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Sciopero: Della Vedova, Cgil cerca conflitto per evitare confronto con le riforme


- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PDL:

“Quello di oggi è l’ennesimo sciopero dilatorio indetto da una CGIL sempre più isolata e fuori dal tempo, che cerca il conflitto per evitare il confronto con le riforme necessarie alla modernizzazione del Paese, tanto più urgenti n una fase di crisi economica come quella che stiamo sperimentando. Leggi tutto

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Il liberismo non ha i giorni contati


- La tavola rotonda sul liberismo prossimo venturo – “Placata la bufera torniamo al libero mercato” – organizzata sabato scorso a Milano nell’ambito de “I seminari di Libertiamo” non passerà certo alla storia, ma rimarrà nella cronaca come un tentativo riuscito di ragionare in modo prudente di cose pericolose: il taglio della spesa pubblica e della pressione fiscale, la riforma del welfare e del sistema previdenziale, la gestione  attiva dello stock del debito, la valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, il “revisionismo rigorista” della vulgata federalista. Leggi tutto

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PdL: Della Vedova, Riforme istituzionali non alternative a quelle su economia e giustizia


- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

L’appello lanciato ieri dal Presidente della Camera per una “ripartenza” del processo riformatore sui temi istituzionali e costituzionali va raccolto da parte di tutte le forze politiche e non è affatto in contraddizione con l’esigenza di procedere a riforme profonde nei settori che attengono più direttamente alla responsabilità dell’esecutivo. Leggi tutto

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Benedetto Della Vedova presenta i seminari di Libertiamo – AUDIO


- Presentando la tre giorni di seminari, organizzata da Libertiamo, che si svolgerà a Milano dal 26 al 28 febbraio 2010, Benedetto Della Vedova riassume la storia del centrodestra italiano a partire dalla “rottura” di Berlusconi nel 1994 – avvenuta su una piattaforma di idee liberali e riformatrici, nel solco delle quali agisce oggi Libertiamo - denunciando i rischi di un allontanamento del PdL dallo stesso indirizzo originario del berlusconismo.

Della Vedova parla inoltre del Partito Popolare Europeo, evidenziando come al suo interno le posizioni sui temi civili e biopolitici siano molto più laiche e liberali rispetto a quelle, antistoriche e tradizionalistiche, che oggi definiscono la linea del PdL.

Il presidente di Libertiamo passa poi a presentare le sezioni del seminario, commentando le varie parti del programma e sottolineando la tavola rotonda del 27 febbraio, cui parteciperà anche Gianfranco Fini, sulla necessità del ritorno al libero mercato, cioè di riforme economiche capaci che ridurre il peso della tassazione e della spesa pubblica e di assicurare al paese migliori condizioni di crescita.

Qui il video sul sito della Camera dei Deputati, di seguito l’audio della conferenza stampa.

Fonte ic-radio_radicale Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

 
icon for podpress  Audio conferenza stampa - Licenza CC 2.5 Radioradicale.it [28:57m]: Play Now | Play in Popup | Download

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Su previdenza e welfare occorre una Grande Riforma. L’ordinaria manutenzione non basta


- Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha scritto una lettera al Foglio per segnalare le evidenze dell’ultimo Sustainability Report 2009 sulla spesa pensionistica, elaborato dalla Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione europea. Secondo tale rapporto, che misura il gap di sostenibilità, cioè di quanto dovrebbe aumentare l’avanzo primario di ogni paese per porre in equilibrio la spesa pensionistica, l’Italia si collocherebbe ampiamente sotto la media europea.

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Anche sulle pensioni, purtroppo, l’Italia rimane il paese delle mezze misure


- Il  ragionamento è di una semplicità elementare. Abbiamo a disposizione  una somma di denaro. Se la spendiamo subito non resta nulla (salvo i beni  di consumo eventualmente acquistati). Se, al contrario, investiamo le  nostre risorse, con accortezza e professionalità, possiamo sperare di  incrementarne il valore iniziale, conformemente ai rendimenti realizzati.  Nel frattempo, il gruzzolo ha “viaggiato” nell’economia reale, ha prodotto  ricchezza, sviluppo e lavoro. Leggi tutto

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I seminari di Libertiamo, 26/28 febbraio 2010: il programma definitivo


- Iniziative aperte al pubblico

SABATO 27 febbraio ore 10,00 – 13,00
Tavola rotonda: PLACATA LA BUFERA, TORNIAMO AL LIBERO MERCATO
Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo 14 – Milano
Interventi di Edoardo CROCI, Alessandro DE NICOLA, Antonio MARTINO
Tavola rotonda con Gianfranco FINI, Giampaolo GALLI, Luigi ZINGALES, Benedetto DELLA VEDOVA
Modera: Sarah VARETTO

VENERDÌ 26 febbraio ore 18,00 – 20,00
Incontro pubblico: “Io non voglio il posto fisso…” – Manifesto di una generazione fantasma
Hotel Splendido, Via Andrea Doria 4 – Milano
Partecipano: Luca Bolognini, Francesco Delzio, Piercamillo Falasca, Giovanni Marinetti, Luca Mazzone, Angela Padrone, Alessandro Rimassa, Filippo Rossi Leggi tutto

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Crisi: da Draghi spinta alle riforme


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL e presidente di Libertiamo:

“Il nostro paese ha fin qui retto alla crisi economica internazionale in modo positivo. Come ha sottolineato oggi il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, però, l’Italia sta uscendo dalla crisi con una crescita del Pil più bassa di quella di altri paesi europei, mentre tornano a farsi sentire gli stessi problemi di competitività che avevamo prima della recessione. Leggi tutto

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Con Ichino, per un lavoro meno rigido e meno anarchico


Con Ichino, per un lavoro meno rigido e meno anarchico
di Carmelo Palma da FFwebmagazine http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=4174&Cat=1&I=../immagini/Foto G-K/giolav_int.gif&IdTipo=0&TitoloBlocco=L’Analisi&Codi_Cate_Arti=38
All’esecutivo in carica, complice lo squagliamento dell’opposizione, sui più scottanti dossier economico-sociali sta riuscendo la quadratura del cerchio. La maggioranza riesce ad apparire, a un tempo, governo affidabile e opposizione persuasiva, forza responsabile e avanguardia profetica. Amministra lo status quo, ma se ne distingue. Governa la routine e annuncia ogni giorno la rivoluzione. Promette la Gerusalemme fiscale e si attarda in una traversata del deserto fatta di lenti e impercettibili passi. Denuncia un welfare “selvaggio” e discriminatorio e lo conserva pressoché intatto.
C’è anche una singolare ed efficace divisione del lavoro in questa “organizzazione di impresa”, con alcuni ministri (su tutti, Brunetta) impegnati a tenere accesa la fiamma della visione originaria, e altri (su tutti, Tremonti) a fare macchina indietro, a dichiarare solido e invulnerabile un sistema (di norme, rapporti sociali, convenzioni e “cultura”) che, fino a poco tempo fa, l’intero centrodestra dichiarava malsano e ingiusto.
Lo status quo è tanto arcigno quanto velenoso e chi, spinto dalla generosità riformista, ci mette le mani – come le maggioranze berlusconiane hanno già sperimentato sulle pensioni e sull’art.18 – rischia di finire elettoralmente avvelenato. E qualcuno ci è addirittura morto, come i professori Biagi e D’Antona, visto che in Italia anche il terrorismo è “conservatore”.
Sfidare lo status quo è un problema, ma il fatto è che lo status quo è comunque un problema per il paese anche quando non si mostra elettoralmente problematico. E l’exit strategy da questo conservatorismo dei fatti e riformismo delle parole dovrebbe comunque essere “la” priorità per un partito che vuole “rialzare” l’Italia e non sprimacciarle il cuscino.
Ieri Pietro Ichino, nella sua “Lettera sul lavoro” pubblicata dal Corriere della Sera, ha riproposto il tema dello squilibrio nel sistema di garanzie e della frattura generazionale che separa i padri, coperti dalla tutela reale dell’art. 18 o comunque normalmente inquadrati con contratti di lavoro “standard”, dai loro figli condannati a pagare per intero il prezzo della necessaria flessibilità “di sistema”. Ichino ha spiegato molto bene la situazione dei giovani di 20 e i 30 anni, costretti a districarsi tra finti contratti di stage, lavori a progetto senza progetto, lavori autonomi senza autonomia, e contratti a termine più o meno intermediati da società o cooperative di somministrazione o di gestione di servizi appaltati all’esterno. Il loro problema non è solo loro. E – ci permettiamo di aggiungere – non è solo colpa di “padroni” che preferiscono fare un appalto di servizi piuttosto che un contratto di lavoro, o utilizzare impropriamente istituti di ogni tipo (dal lavoro a progetto, a quello a partita Iva) pur di non avere dipendenti o di averne il meno possibile.
Le parole di Ichino sono non lontane parenti di quelle con cui il ministro Brunetta ha tentato di lanciare qualche sasso nello stagno di una politica, che sul tema ha ancora troppi complessi e troppi tabù. A questo punto, però, occorre forse raccogliere qualcuna di queste idee, e usarla non solo per attizzare gli spiriti, ma per aggiustare un mercato del lavoro insieme rigido e anarchico, che scava voragini di sfiducia e di paura sotto i piedi delle nuove generazioni.

di Carmelo Palma da FFwebmagazine.it

All’esecutivo in carica, complice lo squagliamento dell’opposizione, sui più scottanti dossier economico-sociali sta riuscendo la quadratura del cerchio. La maggioranza riesce ad apparire, a un tempo, governo affidabile e opposizione persuasiva, forza responsabile e avanguardia profetica. Amministra lo status quo, ma se ne distingue. Governa la routine e annuncia ogni giorno la rivoluzione. Promette la Gerusalemme fiscale e si attarda in una traversata del deserto fatta di lenti e impercettibili passi. Denuncia un welfare “selvaggio” e discriminatorio e lo conserva pressoché intatto.

C’è anche una singolare ed efficace divisione del lavoro in questa “organizzazione di impresa”, con alcuni ministri (su tutti, Brunetta) impegnati a tenere accesa la fiamma della visione originaria, e altri (su tutti, Tremonti) a fare macchina indietro, a dichiarare solido e invulnerabile un sistema (di norme, rapporti sociali, convenzioni e “cultura”) che, fino a poco tempo fa, l’intero centrodestra dichiarava malsano e ingiusto.

Lo status quo è tanto arcigno quanto velenoso e chi, spinto dalla generosità riformista, ci mette le mani – come le maggioranze berlusconiane hanno già sperimentato sulle pensioni e sull’art.18 – rischia di finire elettoralmente avvelenato. E qualcuno ci è addirittura morto, come i professori Biagi e D’Antona, visto che in Italia anche il terrorismo è “conservatore”.

Sfidare lo status quo è un problema, ma il fatto è che lo status quo è comunque un problema per il paese anche quando non si mostra elettoralmente problematico. E l’exit strategy da questo conservatorismo dei fatti e riformismo delle parole dovrebbe comunque essere “la” priorità per un partito che vuole “rialzare” l’Italia e non sprimacciarle il cuscino.

Ieri Pietro Ichino, nella sua “Lettera sul lavoro” pubblicata dal Corriere della Sera, ha riproposto il tema dello squilibrio nel sistema di garanzie e della frattura generazionale che separa i padri, coperti dalla tutela reale dell’art. 18 o comunque normalmente inquadrati con contratti di lavoro “standard”, dai loro figli condannati a pagare per intero il prezzo della necessaria flessibilità “di sistema”. Ichino ha spiegato molto bene la situazione dei giovani di 20 e i 30 anni, costretti a districarsi tra finti contratti di stage, lavori a progetto senza progetto, lavori autonomi senza autonomia, e contratti a termine più o meno intermediati da società o cooperative di somministrazione o di gestione di servizi appaltati all’esterno. Il loro problema non è solo loro. E – ci permettiamo di aggiungere – non è solo colpa di “padroni” che preferiscono fare un appalto di servizi piuttosto che un contratto di lavoro, o utilizzare impropriamente istituti di ogni tipo (dal lavoro a progetto, a quello a partita Iva) pur di non avere dipendenti o di averne il meno possibile.

Le parole di Ichino sono non lontane parenti di quelle con cui il ministro Brunetta ha tentato di lanciare qualche sasso nello stagno di una politica, che sul tema ha ancora troppi complessi e troppi tabù. A questo punto, però, occorre forse raccogliere qualcuna di queste idee, e usarla non solo per attizzare gli spiriti, ma per aggiustare un mercato del lavoro insieme rigido e anarchico, che scava voragini di sfiducia e di paura sotto i piedi delle nuove generazioni.

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La crisi ha accentuato il declino italiano ma uscire dal cul de sac si può


- da L’Occidentale di giovedì 28 gennaio 2010 – A differenza delle cosiddette economie avanzate, i cui prodotti interni lordi sono mediamente diminuiti nel 2009 del 3,2 per cento, i paesi emergenti non sembrano aver subito particolari contraccolpi dalla crisi economica dell’ultimo biennio: i dati del Fondo Monetario Internazionale ci dicono che la Cina è cresciuta dell’8,7 per cento, l’India del 5,6 e l’intero continente africano dell’1,9.

Queste realtà sono cresciute meno dell’anno precedente, ma sono cresciute. E dal 2010 riprenderanno la loro corsa sostenuta verso il benessere e la graduale (ma inesorabile) convergenza con il primo mondo. Quest’ultimo ritroverà quest’anno il segno positivo, recuperando parte del terreno perduto nel 2009 e tornando allo schema “consueto”: l’America crescerà molto di più dell’Europa e, nel Vecchio Continente, la crescita italiana sarà più debole di quella dei suoi vicini. Leggi tutto

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“L’anno che vorrei…” – Il primo di un decennio per invertire la rotta e rialzare la testa


- L’anno che si apre è il primo di un nuovo decennio. Un anno è poco, ma dieci anni forse sono abbastanza per un cambiamento che non sia solo sussulto palingenetico e nevrotico. L’Italia ha bisogno di trasformazioni lunghe, non di isterismi sul posto, né di illusionismi verbali. E per le trasformazioni lunghe servono due requisiti fondamentali: continuità e visione. Risorse che purtroppo scarseggiano al momento. Ma la speranza è l’ultima a morire. Leggi tutto

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“2010: l’anno che vorrei…” – E quello che invece verrà


- In quest’anno appena iniziato è verosimile non attendersi cambiamenti epocali, per l’Italia. Siamo all’ennesima ripetizione di schemi e scenari già visti, con marginali variazioni sul tema, negli ultimi tre lustri o giù di lì, dalla morte apparente della cosiddetta Prima Repubblica. Sul piano delle riforme, dopo l’occasione persa nel 2006, quando il referendum confermativo bocciò la riforma del centrodestra, siamo all’eterno ritorno di bicamerali, assemblee costituenti, commissioni e patti assortiti, dove ognuno assegna un significato diverso al termine riforme.

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“2010: l’anno che vorrei…” – E quello che non vorrei


- Libertiamo ci chiede qualche buon auspicio per l’anno nuovo. Non avrei problemi a sottoscrivere quelli di Carlo Lottieri, di Luigi Tivelli e di Alessandro Campi. Ma viene difficile realisticamente pensare, per dire, che le tasse possano scendere in Italia nel prossimo anno. O che il dibattito politico possa ritrovare consapevolezza dei fondamenti della buona educazione. O che si possa aprire una riflessione finalmente libera da condizionamenti e tic ideologici, sulla nostra disastrosa Costituzione. Non saprei davvero immaginare la potenziale causa di questi auspicabilissimi effetti. Leggi tutto

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“2010: l’anno che vorrei…”- Sulle pensioni occorre pensare in grande e fare in fretta


- Quando si rompono delle uova resta una cosa intelligente da fare: prendere una padella e cucinare una bella frittata. Così non solo non si spreca del cibo, ma si crea anche del valore aggiunto. La metafora aiuta a parlare di pensioni. Leggi tutto

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