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Il Foglio: “Rivolta in Aula contro i bamboccioni per decreto” – AUDIO


- Ieri, 6 luglio 2010, alla Camera dei Deputati, si è discussa la legge di iniziativa governativa “Norme in materia di riconoscimento e sostegno alle comunità giovanili”. Molti deputati del centrodestra (tra cui Benedetto Della Vedova, che di questo ha scritto sul Secolo D’Italia una settimana fa) si sono opposti al provvedimento con varie obiezioni, riportate dal giornale “Il Foglio” in questo articolo di oggi, che cita anche l’articolo di Della Vedova linkato sopra.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

 
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La creatività non si libera per decreto


- da Il Secolo d’Italia del 1 luglio 2010 -

La prossima settimana dovrebbe andare al voto nell’aula di Montecitorio la legge di iniziativa governativa “Norme in materia di riconoscimento e sostegno alle comunità giovanili”. Mi auguro sinceramente che la legge, nella forma proposta e approvata in Commissione, non sia approvata dall’Aula di Montecitorio o sia almeno robustamente riformata. Delle buone intenzioni su temi sensibili è lastricata la strada della cattiva legislazione. Anche in questo caso, i fini sono nobili, ma i mezzi assai discutibili e soprattutto assai poco distanti da quelli che “a favore dei giovani” avrebbe messo in campo la sinistra. Leggi tutto

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La crisi ha infierito sui giovani: sparito anche il lavoro precario


- pubblicato su Il Secolo d’Italia di sabato 5 giugno 2010 – Ci promettevano il ‘posto fisso’, ne lodavano il valore sociale, e invece ora scopriamo che non ci sono nemmeno più i lavori ‘precari’. Gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione giovanile (per gli under 25 superiore al 30 per cento, nella fascia tra i 20 e i 34 al 13 per cento) rendono evidente una delle realtà più crude della crisi economica: il sistema italiano degli ammortizzatori sociali non ha permesso il mantenimento dei livelli occupazionali, come spesso enfaticamente annunciato dal ministro Sacconi, ma ha protetto una porzione di lavoratori italiani a scapito di altri. Leggi tutto

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Vota il partito che vuoi, ma vota under 35


- Domenica e lunedì si vota in 13 regioni. E a prescindere dalle idee politiche di ciascuno di noi e dal partito che già abbiamo deciso di votare, c’è qualcosa di trasversale che possiamo fare per cercare di dare un nuovo corso alle cose. Possiamo dare la nostra preferenza a un candidato giovane.

Perché? Perché la gerontocrazia sta ammazzando questo Paese. Perché ai giovani vanno date più opportunità. Perché è malsano che nelle stanze dei bottoni ci siano sempre e solo cinquanta-sessantenni. Perché è inaccettabile che alcuni consiglieri regionali stiano correndo in questi giorni per il loro terzo o addirittura quarto mandato: vuol dire che han già passato dieci o quindici anni in Consiglio regionale, vuol dire che le sedie han preso la forma del loro fondoschiena, vuol dire che sono legati a doppio filo a persone, enti, giornali e che questi legami sono cementati da anni o decenni di frequentazioni. Leggi tutto

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Il lavoro degli immigrati paga le pensioni dei nonni


Nel corso di un convegno su giovani e razzismo, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato che “senza il lavoro degli stranieri non si pagherebbero le pensioni dei nonni di chi oggi e’ un ragazzo e molti giovani ne sono coscienti”, aggiungendo che la crisi economica si è scaricata principalmente sulle spalle dei giovani, molti dei quali “temono che il loro futuro possa essere peggiore del presente in cui vivono”. Leggi tutto

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Sulla flessibilità del lavoro la Scandinavia detta un esempio che l’Italia non vuol seguire


- L’informazione, soprattutto quella politica, ha una naturale capacità di autoalimentarsi e consumarsi in una logica a volte addirittura autoreferenziale. Sembra che tutto scorra nel letto di un dibattito pubblico vorace quanto istantaneo nel consumarsi. Nonostante tutto, però, alcune notizie riescono a fissarsi e a restare in vita più delle altre. E ciò accade o perché ha funzionato la strategia del comunicatore o perché la portata della questione è tale da non tollerarne apparizioni fugaci nella sfera pubblica nazionale.  Leggi tutto

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Contrordine compagni! I call center non sono ‘cattiva occupazione’


- Ricordate il film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti” ? La storia è breve da raccontare. Una ragazza siciliana, di nome Marta, si laurea a Roma col massimo dei voti discutendo una brillante tesi di filosofia. Il suo compagno è un matematico che in Italia è costretto a fare il dog sitter, mentre un’Università americana gli offre un contratto da 50mila dollari l’anno (primo messaggio: i nostri giovani sono costretti ad andare all’estero perché da noi trovano solo dei lavoretti precari). Leggi tutto

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Giovani e innovativi si può, perfino nell’Italia che invecchia e ripiega


- Il prossimo 19 febbraio presso l’Ara Pacis a Roma si terrà la presentazione del volume “L’Italia che innova” di Giorgia Petrini (foto), che fa parte del progetto Side Leaders. Il libro di Giorgia Petrini, èdito da KOINè Nuove Edizioni, nasce dagli incontri con 10 giovani leader italiani di successo sotto i 40 anni, le cui storie rappresentano la parte centrale del volume, preceduta da alcune riflessioni su innovazione e futuro nel nostro Paese. Leggi tutto

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Con Ichino, per un lavoro meno rigido e meno anarchico


Con Ichino, per un lavoro meno rigido e meno anarchico
di Carmelo Palma da FFwebmagazine http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=4174&Cat=1&I=../immagini/Foto G-K/giolav_int.gif&IdTipo=0&TitoloBlocco=L’Analisi&Codi_Cate_Arti=38
All’esecutivo in carica, complice lo squagliamento dell’opposizione, sui più scottanti dossier economico-sociali sta riuscendo la quadratura del cerchio. La maggioranza riesce ad apparire, a un tempo, governo affidabile e opposizione persuasiva, forza responsabile e avanguardia profetica. Amministra lo status quo, ma se ne distingue. Governa la routine e annuncia ogni giorno la rivoluzione. Promette la Gerusalemme fiscale e si attarda in una traversata del deserto fatta di lenti e impercettibili passi. Denuncia un welfare “selvaggio” e discriminatorio e lo conserva pressoché intatto.
C’è anche una singolare ed efficace divisione del lavoro in questa “organizzazione di impresa”, con alcuni ministri (su tutti, Brunetta) impegnati a tenere accesa la fiamma della visione originaria, e altri (su tutti, Tremonti) a fare macchina indietro, a dichiarare solido e invulnerabile un sistema (di norme, rapporti sociali, convenzioni e “cultura”) che, fino a poco tempo fa, l’intero centrodestra dichiarava malsano e ingiusto.
Lo status quo è tanto arcigno quanto velenoso e chi, spinto dalla generosità riformista, ci mette le mani – come le maggioranze berlusconiane hanno già sperimentato sulle pensioni e sull’art.18 – rischia di finire elettoralmente avvelenato. E qualcuno ci è addirittura morto, come i professori Biagi e D’Antona, visto che in Italia anche il terrorismo è “conservatore”.
Sfidare lo status quo è un problema, ma il fatto è che lo status quo è comunque un problema per il paese anche quando non si mostra elettoralmente problematico. E l’exit strategy da questo conservatorismo dei fatti e riformismo delle parole dovrebbe comunque essere “la” priorità per un partito che vuole “rialzare” l’Italia e non sprimacciarle il cuscino.
Ieri Pietro Ichino, nella sua “Lettera sul lavoro” pubblicata dal Corriere della Sera, ha riproposto il tema dello squilibrio nel sistema di garanzie e della frattura generazionale che separa i padri, coperti dalla tutela reale dell’art. 18 o comunque normalmente inquadrati con contratti di lavoro “standard”, dai loro figli condannati a pagare per intero il prezzo della necessaria flessibilità “di sistema”. Ichino ha spiegato molto bene la situazione dei giovani di 20 e i 30 anni, costretti a districarsi tra finti contratti di stage, lavori a progetto senza progetto, lavori autonomi senza autonomia, e contratti a termine più o meno intermediati da società o cooperative di somministrazione o di gestione di servizi appaltati all’esterno. Il loro problema non è solo loro. E – ci permettiamo di aggiungere – non è solo colpa di “padroni” che preferiscono fare un appalto di servizi piuttosto che un contratto di lavoro, o utilizzare impropriamente istituti di ogni tipo (dal lavoro a progetto, a quello a partita Iva) pur di non avere dipendenti o di averne il meno possibile.
Le parole di Ichino sono non lontane parenti di quelle con cui il ministro Brunetta ha tentato di lanciare qualche sasso nello stagno di una politica, che sul tema ha ancora troppi complessi e troppi tabù. A questo punto, però, occorre forse raccogliere qualcuna di queste idee, e usarla non solo per attizzare gli spiriti, ma per aggiustare un mercato del lavoro insieme rigido e anarchico, che scava voragini di sfiducia e di paura sotto i piedi delle nuove generazioni.

di Carmelo Palma da FFwebmagazine.it

All’esecutivo in carica, complice lo squagliamento dell’opposizione, sui più scottanti dossier economico-sociali sta riuscendo la quadratura del cerchio. La maggioranza riesce ad apparire, a un tempo, governo affidabile e opposizione persuasiva, forza responsabile e avanguardia profetica. Amministra lo status quo, ma se ne distingue. Governa la routine e annuncia ogni giorno la rivoluzione. Promette la Gerusalemme fiscale e si attarda in una traversata del deserto fatta di lenti e impercettibili passi. Denuncia un welfare “selvaggio” e discriminatorio e lo conserva pressoché intatto.

C’è anche una singolare ed efficace divisione del lavoro in questa “organizzazione di impresa”, con alcuni ministri (su tutti, Brunetta) impegnati a tenere accesa la fiamma della visione originaria, e altri (su tutti, Tremonti) a fare macchina indietro, a dichiarare solido e invulnerabile un sistema (di norme, rapporti sociali, convenzioni e “cultura”) che, fino a poco tempo fa, l’intero centrodestra dichiarava malsano e ingiusto.

Lo status quo è tanto arcigno quanto velenoso e chi, spinto dalla generosità riformista, ci mette le mani – come le maggioranze berlusconiane hanno già sperimentato sulle pensioni e sull’art.18 – rischia di finire elettoralmente avvelenato. E qualcuno ci è addirittura morto, come i professori Biagi e D’Antona, visto che in Italia anche il terrorismo è “conservatore”.

Sfidare lo status quo è un problema, ma il fatto è che lo status quo è comunque un problema per il paese anche quando non si mostra elettoralmente problematico. E l’exit strategy da questo conservatorismo dei fatti e riformismo delle parole dovrebbe comunque essere “la” priorità per un partito che vuole “rialzare” l’Italia e non sprimacciarle il cuscino.

Ieri Pietro Ichino, nella sua “Lettera sul lavoro” pubblicata dal Corriere della Sera, ha riproposto il tema dello squilibrio nel sistema di garanzie e della frattura generazionale che separa i padri, coperti dalla tutela reale dell’art. 18 o comunque normalmente inquadrati con contratti di lavoro “standard”, dai loro figli condannati a pagare per intero il prezzo della necessaria flessibilità “di sistema”. Ichino ha spiegato molto bene la situazione dei giovani di 20 e i 30 anni, costretti a districarsi tra finti contratti di stage, lavori a progetto senza progetto, lavori autonomi senza autonomia, e contratti a termine più o meno intermediati da società o cooperative di somministrazione o di gestione di servizi appaltati all’esterno. Il loro problema non è solo loro. E – ci permettiamo di aggiungere – non è solo colpa di “padroni” che preferiscono fare un appalto di servizi piuttosto che un contratto di lavoro, o utilizzare impropriamente istituti di ogni tipo (dal lavoro a progetto, a quello a partita Iva) pur di non avere dipendenti o di averne il meno possibile.

Le parole di Ichino sono non lontane parenti di quelle con cui il ministro Brunetta ha tentato di lanciare qualche sasso nello stagno di una politica, che sul tema ha ancora troppi complessi e troppi tabù. A questo punto, però, occorre forse raccogliere qualcuna di queste idee, e usarla non solo per attizzare gli spiriti, ma per aggiustare un mercato del lavoro insieme rigido e anarchico, che scava voragini di sfiducia e di paura sotto i piedi delle nuove generazioni.

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Gratitudine per i ragazzi d’Iran, vergogna per l’apatia politica nostrana


- Quando lo scorso mese di Aprile ho partecipato al Geneva Summit for Human Rights ho incontrato molti giovani iraniani, con alcuni sono rimasto in contatto. Ma, in questi “giorni d’Iran”, nessuno è raggiungibile su Skype. Messenger funziona a stento. Non parliamo del telefono.
Dice  Farah Diba, moglie dell’ultimo shah di Persia: “Quello che oggi colpisce profondamente è assistere al coraggio degli iraniani, degli uomini, delle donne,  soprattutto di molti giovani. Il coraggio di scendere in piazza, di manifestare, pacificamente il proprio dissenso nonostante i pericoli, le continue minacce. Ne sono convinta, saranno loro a cambiare il paese”. Leggi tutto

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Piercamillo Falasca a Omnibus Life – VIDEO


- Piacevole puntata di Omnibus Life sabato 5 dicembre scorso, con ospiti Piercamillo Falasca, Ignazio Marino, Enrico Vaime, Antonio Caprarica.

Partendo dalla lettera scritta da Pierluigi Celli su Repubblica, in cui il direttore generale della LUISS consiglia al figlio di andar via dall’Italia se vuole impostare una carriera seria, i partecipanti al dibattito hanno evidenziato come la “fuga dei cervelli” dall’Italia sia dovuta soprattutto all’immobilità del nostro sistema universitario e del mercato del lavoro. Leggi tutto

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Professioni: così si arrestano le liberalizzazioni


- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente di Libertiamo:

“Il processo di liberalizzazione dell’economia, che il Governo ha meritoriamente ripreso con la riforma dei servizi pubblici locali, rischia ora di subire un pericoloso segnale di arresto.

La proposta di riforma della professione forense in discussione al Senato elimina gli spazi di apertura del mercato, reintroducendo le tariffe minime obbligatorie, alzando incomprensibili barriere all’ingresso dei giovani nella professione e prevedendo un inaccettabile monopolio sulle consulenze legali a favore dei soli iscritti all’Ordine. Leggi tutto

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Giovani e alcol: l’ebbrezza ideologica della sobrietà obbligatoria


- Pochi giorni fa abbiamo pubblicato su Libertiamo un’interessante recensione del libro Mark Thornton, che illustra il funzionamento dell’ “economia della proibizione” e ne spiega il fallimento, soprattutto sul versante dell’offerta. Ad analogo fallimento, sul versante della domanda, è condannato anche il “diritto della proibizione”, la cui logica impone di arginare la diffusione delle droghe (anche di quelle legali) attraverso la progressiva restrizione degli spazi (fisici e giuridici) entro cui ne è consentito il consumo.
L’economia proibizionista istituisce un incentivo criminale alla produzione di droghe proibite. Il diritto proibizionista istituisce una sorta di incentivo politico alla produzione di norme inutili e declamatorie. Leggi tutto

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Torna “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…”


Roma – Torna a grande richiesta la fortunata rubrica quindicinale su sesso e salute sessuale con particolare attenzione ai giovani ma non solo.

Diamo il bentornato al Professor Luigi de Marchi che risponderà alle vostre domande  che  attendiamo numerose.

Vi segnaliamo anche l’intervista al Prof. De Marchi realizzata da Marianna Mascioletti per la seconda puntata di G-Elle ( 2004 )

 
icon for podpress  Intervista a Luigi De Marchi [04:00m]: Play Now | Play in Popup | Download

 
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