TAG "iran"

Iran: prove generali (involontarie) di regime change?


- Ha sollevato parecchio clamore la notizia, diffusa ieri, che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad aveva subito un attentato.
Col passare delle ore, l’allarme si è ridimensionato: è stato chiarito pressoché immediatamente che Ahmadinejad era incolume, poco dopo il sito iraniano che aveva pubblicato per primo la notizia l’ha cancellata, e mentre scriviamo non è più sicuro nemmeno che l’attentato ci sia effettivamente stato.
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Obama sponsorizza la Turchia, ma Ankara guarda richiosamente a est


- Un tema caro a tutte le amministrazioni americane: la Turchia in Europa. Nella sua lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera la settimana scorsa, il presidente statunitense Barack Obama ci è tornato sopra. Come Bush prima di lui e come Clinton prima di Bush, anche Obama mira all’integrazione dell’alleato Nato nella struttura dell’Ue. E questo un po’ per motivi di consolidamento della posizione geopolitica americana (la sovrapposizione sempre più perfetta fra Ue e Nato permette inevitabilmente un maggior peso di Washington in Europa), un po’ per una visione strategica di lungo termine, secondo cui la Turchia è un avamposto occidentale in Asia. Leggi tutto

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“About Elly” di Asghar Farhadi: anche gli Iraniani fanno il gioco dei mimi


I film iraniani, i film cinesi, i film marocchini, i film tunisini!
Circola ancora un luogo comune per il quale occuparsi di queste cinematografie, cosiddette minori, sia una forma di snobismo culturale, una raffinatezza un po’ pretenziosa.

Io spero che non la pensiate così. Non è un caso che le cinematografie che ho citato appartengano a paesi non democratici, dove girare dei film che raccontino la società almeno un po’ realisticamente comporta per i registi molte difficoltà e seri rischi personali. (Se ne è avuta recentemente una dimostrazione patente proprio in Iran, dove è finito in carcere un cineasta di fama internazionale, Jafar Panahi).

D’altra parte, è proprio in quei paesi, forse, che si avverte con più forza l’urgenza di raccontare al mondo ciò che vi succede davvero, attraverso un linguaggio efficace e comprensibile a tutti come quello del cinema. E tale urgenza, unita alla fantasia – necessaria per dire ciò che si vuole eludendo le censure dei diversi regimi – produce a volte film incisivi, sottili e originali.

Questo preambolo, forse ovvio, mi è suggerito proprio da un film iraniano, approdato sugli schermi italiani in questi giorni, dopo aver vinto l’Orso d’Argento al festival di Berlino per la migliore regia. E’ uscito con un titolo inglese, “About Elly”, e lo ha diretto Asghar Farhadi.

Nella lunga parte introduttiva del film, non c’è in apparenza nulla di urgente e di drammatico. Viene descritta una gita sul mar Caspio di un gruppo di uomini e di donne di Teheran, composto perlopiù di coppie sposate, insieme ai loro bambini. E’, all’inizio, una cronaca di vita quotidiana “normale”.
Ora, se abitualmente in un film ciò che è normale è ritenuto banale e noioso, e dunque è drasticamente sintetizzato, l’autore di “About Elly” sembra invece eccezionalmente interessato alla normalità: si diffonde dunque in una cronaca accurata, ineccepibile, compiaciuta, di una gita al mare in un primo tempo simile a tante altre. Per esempio, i personaggi passano una serata facendo il gioco dei mimi (e cioè, come si sa, mimando le parole che compongono il titolo di un film o di un programma televisivo). Ebbene, senza che questo gioco abbia sensibili risvolti narrativi, egli riprende per intero le perfomances di tre o quattro giocatori.

Questo interesse per la normalità non è senza ragione. Se il film è rivolto a un pubblico occidentale, vuol forse dire: “Abitiamo tanto distanti da voi, ci conoscete soltanto attraverso le cronache drammatiche dei telegiornali, le nostre donne hanno i capelli coperti da un foulard, ma vedete? Siamo più simili a voi di quanto potevate immaginare”.

Ma c’è anche un’altra spiegazione. La normalità serena e conviviale che racconta “About Elly” è più un’aspirazione che una realtà effettiva. E ai film, si sa, piace dare corpo ai desideri. Che quella serenità sia molto precaria lo dimostra il seguito del racconto.
Il buon umore della brigata è rovinato da una disgrazia fatale. Uno dei bambini rischia di annegare nel mare mosso. Una donna si getta in acqua per salvarlo. Il bambino sopravvive, ma la donna muore.

E’ una disgrazia fatale perché la colpa non si può certo imputare al regime di Teheran. Ma intorno alla donna scomparsa, tra il gruppo dei villeggianti, si avvia una piccola inchiesta: chi era davvero?
Balza così in primo piano un dato al quale in un primo tempo non avevamo fatto forse troppo caso. Il gruppo, è vero, è formato quasi per intero da coppie sposate; ma c’è anche un uomo, emigrato in Germania, che ha divorziato. E c’è una donna nubile: Elly, appunto, la ragazza annegata.

Elly, si scopre, era fidanzata. Perchè allora ha partecipato alla gita da sola?
E’ un problema ai nostri occhi poco rilevante. Eppure crea tra i personaggi una seria preoccupazione. Perché il fidanzato, a quanto si dice, per il comportamento “trasgressivo” della ragazza, potrebbe prendersela con i suoi amici e denunciarli alla polizia.

E guai poi se venisse a sapere la vera ragione per cui Elly quel giorno era sola! Avendo intenzione di lasciare il fidanzato, in combutta con un’amica, voleva conoscere, per curiosità, l’uomo che aveva appena divorziato. Una curiosità che risulta scandalosa agli occhi di gran parte dei personaggi, soprattutto degli uomini.

Insomma, dietro le apparenze di un noir, di un film incentrato su un’indagine e su un mistero, “About Elly” è una denuncia dell’arretratezza culturale in Iran, relativa ai rapporti tra uomini e donne.
Si conclude  con un’immagine scopertamente simbolica: un’automobile impantanata nella sabbia, segno di un progresso “bloccato”.

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Non sono sanzioni contro l’Iran, ma la sconfitta di Obama


- Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato le nuove sanzioni all’Iran. Ma quali? Il nuovo “pacchetto” di misure punitive, proposto dagli Usa e modificato nel corso dei mesi per attrarre il voto degli altri membri permanenti del Consiglio (comprese Russia e Cina) è considerato dai vertici americani “il più duro” sinora approvato per punire l’ambiguo programma nucleare iraniano. Ma molte delle sue misure più efficaci sono state eliminate nel corso del dibattito, e quello approvato rischia così di rimanere un provvedimento valido solo sulla carta. Leggi tutto

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Incontro pubblico: Iran, quali sanzioni a un anno dalla Rivoluzione Verde?


Iran, quali sanzioni a un anno dalla Rivoluzione Verde?

Tavola rotonda organizzata da Libertiamo.it e da L’Opinione delle Libertà
Lunedì 14 giugno 2010, dalle ore 17,30 presso L’Opinione delle Libertà, Via del Corso 117 – Roma

Intervengono:
Benedetto DELLA VEDOVA – deputato PdL e presidente di Libertiamo
Arturo DIACONALE – direttore del quotidiano L’Opinione
Mariam MOLAVI – attivista di Donne Iraniane
Fiamma NIRENSTEIN – deputato PdL e giornalista, Il Giornale
Carlo PANELLA – giornalista e scrittore; autore di “Ayatollah atomici”
Davide ROMANO – editorialista, La Repubblica

Modera:
Stefano MAGNI – giornalista, L’Opinione delle Libertà

Riferimenti: s.nazzaro[at]libertiamo.it – 06/67608878
Di seguito, è possibile scaricare l’invito in formato PDF.

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Ai Sauditi la palma d’oro dell’intolleranza religiosa. Ma la Cina non scherza


- Arabia Saudita, Burma, Cina, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq, Corea del nord, Nigeria, Sudan, Uzbekistan, Pakistan, Turkmenistan, Vietnam. Non sono le squadre che si sono qualificate alle fasi finali dei prossimi campionati del mondo di calcio, ma i grandi violatori della libertà religiosa nel mondo. Il report della United States Commission on International Religious Freedom, la commissione governativa incaricata di segnalare le violazioni della libertà religiosa nel mondo, traccia con precisione, come ogni anno, lo stato dell’arte senza far sconti. Ed i risultati non sono incoraggianti.

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Le sanzioni all’Iran funzionano se colpiscono il bersaglio giusto


- Il programma nucleare iraniano è tra le maggiori fonti di tensione dello scacchiere internazionale e le recenti dichiarazioni di Teheran riguardo l’intenzione di accellerare l’arricchimento dell’Uranio al 20% hanno innescato un dibattito intenso sulle possibili contromisure da adottare per impedire all’Iran di raggiungere i propri obiettivi. Come spesso accade in questi casi, sono le sanzioni ONU la via maestra verso la quale i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza sembrano essere indirizzati. Ma quali sono le opzioni disponibili? Come hanno funzionato le sanzioni in vigore? Quali sono le possibili consequenze di un’ulteriore imposizione?

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Peres a Biden: espellere l’Iran dalle Nazioni Unite


- L’espulsione dall’ONU dell’Iran, un paese che non essere allo stesso tempo membro delle Nazioni Unite e fare appello alla distruzione di Israele: è quanto propone il presidente dello stato ebraico Shimon Peres al vicepresidente americano Joe Biden, in visita a Gerusalemme.

Sollecitando gli Stati Uniti a “contenere l’Iran” per proteggere Israele “dai missili e dalla minaccia nucleare” posta dal regime, il vecchio leader ha evidenziato come a suo giudizio le ‘sanzioni morali’ a Teheran, tra cui il bando dalle Nazioni Unite, sono tanto importanti quanto le sanzioni economiche. Leggi tutto

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Con Israele, contro l’Iran. Come è lontana l’equidistanza dalemiana


- Il dossier iraniano si è riaperto nei giorni scorsi a seguito della decisione del governo locale di continuare in proprio nel processo di arricchimento dell’uranio fino al 20 per cento e all’assalto alla nostra ambasciata a Teheran. Entrambi gli avvenimenti si inscrivono nella logica intimidatoria e oltranzista propria del regime dispotico e isolazionista iraniano e rispetto ad essi, in posizione mediana, come effetto della prima e causa della seconda, si pone la virata nella politica estera dell’Italia, terzo partner commerciale della Repubblica islamica, primo fra gli europei. Leggi tutto

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Berlusconi ristabilisce ancoraggio democratico della politica italiana in Medio Oriente


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

Le parole usate dal Presidente Berlusconi a sostegno di Israele e contro la minaccia iraniana ristabiscono in modo inequivocabile il fondamento atlantico e democratico della politica estera italiana, che nella scorsa legislatura, proprio nello scenario medio-orientale, aveva  mostrato il più pericoloso sbilanciamento verso le ragioni dei nemici dichiarati e violenti dello Stato ebraico.
Per altro verso, la prospettiva di un ancoraggio europeo della democrazia israeliana apre una prospettiva che, nell’immediato, può apparire utopistica, ma che rappresenterebbe un’evoluzione coerente del processo di unificazione europea e una garanzia forte della vita e della sicurezza dello Stato di Israele.

Roma, 2 febbraio 2010

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Benedetto Della Vedova a Radio Radicale – AUDIO


- Nell’augurare a tutti gli utenti di Libertiamo.it un 2010 sereno, proponiamo qui un’ampia intervista di Paolo Martini a Benedetto Della Vedova, andata in onda su Radio Radicale il 30 dicembre scorso. In mezz’ora i temi toccati sono stati numerosi, dalla situazione iraniana al contenzioso Enac vs Ryanair, dalla riforma della giustizia all’immigrazione.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

 

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In Iran tutto è possibile. La ‘fase due’ della protesta scappa di mano al regime di Teheran


- Il 19 dicembre scorso l’ayatollah Montazeri, figura centrale della rivoluzione iraniana, ex-delfino poi ripudiato di Khomeini, sostenitore la scorsa estate delle ragioni delle proteste contro il regime di Ahmadinejad, è morto nella città sacra di Qom, nell’omonima regione dell’Iran, in cui risiedeva da anni. Quest’evento ha dato il via ad una nuova serie di manifestazioni e contestazioni da parte del “popolo dell’Onda Verde”, che già la scorsa estate si espose al rischio di arresti e violenze (emblematico il caso della giovane Neda Agha Soltan), pur di gridare a gran voce il dissenso nei confronti della classe politica al potere. Leggi tutto

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