TAG "omosessualità"

Corte europea dei diritti umani e matrimoni omosessuali: un’analisi


- È difficile cogliere le evoluzioni sociali e culturali attraverso la legislazione. Il “consenso” generale su una determinata questione che può emergere da uno sguardo comparato degli ordinamenti nazionali è infatti criterio sfuggente e scivoloso. È sfuggente perché l’esito di un’indagine comparata non è univoco, al contrario può produrre risultati che possono essere variamente utilizzati a seconda dello scopo che si vuole raggiungere. È scivoloso perché, come diceva Dicey (Law and Public Opinion in England), «è difficile dire se abbia fatto di più l’opinione nel produrre la legislazione o le leggi nel creare una data opinione legislativa». Leggi tutto

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Orgoglio e pregiudizio. Al Gay Pride di Madrid gli israeliani non sono graditi


- La notizia, per come è stata riportata dalle agenzie, è secca e dura:

Gli organizzatori del Gay Pride a Madrid hanno ritirato l’invito alla comunità gay israeliana in seguito alle condanne internazionali a Israele per l’attacco alla Freedom Flotilla, il convoglio di navi diretto a Gaza per consegnare aiuti umanitari . Lo riferisce il sito del quotidiano spagnolo ‘El Mundo’ spiegando che per gli organizzatori la presenza della comunità israeliana comprometterebbe la “sicurezza” della manifestazione prevista per luglio. Il gruppo di omosessuali avrebbe dovuto sfilare per la prima volta nelle strade madrilene con un autobus con la scritta “Israeliani ” e ” Tel Aviv”.

I Gay Pride, ovunque nel mondo, non sono manifestazioni in cui si rivendicano diritti, si chiedono politiche, si invocano provvedimenti legislativi. Sono la semplice manifestazione (più che la rivendicazione) del diritto naturale di un omosessuale ad essere tale, e ad esserlo con orgoglio, dignità e leggerezza. Il Gay Pride è un atto di rottura nei confronti di una società che discrimina di fatto, anche laddove non discrimina più di diritto, una straordinaria battaglia culturale che smaschera le contraddizioni di chi è disposto ad “ammettere”, ma non ad “accettare”.

Chissà se gli organizzatori del Gay Pride madrileno si sono resi conto di aver riproposto, nei confronti della comunità gay israeliana, le stesse dinamiche discriminatorie che hanno consentito e consentono ai governi e alle municipalità di molti paesi europei di proibire i Gay Pride: il riferimento all’ordine e alla sicurezza pubblica minacciata dalla presenza degli omosessuali israeliani  è simile a quella a cui i bacchettoni nostrani affidavano la “rispettabilità” della propria opposizione al Gay Pride romano del 2000 e somiglia ancor di più ai divieti che gli omosessuali russi devono sfidare ogni anno, a rischio e a volte al prezzo della propria incolumità.

Chissà se alla comunità gay spagnola è giunta la notizia che Israele è l’unico paese del Medio Oriente in cui è possibile celebrare un Gay Pride, e che quest’anno, pochi giorni fa, i gay palestinesi hanno sfilato insieme agli israeliani per le strade di Tel Aviv . Chissà se si sono chiesti come sia stato possibile. Potrebbero provare a leggere la testimonianza di Munir, un ragazzo palestinese di Gaza che ha trovato in Israele la salvezza da un destino fatto di carcere, violenza, sevizie e persecuzioni di cui è stato vittima e di cui sono vittime gli omosessuali palestinesi nell’era di Hamas.

Munir è stato salvato dai volontari di Aguda, la più grande associazione di gay, lesbiche, bisessuali e transgender israeliana, da anni impegnata per fare ottenere agli omosessuali palestinesi vittime di persecuzioni l’asilo politico in Israele, e oggi si interroga sul significato dell’esclusione degli Israeliani dal Gay Pride spagnolo:

Non capisco come gli spagnoli abbiano potuto rendersi colpevoli di una così grande discriminazione, loro che lottano ogni giorno proprio contro le discriminazioni. Non può che esserci una ragione politica dietro a tutto questo. Perché allora non dicono una sola parola sulle persecuzioni alle quali sono sottoposti i miei fratelli in Palestina? Perché non parlano delle uccisioni dei gay in Iran e nei paesi arabi? Se voleva essere un messaggio di solidarietà al popolo palestinese è il messaggio più sbagliato che potevano concepire, di una stupidità grandiosa, perché gli omosessuali palestinesi devono rifugiarsi in Israele se vogliono sopravvivere.

Tra i tanti spettri che continuano ad aggirarsi per l’Europa, quelli dell’ignoranza, del pregiudizio e della discriminazione sono ancora ben radicati, come sicuramente sanno gli organizzatori del Gay Pride spagnolo. E qualche volta si annidano proprio dove non ti aspetteresti di trovarli.

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Omosessualità e pedofilia: ecco cosa pensa uno dei ‘molti psichiatri’ citati da Bertone


- Qualcuno di voi, leggendo le recenti dichiarazioni del Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone (sulle quali appena ieri Carmelo Palma ha espresso una condivisibile posizione sulle pagine di Libertiamo.it), si sarà domandato chi siano i “molti psicologi e psichiatri” a cui Bertone  si riferisce quando evoca la tesi di un legame tra pedofilia e omosessualità. Soprattutto, sarebbe interessante conoscere le basi teoriche su cui fondano il loro convincimento.

Siccome sono uno a cui piace dare una mano, l’occasione mi è gradita (si fa per dire) per segnalare ai lettori le affermazioni di Francesco Bruno, psichiatra e criminologo famoso per le sue apparizioni televisive, che negli ultimi tempi ha avuto modo di occuparsi del tema dell’omosessualità con una certa frequenza e – mi permetto di sottolinearlo – con una dose non inferiore di originalità. Leggi tutto

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Psicologi cattolici: ‘Nessun legame tra pedofilia e omosessualità’


Non c’e’ nessun legame tra pedofilia e omosessualità, secondo il Professor Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (Aippc), che così risponde a quanto sostenuto ieri dal Cardinale Bertone.

“E’ una tesi senza fondamento – ha dichiarato Cantelmi all’agenzia di stampa Agi – perchè  il pedofilo è attratto da soggetti pre-puberi, che non hanno sviluppato la sessualità e quindi la pedofilia è una perversione che prescinde assolutamente dall’orientamento sessuale”.

“Dei 10.000 pedofili accertati che ci sono in Italia – continua Cantelmi – la maggior parte ha una vita ‘normale’, con famiglia, e mostrano tendenze eterosessuali. La pedofilia è una perversione psichiatrica che colpisce narcisisti e antisociali, e nasce prima che si sviluppi la tendenza sessuale, quindi in quanto tale riguarda sia etero che omosessuali”. “

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Pedofilia uguale omosessualità. La Chiesa esce dall’angolo rispolverando un pregiudizio infame


- Quello del prete pedofilo è divenuto purtroppo uno “stereotipo denigratorio”, che sarà usato con larghezza di mezzi, contro e anche dentro la Chiesa, per regolamenti di conti e campagne diffamatorie ad hoc e ad personas.

La “caccia alla streghe” che si è inaugurata dopo lo scandalo, uguale e contrario, di un silenzio coltivato per anni rischia, nelle mani di una giustizia disinvolta e militante, di mietere più vittime di quante potrà risarcirne e di produrre più fango di quanto saprà sgombrarne.

La Chiesa non deve rispondere delle violenze compiute, ma della responsabilità di avere sottratto gli accusati all’imputazione giudiziaria. E’ un terreno insidioso, in cui troppi si sforzano di dimostrare ciò che, oltre ad essere indimostrabile, è falso – che la Chiesa sia stata non solo reticente, ma complice, non solo omissiva, ma indifferente agli abusi compiuti dagli ecclesiastici.

Era prevedibile che la strategia difensiva avrebbe comportato il momento del contrattacco, perché dalla gogna mediatica è difficile uscire con una assunzione di responsabilità dolorosa. Il contrattacco è evidentemente partito. Nel modo peggiore.

Allo stereotipo del “prete pedofilo”, si intende sostituire quello, assai più maneggevole, del “prete frocio”. Su questo piano, la Chiesa può dimostrare di essersi mossa per tempo, di avere fatto da anni piazza pulita dentro i seminari, impedendo le ordinazioni sacerdotali degli omosessuali e di avere abbandonato ogni condiscendenza sul piano dottrinario, fino a spingersi alla legittimazione di una relativa discriminazione giuridica, sulla base di un giudizio – diciamo così –  psico-antropologico che equipara l’omosessualità al disordine mentale.

La correlazione tra celibato e omosessualità in un contesto  “monosessuale” e maschile come quello dell’ordine sacerdotale si presta a diversi e interessanti livelli di lettura, storica e sociologica, prima che religiosa. Ma nè il celibato nè l’omosessualità c’entrano, in sè, nulla con gli abusi sessuali compiuti da uomini persi, che nascondono la propria “sessualità”, etero o omo, ma comunque malata, dentro la tonaca ecclesiastica e dietro la maschera celibataria.

Propalare invece un nesso eziologico fra omosessualità e la pedofilia – dieci, cento, mille, un milione di volte falso –  per smentire quello tra celibato e pedofilia è forse, nell’immediato, conveniente, ma moralmente infame, come ogni pregiudizio facile e popolare – ancora più infame, proprio perchè popolare.

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“Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek: l’omofobo come “diverso”


- Uno dei tratti caratteristici della commedia è la caricatura, anche crudele, di un personaggio o di un gruppo di personaggi afflitti da un grave vizio caratteriale, l’avarizia o la vanità o la rozzezza, o altro.
Ma allo stesso tempo, la commedia manifesta verso di loro una certa indulgenza: sono, in fondo, dei “diversi”; e una volta puniti del loro difetto, sono riammessi volentieri nel consesso sociale. E partecipano a quella festa (che di solito è un banchetto nuziale) con cui la commedia si conclude (almeno nelle sue forme teatrali più canoniche).

L’ultimo film di Ozpetek, “Mine vaganti”, è una commedia, ambientata in Puglia. Racconta di un ricco imprenditore, a capo di una vasta famiglia che convive in una grande villa; il quale si trova ad avere due figli maschi, entrambi omosessuali. Leggi tutto

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Chiesa e abusi sessuali: è finito il silenzio, non inizi il pettegolezzo


- Una versione ridotta di questo articolo è apparsa su Il Secolo d’Italia di oggi, giovedì 24 marzo 2010 (dal titolo “Pedofilia: la Chiesa finalmente è chiara, i suoi avversari no”) – Era prevedibile che una Chiesa ossessionata dalla morale sessuale divenisse vittima di una polemica vendicativa e facile contro la “pedofilia ecclesiastica”. Ed era persino scontato che nulla sarebbe stato risparmiato ad una Chiesa abituata ad identificare in modo sempre più disinvolto l’omosessualità con la pedofilia, come a suffragare la sostanza maligna della causa con la natura perversa dell’effetto, risciacquando il linguaggio del pregiudizio nelle formule del discorso scientifico. Leggi tutto

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Il Pdl e i diritti civili, ora o mai più. È il momento di vedersi e di capirsi


- “Il PdL tenendosi distante e contrario alla tematica dei diritti civili avrà seri problemi non solo in Italia ma anche nel Partito Popolare Europeo.” Questa frase netta e illuminante è stata pronunciata dall’onorevole Benedetto Della Vedova, presidente di Libertiamo, nel corso del congresso nazionale di GayLib, tenutosi lo scorso sabato a Milano. Leggi tutto

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La santa omofobia e la santa pazienza – VIDEO


Continuiamo così, facciamoci del male. La vicenda parlamentare ed extraparlamentare della legge sulla discriminazione contro gay, lesbiche e transessuali è stata desolante, da qualunque parte la si voglia guardare: da quella del Pd, che per troppa furbizia ha scelto la linea del tanto peggio tanto meglio, e – as usual – ha tenuto il peggio per sé e regalato il meglio agli avversari; Leggi tutto

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Aggrediti il vicepresidente di GayLib e il suo compagno


Comunicato stampa del direttivo di GayLib:

Presi a pugni e schiaffi da un vicino di casa assieme a una sequela di insulti omofobi misti a minacce con evidenti riferimenti a sfondo sessuale. Si tratta dell’ultimo caso di omofobia violenta accaduto a Rimini, nel quartiere di Miramare, durante il fine settimana appena trascorso.
Vittime dell’aggressione fisica e verbale sono stati Daniele Priori, 27 anni, giornalista,  attivista politico di centrodestra, impegnato nella lotta per i diritti civili e il suo compagno, il cantautore Ciri Ceccarini, 29 anni, noto anch’egli in riviera, in particolare per il suo brano “Sono ciò che sono”, presentato quest’anno al Pride nazionale di Genova.
La rissa è avvenuta per futili motivi, un parcheggio,  nel cortile del condominio dove risiede Ceccarini in via Calzecchi 10.
La coppia, dopo l’intervento sul posto dei Carabinieri,si è recata presso il Pronto Soccorso di Rimini dove i medici hanno riscontrato un trauma contusivo al volto per Ciri Ceccarini, guaribile in cinque giorni, e un contraccolpo cervicale per Priori, guaribile in tre giorni.
“E’ semplicemente impensabile – dichiara Daniele Priori, vicepresidente nazionale dell’associazione GayLib e militante del Popolo della Libertà, cofondatore del gruppo Libertiamo con Benedetto Della Vedova – trovarsi in vacanza e essere presi a pugni in faccia per una evidente intolleranza che non esita a trasformarsi in violenza fisica. In realtà, in questa specifica situazione, ci troviamo di fronte a un caso di persecuzione che dura da anni. Basti pensare, tra gli altri episodi, che appena pochi giorni prima dell’aggressione hanno gettato delle uova sulla mia autovettura. Secondo questa gente – riferisce – io e il mio compagno non dobbiamo stare nella palazzina per non oltraggiarne la loro idea di decoro al punto che non si sono fatti problemi, pure di fronte all’intervento dei Carabinieri, a definire il mio compagno come un essere schifoso”.
L’isolato che fiancheggia la Statale Flaminia all’altezza di Miramare di Rimini non è peraltro nuovo a episodi di omofobia violenta. Cinque anni fa, infatti, nello stesso stabile di via Calzecchi un anziano omosessuale è stato ucciso da un rumeno dedito alla prostituzione, recentemente condannato dal Tribunale di Rimini.
Solidarietà e sconcerto sono stati manifestati dal presidente nazionale di GayLib, Enrico Oliari:”L’episodio di Rimini che ha visto coinvolto un nostro autorevole militante e il suo compagno, fortunatamente senza conseguenze fisiche gravi, giunge all’indomani della terribile notizia dell’accoltellamento di un ragazzo avvenuto a Roma. Ciò che rasserena di fronte a questo brutto clima di violenza che sta nuovamente e sempre più smaccatamente coinvolgendo la comunità omosessuale sono l’impegno e la sensibilità delle istituzioni che, a partire dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, attraverso il coraggioso esempio e la fermezza encomiabile dimostrata del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, fino ai numerosi interventi al nostro fianco di un amico di sempre della comunità gay, quale è il deputato PdL Benedetto Della Vedova, fanno riscontrare una sempre maggiore decisione di fronte a quello che, purtroppo, e contrariamente a una presunta maturazione della società, sta divenendo un fenomeno sempre più dilagante che non permette a una tranquilla e comune coppia gay di abbracciarsi all’uscita di una discoteca a Roma, piuttosto che, addirittura, nel cortile della propria abitazione estiva nella riviera romagnola. Auspichiamo dunque – conclude Oliari – che il Parlamento, alla ripresa dei propri lavori, si occupi compiutamente e urgentemente della tutela dei diritti e della sicurezza delle persone e delle coppie omoaffettive e così contribuire, differentemente da quanto ancora accade, alla effettiva e reale normalizzazione della vita di questi cittadini nella società italiana. La nostra associazione discuterà con assoluta priorità dell’emergenza omofobia durante il suo congresso nazionale in programma il prossimo 10 ottobre a Milano”.

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Per battere il pregiudizio antiomosessuale occorre sfidarlo apertamente


Negli ultimi anni si è erroneamente ritenuto che la “questione omosessuale”, in un paese avanzato come l’Italia, coincidesse con le controverse proposte di riconoscimento delle unioni gay e dividesse lo schieramento politico tra i favorevoli e contrari all’equiparazione delle coppie omosessuali alle famiglie “tradizionali”. Leggi tutto

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Solidarietà a Gay.it, omofobia problema aperto


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Nell’esprimere la mia solidarietà alla redazione di Gay.it, non posso che tornare a denunciare un fatto che troppi, ancora, vogliono sottovalutare. Non solo le persone omosessuali e la comunità gay continuano ad essere le vittime “privilegiate” di episodi di minaccia, scherno e intimidazione e a rappresentare una delle minoranze più esposte alla violenza politica e comune. Ma la loro discriminazione continua anche a trovare dirette e indirette giustificazioni in un senso comune che giudica e denuncia la natura “perversa” e “innaturale” dell’ identità omosessuale.

Insomma, quello dell’omofobia, nella cultura e nella società italiana, è un problema aperto e non superato.

Roma, 5 agosto 2009

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In India dichiarato incostituzionale il divieto all’amore gay


Capitola anche l’India.  Dopo le decisioni, ormai datate, della Corte Europea dei diritti dell’uomo e della Corte suprema americana anche la High Court di Delhi ha dichiarato l’incostituzionalità della sezione 377 del codice penale indiano che proibiva le relazioni omosessuali fra adulti consenzienti. In 105 pagine ben scritte i giudici si sono rifatti non solo ai precedenti indiani, ma anche a quelli americani ed inglesi. Secondo la corte le disposizioni del codice penale violano il diritto alla privacy garantito dalle sezioni 21 e  14 e 15 della Costituzione indiana. Leggi tutto

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Libertiamo al Gay Pride 2009. Per tre ragioni


Libertiamo sarà al Genova Pride 2009. Con Benedetto Della Vedova, con Daniele Priori e con gli amici di Gay Lib. In nome di quella grande maggioranza dei gay e delle lesbiche italiane che non ritengono che l’omosessualità sia una condizione di “opposizione” e naturaliter “di sinistra”. E anche o forse soprattutto in nome di quella maggioranza moderata e silenziosa (troppo silenziosa?) di elettori del centro-destra, che non pensano che l’omosessualità e, più ancora, le coppie gay siano un pericolo per l’ordine sociale e la moralità civile del Paese.
Andremo a Genova per tre ragioni che coincidono, sostanzialmente, con le richieste che la comunità omosessuale rivolge alle istituzioni politiche.
In primo luogo, perché pensiamo che la politica debba vigilare contro qualunque forma, diretta o indiretta, di razzismo antropologico. Quello per cui non sono i comportamenti, ma le persone stesse e la loro condizione di vita ad essere “sbagliate”. Quello per cui l’omosessualità è un male, che magari non è possibile imputare in termini di responsabilità, che comunque precipita chi ne è “affetto” in uno stato di irrimediabile minorità morale. L’idea che l’omosessualità sia una sorta di tara psichica, di devianza spirituale o di perversione sessuale dovrebbe, a nostro parere, divenire impronunciabile e vergognosa. Non proibita dal punto di vista giuridico (mai) ma interdetta dal punto di vista civile (sempre). Alle nostre latitudini l’omosessualità, per fortuna, non è più un tabù. Ma non è ancora, purtroppo, un tabù il pregiudizio anti-omosessuale. Ci piacerebbe che lo diventasse, come di fatto lo è diventato il pregiudizio misogino e ginofobico, che ha giustificato per secoli il ruolo subordinato delle donne nella famiglia e la loro sostanziale esclusione dalla vita civile, politica e sociale.
In secondo luogo saremo al Gay Pride perché pensiamo che la comunità omosessuale e i singoli omosessuali meritino di essere difesi, a viso aperto, e in modo esplicito, dalle angherie, dalle discriminazioni e dalle violenze che, nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro molti di loro continuano a subire in ragione della loro “natura”. La politica non può fare finta di non vedere che l’omosessualità è ancora una delle ragioni di “rischio sociale” più grave, uno dei motivi per cui si può essere più facilmente isolati, derisi o picchiati, una delle cause che ancora portano le persone all’auto-isolamento o ad una vita doppia e sommersa, “disintegrata” anche dal punto di vista psicologico. Il pregiudizio anti-omosessuale, come ogni pregiudizio, nasconde un fallimento educativo, non contrastato ma aggravato da una politica cattiva e corriva, incapace di fronteggiare il pregiudizio e tentata di compiacerlo e di servirsene.
In terzo luogo saremo a Genova perché pensiamo che, senza intaccare, neppure dal punto di vista simbolico, il favor familiae che discende dalle norme costituzionali, sia possibile regolamentare e riconoscere le unioni gay in modo che i partner possano organizzare responsabilmente la propria vita comune, tutelando i rispettivi diritti e interessi, sia reciprocamente, sia nei confronti di terzi (si legga su questo la chiarissima analisi di Marco Balboni). La proposta dei cosiddetti Didore rappresenta una base ragionevole di discussione e ci piacerebbe che la discussione proseguisse nel centro-destra in modo altrettanto ragionevole.

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