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Quant’è brutta e sinistra la stampa ‘impura’!


- Spesso, nel centrodestra, della stampa si fa un fascio d’erba comune, e di tutti i singoli punti di vista delle varie testate, nella loro diversa impostazione politica, si trae una sintesi di questo tipo: “la stampa è tutta di sinistra e rema contro”. Ma …definire il Corriere della Sera una testata di sinistra sembrerebbe una affermazione quantomeno amena, e poi : Panorama e Il Giornale (e una lunga serie di altri quotidiani e periodici) non sono certo  fieri oppositori del governo. Leggi tutto

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Davigo, Palamara, Legnostorto ed il diritto


- Minacce e diffamazione. Il presidente dell’Anm Luca Palamara si è sentito minacciato da quest’articolo, il Consigliere di Cassazione Piercamillo Davigo da quest’altro. Il quotidiano on line che li ha pubblicati, www.legnostorto.com, che per altro è stato querelato per diffamazione anche dal Sindaco di Montalto di Castro, in una lettera da diffondere – che volentieri diffondiamo – lancia l’allarme:

“Siccome non possiamo permetterci di confrontarci – a nostre spese – con forze tanto preponderanti, indipendentemente dalla ragione che pensiamo di avere non ci resta che valutare l’ipotesi di chiudere.”

I lettori potranno farsi solo un’idea vaga del carattere minaccioso e/o diffamatorio dei pezzi incriminati, perché – in particolare in tema di diffamazione a mezzo stampa –  il diritto e la giurisprudenza in Italia sembrano essere à la carte. E’ una situazione di incertezza che incentiva un uso sostanzialmente intimidatorio della querela ed educa chi scrive ad una prudenza che sconfina nell’autocensura.

Sembra facile attenersi ai principi di verità, di pertinenza e di continenza nell’esposizione di fatti e giudizi. Invece è quasi impossibile, perché ad offendere un querelante volubile e a persuadere un giudice particolarmente severo può essere di tutto, letteralmente di tutto, a maggior ragione se a sentirsi diffamato è un collega magistrato (ma non solo).

Si potrebbe parlare dell’esigenza di mettere ordine nelle norme e nelle sentenze, di restituire certezza ad un diritto incerto, e di non consentire che la reputazione di chi può permettersi di difenderla (avendo i soldi, gli avvocati e il tempo per farlo) detti i tempi e i modi delle critiche altrui e le imprigioni nella gabbia di un contenzioso giudiziario infinito.

Ma rispetto al caso di specie, parlare di questo sarebbe un parlar d’altro. Qui (anche qui) il problema non è il reato, ma il rapporto tra potere “grande” e informazione “piccola”, tra magistrati conosciuti e influenti e una testata on line che, mentre scrivo, secondo Alexa.com è al 3,718 posto nel ranking dei siti web italiani.

Se non si comprende il senso della proporzione, o meglio della sproporzione di risorse, di mezzi e di forza tra chi querela e chi si deve difendere, non si comprende la natura impari di questo confronto. Un grande giornalista e una grande testata possono usare le querele degli avversari e perfino le condanne come un titolo di merito, una sorta di pubblicità a prezzo di saldo. Le navicelle della blogosfera proprio no.

Contestare la diffamazione a un piccolo giornale on line, fatto da persone che vi si dedicano per pura passione civile, per un giudizio insolente o sarcastico o per una metafora rischiosa – non per la diffusione di una notizia smaccatamente falsa – non è come farlo al Giornale e a Repubblica. E non è un problema di galateo cavalleresco. E’ proprio una questione di cultura civile.

Questo senso della misura non sta scritto nel codice, ma dovrebbe star scritto nella testa di chi, come Palamara, oggi rappresenta la magistratura associata o di chi, come Davigo, non è stato mai, né per gli estimatori né per gli avversari, “solo” un magistrato. Ora spero che la vicenda finisca in qualche modo per il meglio, visto che purtroppo è iniziata davvero per il peggio.

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La Rai è un’industria culturale, mica il palcoscenico del moralismo politico


- E’ dal 1975, anno della riforma del sistema radiotelevisivo, che i partiti che si sono succeduti nella storia politica del paese hanno sistematicamente suggerito ed imposto le scelte della Rai. Una sorta di orticello partitico che oggi  alcune forze politiche, ben presenti nell’organigramma aziendale e che hanno occupato l’azienda né più e nè meno di tutti gli altri partiti, tendono, strumentalmente, a far finta di disconoscere. Leggi tutto

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Non si stoppano i ‘processi mediatici’ abolendo la cronaca giudiziaria


Il cosiddetto “ddl intercettazioni” – che era, in teoria, partito dall’esigenza di regolamentare in maniera più stringente le intercettazioni disposte dall’autorità giudiziaria e il loro utilizzo da parte della stampa – si è gonfiato in modo abnorme fino a comprendere materie che con le intercettazioni non c’entrano punto, ma coinvolgono pesantemente e in modo tutt’altro che “neutrale” l’esercizio di diritti fondamentali, non solo connessi alla professione giornalistica, sbrigativamente sacrificati in nome della “privacy”.

Se il problema era impedire la pubblicazione di intercettazioni puramente “private” e non rilevanti ai fini del diritto di cronaca, non si capisce perché si sia giunti a negare la “notiziabilità” delle inchieste giudiziarie fino al termine dell’udienza preliminare e all’ampliamento di fatto del segreto istruttorio, oltre i termini per cui esso è previsto, a salvaguardia dei diritti dell’indagato. E’ vero che la spettacolarizzazione della giustizia e il suo sdoppiamento mediatico (con i processi replicati in tv, mentre si celebrano nelle aule dei tribunali) droga l’informazione e corrompe la giustizia, consolidando l’idea che la verità giudiziaria sia la “stessa cosa” di quella storica e giornalistica. Ma la risposta non può essere quella di commissariare l’informazione e di zittire la cronaca giudiziaria per impedire i “processi mediatici”.

Non è solo questione di misura, ma proprio di logica. Una cosa è volere impedire che, tra i plastici di Porta a Porta o nei docu-fiction del “giornalismo antagonista”, i portavoce dell’accusa e della difesa o gli avatar mediatici degli imputati e dei testimoni “recitino” in Tv i processi da Corte d’Assise. Altra cosa – tutt’altra cosa – è vietare la diffusione delle notizie sugli insperati regali ricevuti da un Ministro famoso o quelle sulla morte “accidentale” di un detenuto qualsiasi (uno come Cucchi, per dire). Tra le due cose non c’è nessuna relazione logica e politicamente difendibile.

Il legislatore si è fatto un po’ frettolosamente prendere la mano. Anche nel prevedere che, di fronte a violazioni del segreto istruttorio, l’illegale diffusione delle notizie renda illegali le notizie stesse, con il risultato prevedibile di incentivarne la circolazione illegale, il riciclaggio e l’uso ricattatorio. Insomma, su questo dossier, malgrado le troppe decisioni “definitive”, c’è ancora molto da riflettere. E c’è ancora tempo e modo – mi pare – per fare gli opportuni passi avanti e i necessari passi indietro.

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George Gilder, un conservatore del futuro


- “Don’t solve problems, pursue opportunities. Quando hai un problema e provi a risolverlo, finisci per sussidiare le tue debolezze, erodendo i tuoi punti di forza e giungendo così ad esiti molto mediocri, oltre che costosi. I governi tendono compulsivamente a cercare soluzioni per i problemi, producendo così sempre nuova ed invadente regolazione pubblica. Bisogna abbandonare l’aspirazione alla risoluzione dei problemi, puntando invece a sfruttare le nuove opportunità. La sfida è riconoscere le opportunità, quella è la qualità dell’imprenditore…”

Spiazzante e controintuitivo. George Gilder (ospite di Libertiamo e dell’IBL martedì scorso) è un intellettuale intrigante e difficile, poliedrico e visionario. Leggi tutto

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No alla giustizia mediatica, quasi quasi vado a dirlo in Tv


- Qualche giorno fa, come spesso capita, mi sono imbattuto in Porta a Porta. La puntata era dedicata alle dimissioni dell’ex ministro Scajola. Nella parte iniziale del programma, quella in cui si organizza il “set up” (ovvero la presentazione di quegli elementi narrativi che poi diventeranno propulsivi e costitutivi del racconto), si parlava di “campagna mediatica” e “complotto”. Il punto di partenza era suppergiù questo: “ Il caso Scajola, probabilmente, è solo e semplicemente il prodotto di una campagna mediatica”. Leggi tutto

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Scajola, il garantismo non c’entra


Secondo i difensori d’ufficio di Scajola, che speriamo disponga di avvocati migliori dei suoi amici politici, anche Nixon sarebbe stato costretto alle dimissioni da una congiura mediatica, in assenza di una sentenza giudiziaria inappellabile che ne sancisse la colpevolezza. Leggi tutto

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Le elezioni italiane viste da fuori


- La stampa internazionale, facciamocene una ragione, non è mai particolarmente prodiga di attenzioni nei confronti della politica del nostro paese. Se ne parla – inutile edulcorare la pillola – significa che Berlusconi si è reso protagonista – vittima o promotore – di una di quelle sue bizzarre trasgressioni al galateo istituzionale universalmente giudicato consono ad un primo ministro.
Di queste elezioni regionali, invece, si è parlato molto, sulla international press sin dalla vigilia. E l’opinione prevalente era che il “test” elettorale avrebbe riservato al leader del governo italiano una sonora débacle. Leggi tutto

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Inizia la par condicio, finisce l’informazione politica


Così, all’inizio della campagna elettorale, si è spenta l’informazione politica. La Rai ha deciso di chiudere le sue trasmissioni di punta (Ballarò, Anno Zero, Porta a Porta),  la 7 – in evidente conflitto di interesse – ha sospeso la puntata dell’Infedele sul caso politico-giudiziario che vede coinvolte Telecom e Fastweb, i contenitori di Mediaset – a partire da Matrix – non saranno chiusi, ma rimarranno sbarrati ai temi e ai protagonisti della politica. Leggi tutto

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Rai ed elezioni: la legge sulla par condicio è un pasticcio, la Vigilanza ancora più pasticciona


- La par condicio, da oltre un decennio, non produce buona informazione, ma cattive polemiche. Dunque non stupisce che a finire nel mirino delle critiche, che hanno accompagnato l’approvazione del Regolamento per le elezioni regionali da parte della Commissione di Vigilanza sulla Rai, sia stato il più innocente di tutti, cioè il relatore del provvedimento, il radicale Marco Beltrandi.
La stretta sui talk show politici della Rai c’è stata, eccome. Essi saranno sostituiti dalle tribune elettorali o dovranno, di fatto, trasformarsi in tribune elettorali, per continuare ad andare in onda. Ma a fare il pasticcio non è stato Beltrandi. Leggi tutto

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Editori contro Google News: facimm’ ammuina, ma perché?


C’è molta confusione riguardo alla polemica “Editori contro Google News”, che negli ultimi mesi ha occupato dapprima soltanto alcuni blog e giornali specializzati, per arrivare poi sulle prime pagine dei principali quotidiani d’informazione del nostro Paese.
L’impressione è quella di un generale “facite ammuìna“, una situazione in cui tutti si muovono disordinatamente per motivi incomprensibili. Leggi tutto

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La privacy dei politici? Non esiste


- E’ possibile “sigillare” la privacy dei politici senza limitare in maniera giuridicamente arbitraria il diritto all’informazione? Ed è politicamente più rischioso esporre la politica alla curiosità molesta, invadente ed oziosa di una informazione “pettegola” oppure stabilire vincoli restrittivi alla libertà di stampa, anche considerando che la circolazione delle idee e delle informazioni è la forma in cui (più che nell’elettorato attivo e passivo) maggiormente si esprime la libertà politica dei cittadini? Leggi tutto

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