TAG "religione"

Quando il PD, non sapendo cos’altro fare, discute di religione


- Discutere di religione è trendy, è chic. A volte può essere radical-chic. Piccola parentesi pubblicitaria: lettura obbligata per chi si propone di resistere al conformismo perbenista elevato a sistema è il recente libro di Massimiliano Parente “La casta dei radical chic”.
Dicevamo, vuoi mettere? Perché mai interessarsi agli stress test che danno alcune banche italiane con il fiato corto o ai conti pubblici in perenne affanno? Perché mai incalzare Tremonti o Berlusconi che da quindici anni promettono liberalizzazioni ed invece continuano, se va bene, a conservare l’esistente? No, al PD piace la metafisica. Leggi tutto

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La religione della libertà secondo il giovane Ciampi


- Pubblichiamo qui un articolo del professor Gianfranco Macrì, già pubblicato in forma ridotta su FFwebmagazine  il 24 maggio scorso, che recensisce “La libertà delle minoranze religiose”, la tesi di laurea del Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, edita da Il Mulino.

A livello di principi e valori – meno, sotto il profilo dell’esercizio delle pratiche religiose – l’Italia, con la Costituzione del 1948, è stata fra i soggetti che più e meglio ha saputo valorizzare la religiosità umana, ricomprendendola tra i diritti inviolabili ed assistendola con uno specifico diritto: quello di professione di fede religiosa, in forma individuale e associata (art. 19). Sotto il profilo, invece, dell’attuazione effettiva delle tutele e garanzie connesse alla libertà religiosa in una dimensione sociale plurale sempre più marcata – alla luce dei nuovi bisogni concreti da soddisfare originati in matrici culturali nuove (Islam), ma sempre più massivamente partecipi dello spazio politico nazionale ed europeo – assistiamo alla stentata emersione di un modello oggettivo di Stato laico che, incentrato sulla promozione delle libertà di religione di tutti, renda praticabile una politica «attuativa» della Costituzione quale luogo di affermazione e di equilibrato bilanciamento di valori essenziali per la vita delle istituzioni e della stessa società civile.
Per impostare, correttamente, nel senso di «conforme alla Costituzione pluralista», un discorso sui diritti civili e quindi su le libertà religiose è possibile fare tesoro anche di esperienze e ricerche risalenti nel tempo e che dimostrano come, in Italia, più che altrove, il tema «complesso» della libertà religiosa sia fra le più significative spie del tasso di democraticità del nostro sistema politico. Leggi tutto

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Il Papa-day, la penitenza della Chiesa e i meriti della stampa


L’Angelus di ieri in piazza San Pietro ha consacrato l’unità della Chiesa attorno al Pontefice e contro la “persecuzione mediatica” che incalza le autorità vaticane e lo stesso Benedetto XVI sulla cosiddetta “questione pedofilia”. Leggi tutto

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Sul crocifisso il ricorso europeo dell’Italia è stato ammesso, non accolto. Viva la Santa Ignoranza


- Il fido Gasparri gongola, l’ avvocato Gelmini esulta. Quagliariello e L’Occidentale? Irrecuperabili. Nel commentare la decisione che ha ammesso il rinvio alla Grande Camera del ricorso dell’Italia contro la sentenza Lautsi (c.d. sentenza crocifisso) del novembre scorso, gli osservanti del rito conformista non hanno fatto mancare tutto il loro fervore. Leggi tutto

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“Il canto delle spose” di Karin Albou: ebrei o musulmani, comunque “maschilisti”


- Le ragioni di interesse di un film non sono sempre soltanto artistiche.
Per esempio “Il canto delle spose”, della regista francese Karin Albou ha anche il merito di raccontare una realtà storico-sociale dimenticata o ignota ai più.
Il suo film è ambientato a Tunisi, nel corso della seconda guerra mondiale,  e precisamente al momento dell’occupazione nazista della città. La Tunisia era allora una colonia francese. E in Francia era stato instaurato il governo collaborazionista del maresciallo Petain. Così anche a Tunisi soldati tedeschi e francesi “collaboravano”: per esempio, al rastrellamento degli ebrei. Nel contempo la Tunisia veniva bombardata dagli aerei statunitensi.

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Islam e diritto: la necessaria durezza delle corti giudiziarie


- Robert Cover è autore poco conosciuto, ma di grande importanza. Ampia parte della sua riflessione scientifica è dedicata ai conflitti che riguardano il proliferare dei differenti gruppi religiosi e culturali all’interno degli ordinamenti giuridici dei diversi paesi. Secondo Cover la pluralità dei “significati” prodotti da queste comunità viene spesso a scontrarsi con la logica dell’autorità dello Stato. Per diminuire l’incidenza di tali conflitti sulla società e per evitare la saturazione degli spazi normativi è necessario che le corti intervengano per chiarire quali sono i “significati giuridici” destinati a rimanere in vita. Secondo Cover non è sempre la legge prodotta dall’autorità dello Stato ad essere intrinsecamente superiore rispetto ai significati giuridici prodotti dagli altri gruppi. Leggi tutto

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Silenzio, parla Calderoli


Ha ragione Filippo Rossi quando sostiene che il tradizionalismo di Calderoli assomiglia a quello di Charles Maurras e di Action Française.  Di un cristianesimo ateo e ideologico, degradato a principio di ordine e identità nazionale, non c’è di che rallegrarsi.  E fa pure un certo effetto vedere un Ministro leghista, che – neppure fosse un dirigente comunista della Chiesa patriottica cinese – intima all’Arcivescovo della più grande diocesi del mondo di mostrarsi più  legato ai sentimenti del popolo, cioè ai voleri del partito. Leggi tutto

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No, il dibattito no. Sul crocifisso, moratoria.


Ci sono le coppie che, per meglio divorziare, cominciano a “discutere”. E iniziano a darsele di santa ragione, senza nessun interesse per il discorso e nessun amore per la complicata verità delle cose. Tutto finisce, da entrambe le parti, in una querimonia consolatoria, che conferma ciascuno (o ciascuna) nell’idea di essere nel giusto o, per meglio dire, nell’idea che sia l’altra (o l’altro) ad essere irrimediabilmente nel torto. Leggi tutto

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Su scuola e Islam, Urso è troppo concordatario. Servono soluzioni nuove


- (Articolo di Sofia Ventura pubblicato in contemporanea su ffwebmagazine.it) – Cattolicesimo, Islam, pluralismo e insegnamento religioso: la proposta di Adolfo Urso di inserire nelle nostre scuole anche l’insegnamento della religione islamica, con lo stesso spirito con cui è impartito l’insegnamento della religione cattolica, ha aperto nuovi fronti di discussione che, laddove non siano animati da pregiudizi e ostilità preconcette, rappresentano momenti importanti di riflessione sul futuro della nostra società. Leggi tutto

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Ora islamica? Perché dico laicamente di sì


- Sono convinto che non abbia alcun senso in uno stato laico un’ora di istruzione confessionale (quale che sia la religione) nelle scuole pubbliche; potrebbe avere un senso, meglio avrebbe sicuramente un senso, senza il condizionale, inserire tra le materie scolastiche un insegnamento non opzionale né catechistico di “storia delle religioni”.

Ma poiché questa ipotesi è al momento irrealistica, la proposta del Viceministro Urso non mi scandalizza per nulla,  non solo per la netta opposizione della Lega (sarebbe già un discreto motivo) ma perchè, se vogliamo ragionare in modo pragmatico e non ideologico, qual è la realtà oggi?

La realtà è che i figli delle famiglie musulmane sono mandati nelle madrasse dove qualche imam integralista li indottrina sui doveri del buon musulmano, la sharia, gli infedeli da convertire o, se indisponibili, da eliminare, e così via.
Le conseguenze probabili della realtà attuale sono, com’è accaduto in Gran Bretagna, in Olanda, per certi versi in Francia con la rivolta delle banlieue, consentire di fatto lo sviluppo di un esercito di potenziali cellule terroristiche, di cui abbiamo già avuto esempi clamorosi come quello della moschea di viale Jenner a Milano, per ricordare il caso più noto, ma altri episodi simili si potrebbero elencare.

Qui nessuno propone o auspica una società multiculturale. All’opposto: lo status quo porta alla società multiculturale. La proposta Urso sceglie la via di un’integrazione possibile e l’esempio americano lo dimostra.
Quindi, piaccia o non piaccia, meglio, molto meglio, che si “insegni” la religione islamica nelle scuole pubbliche da parte di professori selezionati, che parlino italiano e seguano un programma chiaro e concordato, definito e controllabile.

Non c’entra nulla, in apparenza, ma la logica che guida il mio ragionamento è analoga a quella per cui sostengo una politica antiproibizionista sulle droghe. Partendo dalla fotografia della situazione attuale (come è, non come ci piacerebbe che fosse) e constatato che droga “vietata” significa di fatto droga libera e senza controllo, ne deriva la conseguenza che sia probabilmente ragionevole valutare ipotesi alternative: legalizzare, ovvero regolamentare e controllare.

Lo stesso principio è applicabile all’insegnamento islamico. Meglio lo status quo, senza regole né controlli, o meglio la soluzione che descrivevo sopra? Io – scusate – scelgo la seconda. E bypasso le banalità sulla religione cattolica che fa parte della nostra cultura, della nostra storia e bla, bla, bla… Idem per la tesi della reciprocità, sostenuta da chi proclama “va bene l’ora islamica ma a condizione che in Arabia Saudita mettano l’ora di cristianesimo” e, anche qui, bla, bla, bla… perché questi argomenti, con ogni evidenza, non militano contro, ma a favore di una misura di buon senso che serve ad arginare, e non a diffondere l’estremismo islamista.

I solerti difensori dei principi “cristiani” per altro dimenticano non solo le condizioni che vogliono porre sono, di tutta evidenza, improponibili e assolutamente irrealistiche, ma anche che il numero dei cattolici nei Paesi musulmani è infinitamente minore rispetto a quello degli islamici nei Paesi occidentali: centinaia di migliaia di giovani con i quali dobbiamo, volenti o nolenti, convivere. Senza dimenticare che pressoché ovunque i pericoli estremisti provengono dagli immigrati di seconda o terza generazione, dai ragazzini non integrati e quindi facilmente soggetti all’indottrinamento fanatico-integralista.

Per chiudere: vogliamo essere ragionevoli e pragmatici e decidere sulla base della situazione vigente o ce ne freghiamo e facciamo pura accademia? Attenzione però che il “ce ne freghiamo” comporta lasciare campo libero e aperto all’integralismo, con quel che ne consegue.

Scandaloso? Inaccettabile? A me pare un discorso di semplice, banale, buon senso e raziocinio. Se affrontiamo, come a mio parere doveroso, la questione con gli strumenti della ragionevolezza e di un laico pragmatismo, piuttosto che con quelli accecanti dell’ideologia, dei pregiudizi o dei Principi con la P rigorosamente e inutilmente maiuscola.

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Proposta Urso importante, occorre guardare al futuro




Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Le reazioni alla proposta del Viceministro Urso sono comprensibili e  in certo modo scontate. Se un Paese che è stato la culla e la sede  della cattolicità universale si scopre diverso, molto più complesso e variegato dal punto di vista demografico e religioso, le reazioni di  chiusura sono inevitabili. Ma ciò non toglie che la storia va avanti e  la politica non può continuare a guardare indietro.

La logica concordataria è stata estesa con le cosiddette “Intese” a  tutti quelli che venivano considerati “culti ammessi”, l’8 per mille  concepito per finanziare la Chiesa e le organizzazioni di culto e  caritatevoli cattoliche oggi finanzia ebrei, valdesi e altre confessioni cristiane. Che nella scuola pubblica, in cui gli islamici  diverranno milioni (tra insegnanti e studenti), si faccia spazio alla  cultura e alla religione islamica, può sembrare discutibile ma è in  realtà inevitabile. Pensare invece che il futuro del nostro paese veda  meno residenti e cittadini islamici di oggi rischia di essere una  illusione che impedisce di agire con prudente lungimiranza.

Occorre quindi organizzarsi per tempo, nel modo più intelligente e più  laico, avendo cura di costruire una identità civile in cui siano  chiare le libertà religiose, ma siano chiare e insuperabili i limiti  costituzionali al loro legittimo esercizio.

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Urso dice cose intelligenti, non va regalato l’Islam italiano agli estremisti


- Una quota crescente di popolazione residente in Italia professa la fede islamica, ma non sembra ancora esistere un’idea realistica del rapporto che l’ Islam italiano deve stringere con la cultura civile del Paese e con le sue istituzioni. Il viceministro Urso ha dato oggi una prima risposta a questo quesito ed è una risposta intelligente. Leggi tutto

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