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Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi


- La vicenda della nomina di Umberto Veronesi alla guida dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare mostra quanto la sostanza, nelle politiche del governo (ma si potrebbe dire tranquillamente nella politica italiana tout court) si sia allontanata drammaticamente dalla forma e di quanto quest’ultima prenda inesorabilmente, in ogni occasione, il sopravvento sulla prima, lasciando solo spazio per diatribe ideologiche attorno ad un guscio vuoto.

Il dibattito sul ritorno al nucleare, la gestione politica di cui una strategia energetica di questa portata ha inevitabilmente bisogno, hanno lasciato spazio – in assenza di un ministro che di queste cose si possa occupare a tempo pieno – al tentativo strumentale della maggioranza di evidenziare le contraddizioni dell’opposizione, giochetto riuscito più che bene a giudicare dalla puerile reazione del segretario del PD all’ipotesi di nomina dell’oncologo alla guida dell’agenzia.

La nomina dell’ottimo Umberto Veronesi poteva e doveva essere una scelta autenticamente bipartisan, ispirata dall’idea di unire più che di dividere, e finalizzata all’obbiettivo di marginalizzare le posizioni più ideologicamente radicali, una nomina che doveva avere lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica della scelta nucleare, non di radicalizzare lo scontro politico. E se il PD ha torto da vendere, la maggioranza non ha ragione: senza una strategia politica e, forse, senza la reale intenzione di far seguire alle parole i fatti, cioè affrontare con serietà la questione nucleare, percorrendo una per una e in tempi certi tutte le tappe necessarie, a che pro avazanzare l’ipotesi Veronesi? Ecco che una buona candidatura è stata ridotta a bomba (nucleare, passeteci la battuta – ndr) lanciata nel campo avverso.

Da parte sua, Veronesi ha parlato e spiegato la sua posizione e paradossalmente sembra essere l’unico che in questa storia si è messo in gioco con serietà, rischiando di pagarne il prezzo politico più alto: la lettera che, insieme a tante personalità del mondo scientifico e accademico, ha inviato ai dirigenti del PD per invitarli a riconsiderare sotto una luce più realistica la questione nucleare ha avuto nel centrosinistra un effetto dirompente, più della stessa ipotesi di affidargli la guida dell’agenzia. Ha ispirato dubbi, ha incrinato certezze, e lo ha fatto dove più conta, tra gli elettori più che tra i dirigenti. Di fronte a tutto ciò un governo serio e giustamente riconoscente avrebbe potuto e dovuto, oltre che affidargli un titolo di prestigio, evitare di lasciare vacante per mesi la poltrona da cui dipende la gestione e l’operatività del dossier nucleare: la seggiola di ministro.

L’agenzia (che tra l’altro è di nomina governativa) senza un ministro serve a ben poco. Altrimenti ci si potrà continuare a beare dello spettacolo grottesco che su tutto ciò stanno dando i dirigenti del PD, ma lo si potrà fare da un pulpito dal quale è piuttosto difficile e rischioso mettersi a far la morale agli altri. Il governo potrebbe aver deciso che la montagna nucleare debba, come massimo risultato, partorire il topolino dell’imbarazzo di Bersani. A noi, e allo stesso Veronesi, potrebbe non restare altro da fare se non guardare impotenti come l’energia torni ad essere materia di scontro ideologico, scontro nel quale purtroppo già si intuisce chi saranno i vincitori e i vinti.

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Un nome migliore di Veronesi per far dialogare il PD sul nucleare? Non c’è


- Concedete a Libertiamo.it un pizzico di orgoglio: a novembre dell’scorso anno, con un articolo di Lucio Scudiero, siamo stati i primi a pronunciare pubblicamente il nome di Umberto Veronesi quale possibile presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Il sasso nello stagno, per la verità, era stato di quel malandrino di Carlo Stagnaro (su Chicago Blog), a cui non erano sfuggiti i pro dell’ipotesi Veronesi: Leggi tutto

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Sull’Agenzia per la sicurezza nucleare la maggioranza tira dritto, ma le riserve rimangono


- Ha fatto molto discutere la norma contenuta nel “decreto legge energia” che semplifica il quadro delle incompatibilità per la nomina dei membri dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare.  Il decreto legge prevede che, in sede di prima nomina, il presidente possa essere scelto anche tra i parlamentari o tra quanti ricoprono altri incarichi pubblici, e che ai quattro componenti designati dai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente sia consentito ricoprire altri uffici pubblici, purché non siano elettivi.

Una deroga che secondo molti costituisce il via libera alla nomina di Umberto Veronesi alla presidenza dell’Agenzia. Un nome, quello del professore, che circola da tempo e che risponde all’esigenza di rassicurare l’opinione pubblica e dare solidità ad un progetto di politica energetica di lungo periodo. Il senatore del PD, oncologo di fama internazionale, sembra il nome giusto per dare massima credibilità all’azione di un’autorità che avrà tra i tanti compiti quello di garantire la tutela della salute.

La scelta di un esponente dell’opposizione renderebbe poi il ritorno all’atomo qualcosa di diverso da una precaria avventura dell’attuale governo, una bandiera per la legislatura; ne farebbe piuttosto un progetto duraturo, necessariamente irreversibile, capace di radicarsi su un consenso politico trasversale. Tuttavia, la strada che porta alla nomina di Veronesi a capo dell’Agenzia non è affatto in discesa. Proprio sulla compatibilità della carica di presidente con quella di parlamentare ha sollevato aspre polemiche al Senato. In sede di conversione del decreto legge, la stessa Commissione Affari costituzionali ha proposto l’abrogazione dell’intero articolo sull’Agenzia. L’opposizione ha risposto con una pregiudiziale di costituzionalità respinta dall’assemblea.

La maggioranza ha ceduto cancellando le novità relative alla nomina dei componenti dell’Agenzia, per i quali rimane quindi il divieto di cumulo degli incarichi; non ha fatto alcun passo indietro, invece, sulla compatibilità della carica parlamentare con quella di presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Un compromesso che non pare soddisfi l’opposizione. L’obiezione rimane: l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare deve essere indipendente e super partes; la nomina di un eletto in Parlamento al suo vertice ne mina l’autonomia.

Il provvedimento passa ora alla Camera dove i margini di modifica del testo del decreto sono esigui, pena il sacrificio di porzioni di vacanza estiva. Il termine per la conversione in legge del decreto, infatti, è il 7 settembre e per il 6 agosto massimo si spera di chiudere il Parlamento per ferie. Ad ogni modo, il Governo non può che attendere il da farsi. L’Agenzia avrebbe dovuto essere operativa già da alcuni mesi, ma lo scontro consumatosi in Parlamento suggerisce una riflessione sull’opportunità di insistere su un nome forse non così gradito, come ci si poteva attendere.

Per altro, la permanenza dell’interim del Presidente del Consiglio al Ministero dello Sviluppo economico, se da un lato consente di superare gli attriti con il dicastero dell’Ambiente che hanno a lungo ostato alla composizione dell’autorità, dall’altro  priva il dicastero di via Veneto di un titolare effettivo, capace di iniziativa autonoma. Se l’opzione Veronesi si rivela mancare di convenienza politica, la scelta dovrebbe a quel punto cadere su una personalità di acclarate competenze, un tecnico che conosca il settore elettrico così come il mondo delle istituzioni con cui dovrà confrontarsi.

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Obama e il nucleare: le luci di una svolta, le ombre nei dettagli


- Per Barack Obama il nucleare è il futuro. In America i pregiudizi verso la tecnologia dell’atomo sono stati superati e tra i maggiori leader dei due schieramenti vi è convergenza nel riconoscere che l’energia nucleare è un’energia sicura ed “environmentally-friendly”.
I problemi legati ai rifiuti radioattivi non vengono trascurati, ma la volontà è quella di lavorare a soluzioni sempre più efficaci e condivise. L’idea è quella di costituire un panel guidato dal democratico Lee Hamilton e dall’ex consigliere repubblicano per la sicurezza nazionale Brent Scowcroft per individuare nuove strade da percorrere. Leggi tutto

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Via libera della Consulta al nucleare (nonostante le bufale in Rete). Ora tocca al Governo


- Una buona notizia: la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi di dieci regioni contro la delega conferita al Governo per dettare le nuove norme che spianano il ritorno al nucleare. La Consulta ha dichiarato le censure proposte in parte infondate, in parte inammissibili.
Ad esser contestata dalle regioni era la mancata previsione di un adeguato coinvolgimento delle stesse nel processo di normazione del settore e di autorizzazione degli impianti. Messa in salvo la delega, il contenzioso ora si sposta sulle norme emanate in attuazione della stessa e contenute nel decreto legislativo 31/10. Leggi tutto

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Il 22 giugno la Consulta si pronuncia sul nucleare: una svolta?


- Tra cinque giorni la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legge che riporta il nucleare in Italia.
Più precisamente, ad essere impugnata lo scorso autunno è stata la delega al Governo contenuta nella legge 99/09  di luglio. Le Regioni che hanno presentato il ricorso sono undici, ma di recente il Piemonte di Roberto Cota ha ritirato il proprio, spiegando che siano venuti meno i motivi del contendere.
La tesi sostenuta dalle Regioni ricorrenti verte, principalmente, sulla mancata previsione nella delega della necessità di un’intesa con le regioni e gli enti locali ai fini dell’autorizzazione degli impianti nucleari. Leggi tutto

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L’Onda Verde si è fermata oppure no? – AUDIO


 - Ad un anno dalla cosiddetta Rivoluzione Verde, l’Iran è in una situazione molto confusa, in base alla quale si spostano e si ridefiniscono gli equilibri geopolitici del mondo intero.
Le sanzioni approvate dal consiglio di sicurezza dell’ONU sono troppo leggere per poter essere considerate dalla Repubblica Islamica più che “un fazzoletto usato”, qualcosa da buttare nell’immondizia, secondo la definizione di Ahmadinejad.
Il movimento dell’Onda Verde, che si è sentito abbandonato dall’Occidente (più dall’Europa che dagli USA), sopravvive tra mille difficoltà, eterogeneo ma speranzoso, cercando di fare pressione per ottenere riforme in senso laico e democratico.

Queste sono alcune delle conclusioni raggiunte nell’ambito del dibattito “Iran: quali sanzioni a un anno dalla Rivoluzione Verde?”, organizzato da Libertiamo.it e dal quotidiano L’Opinione delle Libertà e moderato da Stefano Magni.

L’articolo dello stesso Magni, già linkato sopra e da lui ripreso nell’introdurre il dibattito, evidenzia come, se da un lato gli USA sono riusciti nello scopo di ottenere il voto favorevole di Russia e Cina, dall’altro, oltre ad aver incassato il “no” di Brasile e Turchia, non hanno prodotto misure convincenti per indurre chi governa l’Iran a cambiare politica estera, a rinunciare agli armamenti nucleari o almeno a rispettare maggiormente i diritti umani.

Carmelo Palma, direttore di Libertiamo.it, ha posto l’interessante questione del “realismo politico”, che in questo caso (come in altri) non può più consistere in una semplice politica di appeasement portata avanti per non guastare le relazioni commerciali, ma deve tener conto degli scenari geopolitici e delle minacce reali.
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Regno Unito: insidie ed opportunità dell’accordo di coalizione sull’energia


- L’energia promette di essere un difficile banco di prova per la tenuta della coalizione al governo del Regno Unito.
In particolare, l’opposizione al nucleare dei liberaldemocratici mal si combina con i progetti dei conservatori di ammodernamento e potenziamento del parco di produzione.
Il Governo ha deciso di avviare sul tema un dibattito aperto e trasparente. Si è chiusa giusto ieri la consultazione pubblica sul sito del Dipartimento dell’Energia e del Cambiamento Climatico. Per alcuni giorni i visitatori del sito hanno potuto esprimersi sul programma della coalizione in materia di energia. Leggi tutto

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Non sono sanzioni contro l’Iran, ma la sconfitta di Obama


- Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato le nuove sanzioni all’Iran. Ma quali? Il nuovo “pacchetto” di misure punitive, proposto dagli Usa e modificato nel corso dei mesi per attrarre il voto degli altri membri permanenti del Consiglio (comprese Russia e Cina) è considerato dai vertici americani “il più duro” sinora approvato per punire l’ambiguo programma nucleare iraniano. Ma molte delle sue misure più efficaci sono state eliminate nel corso del dibattito, e quello approvato rischia così di rimanere un provvedimento valido solo sulla carta. Leggi tutto

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Stoppata la ‘marea nera’ la soluzione al petrolio è nell’atomo


- E’ di ieri la notizia del successo dell’operazione “top kill” messa in campo dalla British Petroleum per arginare la fuoriuscita di greggio dalla piattaforma Deepwater Horizon, cominciata lo scorso 20 aprile al largo della Louisiana, nel Golfo del Messico. In mezzo ci sono 11 morti nell’esplosione, cinque settimane di “vomito nero”, l’equivalente di 1000 barili al giorno, 160 mila litri, due piscine olimpioniche, inarginabili, inesorabili nel loro incedere verso la devastazione dell’ecosistema locale e di un modello di sviluppo energetico sporco, insostenibile e già ai limiti dell’adeguatezza rispetto alla domanda mondiale.

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I suoi gli chiedono il nucleare, e Bersani si nasconde dietro un dito. Se questo è l’inizio…


- La notizia di una lettera, sottoscritta da ben 72 firmatari, pubblicata da “Il Riformista” e dal “Corriere della Sera” il giorno 11 maggio 2010 e inviata al segretario del PD Pierluigi Bersani ha avuto un risalto troppo limitato nel dibattito politico dei giorni scorsi. In essa si chiedeva al leader del principale partito d’opposizione un approccio nuovo e più pragmatico alla questione dell’energia nucleare, che il governo intende rilanciare in Italia mediante la costruzione di nuovi reattori.

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Energia e sussidi: i pensieri onesti di un rentier


Ecco il diario di due giorni di riflessioni, tra proposte di investimento e seminari scientifici

Mercoledì 28 aprile, ore 15,00

Mi è viene a trovare il rappresentante di una società specializzata nell’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Qui in campagna succede abbastanza spesso, negli ultimi tempi, e la proposta è più o meno simile ogni volta.

Per risparmiare 1200 euro l’anno di energia elettrica dovrei installare un impianto fotovoltaico da 6 kW, in grado di produrre 8000 kWh annui (sto copiando l’appunto che sintetizza il preventivo, spero di non fare troppa confusione tra chilowatt e chilowattora).

Comunque il costo dell’impianto, chiavi in mano, supera i 26.000 euro. Improponibile, ovviamente. Ovviamente, se lo Stato non mi corrispondesse un contributo per ogni kWh prodotto, sia nel caso che il kWh lo usi io, sia nel caso che se lo prenda Enel e lo immetta in rete. 36 centesimi, per l’esattezza, se il pannello lo metto a terra, che diventano 40 se lo metto sul tetto, fino a 44 centesimi in caso di pannello integrato nel tetto.

Facciamo due conti: 8000 per 40 centesimi (usiamo la cifra media) fa 3200 euro all’anno. Per vent’anni, 64.000, a cui va aggiunto il risparmio di 1200 euro in bolletta: 88.000 euro. Beh, niente male. Poi, dato che l’impianto è garantito 25 anni, e il contributo viene corrisposto per venti, gli ultimi 5 anni di vita garantita del pannello (“ma non si preoccupi, in realtà durano molto di più!”) mi permettono solo di risparmiare ulteriori 6000 euro. Un totale di 94.000 euro, quindi, di cui 64.000 pagati dai contribuenti, cioè da voi. Wow! Quasi quasi lo faccio… tanto voi non ve la prendete, anzi, ché è tutto per il bene del pianeta, come diceva l’elegante brochure dell’installatore, piena di prati verdi, soli gialli e cieli blu.

Giovedì 29 aprile, ore 17,30

Sono a Roma, per seguire il seminario di Libertiamo dal titolo “Sole e nucleare, energie non in alternativa”. Parla il professor Paolo Saraceno.
Passa tre quarti della lezione a illustrarci i rischi che sta correndo il nostro pianeta: CO2, gas serra, incremento della popolazione, sviluppo, clima. Il tutto condito dai dati dell’ IPCC, Intergovernmental Panel for Climate Changhes, quelli del climategate, per capirsi. Quelli di Al Gore. Potevo fare a meno, penso, di venire fin qua per sentire il solito catastrofista, ché di documentari di NatGeo ne vedo già abbastanza…

Eppure, quando si arriva alle conclusioni, la cosa si fa molto interessante. Il professore infatti è più chiaro e categorico che mai: l’unica fonte di energia che attualmente può sostituire i combustibili fossili è il nucleare. L’unica fonte che li può “potenzialmente” sostituire è il Sole. In futuro, però, e a condizione che si metta da parte il fotovoltaico attuale, che costa oggettivamente troppo, e si investa nella ricerca di tecnologie che sfruttino l’energia del Sole con un rapporto costi-benefici più vantaggioso.

Giovedì 29 aprile, ore 23,00

Dopo aver mangiato un boccone con Lucio e Piercamillo sono in macchina, di ritorno a casa. L’autostrada tra Roma e Orvieto è completamente libera, tranne qualche raro autotreno, e ho il tempo per riflettere un po’ su questi ultimi due giorni.

Il problema, a quanto sembra, non è tanto la scienza, catastrofismo, scetticismo e via discorrendo. Il problema è l’uso che la politica fa dei dati e delle evidenze scientifiche. La Germania, che sul solare è sempre citata come esempio virtuoso, ha caricato nel 2009 sulle spalle dei suoi contribuenti la bellezza di 10 miliardi di euro, per immettere in rete lo 0,3 percento della domanda energetica nazionale. Una quantità ridicola. Al tempo stesso, però, essendosi mossa in anticipo sugli altri paesi europei, ha creato a suon di sovvenzioni un’industria all’avanguardia nella produzione di celle fotovoltaiche, e oggi chiunque vuole mettere un pannello sul tetto, anche qui da noi, deve avvalersi della sua tecnologia. “E’ tutto materiale tedesco, di prima qualità, può star sicuro” diceva fiero il rappresentante mercoledì pomeriggio. E lo diceva anche il professor Saraceno: stiamo usando grandi risorse per finanziare l’industria tedesca, non per fare qualcosa di buono per il clima e per l’ambiente.

Ovvero, la politica ha usato i dati forniti dalla scienza e l’allarme che gli stessi dati hanno diffuso nell’opinione pubblica per sovvenzionare un comparto industriale sostanzialmente inutile (inutile per l’ambiente, almeno, se parliamo della ricaduta occupazionale è un’altra storia…). Anzi, se gli incentivi alla domanda, come è ovvio, hanno provocato un calo dei prezzi (“lo stesso impianto l’avrebbe pagato più di 30.000 euro qualche anno fa, lo sa?”) hanno al tempo stesso disincentivato la ricerca e l’innovazione: per quale motivo l’industria deve investire nell’innovazione se guadagna già abbastanza bene con la tecnologia attuale?

E a che punto sarebbe invece l’innovazione tecnologica se le risorse che oggi vengono disperse in incentivi, o parte di esse, fossero state destinate alla ricerca? E quanto risparmieremmo, tutti, in bolletta, senza il prelievo tariffario obbligatorio per il Conto Energia, da cui provengono gli incentivi?

A questo punto, però, sarebbe il caso che gli scienziati facessero sentire la loro voce, come tenta di fare il professor Saraceno. A cominciare da quelli dell’IPCC, la cui credibilità è stata già messa a dura prova dallo scandalo del climategate e dai sospetti che le evidenze da loro fornite servissero effettivamente da alibi per politiche economiche e industriali già disegnate.

Quanto ai miei pannelli, ci sto seriamente pensando. Sono un agricoltore, quindi sono abituato a vivere di contributi pubblici, e un pannello fotovoltaico di 45 metri quadri sul tetto di casa non farebbe che rafforzare la mia posizione di rentier sussidiato. Finché va bene a voi…

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Nucleare e ricerca sul solare: la ricetta di Saraceno per il futuro del Pianeta – AUDIO


Articolo già pubblicato su Generazione Italia di venerdì 30/04/2010

- Contrapporre le rinnovabili al nucleare e viceversa è un delitto d’ideologia, un peccato di miopia. L’aut aut su ciò che è complementare disegna il viatico migliore per l’inefficienza delle scelte. E nel caso dell’energia, trattandosi di scelte strategiche per il futuro del Paese e del Pianeta, questa contrapposizione oltre ad essere sterile è anche dannosa. Soprattutto se ci si pone la salvaguardia dell’ambiente come un obiettivo concreto, non dogmatico.

Ne abbiamo discusso giovedì  pomeriggio nell’ambito de “I seminari di Libertiamo”,  in un appuntamento dal titolo Sole e nucleare: energie non in alternativa, cui ha preso parte il professor Paolo Saraceno, dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario.

In uno scenario da global warming, dimostrato da accurate analisi scientifiche sulla composizione dei ghiacci antartici, e di esplosione demografica dei paesi in via di sviluppo (la Nigeria, ad esempio, aveva 30 milioni di abitanti nel 1950, oggi ne ha 130; andiamo verso un mondo con 10 miliardi di abitanti, nell’800 ce n’era uno soltanto), Saraceno ha avvertito: “ E’ necessario cambiare modello di sviluppo, o la Terra non ne avrà per tutti”. Né di energia, né di cibo. Cambiare il modello, dunque, ma non lo sviluppo, che tra l’altro è il più potente dei contraccettivi. Con buona pace dei declinisti, degli oppositori dello sviluppo permanente e di qualche caudillo sudamericano che predica il ritorno allo stato del buon selvaggio. Fandonie.

Che si fa quindi? L’imperativo è sostituire le fonti fossili (da esse oggi traiamo l’81% dell’energia mondiale), producendo tutta l’energia possibile con le rinnovabili, il resto con il nucleare. E largo spazio agli Ogm, nei cui confronti è stata montata la più antiscientifica delle campagne: “La verità biologica – spiega il professore – attesta che più un cibo è naturale più fa male. La verità storica che l’uomo, da quando coltiva, prima modifica e poi mangia le specie che ha modificato”

Sul fronte energetico è necessario un uso massiccio delle centrali nucleari. Il problema delle scorie non esiste, è uno spauracchio. La controindicazione, semmai, è un’altra. Ed è tutta di natura geopolitica. Perché una volta che hai rovesciato il modello di produzione energetica a favore delle centrali atomiche hai moltiplicato pure il pericolo d’uso dell’uranio a scopi non proprio pacifici. Nei paesi emergenti, dove massima è l’esigenza di energia, diffondere le centrali nucleari vuol dire accrescere il rischio che qualcuno tiri fuori l’uranio per costruirci la bomba, e in tempi di terrorismo globale l’argomento non è marginale. Ma l’India, per esempio, sta costruendo una centrale nucleare alimentata dal Torio che, a differenza dell’uranio, non è utilizzabile a scopi bellici. Avanguardie.

Quanto al sole, esso da solo fornisce già l’energia sufficiente a mantenere dieci pianeti come il nostro. L’energia prodotta al centro della terra è 1/2000 dell’energia solare incidente. Quella consumata dall’uomo è circa 1/6000. Il problema è che questa energia non sappiamo ancora catturarla. Le celle fotovoltaiche in circolazione non sono ancora in grado di farlo. E’ una follia sussidiarle. Stiamo arricchendo i tedeschi, che sul fotovoltaico hanno fondato un’industria nazionale. Con gli incentivi, quindi, si finanzia l’inefficienza e si rinuncia alla ricerca. E’ la ricerca la chiave d’accesso a un futuro sostenibile. Con i pannelli giusti basterà una centrale nel Sahara, nemmeno troppo grande, per rifornire di energia tutto il Pianeta.

Uno via l’altro, Saraceno, da scienziato, smonta i capisaldi del “fideismo verde”, tra i quali il risparmio energetico, che, spiega, “serve a poco”. Certo, esso è praticabile nei paesi ricchi, i quali ultimi però sono un nonnulla nell’oceano demografico del resto del mondo. Con quale coraggio, inoltre, possiamo pretendere dagli africani, o dagli asiatici, che risparmino energia? Lo fanno già, e per questo vivono in media 40 anni meno di noi. Queste persone cercano, giustamente, il benessere. Avere gli ospedali, le industrie, il frigo e l’acqua corrente, allunga la vita. Ma costa energia. E si torna daccapo.

Nucleare e solare sono la risposta, per lo meno la migliore che conosciamo oggi. Chi vi si oppone per ideologia  fa male al Pianeta e lo fa sulla pelle dei poveri.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

 
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Geopolitica putiniana – AUDIO


- Non ha destato allarme l’incontro semi-formale a Milano tra Berlusconi e Putin, ma gli accordi che rilanciano la cooperazione italo-russa sul fronte energetico sono stati segnalati dalla stampa internazionale come notizia degna di interesse.

L’agenzia moscovita Itar-Tass pubblica un resoconto del contenuto degli accordi sottoscritti dai due governi (protocolli di intesa controfirmati dal Ministro Gelmini e dal Vice ministro russo alla Istruzione e Ricerca Sergei Mazurenko), sottolineando poi la natura operativa della partnership tra Enel ed Inter Rao Ues per la costruzione del reattore termonucleare Ignitor presso la centrale russa di Kaliningrad. Leggi tutto

 
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