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Gheddafi torna a casa, ma non finisce qui…


di CARMELO PALMA, da Ffwebmagazine.it – E’ arrivato troppo tardi per il Palio di Siena e troppo presto per L’Isola dei Famosi. Se avesse potuto, avrebbe iscritto al primo un cavaliere berbero e alla seconda se stesso. Ma ora che se n’è andato, il colonnello Gheddafi continuerà ad imbarazzare la nostra diplomazia e a reggere i fili della nostra politica mediterranea. La minacciosa richiesta di cinque miliardi di sovrapprezzo per la “collaborazione”, salvo riaprire i rubinetti dell’immigrazione clandestina in Europa, è stata affidata ai buoni uffici della Farnesina, che se ne è dichiarata ignara, ma non indisponibile, e che potrebbe farsene garante in sede UE.

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Benvenuti nella Disneyland di Gheddafi


di CARMELO  PALMA, da Ffwebmagazine – Se l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanità senili, la ragione è purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralità nella politica internazionale di un governo – quello berlusconiano – che è progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le “nostre” ragioni e la sua politica la “nostra”.
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Gli zingari sono una rogna per i politici di governo e una cuccagna per quelli di lotta


di CARMELO PALMA – Mentre in Francia continua la polemica sui rimpatri collettivi dei rom bulgari e rumeni, che ha aperto un contenzioso antipatico tra Parigi e l’Unione Europea, ieri a Roma in un campo nomadi irregolare – ma non esattamente “clandestino” – è morto un bambino di 3 anni nel rogo della sua baracca. Sono casi di cronaca che si ripetono con una triste regolarità e che destano in genere più allarme che compassione. Leggi tutto

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Quant’è anti-leghista, questo Marchionne


di CARMELO PALMA – L’atteso intervento pronunciato dall’amministratore delegato del Lingotto al Meeting di CL si presta a diversi livelli di lettura. Quello di più stretta attualità, legato alla vertenza di Pomigliano e al casus belli di Melfi. Quello culturale, legato alla “filosofia” dell’impresa e del lavoro di questo manager, che può vantare una storia umana e professionale di scommesse riuscite. E quello, almeno indirettamente, politico, rispetto alle sorti di un Paese di cui Marchionne denuncia una pericolosa allergia al cambiamento. Leggi tutto

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‘Berlusconi tentenna’. A forza di dargli corda, Bossi ora lo strozza.


di CARMELO PALMA – A forza di dare corda sulla minaccia elettorale, Bossi ha ora i mezzi, l’occasione e l’interesse per farne un cappio attorno al collo di Berlusconi. E prova a trascinarlo alle elezioni, che il Cav. potrebbe perdere o vincere male (senza maggioranza al Senato), autorizzando chiunque, a partire dal guerriero di Gemonio, ad imporgli un passo indietro per i superiori interessi del Paese, del federalismo e del Nord. Leggi tutto

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Tanto tuonò, che non piovve (ma che noia, la retorica del Programma!)


di CARMELO PALMA – Alla fine, il vertice PdL ha scoperto l’acqua calda. Il governo deve continuare nell’azione di governo. E deve farlo, per quanto è possibile, rispettando il Programma (d’obbligo la maiuscola) presentato agli elettori, che però non è la Bibbia, ma un elenco di titoli e di impegni generici o palesemente propagandistici, da cui la maggioranza per prima ha dimostrato di non sentirsi vincolata come da un giuramento di sangue. Leggi tutto

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Addio a Cossiga, il Presidente che ha cambiato il ruolo del Quirinale


Cossiga è stato uno degli uomini pubblici in cui la cifra psicologica è spesso apparsa prevalente su quella propriamente politica. Il politico “condannato” dalla morte di Moro, inseguito dal sospetto di avere congiurato, con gli apparati dello stato, per una gestione disinvoltamente poliziesca degli anni di piombo, parcheggiato dalla Dc – non perché era un capo, ma perché non lo era – prima alla Presidenza di Palazzo Madama e poi al Quirinale, dove per lunghi anni ha contrapposto un ombroso riserbo all’esuberanza  del suo predecessore Pertini e poi è “esploso” in un diluvio di esternazioni per alcuni giustamente rivoluzionarie, per altri pericolosamente eversive  … Cossiga è stato davvero tutto e il contrario di tutto: un padre nobile e un irregolare, il difensore di Gladio e il garante del primo governo a guida ex Pci della storia repubblicana, il “picconatore” dell’edificio politico -costituzionale del dopoguerra e l’apologeta della Prima Repubblica, il Capo dello Stato prima più silente e poi più loquace, il dirigente di partito ligio e affidabile e il battitore libero indisciplinato e imprevedibile. Leggi tutto

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Meglio votare che governare: l’omicidio-suicidio della maggioranza


Meglio votare, che governare. Meglio la lotteria delle urne, che il risiko delle riforme. Meglio regalare voti alla Lega che pagare il prezzo – tutto sommato accettabile – di una dialettica politica aperta e di un partito vivo e quindi anche diviso, su alcune questioni di fondo. Meglio approfittare di un’opposizione disgregata e di una sinistra culturalmente in rotta, e affascinata (se ne capisce la ragione, non il vantaggio) più dal mito delle origini che dalle sfide del futuro. Meglio trionfare sulle macerie di un bipolarismo “personale” che faticare nel cantiere di un bipolarismo politico. Leggi tutto

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Cedolare, il governo batte un colpo


- da il Secolo d’Italia del 6 agosto 2010 -

La cedolare secca al 20% sui redditi da locazione abitativa era rimasta fuori dalla porta delle leggi finanziarie 2009 e 2010. Ora è rientrata fortunatamente dalla finestra del quarto decreto attuativo della delega sul federalismo fiscale, il cui schema è stato approvato mercoledì sera dal Consiglio dei Ministri. Leggi tutto

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Non sono finiano. Ma Libertiamo sarà ancora la mia casa


- Io non sono finiano, diciamolo subito a chiare lettere. Un po’ per intolleranza ai gruppi composti da più di una persona, un po’ per esser fuori moda, un po’ per vocazione all’eterodossia, un po’ perché credo  ci sia una generazione politica che ha già dato (e preso) troppo. Insomma, mi piace disertare.

Nonostante la calura estiva, è forse opportuno esercitarsi brevemente sul tema del giorno. Da qualche tempo a questa parte, grazie all’ospitalità di Libertiamo, all’onestà intellettuale dei suoi redattori che non hanno mai alterato una virgola (anzi, a volte hanno corretto grossolani errori) ed hanno sempre lasciato massima libertà di espressione, come molti altri ho scritto su queste pagine.
Non perché appartenessi ad un partito,  non perché condividessi in toto la linea politica dell’associazione. Anzi ho a volte condiviso con fatica, o non ho proprio approvato, alcuni articoli (cfr,. ad esempio, il recente articolo sul laicismo).

Ora siamo al punto di svolta. Carmelo Palma e Piercamillo Falasca ci ha annunciato nei giorni scorsi che Libertiamo ha scelto di stare con Fini, mentre Benedetto Della Vedova ha aderito fin da subito al gruppo parlamentare Futuro e Libertà. E’ una scelta legittima, quasi normale direi, dettata da un percorso, non breve, di condivisione di obiettivi comuni. Ma non si può pretendere che tutte le persone di animo liberale siano disposte a condividerla (e non mi pare che quelli di Libertiamo la pretendano dai loro autori, d’altronde). Le sensibilità e le peculiarità della galassia liberale sono troppo variegate e differenti per essere appaltate in blocco ad un nuovo “quasi partito” (ancora abbiamo solo un gruppo parlamentare) intorno all’iniziativa politica dell’attuale primo inquilino di Montecitorio.

I liberali, come  del resto è spesso accaduto,  sceglieranno di volta in volta a quale esperienza politica contribuire coscienti del fatto che la politica, da sola, risolve poco e che il deficit di liberalismo in questo Paese è ben più grave. E’ culturale, forse antropologico,  quindi  politico. E non il contrario. L’ultimo è solo una conseguenza del primo.

La situazione Politica (quella con la “P” maiuscola) poi non è facile. Edoardo Patriarca (segretario del comitato organizzatore delle settimane sociali dei cattolici italiani) ha ben spiegato qualche giorno fa il momento che stiamo vivendo: “un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico,  imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alle persone una visione, degli obiettivi comuni e condivisibili”.
I liberali, come tutto il Paese, boccheggiano. Mai come oggi il Paese ha bisogno di una sana dose di liberalismo. E’ questione di metodo e di merito.

Di metodo: cultura o politica? Partiti si, ma quali? Di merito: meno stato nell’economia, garantismo, un dibattito più civile sui temi etici, meno burocrazia, meno tasse, coerenza (basterebbe anche per quel che si può) dei comportamenti privati rispetto a quelle tanto inseguite pubbliche virtù.

L’esperienza di Libertiamo è variegata e complessa. E’ fatta di persone che agiscono su piani diversi, con ruoli differenti, ma con obiettivi simili. E’ straordinariamente ricca e plurale. Sono sicuro che l’adesione di Della Vedova e Libertiamo a Futuro e Libertà non finirà per ghettizzere il webmagazine, che continuerà a salvare una fiammella di liberalismo dentro e fuori il recinto della politica. Dentro e fuori i partiti. Fare altrimenti sarebbe la vittoria del rumore sulla sostanza.

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Il PdL? Per noi doveva essere libertario…


- di Carmelo Palma, da Il Secolo d’Italia del 4 agosto 2010 -

Res sunt consequentia nominum. Il centralismo democratico “chiama” le espulsioni, le comporta come pratica, perché le prevede come regola, le impone come ordine efficiente, perché concepisce il dissenso come disordine. I chierici della leadership pensano che la fisiologia liberale sia una patologia democratica, che la libertà politica sia compresa nell’unità del partito e non possa eccederla. Leggi tutto

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Libertiamo con Fini e con Futuro e Libertà? Per essere ciò che siamo, liberali


- Libertiamo con Fini? Della Vedova nel gruppo parlamentare Futuro e Libertà? Noi sappiamo che una parte del nostro “piccolo mondo liberale” – i lettori, gli autori ed i sostenitori di Libertiamo – è scettica nei confronti di questa scelta. Il rispetto che bisogna avere per le opinioni altrui, e soprattutto per le opinioni di chi ci è più vicino, impone che si spendano un po’ di parole sulle ragioni per cui – da liberali – abbiamo aderito all’iniziativa politico-parlamentare di Gianfranco Fini. A ciò che Benedetto Della Vedova ha scritto ieri e Carmelo Palma l’altroieri, provo ad aggiungere qualche considerazione, partendo dal fondo della storia, da uno stralcio del documento dell’Ufficio di Presidenza del PdL di giovedì sera Leggi tutto

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