TAG "politica"

Comunicazione politica: quando il ‘pre-testo’ schianta il ‘testo’


- Due più due fanno quattro. Questa è una banalità – è vero, tutti lo sanno – ma allora cosa dovrei scrivere, che due più due fanno cinque? O per non passare da idiota, per i pochissimi che conoscono la meccanica quantistica, dovrei scrivere che due più due sono “stati” indefiniti, descritti da certe entità matematiche? O per i pochi appassionati di filosofia dovrei limitarmi ad ammettere che due più due “sono”, a seconda dei punti vista? Di cosa sto parlando? Degli “orizzonti di lettura”. Leggi tutto

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I disturbi bipolari si superano con nuovi poli, non con terzi poli


- In un recente intervento su Libertiamo.it, Giacomo Canale ragiona sul fallimento del bipolarismo – nato in Italia con l’introduzione del sistema maggioritario – e sfida il lettore a riflettere, fuor di ideologia, sulla prospettiva terzo-polista da ancorare, va da sé, ad un regime di rappresentanza neo-proporzionale. In un paese ostaggio di opposti populismi – sostiene Canale – una forza terza permetterebbe al sistema di valorizzare il “tratto moderato, collaborativo e operoso dell’elettorato di tutti gli schieramenti.” Leggi tutto

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Ai bipolaristi di Libertiamo spiego le ragioni del terzo polo


- Gli ultimi eventi dimostrano chiaramente che ci troviamo davanti ad un momento politico cruciale che, verosimilmente, prelude alla fine della legislatura, ma, forse, anche di una stagione politica.
A distanza di appena un biennio, infatti, può già dichiararsi fallito il tentativo di forzoso bipartitismo, in quanto la supposta forza centripeta di PD e PDL è risultata inferiore alle spinte centrifughe che hanno determinato rispettivamente la costituzione dell’API e di FLI e la loro convergenza con l’UDC pare incrinare la stessa impalcatura bipolare su cui si è retta la politica italiana della seconda repubblica. Leggi tutto

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Lo sputtanamento come strumento politico. L’ora di porre un confine


- L’Italia è sull’orlo di una crisi devastante tra le più gravi della sua storia recente. Il Paese ne ha viste di tutti i colori: ha affrontato (e risolto in pochi anni) una ricostruzione difficile e dolorosa per i sacrifici e i costi sociali sopportati; si è misurato con tassi d’inflazione a due cifre mentre il terrorismo insanguinava quotidianamente le piazze d’Italia; all’inizio degli anni 90 si è scrollato di dosso un fardello che stava per determinare la bancarotta dei conti pubblici, proprio quando un pogrom eterodiretto di settori della magistratura stava spazzando via la classe dirigente di quei partiti democratici che avevano governato il Paese, mentre venivano risparmiati, con sapienti interventi chirurgici, le forze di opposizione che pure avevano fatto parte del sistema. Leggi tutto

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Agosto con Liberilibri/1 – Riflessione liberale sull’autonomia della magistratura


- Per il mese di agosto, ogni martedì la Liberilibri offre ai lettori di Libertiamo.it estratti dei suoi libri e riflessioni squisitamente liberali. Questa settimana, il tema dell’autonomia della magistratura.

- La questione della giustizia politica e dell’autonomia come autocrazia della magistratura italiana non ha mai smesso di essere al centro dell’attenzione dai tempi di Mani Pulite.
Tra chi ritiene che, in nome e col pretesto della propria autonomia, magistrati faziosi determinano le vicende politiche e economiche del paese e chi invece difende il loro operato contro ogni accusa di politicizzazione o anche solo di protagonismo, i cittadini restano al solito disorientati, certi che in magistratura ci sono dichiarate correnti politiche ma rassicurati d’altro canto dal fatto che, nonostante ciò, i magistrati e il Csm lavorano imparzialmente e indipendentemente da ogni pressione.

Il problema, in realtà, a prescindere dalla buona o mala fede dei giudici, dai loro errori o dalla loro rettitudine, risiede in gran parte nelle stesse regole del sistema democratico in merito al reclutamento degli organi di controllo della magistratura e all’assenza di qualsiasi check and balance sul loro operato: un vero vulnus alla sicurezza di ogni cittadino, a prescindere dai casi Andreotti, Berlusconi, Mastella. La magistratura inquirente è legittimata dal nostro ordinamento a detenere una sorta di ius vitae ac necis su ogni cittadino.

Se si vuole davvero garantire la depoliticizzazione di organi il cui requisito primo deve essere l’imparzialità, tagliando le gambe a ipotesi di politicizzazione anche solo paventate, basterebbe reintrodurre l’antichissimo metodo dell’estrazione a sorte per la formazione dell’organo di controllo della magistratura, il Csm.

Il metodo stocastico non è solo anticaglia greca. Ancora oggi, i progetti di legge non governativi in Regno Unito e Stati Uniti sono messi all’ordine del giorno per sorteggio. E pure nel nostro ordinamento, per garantire l’imparzialità delle commissioni giudicatrici nei concorsi universitari, si vuole tornare a questo metodo per sceglierne i componenti.
È il metodo più giusto perché il più imparziale, e ce lo ricordano tre brani estratti da tre libri della Liberilibri, due dedicati al Csm, il terzo, provocatoriamente, contenente una riflessione sulla giustizia della sorte rispetto a quella della ragione.

«La riforma deve essere incentivata nel rafforzamento massimo delle garanzie di indipendenza dei singoli giudici, che come organi singoli e non come corpo sono investiti dalla Costituzione della funzione giurisdizionale: e questo anche sotto il profilo di una tipizzazione legislativa degli illeciti disciplinari dei magistrati, al fine di sottrarli all’arbitrio della determinazione caso per caso da parte del Consiglio superiore della magistratura di ciò che sia “lecito” e di ciò che sia “illecito”, e quindi mediante la creazione di una vera e propria giurisdizione disciplinare distinta dal Csm, imparziale e non dominata quindi dalla logica del baratto tra le correnti, eventualmente attribuita ad un organo eletto ad hoc da magistrati e Parlamento o, ancor meglio, costituito mediante estrazione a sorte.
Il metodo di scelta di alcune delicate cariche pubbliche mediante estrazione a sorte, antichissimo e familiare a grandi democrazie come quella greca e come la Repubblica di Venezia (vedi ad esempio l’ufficio degli eliasti, dei buleuti, degli arconti, degli eutynoi), è forse l’unico capace di scongiurare la piaga della politicizzazione del magistrato e quindi della parzialità del giudizio» (Francesco Cossiga, Discorso sulla giustizia, 2003 – pagine 113-114).

«L’attuale ruolo di organo di governo dell’ordine giudiziario non è stato assunto dal Csm in base alle norme scritte relative alle sue competenze funzionali, ma per la valenza politica connessa alla scelta elettorale della rappresentanza dei magistrati. La politicizzazione del Csm può quindi essere evitata solo dalla selezione stocastica, e cioè per estrazione a sòrte dei suoi componenti. In quanto garantistica e depoliticizzatrice, la riforma in senso stocastico del procedimento selettivo della componente magistratuale nel Csm dovrebbe essere attuata anche a costo di un intervento di modifica dell’art. 104 della Costituzione, che sarebbe necessario se una selezione per sorteggio non fosse considerata di natura elettiva» (Giancarlo Bagarotto, Tenera è la legge, 2002 – pagine 154-155).

Carlo Nordio, nella sua postfazione a Crainquebille, ricorda un episodio del Gargantua di Rabelais in cui il giudice Bridoye svela di usare i dadi per decidere i casi sottoposti al suo giudizio. Pantagruel, dovendo giudicare sull’operato del giudice, lo giustifica comprendendo che il ragionamento giuridico non è maggior garanzia di una tirata di dadi. Commentando il brano, Nordio conclude:

«Niente gioco dunque nei dadi di Bridoye. Soltanto una rassegnata consapevolezza dei limiti della nostra ragione, e dell’ampiezza dei nostri pregiudizi. Si tira la moneta non per divertimento, ma per calcolo: v’è almeno una probabilità su due di decidere giustamente. E non è una percentuale da poco.» (Anatole France, Crainquebille, 2002)

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Il dibattito politico in Italia: hic sunt leones?


- L’amico del mio nemico è mio nemico, il nemico del mio nemico è mio amico, il nemico del mio amico è mio nemico, e così via fino ad arrivare ai sempreverdi amici degli amici degli amici.

Si potrebbe riassumere così la sostanza del dibattito politico italiano: a periodi in cui questa tendenza è meno scoperta se ne alternano altri, come l’attuale, in cui invece è più che mai esasperata. Molti uomini politici, alcuni movimenti, parecchi partiti preferiscono produrre slogan piuttosto che spiegare e documentare le proprie affermazioni, gridare piuttosto che argomentare, proporsi come paladini del Bene dotati del dono dell’infallibilità anziché come esseri umani con qualche idea concreta per migliorare la situazione.
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Nel supermarket della politica l’offerta non soddisfa tutta la domanda


- Nell’immaginario collettivo, la politica rappresenta, o almeno dovrebbe rappresentare, quell’insieme di funzioni che, una volta interconnesse tra loro, assumono il principale compito di soddisfare le esigenze della società nel suo complesso, ossia di una collettività che, mutando a ritmi sempre più incalzanti, modifica  anche i bisogni da essa espressi.

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La Corea libera esulta, quella schiava pagherà caro anche il Mondiale di calcio


- La Corea del Sud passa il primo turno con 4 punti, una vittoria sulla Grecia, una sconfitta onorevole e comprensibile con gli argentini e un pareggio con la Nigeria. Con l’Uruguay agli ottavi sarà partita vera, con i sudamericani favoriti ma non sicuri della vittoria contro la tenacia delle tigri rosse di Corea. Nelle case di Seul e del resto del paese, nelle piazze e sugli spalti degli stadi sudafricani colori e folklore coreani rallegrano le prestazioni di Park Chu-Yong e compagni, che con i loro risultati consolidano la posizione della Corea del Sud come potenza calcistica asiatica. Leggi tutto

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Sarno, un Mezzogiorno qualsiasi: l’alluvione del 5 maggio ’98 non è servita a nulla


- 5 maggio 1998, ieri di dodici anni fa. Il mio ultimo giorno di scuola, classe V B del liceo scientifico Galileo Galilei di Sarno. Non potevo immaginare che l’indomani quell’istituto sarebbe diventato uno dei centri di accoglienza per le migliaia di sfollati della mia cittadina, le cui case erano state travolte e distrutte da ondate di fango provenienti dal Monte Alvano, alle spalle di Sarno. Centotrentasette morti. Ed altre decine nei vicini comuni di Bracigliano, Siano e Quindici. Onde multiple, ravvicinate nel tempo, anomale per dimensioni ma non inedite, almeno storicamente parlando. Leggi tutto

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Fini non è Clegg ma il ‘suo’ Pdl somiglia ai Libdem


- Le ossessioni collettive non andrebbero mai assecondate. Il mio timore tuttavia è che se ne stia consumando una, proprio in questi giorni: l’ossessione per Nick Clegg.
Dell’underdog liberal-democratico che azzanna i front-runner della contesa elettorale britannica  – l’incumbent Gordon Brown e il challanger David Cameron – si sta dicendo di tutto. Che è un Obama, che è un Churchill, magari. Che è posh ma non lo dà a vedere.
E si dice poi – lo si dice da noi – che assomiglia un sacco a Gianfranco Fini.
Lo si dice, ovviamente, in virtù della curiosa assonanza temporale tra la sfida all’egemonia bipartitica lanciata nel Regno Unito dall’outsider libdem, e la competizione promossa da Fini, nel suo stesso partito, in nome di quella che un tempo si sarebbe chiamata “egemonia culturale”. Leggi tutto

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L’invidia e la società. Un saggio sulla ‘nuova’ categoria politica


- Quello dell’invidia è un tema di per sé fastidioso, e dunque spesso taciuto.
Eppure, il comportamento umano, non escluso l’agire politico, è motivato tanto dall’invidia, o fa leva su di essa, quanto da altri sentimenti apparentemente più nobili, come la solidarietà, l’amore per la libertà, la ricerca della felicità individuale e collettiva.
Pubblichiamo alcuni stralci illuminanti sul punto de L’invidia e la società di Helmut Schoeck. Pur essendo stato scritto quasi cinquant’anni fa, resta tuttora, nella storia delle ricerche politico-sociologiche, il più completo e profondo studio mai realizzato in materia.
Tradotto dal tedesco all’italiano per la prima volta dalla Rusconi nel 1974 ma rapidamente insabbiato dagli intellettuali italiani per affrontare un argomento-tabù, è stato ripubblicato dalla Liberilibri con una prefazione di Quirino Principe.

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Perchè la vittoria di Vendola non è una cattiva notizia


- Delle idee e della visione politica di Nichi Vendola non c’è molto da condividere, forse quasi nulla. E’ un affabulatore innamorato del paradosso e dell’ossimoro, un comunista senza se e con tanti retorici ma, un comunista senza molti argomenti originali, un anti-nuclearista ideologico ed un terzomondista stucchevole.

Eppure, per chi ha a cuore il Mezzogiorno, la vittoria (anzi la riconferma) di Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia non è una notizia negativa. Perché nel mare magnum del clientelismo e della politica dei caudilli capaci di occupare manu militari un territorio per dieci o quindici anni (Bassolino docet), Vendola rappresenta una positiva e ormai pluri-inaspettata eccezione.
Nel Sud Italia la fortuna politica degli amministratori è spesso slegata dalla qualità della loro azione. Non è sempre così, ovviamente, ma le eccezioni sono sparute e difficilmente valorizzate dai partiti. Una quota rilevante degli elettori non chiede davvero buona amministrazione, ma il soddisfacimento di piccole aspettative personali o familiari, in primis il “posto” di lavoro ed in generale forme più o meno parassitarie di assistenza, incluse quelle richieste dagli imprenditori. Prevalgono logiche tribali nella lotta per le preferenze, i candidati alle cariche di vertice vengono fuori da complicati e bizantini accordi tra gruppi di potere. Tutto questo accade anche al centro-nord, ma con intensità meno asfissiante, con più spazio per il voto di opinione (qualunque sia la fonte di questa opinione), rispetto a quanto accade dal Lazio in giù. Leggi tutto

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