TAG "libertà"

Una sentenza non può essere un referendum, né su Google, né su Internet


- Novanta giorni a partire da ieri, durante i quali Oscar Magi, il giudice milanese del caso Google – Vivi Down, dovrà spiegare allo “spazio e al ciberspazio” le ragioni di una condanna che, vada come vada, è destinata a fare scuola e a dividere tanto il mondo reale quanto quello virtuale. Dovrà essere convincente, Magi, e impeccabile ed equilibrato nello spiegare perché David Drummond, George De Los Reyes e Peter Fleischer, dirigenti del colosso di Mountain View, meritano sei mesi di reclusione (pena sospesa per tutti). Perché l’infame caso dei bulli che picchiarono in “googlevisione” il coetaneo affetto da sindrome di Down ha mandato sub iudice non solo Google, e di sicuro non tanto la stupidità e il vuoto di senso che ha ispirato gli autori materiali del gesto, quanto l’architettura assiologica del web, fondata sulla neutralità dell’infrastruttura e sulla parità indiscriminata tra i contenuti, rilanciando, stavolta credo in maniera non più eludibile, la discussione su quale sia, se esiste, la dimensione ottimale dell’intervento statuale su internet.

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Riflessioni libertarie sul pluralismo


- Recentemente la Corte Suprema americana ha deciso che le persone giuridiche potranno finanziare senza limitazioni la politica. Da un lato si riconosce da alcune parti che questa decisione rischia di far degenerare la democrazia nel dominio delle lobby (cosa che è già largamente vera), dall’altro si ritiene, come Somin, che questa sia una vittoria della libertà di espressione.
La realtà è probabilmente più complessa, come riconosciuto dal professor Mario Rizzo sul suo blog, e spinge a porsi questioni di teoria politica che hanno ricevuto risposte molto diverse nel corso della Storia. Ad esempio, negli anni ’20 gli ordoliberali tedeschi, osservando la caduta della Repubblica di Weimar, si lamentarono del pluralismo sociale e della degenerazione dello Stato verso il corporativismo delle lobby e dei gruppi di pressione: questa idea è stata criticata da alcuni (come Megay) in quanto anti-pluralista. Leggi tutto

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Asilo politico negli USA per una famiglia di ‘homeschoolers’


- Una coppia di coniugi tedeschi, trasferitasi nel 2008 in Tenneessee per consentire ai propri figli di ricevere un’istruzione domestica sostitutiva della scuola dell’obbligo (il cosiddetto homeschooling è vietato in Germania), i cui programmi a giudizio degli interessati contrasterebbero con i valori della loro confessione cristiano-evangelica, ha ricevuto l’asilo politico negli Stati Uniti.
La decisione del giudice dell’immigrazione di Memphis, Lawrence Burman, è di quelle capaci di sollevare un vespaio di polemiche e critiche, in Germania e negli Stati Uniti. Leggi tutto

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Decreto Romani: libertà del web in pericolo?


- L’avvento di Internet ha rappresentato una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche e soprattutto da quello sociale e culturale.

La sua struttura a rete, la sua vocazione bottom-up, il suo carattere di immaterialità e di aterritorialità  sono stati degli elementi che in modo decisivo hanno fatto del web un’oasi di libertà in un mondo dove la politica pretende di regolare e di irregimentare tutto. Leggi tutto

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Riflessioni sparse sulla vicenda Google-Cina


- Cinque punti non esaustivi per inquadrare l’affascinante diatriba tra la multinazionale ed il governo cinese in una prospettiva più ampia:

1. Internet non è un “altrove” rispetto al mondo reale, non è una zona franca in cui l’intervento statale è sospeso. Al contrario, dopo qualche anno di “sbandamento” (dovuto in parte alla scarsa comprensione delle dinamiche del web), i governi hanno iniziato ad avere un atteggiamento viepiù invasivo. Mentre nei paesi più liberi l’intervento statale si è concentrato sostanzialmente sul fisco, sulla tutela della proprietà intellettuale e sulla diffusione di particolari contenuti (istigazione alla violenza, offese razziali, materiale pedopornografico, etc.), i governi autoritari – la Cina, ma anche l’Iran e tante altre realtà – puntano a condizionare la diffusione e lo sviluppo della rete presso l’opinione pubblica, piegando i contenuti diffusi alle proprie esigenze di regime. Per i sostenitori della libertà, si è ormai aperto un interessante fronte di scontro politico. Leggi tutto

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Caso Google-Cina: la Muraglia non cade, ma qualche crepa…


- Google annuncia la propria intenzione di eliminare i filtri con i quali vengono censurati i risultati su Google.cn, la versione cinese del motore di ricerca. E la Cina risponde censurando la notizia.
Due giorni fa Mountain View aveva scelto di pubblicare il comunicato del capo dell’ufficio legale, David Drummond, con il quale si annunciava la presa di posizione, sul blog della stessa Google.
Il blog non è accessibile dalla Cina, ma il problema pareva superato grazie all’iniziativa spontanea di numerosi siti e blog che avevano provveduto a tradurlo in cinese. In poche ore, però, “queste traduzioni sembrano state rimosse”, riporta Sky Canaves sul Wall Street Journal. Leggi tutto

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Tra politica e mercato, la sfida di Google alla censura cinese


- L’annuncio è di quelli clamorosi ed è riassunto nelle parole di David Drummond, capo dell’ufficio legale di Google: “Abbiamo deciso che non continueremo a censurare i nostri risultati su Google.cn (la versione cinese del motore di ricerca, ndr), e così nelle prossime settimane discuteremo con il governo cinese le basi su cui potremo far funzionare un motore di ricerca senza filtri in accordo con la legge, se possibile. Noi riconosciamo che questo potrebbe significare la chiusura di Google.cn e potenzialmente dei nostri uffici in Cina”.

La decisione della società californiana è la conseguenza di alcune scoperte inquietanti: a metà dicembre, dalla Cina qualcuno avrebbe lanciato un attacco all’infrastruttura aziendale rubando alcuni dati facenti parte della proprietà intellettuale della multinazionale di Mountain View; una ventina di grandi società operanti nel settore telematico, nella finanza, nella tecnologia, nella comunicazione, nel settore chimico avrebbero subito furti simili; cosa più grave, sempre dalla Cina, sarebbero arrivati tentativi di violazione delle caselle di posta Gmail di alcuni attivisti dei diritti umani. Leggi tutto

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Arrestato in Cina Zhao Lianhai, ‘reo’ di difendere la salute dei bambini


- Le agenzie internazionali hanno da poco diffuso la notizia della notifica dell’arresto in Cina di Zhao Lianhai, padre di un bambino ammalatosi dopo aver bevuto latte in polvere contaminato e creatore del sito “Home for the Kidney Stone Babies”, attraverso il quale l’uomo forniva informazioni e fondi ai genitori dei circa 50mila bambini cinesi gravemente intossicati dalla bevanda (contraffatta con un composto fortemente azotato per alternarne il contenuto proteico). Zhao era stato fermato 36 giorni fa nel distretto del Daxing, dove abita, ma solo ora la polizia ha provveduto a formalizzare il fermo. Leggi tutto

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La Rete non è un mondo diverso. Apriamo un profilo Facebook ad un 60enne


- La levata di scudi contro le proposte, avanzate dal ministro dell’Interno, di provvedere all’oscuramento dei siti Internet che veicolano contenuti tesi ad istigare alla violenza ha prodotto i suoi primi importanti risultati. A scanso di sorprese, da Maroni dovrebbe arrivare un provvedimento più moderato di quanto le prime dichiarazioni “a caldo” lasciassero intendere: anzitutto, si tratterà con buona probabilità di un disegno di legge d’iniziativa governativa e non di un decreto-legge (non si ravvede infatti l’urgenza costituzionalmente intesa ed è bene che sia il Parlamento a discutere di una questione che ha riflessi nel codice penale); secondo elemento, il provvedimento non dovrebbe prevedere nessun potere di oscuramento o censura per il Governo, ma solo “una norma che consenta alla magistratura – per usare le parole dello stesso Maroni – di rimuovere dal web le pagine in cui la magistratura stessa, e non il governo, ravvisi un reato ad esempio di apologia o di istigazione”. Leggi tutto

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Perchè noi liberali non siamo ‘di sinistra’ sui temi civili


- I liberali, con la loro coerente difesa delle libertà individuali in tutti gli ambiti della vita economica e sociale, tendono a sfuggire alle tradizionali categorie della politica ed a scombinare ordini concettuali scontati e preconfezionati. Proprio per questa ragione è abbastanza comune la tentazione di ricondurre il pensiero liberale a schemi più familiari e collaudati, operando le semplificazioni e le interpolazioni del caso. In questo senso di frequente si sente affermare che i liberali sono “di destra sui temi economici e di sinistra sui temi civili”. E’ opinione di chi scrive che questo sintetico assunto abbia arrecato negli anni notevoli danni ai liberali, generando spiacevoli equivoci e compromettendo la possibilità di comprendere le diverse implicazioni delle loro idee. E’ sbagliato pensare che i liberali debbano essere “di sinistra sui temi civili”, perché su questi argomenti – come su qualsiasi altra questione – i liberali sono per il diritto soggettivo alla scelta, cosa che è ben diversa dall’essere di sinistra. Alcune delle proposte liberali sui temi civili possono indubbiamente apparire “di sinistra”, nel senso che ci si può in linea di principio aspettare che siano condivise dalla sinistra politica, come alcune questioni che attengono alla sfera più intima (l’orientamento sessuale, le scelte riproduttive o l’eutanasia). Leggi tutto

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Schifani: ‘Facebook più pericoloso dei gruppi anni 70’. Si sbaglia, Presidente


- “Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni 70”. Pare non avere dubbi il Presidente del Senato, Renato Schifani, durante la cerimonia di auguri a Palazzo Giustiniani: “Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange“.

Le preoccupazioni del presidente del Senato riflettono una realtà che non esiste, banalmente perché Facebook non è ciò che Schifani pensa che sia. Facebook non è un “altrove” virtuale rispetto alla realtà, ciò che la gente scrive sul social network non è diverso – nel bene e nel male – da ciò che pensa e dice nei bar, nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro. Leggi tutto

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Nota di Facebook Inc.: no a violenza, sì a libertà di espressione


- “Su Facebook non è permesso pubblicare contenuti minacciosi, promuovere o incoraggiare atti violenti, contro chiunque e in qualunque luogo. Provvederemo a rimuovere qualunque contenuto di questo tenore, per cui ci sia richiesto un intervento.”
Così si apre la nota stampa rilasciata poche ore fa da Facebook.  “Abbiamo un team dedicato in Europa che parla italiano – continua il comunicato – e che sta esaminando con estrema attenzione tutte le richieste di intervento con contenuti relativi al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Risponderemo con tempestività, eventualmente cancellando ogni tipo di contenuto che minacci direttamente o supporti atti violenti contro persone. Siamo anche in contatto con le autorità italiane”. Leggi tutto

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Corte europea dei diritti umani: Libertà contrattuale (e religiosa) a rischio


- Rispetto alle reazioni che la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso ha provocato, verrebbe da dire che il problema dell’esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche non si porrebbe se le scuole non fossero pubbliche. Ma non vado oltre, per non violare la moratoria imposta da Libertiamo.it sul tema del crocifisso. Tanto più che, in poche righe, non è possibile dare conto di tutte le buone ragioni che inducono a pensare che il diritto sostanziale (dunque per tutti, non solo per i benestanti) all’istruzione potrebbe essere meglio garantito da un sistema scolastico basato sulla libera concorrenza piuttosto che da quella complessa burocrazia chiamato scuola pubblica. Ne riparleremo, magari, in un prossimo articolo, riprendendo i saggi di Einaudi e Valitutti che hanno sostenuto, con molta più autorevolezza di chi scrive, la libertà della scuola dallo Stato. Leggi tutto

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Vittime del Muro, cronache da Wikipedia


Tre storie, quattro giovani vite spezzate, mille ragioni per non dimenticare mai, il solo fragile e indispensabile valore politico: la libertà.

Peter Fechter (Berlino, 14 gennaio 1944 – Berlino, 17 agosto 1962). Leggi tutto

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