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Guzzetta scrive a Fini – ‘Non è più tempo di difendere lo status quo’


di GIOVANNI GUZZETTA – da Il Secolo d’Italia -

Caro Presidente Fini,

Mi permetto di scriverle memore delle tante battaglie comuni per il rinnovamento istituzionale della nostra democrazia.
C’è grande attesa per il Suo intervento alla Festa Tricolore.

Alcuni hanno già espresso un giudizio definitivo (positivo o negativo) sulle scelte che Lei e coloro che la sostengono hanno compiuto negli ultimi mesi. Altri, invece, e credo siano la maggioranza, quel giudizio lo hanno sospeso, in attesa di conoscere con maggiore precisione quale prospettiva politica Lei si proponga di perseguire.

Credo che i dubbi e le perplessità di chi guarda alla politica conservando ancora un atteggiamento disinteressato derivino anche dal contesto in cui gli eventi di oggi ci collocano.
L’Italia vive un momento molto difficile. Per la prima volta, dopo alcuni anni, la prospettiva non è più così chiara. Quello che sembrava un guado tra la Prima e la Seconda Repubblica, appare a molti come una deriva di cui non si riesce a scorgere l’approdo.
E si fanno strada, gonfiandosi il petto, le voci di quanti, fin dal primo giorno, hanno scommesso sul fallimento del bipolarismo e della modernizzazione della politica. Interessati, quanto e più di prima, e tronfi, il petto gonfio nel ruolo di novelle Cassandre, costoro vorrebbero accreditare un’antistorica  lettura degli eventi, secondo la quale tutti i mali dell’Italia dipendono dall’aver abbandonato le miti plaghe della Prima Repubblica, nella quale cittadini remissivi si affidavano messianicamente alle alchimie dei partiti, depositari e interpreti della volontà generale.

Poco importa se quei partiti facevano e disfacevano i governi sulla testa degli elettori, poco importa se sperperavano risorse pubbliche per accumulare un consenso drogato, poco importa se il debito pubblico aumentava a dismisura, gravando sulle generazioni future.
Lei ha il merito, insieme ad altri, a cominciare da Berlusconi e Prodi, di aver accettato di giocare un’altra partita nella politica italiana. Di avere scommesso sul cambiamento, per liberare il nostro paese dalla risacca di un sistema politico ormai al tramonto, qual era quello della Prima Repubblica.
Oggi però, per tante ragioni, torna la domanda su quale partita si voglia giocare. La sfida sembra riaprirsi e le alternative sono ancora una volta quelle della direzione da intraprendere.

Sono sempre più convinto che la crisi della Seconda Repubblica dipenda da quanto non si è fatto o non si è voluto fare sulla strada dell’innovazione, non dal fatto che quella strada fosse errata. La Seconda Repubblica è in crisi perché è un’incompiuta, puntellata da uno stato di emergenza permanente che non si è mai trasformato in normalità.
In questa “Incompiuta” persiste una retorica passatista e ipocrita sulla bontà di istituzioni che, invece – proprio perché lucidamente pensate per un’epoca storica lontana ormai anni luce (la guerra fredda) -mostrano oggi tutte le proprie debolezze.
In questa “Incompiuta” è mancato il contributo dei partiti moderati all’edificazione del bipolarismo. Essi, sinora, hanno preferito lucrare i propri consensi demonizzando la democrazia dell’alternanza, coltivando nostalgie per le manovre parlamentari e l’equilibrismo neocentrista e preferendo erodere piuttosto che costruire.
In questa “incompiuta” i grandi partiti si sono dimostrati ancora largamente inadeguati al ruolo di pilastri di una moderna democrazia e dunque capaci di contenere in se stessi il fisiologico dissenso interno. E’ prevalsa invece la paura di restare paralizzati da quei dissensi o il cedimento alle forme consociative dei caminetti e dei vertici.

In questa “incompiuta”, infine, nessuno, veramente nessuno, è riuscito a rinunziare all’uso di quei poteri di veto paralizzanti, che rendono la nostra democrazia spesso così impotente e inconcludente, salvo poi imporre il ricorso agli strumenti e alle improvvisazioni emergenziali.

E’ a questo crocevia che si collocano anche gli interrogativi e le attese sulle sue decisioni.

Non spetta a me entrare nel merito delle questioni più squisitamente politiche. Mi limito a dire che, oggi, c’è un grande bisogno di coraggio.
C’è bisogno di compiere ciò che è rimasto ancora incompiuto. Vincendo l’ipocrita difesa dello status quo, in nome della retorica dello “scontro di civiltà” tra berlusconiani e antiberlusconiani e affrontando a viso aperto il cipiglio scandalizzato delle vestali dell’ortodossia nostalgica.

Lei è stato un sostenitore della proposta presidenzialista, della modifica della legge elettorale in senso uninominale, del superamento del bicameralismo paritario, della riduzione del numero dei parlamentari, di una migliore e più moderna definizione dei rapporti tra maggioranza e opposizione, di un più equilibrato rapporti tra i poteri dello Stato. Sappiamo troppo bene che senza istituzioni efficienti e moderne nessuno dei problemi materiali che assillano le persone potrà essere veramente risolto. E sappiamo bene che la politica ha un bisogno enorme di responsabilità personale e ricambio.

Federalismo e Presidenzialismo, insieme ad un’adeguata riforma della giustizia, potrebbero essere un ottimo punto di equilibrio per assicurare efficienza e tutelare l’unità nazionale.
E’ giunto il momento di riprendere quelle battaglie. E’ giunto il momento per l’Italia di aprire veramente una fase costituente, abbandonando l’illusione che la politica possa compensare sempre e comunque le carenze strutturali di un sistema istituzionale inadeguato e per questo sempre più delegittimato agli occhi dei cittadini.

E per quanto tutto ciò possa apparire al limite dell’utopia nel clima arroventato di oggi, non bisogna dimenticare che il realismo del navigare a vista – da cui tutti sono tentati – può uccidere l’ambizione e la passione per le cose grandi, che muovono l’impegno civile. Senza di esse la politica si riduce ad amministrazione dell’esistente.

Sono certo che su questa piattaforma si possano trovare tante convergenze, nella politica e nella società civile, a cominciare dalla maggioranza che lei sostiene.
E’ un modo per continuare con orgoglio sulla strada intrapresa e fugare i dubbi che la nostra scommessa sia stata troppo ardita per l’Italia.

Giovanni Guzzetta

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La barca è piccola, la gente mormora


di MARIANNA MASCIOLETTI – Pomeriggio di agosto, in una località costiera dell’Italia meridionale. Una ventina di turisti fanno una gita in barca, guidati da un simpatico signore di mezz’età, nativo del luogo, proprietario della suddetta barca.

Il signore (da qui in poi “Comandante”) dapprima parla della zona, delle varie leggende, della storia, dei personaggi più significativi che hanno popolato quei luoghi. Lo fa con abilità, sa farsi ascoltare, è un buon affabulatore e sa di esserlo. Si va avanti, qui ha dormito Garibaldi (ma quanto dormiva, Garibaldi? Non c’è paesino del Sud Italia che non vanti almeno una casa in cui l’Eroe dei Due Mondi avrebbe riposato le stanche membra…), lì si vedono strane figure scavate dall’acqua nella roccia, ci si ferma, si riparte.
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‘Fine degli attacchi contro Fini’. Ma siamo solo all’inizio


- E il Cav. disse. “Basta attacchi a Fini”. Ma come? E il diritto all’informazione (immobiliare) del cittadino? Che ne sarebbe  della nostra autodeterminazione informativa se tutto d’un colpo il Feltro e il Minzo smettessero di illuminarci col bollettino delle birichinate monegasche degli ex amici del premier più birichino di sempre?

La campagna ad personam contro il presidente della Camera non è ancora terminata, ma se terminasse iussu Berlusconi sarebbe chiaro anche come era cominciata: iussu Berlusconi. Checchè ne pensi l’ego professionale del buon Feltri, incline all’autoassoluzione per imparzialità, avendo – sostiene il direttorissimo – riservato lo stesso trattamento perfino a Scajola.
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Fini e Berlusconi, ora i centro-destra sono due


- La strategia agostana dell’“auto-ribaltone” berlusconiano ha inchiodato tutti ad un tatticismo esasperato. Con settembre cambieranno le prospettive. Anche per Futuro e Libertà per l’Italia.

Non siamo un partito (per ora è così), ma un gruppo di parlamentari del PdL che hanno reagito al defenestramento di Gianfranco Fini e delle sue posizioni politiche dal (sic!) “partito liberale di massa”. Ma non siamo neppure il circolo degli amici del Presidente della Camera: abbiamo un’idea di centrodestra innovativo da portare avanti: se necessario, in prospettiva, anche in concorrenza con quella berlusconiana. Un centrodestra, ad esempio, capace di contenere diverse sensibilità sui temi biopolitici, senza la presunzione di costruire un partito “mono-etico”. Un centro-destra in cui credenti e non credenti siano chiamati a condividere i principi dell’etica pubblica, non quelli della morale privata. Leggi tutto

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‘Berlusconi tentenna’. A forza di dargli corda, Bossi ora lo strozza.


di CARMELO PALMA – A forza di dare corda sulla minaccia elettorale, Bossi ha ora i mezzi, l’occasione e l’interesse per farne un cappio attorno al collo di Berlusconi. E prova a trascinarlo alle elezioni, che il Cav. potrebbe perdere o vincere male (senza maggioranza al Senato), autorizzando chiunque, a partire dal guerriero di Gemonio, ad imporgli un passo indietro per i superiori interessi del Paese, del federalismo e del Nord. Leggi tutto

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In alto, a destra. La scommessa di Fini, guardando avanti


- Gianfranco Fini ha tra le mani una vera opportunità politica. Quella di proseguire, suo malgrado fuori, e non più dentro il partito berlusconiano, la modernizzazione liberale della destra italiana, la cui speranza è stata legata per oltre un quindicennio all’icona di Berlusconi. Fini è un’icona diversa: più “antica”, nel senso della continuità con la storia della Prima Repubblica, ma insieme più “moderna” perché alternativa ad un leaderismo anti-politico, che nella storia italiana ha molti precedenti, anche a destra, e nell’ultimo Berlusconi purtroppo un interprete “professionale” e perfetto. Leggi tutto

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Tanto tuonò, che non piovve (ma che noia, la retorica del Programma!)


di CARMELO PALMA – Alla fine, il vertice PdL ha scoperto l’acqua calda. Il governo deve continuare nell’azione di governo. E deve farlo, per quanto è possibile, rispettando il Programma (d’obbligo la maiuscola) presentato agli elettori, che però non è la Bibbia, ma un elenco di titoli e di impegni generici o palesemente propagandistici, da cui la maggioranza per prima ha dimostrato di non sentirsi vincolata come da un giuramento di sangue. Leggi tutto

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Mirabello, 31 agosto – 5 settembre: Festa Tricolore “Futuro e Libertà”


- A Mirabello, in provincia di Ferrara, dal 31 agosto al 5 settembre, si svolgerà la ventottesima edizione della Festa Tricolore, che quest’anno avrà il marchio di “Futuro e libertà”. Il 5 settembre, l’intervento conclusivo di Gianfranco Fini.

Qui il programma, qui le informazioni su prenotazioni e pernottamenti.

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Meglio votare che governare: l’omicidio-suicidio della maggioranza


Meglio votare, che governare. Meglio la lotteria delle urne, che il risiko delle riforme. Meglio regalare voti alla Lega che pagare il prezzo – tutto sommato accettabile – di una dialettica politica aperta e di un partito vivo e quindi anche diviso, su alcune questioni di fondo. Meglio approfittare di un’opposizione disgregata e di una sinistra culturalmente in rotta, e affascinata (se ne capisce la ragione, non il vantaggio) più dal mito delle origini che dalle sfide del futuro. Meglio trionfare sulle macerie di un bipolarismo “personale” che faticare nel cantiere di un bipolarismo politico. Leggi tutto

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L’ auto-ribaltone sfascerebbe solo il centro-destra


di Benedetto Della Vedova -

Ben due ministri – e che ministri! Interni e Giustizia – hanno ieri ripetuto: no a governi tecnici, sì a elezioni anticipate. Hanno già cambiato la Costituzione e sostituito con il loro “consolato” ruolo e funzioni che la Carta assegna al Presidente della Repubblica?

Ricapitoliamo. Molti colleghi, come me di maggioranza, si affannano a chiarire che “andranno in piazza” di fronte a qualsiasi ipotesi di ribaltone. Anche sorvolando su di un Governo che minaccia di scendere in piazza, la cosa non convince.

Lo scenario che i pasdaran del PdL prefigurano, infatti, è esattamente l’opposto del ribaltone, cioè un inedito “auto-ribaltone”. La loro strategia, infatti, dopo avere espulso dal PdL la componente finiana, è quella di provocare più o meno pretestuosamente un incidente parlamentare, di imporre le elezioni anticipate e di convocare il popolo alle urne per completare l’espulsione di Fini e dei finiani dalla maggiorianza e dal centro-destra italiano. Non ci si troverebbe di fronte al caso di un governo senza più maggioranza, ma di una maggioranza che si “suicida” più o meno compattamente per “ammazzare” la legislatura.

Una cosa deve essere chiara: non vi è un solo atto parlamentare rilevante per il Governo Berlusconi da cui sia possibile ricavare un atteggiamento ostile o ostruzionistico da parte di coloro che hanno dato vita ai gruppi di Futuro e Libertà per l’Italia. Non vi è una sola riforma o parvenza di essa bloccata dai finiani. Non una! Che so, una sola misura per lo sviluppo, una riforma fiscale o sul lavoro o sulla famiglia o sull’energia… Solo per fare l’ultimo esempio in ordine cronologico, la buona riforma dell’Università appena approvata al Senato porta la firma, come relatore, del “finianissimo” Sen. Giuseppe Valditara. E dunque, signori della corte, di cosa ci accusate?

Le intercettazioni? Siamo seri: alla fine della discussione interna al PdL è uscito un testo meno inviso al Capo della Polizia e al Procuratore antimafia. Qualcuno che abbia contezza della fase in cui vive il paese chiederebbe le elezioni per questa vicenda pensando di ottenerle? L’”autoribaltone” non ha nulla a che fare con l’attività di Governo che nessun detrimento ha fin qui avuto dai finiani, ma con questioni tanto politiciste da sconfinare nello psicologico. Non a caso le categorie più evocate sono “logoramento” e “stillicidio”. Che poi a tuonare più potentemente contro il ribaltone siano i leghisti – gli unici ad averne fatto uno coi fiocchi e proprio contro Berlusconi– dà la misura dell’uso disinvolto e propagandistico che viene fatto di questo argomento.

Lo scopo della crisi auto-provocata non sarebbe quello di sciogliere le briglie all’ippogrifo berlusconiano, ma solo di cercare un definitivo regolamento interno a quel che è stato il PdL.
E’ chiaro che le elezioni a novembre non risolverebbero nulla di nulla di ciò che interessa all’Italia, come ha saggiamente osservato, tra gli altri, la Presidente Marcegaglia.

Che a settembre Berlusconi e Fini tornino amiconi sembra certo difficile. Tanto più che il Giornale, di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio, è intento non già ad una anglosassone inchiesta giornalistica sulla casa di Montecarlo – inchiesta alla quale sarebbero di già arrivate, come sono arrivate, le dovute risposte – ma ad una violento tentativo di distruggere “a prescindere” l’immagine del Presidente della Camera (è la ben nota vicenda del potere che tutto tollera, tranne coloro che individua come avversari interni).

Ciò non toglie, però, che esista la possibilità di rilanciare per qualche semestre l’attività del Governo attraverso un onesto patto tra ex-amici, basato sul comune programma elettorale di due anni fa. Naturalmente i punti del programma sono il titolo e lo svolgimento del tema della legislatura non può essere il frutto di un infantile “o mangi la minestra o …” e va scritto insieme: governo e gruppi parlamentari di maggioranza (PdL, Futuro e Libertà e Lega). Fli ha dei propri membri nel Governo e ha dichiarato fin dal primo minuto di nascere come gruppo di maggioranza: il resto è solo un inutile processo alle intenzioni.

Silvio Berlusconi può scegliere: rilanciare il Governo e le riforme per l’Italia con il contributo attivo e fattivo di Futuro e Libertà, oppure usare Fini come capro espiatorio delle difficoltà del governo e del PdL. Mi auguro sinceramente che il Premier scelga la prima via, quella forse meno scontata, che richiede più coraggio e senso di responsabilità: nessuno di noi ama la melassa o ha la memoria corta, ma Fli risponderà a responsabilità con responsabilità. Altrimenti quasi con certezza si arriverà alla crisi.

Ma l’Italia, ribadiamolo, non è, per Costituzione e per prassi istituzionale, la Gran Bretagna, e se dovesse cadere il Governo Berlusconi, a maggior ragione di fronte ad una “auto-crisi”, la parola passerà a Napolitano. E a quel punto le forze parlamentari è al Capo dello Stato che saranno chiamate a rispondere.

Articolo pubblicato in contemporanea su Libertiamo.it e Ffwebmagazine.it

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Lo sputtanamento come strumento politico. L’ora di porre un confine


- L’Italia è sull’orlo di una crisi devastante tra le più gravi della sua storia recente. Il Paese ne ha viste di tutti i colori: ha affrontato (e risolto in pochi anni) una ricostruzione difficile e dolorosa per i sacrifici e i costi sociali sopportati; si è misurato con tassi d’inflazione a due cifre mentre il terrorismo insanguinava quotidianamente le piazze d’Italia; all’inizio degli anni 90 si è scrollato di dosso un fardello che stava per determinare la bancarotta dei conti pubblici, proprio quando un pogrom eterodiretto di settori della magistratura stava spazzando via la classe dirigente di quei partiti democratici che avevano governato il Paese, mentre venivano risparmiati, con sapienti interventi chirurgici, le forze di opposizione che pure avevano fatto parte del sistema. Leggi tutto

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“Basta Torquemada accecati da strumentalità politica” – VIDEO


- Benedetto Della Vedova commenta la giornata politica al Tg3. “Basta Torquemada accecati da strumentalità politica” dice il Presidente di Libertiamo.it alludendo alle dichiarazioni di Daniele Capezzone a proposito delle dimissioni del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini. Leggi tutto

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