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Berlusconi e Tremonti: sulle tasse, indietro tutta. Il ‘94 è lontano anni luce


- Ora che ci siamo lasciati alle spalle (molto più rapidamente che in passato) l’ennesima suggestione di una riduzione della pressione fiscale, è opportuno compiere alcune riflessioni su questo tema carsico, che ipnotizza gli italiani da ormai oltre un quindicennio. Il dato ormai acquisito è che questa maggioranza di centrodestra non ha il “coraggio” per procedere alle riforme di cui il paese necessita, preferendo di gran lunga la gestione di una quotidianità fatta di interventi al margine, come quello assolutamente necessitato (nel breve termine) dell’estensione della cassa integrazione, presentati come epocali e determinanti per la sopravvivenza del paese.

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Perché Brunetta ha (in parte) ragione


- Dell’intervista di Renato Brunetta a Fausto Carioti è rimasto l’abituale frastuono delle ondate di sdegno, questa volta contro l’affermazione del ministro riguardo l’articolo 1 della Costituzione. A noi non è chiaro perché la frase “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” non significhi nulla. Il significato resta, una volta attualizzato nel senso di sfrondarlo della connotazione classista che poteva originariamente avere. “Lavoro” è quello dei dipendenti, degli autonomi, dei professionisti, degli imprenditori. L’articolo 1 è, o dovrebbe essere, una sorta di “vetrina” della Carta.

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Dal mercato del lavoro cattive notizie. Sbagliato minimizzare


- La rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro, pubblicata dall’Istat lo scorso 17 dicembre, ha evidenziato che nel terzo trimestre il numero di occupati si è ridotto su base annua di 508.000 unità, il 2,2 per cento, con un calo destagionalizzato dello 0,5 per cento sul secondo trimestre. In occasione della pubblicazione dei dati trimestrali, Istat ha rivisto anche la stima mensile del dato di disoccupazione, portandola dall’8 all’8,2 per cento. Come spesso accade ad ogni pubblicazione di questo dato, abbiamo assistito all’abituale rincorsa alla dichiarazione da parte di ministri ed esponenti della maggioranza, per i quali il tasso di disoccupazione italiano sarebbe conferma della migliore condizione della nostra economia rispetto a quella dei paesi con i quali ci confrontiamo. Una lettura più attenta del comunicato Istat, oltre che della serie storica relativa alle forze di lavoro avrebbe evitato manifestazioni di autocompiacimento che sono in larga misura fuori luogo.

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Dopo la crisi: per la sostenibilità fiscale serviranno comunque più tasse?


- Mercoledì il governo irlandese ha presentato la manovra di bilancio per il 2010 del paese europeo finora più colpito dalla crisi finanziaria globale. E’ utile analizzare da vicino gli interventi previsti dal governo di Dublino perché il prossimo anno si presenta come particolarmente impegnativo per i governi, che dovranno tentare di recuperare un sentiero di disciplina fiscale in un contesto di crescita economica che, pur se in ripresa, non appare particolarmente vigorosa, e renderà quindi tutto più difficile.

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Senza riforme, il rigore è la corda a cui impiccarsi. Berlusconi batta un colpo


- E così, ieri abbiamo appreso che in Finanziaria non ci saranno tagli all’Irpef né all’Irap. Né ci sarà l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, neppure nella forma gradualista, cioè limitata ai nuovi contratti. La vulgata mediatica dirà che hanno vinto i “rigoristi” sugli “sviluppisti”, e questa immagine è perfetta per un paese che si ostina a non fare i compiti a casa, preferendo copiare dal compagno di banco. Le cose stanno in termini diversi. Leggi tutto

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Professione forense: il Pdl abbandoni la riforma dei mandarini e punti alla meritocrazia


- Dopo la sua dichiarazione di contrarietà alla controriforma della professione forense in discussione al Senato, Benedetto Della Vedova ha ricevuto diversi messaggi di ringraziamento ed incoraggiamento. Email, messaggi Facebook, sms. Qualche crepa, nella granitica operazione anti-liberalizzatoria condotta dalla lobby degli avvocati, inizia ad aprirsi: l’opinione pubblica si sta accorgendo del valore negativo della proposta in discussione. Tra le tante lettere indirizzate a Della Vedova, ne scegliamo una, che ci pare particolarmente significativa:

Gentile onorevole, la volevo ringraziare per l’intervento contro la riforma forense in via di approvazione. Sono un giovane praticante avvocato da sempre sostenitore del PDL, convinto che l’unico partito in cui noi giovani potessimo sperare di avere un futuro stabile fosse quello fondato dal premier Berlusconi; evidentemente non è così… sono molto amareggiato… credevo nel PDL…
Distinti saluti
F.C.

Le parole di questo aspirante avvocato dovrebbero rappresentare un campanello per il Popolo della Libertà. C’è una quota importante di elettori che preferisce la posizione di Catricalà a quella di Mugnai: l’appello alla difesa del merito, della concorrenza e delle opportunità del presidente dell’Antitrust tocca le corde dei liberali e moderati, mentre il lavoro carbonaro e azzeccarbugliaio del senatore del Pdl e di tanti suoi colleghi di questo o quel partito, sostenuti direttamente dai mandarini del Consiglio Nazionale Forense, è lontano anni luce dalla loro visione del mondo.

Si parva licet, Libertiamo si oppone da mesi alla riforma mandarina della professione forense. Si gridava tra sordi, si convocano in assemblea gli iscritti del gruppo Facebook “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare…”, si presentava una proposta di legge di liberalizzazione delle professioni, per dire che di questo avrebbe avuto bisogno il Paese: un consolidamento del percorso timidamente intrapreso da Bersani (avete capito chi?) e non certo un dietrofront. Se il Pdl vuole essere ancora il partito per cui F.C. e tanti altri hanno votato, lasci perdere i mandarini.

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Professioni: così si arrestano le liberalizzazioni


- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente di Libertiamo:

“Il processo di liberalizzazione dell’economia, che il Governo ha meritoriamente ripreso con la riforma dei servizi pubblici locali, rischia ora di subire un pericoloso segnale di arresto.

La proposta di riforma della professione forense in discussione al Senato elimina gli spazi di apertura del mercato, reintroducendo le tariffe minime obbligatorie, alzando incomprensibili barriere all’ingresso dei giovani nella professione e prevedendo un inaccettabile monopolio sulle consulenze legali a favore dei soli iscritti all’Ordine. Leggi tutto

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Sull’acqua una buona riforma, ma una pessima opposizione


- Sulla riforma del servizio idrico si è sviluppato nei giorni scorsi un dibattito strumentale ideologico, di quelli che galvanizzano la sinistra italiana. Tra un “Marx l’aveva predetto” ed un appello contro “la svendita dell’acqua alle multinazionali”, l’opposizione ha inquinato un dibattito che avrebbe potuto e dovuto prendere una piega molto diversa, soprattutto se consideriamo che il neo-leader del Pd è inequivocabilmente considerato quello delle liberalizzazioni. Durante la campagna elettorale per la segreteria, d’altro canto, Bersani aveva confermato il suo favore per una riforma del settore idrico che aprisse le porte alla concorrenza: perché in questi giorni si è tenuto fuori dalla discussione e ha permesso ai peggiori spiriti del suo partito di prendere il sopravvento? Leggi tutto

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Fisco, crescita e riforme: l’effetto annuncio non basta più


- L’azione governativa in politica economica sembra purtroppo essere caratterizzata da una costante: gli annunci i cui effetti si sciolgono rapidamente, come neve al sole della realtà. E dietro a questi annunci si materializza il mulinare impazzito dei media, che rilanciano ossessivamente il proclama di turno, senza porsi il problema di analizzare cause ed effetti. A ruota di questo ormai collaudato schema si schierano buone ultime quelle frange di opinione pubblica che hanno deciso di proseguire la contrapposizione ormai stucchevole tra tifoserie.

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Le liberalizzazioni, dal lenzuolo al cuscino?


- Nella scorsa legislatura mi sono ritrovato più volte a criticare, per la loro eccessiva timidezza, le cosiddette “lenzuolate” di piccole liberalizzazioni condotte dal Ministro Bersani, che in vari casi richiamavano più la metafora del cuscino che quella del lenzuolo. Temo però che, pur in presenza di un Governo guidato da chi più volte ha promesso la “rivoluzione  liberale”, siamo passati, per quanto riguarda la politica delle liberalizzazioni, dalla timidezza ad una sorta di “autismo”. Leggi tutto

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Liberalizzare per liberare il potenziale del paese


- Questo pezzo esce in contemporanea su Libertiamo.it e Ffwebmagazine.it -

Da qualche tempo si susseguono segnali contraddittori sulla evoluzione della crisi economica globale. Vi sono infatti segni di rallentamento nella velocità di caduta dei livelli di attività, e i modelli econometrici segnalano per l’autunno la stabilizzazione della congiuntura. Paesi come la Cina mostrano un recupero apparentemente vibrante, almeno a leggere i dati di Pil pubblicati dall’istituto statistico nazionale, ammesso che si tratti di dati veritieri e metodologicamente robusti. Leggi tutto

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Professioni: Della Vedova, non tornare indietro e liberalizzare


- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

E’ stata presentata ieri, in un convegno promosso da “Libertiamo”, la proposta di legge di liberalizzazione delle professioni. L’iniziativa è partita dal facebook, da un gruppo di persone riunite intorno allo slogan “Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”, e rappresenta il primo contributo concreto, nell’ambito di un più generale disegno di riforma del mercato del lavoro italiano. Leggi tutto

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Sciogliamo le catene alle professionalità


- da www.ffwebmagazine.it -

Non è un caso che la prima proposta di legge “made in Facebook” riguardi la riforma delle professioni regolamentate. È stato naturale che da una discussione del tutto “disintermediata” e aperta nello spazio virtuale di un gruppo FB (“Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare”) uscisse una proposta radicalmente alternativa a quelle che rubricano alla voce “liberalizzazioni” misure tese a rafforzare l’intermediazione degli Ordini sull’accesso al sistema delle professioni. È stato altrettanto naturale per Libertiamo promuoverne la diffusione e costruirvi intorno un pacchetto di mischia parlamentare. Non è neppure strano che ad adottare la proposta di legge sia stato un gruppo di deputati del Pdl (Della Vedova, Cazzola, Martino, Moles, Golfo e Raisi), sebbene l’orientamento ufficiale della coalizione di centrodestra (come, mutatis mutandis, quello prevalente nel Pd) sembri ormai quello di dichiarare la resa al sistema degli Ordini professionali e di riconoscere a essi la dignità di intangibili Sancta sanctorum. All’interno del Popolo della libertà  rimane viva la sensibilità per una liberalizzazione privata degli elementi più o meno simbolicamente “ritorsivi” di cui era stata caricata nella stagione del centrosinistra (con un certo senso di odio di classe), ma ancorata, nello spirito e nella lettera, all’esigenza di ripristinare logiche di mercato (sull’accesso, sulla selezione, sulle tariffe, sulla pubblicità) in un sistema che oggi si vanta, in nome della natura semi-sacramentale della professione, di rifuggire da logiche “mercantili”.

È comprensibile che un paese che ha storicamente legato e delegato alla disciplina degli Ordini compiti di vigilanza sull’attività, sulla correttezza e sulla reputazione dei professionisti guardi con apprensione a una riforma che, in apparenza, sostituisce la de-regolamentazione all’auto-regolamentazione. Ma non è onesto tacere delle derive corporative di questo “schema” e delle conseguenze che esso ha comportato all’interno e all’esterno del sistema delle professioni. Una cosa è dichiarare una guerra ideologica, inutile e astratta agli ordini professionali: altra cosa è accettarne e ulteriormente promuoverne l’assoluta autoreferenzialità. Il problema della liberalizzazione delle professioni – sarebbe bene ricordarlo – non è solo di equità, ma è anche di efficienza. Il sistema ordinistico, così come si è andato consolidando, istituisce sul lato dell’offerta una robusta barriera all’accesso e comporta, per le sue dinamiche anticoncorrenziali, delle ricadute pesanti sul versante della domanda. I costi della compliance fiscale per un’impresa, o quella sorta di sovrapprezzo che una famiglia sopporta per acquistare un immobile non sono questioni che riguardino solo i commercialisti e i notai. E non vanno trattate, discusse e decise solo con loro, come invece normalmente si fa.

A dare eloquente testimonianza di questo clima è sufficiente il disegno di legge di riforma della professione forense in discussione al Senato, che disciplina l’accesso all’attività e il suo esercizio in modo tale da trasformare il Consiglio nazionale forense in una sorta di “cartello” istituzionale, che anziché finire sotto la scure dell’Autorità per la concorrenza (come succederebbe in un paese normale), avrebbe un legittimo potere di blocco sul mercato della professione. Vediamo più nel dettaglio la proposta di liberalizzazione, che non si prefigge alcun fine eversivo, ma cerca al contrario di “normalizzare” l’esercizio dei servizi professionali in Italia, consentendo ciò che in un paese ad economia avanzata non dovrebbe mai essere messo in discussione: la pubblicità dell’attività professionale sui quotidiani nazionali, sulle emittenti radiotelevisive, su internet (in teoria permessa dalla legge Bersani, ma poi considerata poco “decorosa” e quindi scoraggiata a suon di provvedimenti disciplinari da alcuni Ordini professionali); la costituzione di società professionali di capitali, favorendo l’alleanza tra professionisti e soci di mero investimento; la compatibilità dell’attività di avvocato o commercialista con quella di giornalista e con l’attività commerciale; la possibilità per le società interprofessionali di assistere e rappresentare in giudizio i clienti, attraverso un proprio socio o dipendente abilitato a farlo.

Sull’annosa questione delle tariffe occorre mettere un punto fermo ai tentativi degli Ordini, pasticciati e un po’ bizantini, di vanificare le disposizioni della legge Bersani, che aveva vietato l’obbligatorietà degli schemi tariffari. La proposta di legge ritorna alla versione originaria del cosiddetto decreto Bersani, vietando non già l’obbligatorietà delle tariffe ma la loro stessa fissazione. Durante la conversione del decreto si era già provveduto, prima ancora di fare la legge, a trovare l’inganno e a vietare non già le tariffe, ma la loro obbligatorietà, consentendo ad esempio all’Ordine degli avvocati di continuare a fissarle e a considerare indecorosi e quindi inapplicabili per gli iscritti quegli onorari non in linea con gli schemi tariffari. In più, seguendo un’esplicita indicazione dell’Antitrust, nella proposta di riforma si stabilisce una norma d’interpretazione autentica dell’articolo 2233 del Codice Civile (“la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”), precisando che la disposizione in questione si limita a disciplinare rapporti di tipo privatistico tra le parti di un contratto e non attribuisce alcun potere agli Ordini in termini di verifica della corrispondenza del compenso richiesto al decoro della professione e all’importanza dell’opera.

Infine, con un esplicito riferimento ai giovani, sono previste due misure: con la prima si elimina il regime dei minimi contributivi previdenziali per i professionisti, problema assai sentito dai più giovani che – appena entrati nel mercato del lavoro professionale – sono spesso costretti a pagare cifre considerevoli alle Casse, magari senza avere ancora guadagnato alcunché; con la seconda si dà facoltà agli studenti universitari di svolgere già durante il corso di studi il periodo di praticantato obbligatorio, propedeutico all’abilitazione professionale. Questa, in pillole, la proposta. Come quasi tutte le riforme “strutturali” – capaci cioè di incidere nel lungo periodo sui tassi di crescita e sulla competitività del paese – anche quella delle professioni coinvolge interessi consolidati e politicamente influenti e obbliga a una intelligente prudenza. Che però non significa star fermi, ma capire quando è il momento di muoversi.

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Liberalizzare le professioni, impresa da Gulliver


- IN ALLEGATO, ILLUSTRAZIONE E ARTICOLATO DEL PROGETTO DI LEGGE – Alcuni ragazzotti, spalleggiati da qualche deputato naive, redigono una proposta di legge sulla liberalizzazione (e sull’ammodernamento) delle professioni, la depositano grazie ai deputati alla Camera dei Deputati e puntano ad aprire un dibattito – anzi, diciamola tutta, uno scontro – interno alla maggioranza di governo, sperando che il maggior partito di opposizione scelga finalmente di fare il suo mestiere. Il tutto mentre al Senato si discute e si approva un testo corporativo e illiberale su una delle più importanti professioni, quella forense. Leggi tutto

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Inserito in Capitale umano, Comunicati, Economia e mercatoCommenti (6)


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