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Agosto con Liberilibri/4 Lo Stato e la crisi della ‘moneta cattiva’


- Nel 2007 siamo entrati in una nuova, profonda crisi economica da cui – ci dicono gli analisti e le banche centrali proprio in questi giorni – ancora non riusciamo a risollevarci. La ripresa è più lenta di prima, sempre che ripresa non sia un eufemismo per nascondere il tragico dato che siamo ancora impantanati.

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Agosto con Liberilibri/1 – Riflessione liberale sull’autonomia della magistratura


- Per il mese di agosto, ogni martedì la Liberilibri offre ai lettori di Libertiamo.it estratti dei suoi libri e riflessioni squisitamente liberali. Questa settimana, il tema dell’autonomia della magistratura.

- La questione della giustizia politica e dell’autonomia come autocrazia della magistratura italiana non ha mai smesso di essere al centro dell’attenzione dai tempi di Mani Pulite.
Tra chi ritiene che, in nome e col pretesto della propria autonomia, magistrati faziosi determinano le vicende politiche e economiche del paese e chi invece difende il loro operato contro ogni accusa di politicizzazione o anche solo di protagonismo, i cittadini restano al solito disorientati, certi che in magistratura ci sono dichiarate correnti politiche ma rassicurati d’altro canto dal fatto che, nonostante ciò, i magistrati e il Csm lavorano imparzialmente e indipendentemente da ogni pressione.

Il problema, in realtà, a prescindere dalla buona o mala fede dei giudici, dai loro errori o dalla loro rettitudine, risiede in gran parte nelle stesse regole del sistema democratico in merito al reclutamento degli organi di controllo della magistratura e all’assenza di qualsiasi check and balance sul loro operato: un vero vulnus alla sicurezza di ogni cittadino, a prescindere dai casi Andreotti, Berlusconi, Mastella. La magistratura inquirente è legittimata dal nostro ordinamento a detenere una sorta di ius vitae ac necis su ogni cittadino.

Se si vuole davvero garantire la depoliticizzazione di organi il cui requisito primo deve essere l’imparzialità, tagliando le gambe a ipotesi di politicizzazione anche solo paventate, basterebbe reintrodurre l’antichissimo metodo dell’estrazione a sorte per la formazione dell’organo di controllo della magistratura, il Csm.

Il metodo stocastico non è solo anticaglia greca. Ancora oggi, i progetti di legge non governativi in Regno Unito e Stati Uniti sono messi all’ordine del giorno per sorteggio. E pure nel nostro ordinamento, per garantire l’imparzialità delle commissioni giudicatrici nei concorsi universitari, si vuole tornare a questo metodo per sceglierne i componenti.
È il metodo più giusto perché il più imparziale, e ce lo ricordano tre brani estratti da tre libri della Liberilibri, due dedicati al Csm, il terzo, provocatoriamente, contenente una riflessione sulla giustizia della sorte rispetto a quella della ragione.

«La riforma deve essere incentivata nel rafforzamento massimo delle garanzie di indipendenza dei singoli giudici, che come organi singoli e non come corpo sono investiti dalla Costituzione della funzione giurisdizionale: e questo anche sotto il profilo di una tipizzazione legislativa degli illeciti disciplinari dei magistrati, al fine di sottrarli all’arbitrio della determinazione caso per caso da parte del Consiglio superiore della magistratura di ciò che sia “lecito” e di ciò che sia “illecito”, e quindi mediante la creazione di una vera e propria giurisdizione disciplinare distinta dal Csm, imparziale e non dominata quindi dalla logica del baratto tra le correnti, eventualmente attribuita ad un organo eletto ad hoc da magistrati e Parlamento o, ancor meglio, costituito mediante estrazione a sorte.
Il metodo di scelta di alcune delicate cariche pubbliche mediante estrazione a sorte, antichissimo e familiare a grandi democrazie come quella greca e come la Repubblica di Venezia (vedi ad esempio l’ufficio degli eliasti, dei buleuti, degli arconti, degli eutynoi), è forse l’unico capace di scongiurare la piaga della politicizzazione del magistrato e quindi della parzialità del giudizio» (Francesco Cossiga, Discorso sulla giustizia, 2003 – pagine 113-114).

«L’attuale ruolo di organo di governo dell’ordine giudiziario non è stato assunto dal Csm in base alle norme scritte relative alle sue competenze funzionali, ma per la valenza politica connessa alla scelta elettorale della rappresentanza dei magistrati. La politicizzazione del Csm può quindi essere evitata solo dalla selezione stocastica, e cioè per estrazione a sòrte dei suoi componenti. In quanto garantistica e depoliticizzatrice, la riforma in senso stocastico del procedimento selettivo della componente magistratuale nel Csm dovrebbe essere attuata anche a costo di un intervento di modifica dell’art. 104 della Costituzione, che sarebbe necessario se una selezione per sorteggio non fosse considerata di natura elettiva» (Giancarlo Bagarotto, Tenera è la legge, 2002 – pagine 154-155).

Carlo Nordio, nella sua postfazione a Crainquebille, ricorda un episodio del Gargantua di Rabelais in cui il giudice Bridoye svela di usare i dadi per decidere i casi sottoposti al suo giudizio. Pantagruel, dovendo giudicare sull’operato del giudice, lo giustifica comprendendo che il ragionamento giuridico non è maggior garanzia di una tirata di dadi. Commentando il brano, Nordio conclude:

«Niente gioco dunque nei dadi di Bridoye. Soltanto una rassegnata consapevolezza dei limiti della nostra ragione, e dell’ampiezza dei nostri pregiudizi. Si tira la moneta non per divertimento, ma per calcolo: v’è almeno una probabilità su due di decidere giustamente. E non è una percentuale da poco.» (Anatole France, Crainquebille, 2002)

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L’invidia e la società. Un saggio sulla ‘nuova’ categoria politica


- Quello dell’invidia è un tema di per sé fastidioso, e dunque spesso taciuto.
Eppure, il comportamento umano, non escluso l’agire politico, è motivato tanto dall’invidia, o fa leva su di essa, quanto da altri sentimenti apparentemente più nobili, come la solidarietà, l’amore per la libertà, la ricerca della felicità individuale e collettiva.
Pubblichiamo alcuni stralci illuminanti sul punto de L’invidia e la società di Helmut Schoeck. Pur essendo stato scritto quasi cinquant’anni fa, resta tuttora, nella storia delle ricerche politico-sociologiche, il più completo e profondo studio mai realizzato in materia.
Tradotto dal tedesco all’italiano per la prima volta dalla Rusconi nel 1974 ma rapidamente insabbiato dagli intellettuali italiani per affrontare un argomento-tabù, è stato ripubblicato dalla Liberilibri con una prefazione di Quirino Principe.

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Einaudi ci spiega perchè tutti divennero dottori


- Estratto da L. Einaudi, “Per l’abolizione del valore legale del titolo di studio”, in Scuola e Libertà (1955), ora ripubblicato in G. Desiderio (a cura di), La libertà della scuola, scritti di Luigi Einaudi e Salvatore Valitutti, Liberilibri 2009

[…] Il mito del “valore legale” del diploma scolastico è davvero insostituibile? Un qualunque mito è accettato se e finché nessun altro mito è reputato per consenso generale più vantaggioso. Il giorno in cui si riconobbe che il metodo del rompere la testa agli avversari politici era caduto in discredito – ma era durato a lungo, per secoli e per millenni – e si accettò la tesi del contare le teste invece di romperle; l’accettazione non si basò su un ragionamento. […] Leggi tutto

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Thornton spiega e smonta l’economia della proibizione


- Esaminare gli effetti della legislazione proibizionista sulla società e sull’economia, calcolare concretamente l’ammontare dei costi individuali e collettivi conseguenti alla politica dei divieti di consumo di sostanze alcoliche e stupefacenti negli USA è il compito che Mark Thornton si è assunto scrivendo L’economia della proibizione.
Ed effettivamente Thornton, docente di economia alla Auburn University e militante del partito libertario americano, con questo libro pubblicato in prima edizione nel 1991 e ora tradotto in italiano dalla Liberilibri (l’Autore scrive che vederlo “tradotto in italiano è il miglior riconoscimento che un autore possa avere”!), fornisce l’analisi forse più penetrante mai condotta sinora sull’argomento. Leggi tutto

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