero apparentemente vibrante, almeno a leggere i dati di Pil pubblicati dall’istituto statistico nazionale, ammesso che si tratti di dati veritieri e metodologicamente robusti. Leggi tutto

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Quello che il Dpef non dice


- Approvato oggi dal Consiglio dei ministri il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2010-2014. Il governo ci informa che “intende agire per trasformare l’attuale crisi in un’opportunità di sviluppo e di rilancio per l’economia italiana, e più in generale di progresso sociale per il Paese”. Ci stupiremmo di un’affermazione del contrario. Il documento sposa la tesi dei green shoots, segnalando che “negli ultimi due-tre mesi si sono ripetuti segnali non negativi [sic], per l’economia mondiale e per quella italiana. In varie sedi e forme [?, ndr] si ipotizza la ripresa a partire dal 2010″.

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