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Tra Russia e USA non è (ancora) crisi diplomatica, ma la spy story non è (ancora) finita


- Dieci presunti agenti russi arrestati negli Stati Uniti. Un undicesimo ricercato a Cipro. Sono storie da Guerra Fredda, anche se il confronto Usa-Urss è finito ormai da un ventennio. Le spie, vere o presunte, non operano da sole, non sono un’eccezione, secondo l’ex colonnello del Kgb Oleg Gordievskij (fuggito dall’Urss nel 1985 e consultato come uno dei massimi esperti di storia del servizio segreto sovietico e post-sovietico): negli Usa ve ne sarebbero almeno 400, dei quali 60 “illegali”, privi di copertura diplomatica, come i sospetti su cui l’Fbi ha messo le mani.

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Vladimir Putin, visiting professor


Due mesi fa, commentando un appello rivolto da alcuni dei maggiori dissidenti sovietici ancora in vita ai leader di governo europei, avevamo agevolmente previsto che l’allarme per l’evoluzione della “democrazia” russa sarebbe stato accolto da un silenzio negligente, neppure imbarazzato o infastidito. Leggi tutto

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In Russia non c’è più il comunismo, ma ci sono troppi comunisti al potere e poca libertà economica e civile


- “Non posso prevedere quello che farà la Russia. E’ un enigma avvolto in un mistero” diceva Winston Churchill.
La Federazione Russa, nata nel 1992 sulle ceneri dell’Unione Sovietica, è ancora un mistero. La sua secessione dall’Urss, proclamata da Eltsin e dal Parlamento Russo nel 1990, ha contribuito più di ogni altro fattore al collasso dell’impero comunista. Ma la Russia di oggi, al pari della Bielorussia e molto più delle altre repubbliche ex sovietiche europee, è retta da una classe dirigente post-comunista, costituita al 78% da ex ufficiali del Kgb, la “spada e lo scudo” dell’Unione Sovietica. Lo rivelava uno studio sulle élite condotto da Olga Kryshtanovskaya, Moscow’s Center for the Study of Elites.
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Dagli abissi della storia sovietica, un appello agli amici europei di Putin


- Ieri Repubblica ha pubblicato un appello rivolto ai leader politici europei che “annunciano con orgoglio una nuova era di cooperazione con la Russia”. In primo luogo il Presidente del Consiglio italiano Berlusconi e il Presidente francese Sarkozy.

E’ un testo disperato, sottoscritto da una serie di oppositori senza peso né seguito reale nella politica russa e da alcuni tra i più prestigiosi dissidenti dell’era Breznev ancora in vita (Elena Bonner-Sakharov, Vladimir Boukovsky, Leonid Plyushch e pochi altri), che denunciano il nuovo incubo sovietico di una Russia non più comunista  e registrano come nelle capitali europee gli amici più cari di Vladimir Putin non siano le quinte colonne del nazionalismo russo o, come accadeva per i partiti comunisti dell’Europa atlantica, i “dipendenti esteri” del potere moscovita, ma leader politici di fede occidentale e di storia liberale. Un incubo nell’incubo, insomma. Leggi tutto

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La Russia, i diritti, il petrolio


- Quando gli esperti hanno dato un’occhiata alle ultime statistiche provenienti da Strasburgo erano davvero in pochi a pensare che potesse accadere quello che è successo il 15 gennaio. Troppi i casi pendenti contro la Russia e quindi nessun interesse alla ratifica del protocollo che prevede sostanziali novità procedurali per la Corte europea dei diritti dell’uomo da parte di Mosca.
Eppure al termine di una lunga disputa con il Consiglio d’Europa e ad un mese dalla conferenza di Interlaken, che discuterà delle possibili riforme del sistema europeo di protezione dei diritti, il Cremlino mette la parola fine ad una vicenda che durava dal lontano 2004. Leggi tutto

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Nabucco, South Stream e il rubinetto di Mosca per il gas europeo


- Il Nabucco, oltre che un’opera, è un gasdotto di 3300 km, che partirà da Erzurum (Turchia orientale) per arrivare a Baumgarten an der March, Austria. Si chiama così perché, nel 2002, quando i rappresentanti delle cinque compagnie impegnate nella sua costruzione firmarono l’Accordo di Cooperazione, poi ascoltarono l’opera di Verdi al teatro dell’Opera di Vienna. Leggi tutto

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Medvedev e Putin, good cop/bad cop


- Saranno anche cambiate molte cose a Mosca dai tempi dell’Unione Sovietica, ma non per questo è diventato più facile comprendere le dinamiche del potere all’interno del Cremlino.

La suscettibilità e l’ira nei confronti di chi, fuori dal palazzo, contesta le scelte di governo è quella di sempre: prigione o peggio per giornalisti troppo indipendenti, avvocati testardi, imprenditori arrembanti.

Come collocare allora la nonchalance con la quale Medvedev e Putin esibiscono la loro diversità? In democrazie parlamentari più stagionate, con una stampa vigorosa a soffiare sul fuoco, basterebbe molto meno per insinuare il dubbio sull’intesa tra Presidente e Primo Ministro. Nel tono e nella sostanza, per come difendono il proprio operato e rivendicano per il presente e per futuro le rispettive priorità, sembrano infatti voler prendere le distanze.

Medevedv, maestro dell’autocritica costruttiva, e fautore di una modernizzazione un po’ paternalistica e un po’ mercatista, non ha esitato a prendersela con le compagnie di stato – tutte legate alla catena di potere putiniano – e con l’eccessiva dipendenza dell’economia e dei bilanci pubblici dalle risorse naturali e dal prezzo del petrolio; ha bacchettato il partito ‘Russia Unita’, cui in teoria appartiene, per il modo in cui vince le elezioni (non sempre, diciamo, all’insegna della limpida correttezza democratica); ha deplorato le sentenze di assoluzione nel processo sul assassinio di Anna Politovskaya e ha ammesso che i giornalisti aggrediti ed uccisi dovevano essere meglio protetti dallo Stato.

Putin, guardiano di un patriottismo auto-assolutorio, anche quando deplora l’uccisione di Anna Politovskaya, non riesce a farlo senza sminuirne il ruolo; non ha difficoltà a definire il crollo dell’Impero sovietico come la peggiore tragedia geopolitica del 20° secolo, e anche a Stalin, ricordandone l’eredità, riconosce i dovuti meriti.

Insieme Medvedev e Putin offrono un’idea più plurale e un’immagine più rassicurante del gigante russo. Sembrano giocare al “poliziotto buono” e al “poliziotto cattivo”, che confondono e fiaccano la resistenza dei criminali alternando comportamenti opposti e imprevedibili. Oggi sono l’uno alla presidenza e l’altro a capo dell’esecutivo, domani probabilmente si ripresenteranno a ruoli invertiti, come era già avvenuto in passato. La loro intercambiabilità sostituisce il meccanismo dell’alternanza politica: come il Politburo sovietico prendeva decisioni solo all’unanimità, all’insegna di un consenso popolare monoclasse, la diversità orchestrata tra presidente e premier conferma il principio che il bene della Russia passa comunque per il non-dissenso interno.

E i risultati ci sono: l’allargamento Ue e Nato ad Est è stato rallentato; la Cecenia è ridotta a un buco nero della storia, del diritto e dell’umanità; il tracciato di gasdotti verso l’Unione Europea segna la capitolazione dei disegni atlantici e dei paesi “infedeli”; l’amministrazione USA ha rinunciato allo scudo missilistico e alle basi in Polonia e Repubblica Ceca; Abkazia e Ossezia del Sud sono divenuti due protettorati russi e a tutti va benissimo così.

Puntare troppo sulle divisioni tra Medvedev e Putin potrebbe essere azzardato. Con la pax americana di nuova generazione, è cambiata la musica. Il bushiano guardarsi negli occhi per capire con chi si aveva a che fare a Mosca ha fatto il suo tempo, che andava bene quando regnava la dottrina dell’attacco preventivo. Nell’era dell’obamiano “si parla con tutti, tanto più se non ci vado d’accordo”, bisogna restare sciolti, agili e meno prevenuti possibile, finchè l’altro è pronto a sedersi ad un tavolo. Se c’è un paese con il quale l’Europa imposta da sempre i rapporti giocando di sponda con l’America è la Russia.

Se gli Americani fanno proprio l’europeizzante soft-power del dialogo, il gioco di squadra passa per la capacità di giocare anche a ruoli invertiti. L’Europa aiutando se stessa aiuterà la Russia a diventare un paese normale. Le occasioni non mancano. Fare in modo che i paesi ex-satelliti diventino a loro volta paesi normali è un buon inizio. E la loro normalità passa dall’ammissione ai vari club che ne assicurano l’ancoraggio ad occidente (i paesi balcanici nella zona Euro, l’Ucraina nell’Unione Europea, la Georgia nella Nato). La Russia a sua volta, anche per le conseguenze della crisi finanziaria, sempre meno può nascondere quanto le faccia gola l’ingresso nel WTO.

Facendo gioco di squadra, USA e UE possono ottenere molto per se stessi, la Russia e gli ex-satelliti. Se USA-UE imparano anche l’arte del good cop/bad cop, allora ci sarà del nuovo, non solo sul fronte dell’Est.

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Bielorussia, benvenuti nell’ultima dittatura europea


- E’ difficile trovare la Bielorussia quando la si cerca in tutti gli indici della libertà. Bisogna scorrerli, andare a leggere in fondo, poi ancora più giù e scendere ancora ai margini della pagina. E allora, forse, la si trova. Freedom House, che misura la libertà politica e civile la segna in viola (Paese non libero) sulla mappa d’Europa. E’ purtroppo l’unica macchia di questo colore nel nostro continente. Quando Condoleezza Rice la definiva “avamposto della tirannia” non aveva tutti i torti. La repubblica ex sovietica è la 167ma su 180 Paesi analizzati nell’Index of Economic Freedom redatto da Wall Street Journal e Heritage Foundation. E’ invece 179ma nell’indice di corruzione percepita di Transparency International. Leggi tutto

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Antonio Russo, nove anni fa, ha smesso di raccontare le guerre


Nove anni fa veniva ucciso Antonio Russo, perchè aveva messo il naso nelle questioni più sporche di una delle guerre più sporche che si possano immaginare, quella cecena. Era un reporter abbastanza spericolato, abituato forse a lasciare in pensiero tutti e a non prendersi pensiero dei rischi che correva. Aveva frequentato e raccontato un altro verminaio nazionalista e genocidario, quello miloseviciano, ma ne era scampato. Leggi tutto

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Cosa significa spostare lo scudo spaziale


- Articolo di Andrea Gilli pubblicato su Epistemes.org - A quanto pare, l’Amministrazione americana sembra intenzionata a spostare il posizionamento delle basi che compongono lo scudo missilistico da installare in Europa.
Durante l’amministrazione Bush, i siti scelti erano stati identificati in Polonia e Repubblica Ceca.
Come una semplice cartina geografica dimostra chiaramente, se la minaccia che si vuole contenere è quella iraniana o quella nord-coreana, i due Paesi non rappresentano, per ragioni geografiche, il posizionamento migliore.
Ciò ha portato molti, tra cui Epistemes, a vedere nel progetto un semplice tentativo di limitare ulteriormente le opzioni strategiche russe. Leggi tutto

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In Cecenia il terrorismo non è più di opposizione, ma di governo


Zarema Sadulayeva, direttrice dell’ONG «Salviamo la generazione» e il marito Alik Dzhabrailo sono stati uccisi a Grozny. Si allunga la lunga lista delle vittime civili (giornalisti, oppositori politici, attivisti dei diritti umani) nella Cecenia “pacificata” e governata, con la benedizione di Mosca, dal regime di Ramzan Kadyrov. Leggi tutto

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Un anno fa, la Georgia. La guerra “sovietica” di Putin, contro il vicino filo-Nato


- C’è da chiedersi che cosa sia rimasto della guerra in Georgia, combattuta esattamente un anno fa.
I russi hanno appoggiato la secessione di una piccola regione con 70mila abitanti (l’Ossezia del Sud) e di un’altra regione un po’ più grande con 215mila abitanti (l’Abkhazia). Leggi tutto

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Medvedev onora l’Estemirova. Tensioni con Putin o gioco delle parti?


Incalzato dalla cancelliera Angela Merkel nel vertice di Oberschleissheim tra Germania e Russia, Dimitri Medvedev, riferendosi all’assassinio di Natalia Estemirova ha parlato di “omicidio di una donna coraggiosa” e ha aggiunto “E’ evidente che il suo assassinio è legato alla sua attività professionale, che è utile in uno Stato normale”. Sono, con ogni evidenza, parole molto diverse da quelle che il suo predecessore e garante Vladimir Putin aveva riservato ad Anna Politkovskaja, prima e dopo la sua morte. Il capo del Cremlino ha promesso che sarà ricostruito quanto avvenuto a Grozny e che “i colpevoli non resteranno impuniti”. Queste dichiarazioni sono, in apparenza, un notevole passo avanti.
La morte della giornalista, collaboratrice dell’Ong Memorial e rara voce ‘non allineata’ sulla tragedia cecena, non solo riporta sotto i riflettori i soprusi, le violenze impunite, le connivenze tra criminalità e potere politico nella polveriera della Federazione russa e, in particolare, della Cecenia, ma segna, in apparenza, una nuova divergenza ai vertici della Federazione. Potrebbe trattarsi di un semplice gioco delle parti, che nasconde l’incondizionato sostegno al regime ceceno di Kadirov. Potrebbe anche significare una nuova spaccatura, che sarebbe molto promettente per gli scenari futuri.

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Anche Natalia Estemirova. I giornalisti muoiono. Quale Russia li uccide?


- E così hanno ammazzato anche Natalia Estemirova, la giornalista di Memorial che era stata sequestrata mercoledì mattina a Grozny, in Cecenia. E’ stata trovata morta in Inguscezia. Ritirando a Mosca l’”Anna Politkovskaya Award” aveva lanciato un grido d’aiuto disperato, perché l’Europa non voltasse le spalle su quanto è accaduto e continua ad accadere nel verminaio caucasico, dentro i confini della Federazione Russa. Leggi tutto

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