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Il processo breve non è una priorità. La riforma della giustizia sì


 - Secondo Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, il “processo breve” non è una priorità.
Per una volta nella vita sono d’accordo con lui. La priorità è la riforma della magistratura, e qui invece non credo, a naso, che Palamara sarebbe d’accordo con me.

Uno degli equivoci che si sono calcificati ormai sul fondo del barile della Seconda Repubblica è quello secondo il quale la riforma della magistratura sia utile soltanto per rendere il potere giudiziario dipendente da quello esecutivo, e che di conseguenza chiunque ne sostenga in qualche modo la necessità e l’urgenza lo faccia per garantire un salvacondotto di impunità alla politica. Invece la riforma del sistema giudiziario italiano è necessaria per un motivo molto più semplice e banale: la giustizia non funziona, e in un paese normale ciò che non funziona si cambia.

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Il meeting vola alto, ma CL non vive forse sulla terra?


 - Ancora una volta, cari ciellini, chapeau. Economia, finanza, welfare, fisco sono ‘i’ temi: voi al meeting lo avete detto. Lo avete detto, come vostro costume, senza complessi. Avete ribadito al governo, del quale pure siete azionisti, che la crisi che ha investito il sistema impone una riflessione, appunto, di sistema. Ed un’azione conseguente, organica, culturalmente articolata. Leggi tutto

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Da Marchionne spinta al cambiamento contro il conservatorismo rosso, ma non solo


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo di Futuro e Libertà per l’Italia

Ha ragione Marchionne. L’Italia deve cambiare e deve affrontare un ambizioso programma di riforme sul fronte della spesa pubblica, della tassazione, del welfare, del mercato del lavoro e dell’efficienza del sistema-Paese.
A contrastare il cambiamento sono innanzitutto i reduci della lotta di classe, cui un sistema di relazioni industriali ingestibile offre un potere abnorme, creando un potente disincentivo all’investimento produttivo. Le riforme però sono anche avversate da chi, dando voce al malessere di territori attraversati da una profonda ristrutturazione del sistema produttivo, propone soluzioni protezioniste, rivendica una “regia politica” per i processi di mercato e si accontenta di consolidare un sistema di tutele discriminatorio e diseguale, destinato a compromettere tanto la coesione sociale quanto il dinamismo economico del Paese.
Un paese che da quindici anni fatica a tenere il ritmo dei propri concorrenti deve avere più paura dell’immobilismo che del cambiamento.

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Responsabilità civile dei magistrati? Non pervenuta. E l’Ue si appresta a bastonarci


- In un precedente articolo pubblicato su Libertiamo.it circa un anno fa (“La responsabilità asimmetrica dei magistrati italiani: una anomalia da sanare”) evidenziavo come la normativa italiana, per come riletta dalla Corte di Lussemburgo, lasciasse ampio margine all’intervento legislativo interno (anzi, necessitasse di ciò!), anche in considerazione del fatto che il nuovo Governo, insediatosi nel 2008, nel programma elettorale sottoposto agli elettori aveva espressamente indicato tra le proprie missioni “la riforma della normativa anche costituzionale in tema di responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati, al fine di aumentare le garanzie per i cittadini”. Leggi tutto

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Riforme, mercato del lavoro, cultura imprenditoriale. Un’intervista ad Adriano Teso


- Con Adriano Teso, imprenditore, sottosegretario al Lavoro del primo governo Berlusconi e socio di Libertiamo, è sempre interessante discutere di economia e di politica economica. Il suo ‘polso’ da industriale e la sua impostazione squisitamente liberale ne fanno un giudice severo – e a volte impietoso – della realtà italiana.
Ed è inevitabile che con lui il discorso scivoli subito sulla vicenda più calda e simbolica degli ultimi giorni, l’annuncio dell’apertura di un importante stabilimento di produzione della Fiat in Serbia: “Le produzioni e il lavoro – riflette Teso – insomma la produzione di ricchezza, non possono che andare laddove il sistema locale, cioè l’insieme di logistica, pressione fiscale, quantità ore di lavoro e ambiente normativo, consente i maggiori guadagni di competitività”. Leggi tutto

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Per una nuova stagione di riforme la chiave è la ‘verticalità’


- La stagione delle riforme richiede maggior verticalità in politica e, a mio avviso, sarà fondamentale nel prossimo futuro.
Parlare di verticalità oggi, in un mondo capace di apprezzare solo l’orizzontalità, è in se una sfida coraggiosa che non ha paura di andare controcorrente perché consapevole della giustezza degli obiettivi.

Soprattutto nel nostro Paese, infatti, si avverte la necessità di avere capacità di sintesi, un Paese che da tempo ormai non è in grado di decidere alcunché: ogni sforzo è paralizzato, ogni iniziativa è contestata. Di fronte a questo si possono avere due atteggiamenti: prendersela con le “lobbies” e lamentarsi del destino “cinico e baro” oppure provare, questa volta sul serio, a cambiare, sapendo che nessuno ha la bacchetta magica ma che invece il cambiamento è frutto di un processo lungo, ordinato e alimentato da una grande visione, senza strappi ma anche senza rallentamenti. Leggi tutto

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Belgio, riti e mandati esplorativi da prima repubblica in attesa della svolta confederale


- Come prevedibile l’intricatissima matassa belga appare quanto mai ardua da dipanare. All’indomani dello spettacolare exploit di Bart de Wever e della sua NVA alle elezioni legislative (che hanno anche visto una contestuale avanzata dei socialisti nel sud francofono), il quadro è ben lungi dall’auspicato chiarimento. Nè varranno a semplificarlo i tempi straordinariamente dilatati della complessa liturgia politica brussellese, per molti versi assai affine a quella della nostra prima repubblica. Nessun rituale verrà risparmiato allo stesso De Wever cui il Re, capo dello Stato, ha conferito un cosiddetto “mandato esplorativo”: consultazioni defatiganti con partiti e forze sociali, trattative laboriose e periodiche rendicontazioni. Leggi tutto

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La destra europea, l’illusione di un’austerità con tasse, il bivio tra default e riforme


- “Thatcher addio. Nasce la destra delle tasse”, titolava ieri il Corsera. La semplificazione giornalistica è evidente (il governo ungherese che studia una possibile flat tax al 16 per cento le tasse le vuol ridurre, non certo alzarle; in Svezia il governo di centrodestra frena sui tagli fiscali ma non inverte la corsa), ma il discorso, in soldoni, regge.
I partiti conservatori e liberali alla guida dei maggiori paesi europei – in primis Germania, Regno Unito e Francia – stanno rispondendo alle tensioni sui conti pubblici con piani di austerità puntellati da inasprimenti fiscali più o meno intensi. Ed anche sul piano internazionale Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si fanno alfieri di un’ipotetica Tobin Tax sulle transazioni finanziarie. Leggi tutto

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Credere nel mezzogiorno: una no tax area per il Sud. Incontro di Confcontribuenti – AUDIO


- Il 15 giugno, a Roma, si è svolto l’incontro organizzato da Confcontribuenti sul tema “Credere nel Mezzogiorno: come rilanciare il Meridione senza iniezioni di denaro pubblico”.

Al centro dell’incontro pubblico, i temi del federalismo, della riduzione della pressione fiscale ed in generale delle riforme economiche che sarebbero necessarie per cambiare il modello di sviluppo del Sud Italia, oggi basato su spesa pubblica e finanziamenti “a pioggia”.

Di seguito, l’intervista di Radio Radicale a Diego Menegon e l’audio integrale del convegno.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

 
 

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Riforme: la Germania, senza un progetto coerente, naviga a vista


- All’indomani di un appuntamento con le urne che ha precipitato il Nordreno-Westfalia in un blocco istituzionale di proporzioni simili a quelle dell’Assia di due anni fa (alzi la mano chi si sente di continuare a difendere il glorioso “modello tedesco”), il duo Merkel-Westerwelle ha tentato, peraltro con scarso successo, di lasciarsi alle spalle un semestre di pedanti slogan all’italiana su come dare forma al programma di coalizione, per inaugurare una volta per tutte la stagione del rigore.
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Achille-Berlusconi e la tartaruga delle riforme


- Quanto più lunga si fa la sua esperienza di governo e solido il suo potere, tanto più Berlusconi veste i panni dell’eroe di opposizione, ostaggio di un Palazzo ostile, di cui neppure riesce a trovare la stanza dei bottoni. In un quindicennio si è passati dal berlusconismo al “berlusconi-centrismo”, ma la soggettività politica del Cav. rimane rivoluzionaria e positivamente eversiva, al punto da farlo apparire alternativo perfino a se stesso, proiettato nel futuro berlusconiano del presente berlusconiano, quando il Berlusconi di lotta finalmente “libererà” il Berlusconi di governo e si riconcilierà con esso.

In questo Berlusconi dimostra di essere un leader insieme straordinario e impossibile, capace di sfidare la forza di gravità della politica e di non precipitare sotto il peso di tre lustri di promesse non mantenute, ma incapace di dare forma e sostanza di governo alle lusinghe di una narrazione persuasiva.

E’ il leader politico che più ha sfidato la logica non solo del discorso politico, ma del discorso tout court, adattando la grammatica e la sintassi della comunicazione pura ad una attività che, prima di lui, era dominata dalla retorica ideologica e dalla demagogia tribunizia. Ma è anche lo statista che chiuderà un primo decennio del secondo millennio, passato per tre quarti a Palazzo Chigi, con l’ennesima dichiarazione di guerra contro la vecchia politica e con l’ennesima promessa di cambiamento.

Gli ingredienti ideali del berlusconismo originario (a grandi linee, quelli di un conservatorismo compassionevole ante-litteram e di un liberismo eterodosso, animato dalla follia dell’imprenditore di genio) non sono più, da tempo, il baricentro politico del centro-destra. In questo quindicennio il Cav. ha progressivamente esternalizzato la politica e la cultura del suo schieramento (a Tremonti, alla Lega, ai teo-con…) trattenendo per sé la “sezione propaganda” del partito e continuandola ad usare alla grande, con una larghezza di mezzi immensa, dopo la conquista della Rai, gestita come avrebbe fatto la sinistra – ma meglio, molto meglio – al servizio degli interessi dell’esecutivo.

Berlusconi può oggi sfidare il principio di non contraddizione: varare nella manovra finanziaria un pacchetto anti-evasione che il Berlusconi di opposizione avrebbe definito criminale e annunciare la liberazione dell’impresa dal dominio della politica; promettere la Gerusalemme fiscale, e continuare a lucrare, come Prodi, su di un livello di imposizione assurdo, come se il problema dell’economia italiana fosse interamente compreso nel perimetro della finanza pubblica; agitare la grancassa mediatica contro gli sprechi della politica e non togliere una sola portata al fiero pasto che una classe dirigente “forchettona”, al Nord come al Sud, al centro come alla periferia, continua a servirsi, facendo – scriverebbero il Giornale o Libero – pagare Pantalone. Può fare pressoché tutto, Berlusconi, nel teatrino della politica.

Non può però cambiare il bilancio di un’esperienza di governo che non è iniziata ieri e che non finirà domani e in cui Berlusconi ha più vinto che fatto, più promesso che mantenuto. La parabola del berlusconismo rimanda ormai al paradosso di Zenone e non pare logico attendersi che il Berlusconi-Achille raggiunga la tartaruga delle riforme, prima di lasciare il campo della politica, in cui è appena sceso, solo sedici anni fa.

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Comprare oggi e non pagare mai? Con CGIL si può!


- Ci sono cose che non si possono comprare, ce ne sono altre che si possono comprare oggi e pagare domani ed altre ancora che si possono avere e non pagare mai perché a pagarle, a sua insaputa, sarà qualcun altro.
Per accedere al meraviglioso supermercato della spesa a costo zero, non serve andare in banca, né farsi una carta platinum. Serve solo essere un po’ in su con l’età ed avere in tasca una tessera Cgil.

La genialità del business, di cui Cgil è leader incontrastato, consiste nel differire di là nel tempo l’invio della fattura per la spesa effettuata. Parecchio aldilà. Diciamo il tempo di un paio di generazioni, così che quelli a cui capita di ritrovarsi il conto sul groppone non saranno più in grado di risalire a chi si è fatto (e goduto) il cadeau. Nel frattempo infatti il beneficiario dell’acquisto, fisicamente, non ci sarà più, e qualora ci fosse ancora il suo conto sarebbe intanto andato smarrito in una pista burocratico-normativa talmente contorta da rendere impossibile rintracciarne il percorso. Leggi tutto

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