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La barca è piccola, la gente mormora


di MARIANNA MASCIOLETTI – Pomeriggio di agosto, in una località costiera dell’Italia meridionale. Una ventina di turisti fanno una gita in barca, guidati da un simpatico signore di mezz’età, nativo del luogo, proprietario della suddetta barca.

Il signore (da qui in poi “Comandante”) dapprima parla della zona, delle varie leggende, della storia, dei personaggi più significativi che hanno popolato quei luoghi. Lo fa con abilità, sa farsi ascoltare, è un buon affabulatore e sa di esserlo. Si va avanti, qui ha dormito Garibaldi (ma quanto dormiva, Garibaldi? Non c’è paesino del Sud Italia che non vanti almeno una casa in cui l’Eroe dei Due Mondi avrebbe riposato le stanche membra…), lì si vedono strane figure scavate dall’acqua nella roccia, ci si ferma, si riparte.
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Sul bipolarismo Veltroni ha molte ragioni. Ma se ‘salta’ la colpa sarà di PD e PdL


di SOFIA VENTURA – Walter Veltroni torna a far parlare di sé con una lunga lettera al Corriere della Sera, e subito partono le polemiche all’interno del suo partito, polemiche che mostrano come nel PD permangano differenze radicali non solo sul futuro della sinistra, ma sul futuro del nostro sistema politico. Veltroni ha fatto affermazioni importanti. Ci si potrebbe soffermare sul fatto che proprio gli errori che lui compì nel 2008, in particolare l’alleanza con l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro e la sua incapacità di mantenere salda la barra lungo la rotta che aveva individuato, contribuirono all’attuale deriva del PD. Eppure, quella rotta rimane valida, non solo per la sinistra e la sua ripresa, ma anche per la tenuta del modello bipolare e per la sua rivitalizzazione. Leggi tutto

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Fini e Berlusconi, ora i centro-destra sono due


- La strategia agostana dell’“auto-ribaltone” berlusconiano ha inchiodato tutti ad un tatticismo esasperato. Con settembre cambieranno le prospettive. Anche per Futuro e Libertà per l’Italia.

Non siamo un partito (per ora è così), ma un gruppo di parlamentari del PdL che hanno reagito al defenestramento di Gianfranco Fini e delle sue posizioni politiche dal (sic!) “partito liberale di massa”. Ma non siamo neppure il circolo degli amici del Presidente della Camera: abbiamo un’idea di centrodestra innovativo da portare avanti: se necessario, in prospettiva, anche in concorrenza con quella berlusconiana. Un centrodestra, ad esempio, capace di contenere diverse sensibilità sui temi biopolitici, senza la presunzione di costruire un partito “mono-etico”. Un centro-destra in cui credenti e non credenti siano chiamati a condividere i principi dell’etica pubblica, non quelli della morale privata. Leggi tutto

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‘Berlusconi tentenna’. A forza di dargli corda, Bossi ora lo strozza.


di CARMELO PALMA – A forza di dare corda sulla minaccia elettorale, Bossi ha ora i mezzi, l’occasione e l’interesse per farne un cappio attorno al collo di Berlusconi. E prova a trascinarlo alle elezioni, che il Cav. potrebbe perdere o vincere male (senza maggioranza al Senato), autorizzando chiunque, a partire dal guerriero di Gemonio, ad imporgli un passo indietro per i superiori interessi del Paese, del federalismo e del Nord. Leggi tutto

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In alto, a destra. La scommessa di Fini, guardando avanti


- Gianfranco Fini ha tra le mani una vera opportunità politica. Quella di proseguire, suo malgrado fuori, e non più dentro il partito berlusconiano, la modernizzazione liberale della destra italiana, la cui speranza è stata legata per oltre un quindicennio all’icona di Berlusconi. Fini è un’icona diversa: più “antica”, nel senso della continuità con la storia della Prima Repubblica, ma insieme più “moderna” perché alternativa ad un leaderismo anti-politico, che nella storia italiana ha molti precedenti, anche a destra, e nell’ultimo Berlusconi purtroppo un interprete “professionale” e perfetto. Leggi tutto

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Tanto tuonò, che non piovve (ma che noia, la retorica del Programma!)


di CARMELO PALMA – Alla fine, il vertice PdL ha scoperto l’acqua calda. Il governo deve continuare nell’azione di governo. E deve farlo, per quanto è possibile, rispettando il Programma (d’obbligo la maiuscola) presentato agli elettori, che però non è la Bibbia, ma un elenco di titoli e di impegni generici o palesemente propagandistici, da cui la maggioranza per prima ha dimostrato di non sentirsi vincolata come da un giuramento di sangue. Leggi tutto

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Con auto-ribaltone, decide Napolitano


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo alla Camera di FLI
La nota di Gasparri e Cicchitto nei confronti del Quirinale si fonda su di una premessa sbagliata. Quello che si va annunciando e preparando non è un ribaltone, ma un auto-ribaltone. Non esiste nessuno, dentro la maggioranza, che intenda “ribaltare” il governo uscito dal voto del 2008. Per essere chiari, i finiani non stanno facendo quello che fece Bossi nel 1994.
Esiste al contrario un esecutivo che sembra intenzionato a ribaltare e buttare fuori dal PdL, dal centro-destra, dal Parlamento e dalla politica una parte della sua maggioranza. E per far questo, di fatto, come è chiaro nelle parole di molti esponenti del PdL, ricerca un incidente parlamentare per settembre.
Fini e in finiani hanno sostenuto e concorso a determinare le scelte più qualificanti della legislatura: sulla finanza pubblica, sul welfare, sull’energia, sulle politiche di sviluppo, sui servizi pubblici locali, sulla scuola e sull’Università. Questi sono fatti. E’ ovvio che in questo quadro il Presidente della Repubblica non sarebbe tenuto a ratificare i pesantissimi esiti istituzionali di questo inedito auto-ribaltone.
Roma, 17 agosto 2010

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Meglio votare che governare: l’omicidio-suicidio della maggioranza


Meglio votare, che governare. Meglio la lotteria delle urne, che il risiko delle riforme. Meglio regalare voti alla Lega che pagare il prezzo – tutto sommato accettabile – di una dialettica politica aperta e di un partito vivo e quindi anche diviso, su alcune questioni di fondo. Meglio approfittare di un’opposizione disgregata e di una sinistra culturalmente in rotta, e affascinata (se ne capisce la ragione, non il vantaggio) più dal mito delle origini che dalle sfide del futuro. Meglio trionfare sulle macerie di un bipolarismo “personale” che faticare nel cantiere di un bipolarismo politico. Leggi tutto

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L’ auto-ribaltone sfascerebbe solo il centro-destra


di Benedetto Della Vedova -

Ben due ministri – e che ministri! Interni e Giustizia – hanno ieri ripetuto: no a governi tecnici, sì a elezioni anticipate. Hanno già cambiato la Costituzione e sostituito con il loro “consolato” ruolo e funzioni che la Carta assegna al Presidente della Repubblica?

Ricapitoliamo. Molti colleghi, come me di maggioranza, si affannano a chiarire che “andranno in piazza” di fronte a qualsiasi ipotesi di ribaltone. Anche sorvolando su di un Governo che minaccia di scendere in piazza, la cosa non convince.

Lo scenario che i pasdaran del PdL prefigurano, infatti, è esattamente l’opposto del ribaltone, cioè un inedito “auto-ribaltone”. La loro strategia, infatti, dopo avere espulso dal PdL la componente finiana, è quella di provocare più o meno pretestuosamente un incidente parlamentare, di imporre le elezioni anticipate e di convocare il popolo alle urne per completare l’espulsione di Fini e dei finiani dalla maggiorianza e dal centro-destra italiano. Non ci si troverebbe di fronte al caso di un governo senza più maggioranza, ma di una maggioranza che si “suicida” più o meno compattamente per “ammazzare” la legislatura.

Una cosa deve essere chiara: non vi è un solo atto parlamentare rilevante per il Governo Berlusconi da cui sia possibile ricavare un atteggiamento ostile o ostruzionistico da parte di coloro che hanno dato vita ai gruppi di Futuro e Libertà per l’Italia. Non vi è una sola riforma o parvenza di essa bloccata dai finiani. Non una! Che so, una sola misura per lo sviluppo, una riforma fiscale o sul lavoro o sulla famiglia o sull’energia… Solo per fare l’ultimo esempio in ordine cronologico, la buona riforma dell’Università appena approvata al Senato porta la firma, come relatore, del “finianissimo” Sen. Giuseppe Valditara. E dunque, signori della corte, di cosa ci accusate?

Le intercettazioni? Siamo seri: alla fine della discussione interna al PdL è uscito un testo meno inviso al Capo della Polizia e al Procuratore antimafia. Qualcuno che abbia contezza della fase in cui vive il paese chiederebbe le elezioni per questa vicenda pensando di ottenerle? L’”autoribaltone” non ha nulla a che fare con l’attività di Governo che nessun detrimento ha fin qui avuto dai finiani, ma con questioni tanto politiciste da sconfinare nello psicologico. Non a caso le categorie più evocate sono “logoramento” e “stillicidio”. Che poi a tuonare più potentemente contro il ribaltone siano i leghisti – gli unici ad averne fatto uno coi fiocchi e proprio contro Berlusconi– dà la misura dell’uso disinvolto e propagandistico che viene fatto di questo argomento.

Lo scopo della crisi auto-provocata non sarebbe quello di sciogliere le briglie all’ippogrifo berlusconiano, ma solo di cercare un definitivo regolamento interno a quel che è stato il PdL.
E’ chiaro che le elezioni a novembre non risolverebbero nulla di nulla di ciò che interessa all’Italia, come ha saggiamente osservato, tra gli altri, la Presidente Marcegaglia.

Che a settembre Berlusconi e Fini tornino amiconi sembra certo difficile. Tanto più che il Giornale, di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio, è intento non già ad una anglosassone inchiesta giornalistica sulla casa di Montecarlo – inchiesta alla quale sarebbero di già arrivate, come sono arrivate, le dovute risposte – ma ad una violento tentativo di distruggere “a prescindere” l’immagine del Presidente della Camera (è la ben nota vicenda del potere che tutto tollera, tranne coloro che individua come avversari interni).

Ciò non toglie, però, che esista la possibilità di rilanciare per qualche semestre l’attività del Governo attraverso un onesto patto tra ex-amici, basato sul comune programma elettorale di due anni fa. Naturalmente i punti del programma sono il titolo e lo svolgimento del tema della legislatura non può essere il frutto di un infantile “o mangi la minestra o …” e va scritto insieme: governo e gruppi parlamentari di maggioranza (PdL, Futuro e Libertà e Lega). Fli ha dei propri membri nel Governo e ha dichiarato fin dal primo minuto di nascere come gruppo di maggioranza: il resto è solo un inutile processo alle intenzioni.

Silvio Berlusconi può scegliere: rilanciare il Governo e le riforme per l’Italia con il contributo attivo e fattivo di Futuro e Libertà, oppure usare Fini come capro espiatorio delle difficoltà del governo e del PdL. Mi auguro sinceramente che il Premier scelga la prima via, quella forse meno scontata, che richiede più coraggio e senso di responsabilità: nessuno di noi ama la melassa o ha la memoria corta, ma Fli risponderà a responsabilità con responsabilità. Altrimenti quasi con certezza si arriverà alla crisi.

Ma l’Italia, ribadiamolo, non è, per Costituzione e per prassi istituzionale, la Gran Bretagna, e se dovesse cadere il Governo Berlusconi, a maggior ragione di fronte ad una “auto-crisi”, la parola passerà a Napolitano. E a quel punto le forze parlamentari è al Capo dello Stato che saranno chiamate a rispondere.

Articolo pubblicato in contemporanea su Libertiamo.it e Ffwebmagazine.it

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Ai bipolaristi di Libertiamo spiego le ragioni del terzo polo


- Gli ultimi eventi dimostrano chiaramente che ci troviamo davanti ad un momento politico cruciale che, verosimilmente, prelude alla fine della legislatura, ma, forse, anche di una stagione politica.
A distanza di appena un biennio, infatti, può già dichiararsi fallito il tentativo di forzoso bipartitismo, in quanto la supposta forza centripeta di PD e PDL è risultata inferiore alle spinte centrifughe che hanno determinato rispettivamente la costituzione dell’API e di FLI e la loro convergenza con l’UDC pare incrinare la stessa impalcatura bipolare su cui si è retta la politica italiana della seconda repubblica. Leggi tutto

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Mica facile essere ‘ex’. Ma il trasformismo è un’altra cosa


- “La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere nuove altezze”.

Ho trovato questa frase sulla bacheca di Facebook di una mia ex studentessa, credo di Scienze della Comunicazione. E’ una frase che non conoscevo. Ad una rapida ricerca su Google sono finito sul sito dell’università di Harvard e ho scoperto che questa specie di aforisma è da attribuirsi a 
Pauline R. Kezer, una docente, ex segretario di stato del Connecticut ed ex vice chairman dei Repubblicani dello stato. Leggi tutto

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Il bipolarismo sono io


La politica va in ferie – per come può andare in ferie la politica – nel pieno della crisi politico-istituzionale più seria della Seconda Repubblica. Dal ’94 ad oggi due legislature su quattro sono inciampate ben lontane dal traguardo e anche questa minaccia di non finire, come dovrebbe, nel 2013. La relativa instabilità di governo ha però convissuto con una miracolosa stabilità del quadro politico. Insomma, il bipolarismo ha tenuto per quindici anni. Leggi tutto

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