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Il mais di Fidenato non fa male a nessuno


- Alla fine, e dopo tanto chiasso il campo di granturco di Giorgio Fidenato ci dimostra ciò che volevasi dimostrare, e che ogni addetto ai lavori dotato di un briciolo di onestà intellettuale sapeva da tempo: la coesistenza tra colture Ogm e convenzionali è possibile, e la pretesa impossibilità di determinare a quale distanza dovrebbe mantenersi un campo Ogm da uno convenzionale per evitare rischi di contaminazione è solo un alibi ideologico ed antiscientifico per ostacolare e rimandare alle calende greche la possibilità, per gli agricoltori italiani, di avvalersi delle biotecnologie.

Le analisi sui prelievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato nell’ormai famoso campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, e sui campi confinanti, compiute dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, hanno attestato che il mais seminato dal presidente di Agricoltori Federati è effettivamente Ogm, mentre quello dei terreni vicini non ha subito nessuna contaminazione.

E questo senza osservare nessuna distanza di sicurezza, ma semplicemente differenziando il periodo di semina, in modo che l’impollinazione avvenga in periodi differenti.

E’ un metodo (allo stesso modo si possono seminare varietà con cicli più precoci o tardivi) che non è stato inventato in Friuli, ma che viene consigliato dalla stessa UE, come precisa lo stesso Fidenato, che tiene a chiarire anche, giustamente, come sia profondamente scorretto parlare di contaminazione, ma che bisognerebbe, come fa l’Unione Europea, usare il termine “commistione”, dato che quest’ultima implica solo aspetti economici e non sanitari o ambientali.

Le distanze di sicurezza, quindi, si possono calcolare in giorni e non necessariamente in metri: infatti l’imposizione dell’obbligo di distanze di sicurezza esagerate rappresenta per molti un sistema arbitrario per dissuadere gli agricoltori dal seminare varietà transgeniche, dal momento che si vedrebbero costretti a sacrificare porzioni considerevoli delle loro colture. Vale la pena ricordare che il paese europeo più aperto agli Ogm, la Spagna di Zapatero, non prescrive l’obbligo di alcuna distanza di sicurezza tra colture Ogm e convenzionali.

Intanto, e non può far che piacere, alcuni incrollabili sistemi di certezze cominciano ad incrinarsi, come dimostra l’inattesa apertura alla ricerca in campo aperto sulle colture transgeniche da parte dell’assessore regionale all’agricoltura del Piemonte, il leghista Claudio Sacchetto.

Certo, la voglia di non contraddirsi e di non contraddire il vate Zaia prevale con effetti involontariamente umoristici, se è vero che l’iniziativa viene ufficialmente giustificata con l’intenzione di dimostrare scientificamente che gli Ogm non risolvono tutti i problemi.

Ma se anche l’assessore Sacchetto dovesse riuscire a dimostrare, evidenze alla mano, che gli Ogm non fanno ringiovanire né fanno piovere soldi dal cielo, il fatto che affermi di non poter ”restare sordo alla richiesta di alcune aziende agricole che rimarcano i benefici delle nuove tecnologie, come l’abbattimento dei costi e la diminuzione del ricorso ai fitofarmaci contro le malattie che colpiscono le colture tradizionali” fa sicuramente ben sperare.

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Ogm: la disobbedienza civile di Fidenato, i buoni frutti del pragmatismo e le bacche velenose degli ambientalisti


- L’avete capito ormai. Libertiamo è favorevole alla ricerca biotecnologica, così come diffida da tutti i pregiudizi e le superstizioni nei confronti dell’innovazione ogm. L’uomo modifica geneticamente le piante da migliaia di anni, ora ha imparato a farlo con cognizione di causa, in modo più sicuro e con meno rischi. Leggi tutto

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15 marzo a Milano, in scena una provocazione libertaria contro le tasse


- Di tasse ed emergenza fiscale eravamo abituati a parlare in strada, in azienda, a tavola, sui giornali ed in tv. Ma mai ci era capitato di discuterne in teatro.
Eppure è sul palcoscenico che si possono sentire le riflessioni più esplosive sulle tasse, grazie alla comicità surreale di Massimo Pongolini (in arte Pongo) e la documentazione giornalistica di Leonardo Facco, accompagnati in scena dalla testimonianza di Giorgio Fidenato, l’imprenditore che dal 2009, come atto di disobbedienza civile, non versa più i contributi dei suoi dipendenti, ai quali dà la busta paga lorda. Leggi tutto

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Il giudice rinvia a gennaio, l’iniziativa di Fidenato sul sostituto d’imposta continua


Rinvio della discussione nel merito al 28 gennaio 2010. Questa è stata la decisione del Tribunale del lavoro di Pordenone relativamente alla causa riguardante Giorgio Fidenato ed Agricoltori Federati.
Come abbiamo già scritto su Libertiamo.it, i legali di Fidenato hanno chiesto al giudice di sollevare l’eccezione di costituzionalità circa il suo ruolo di sostituto d’imposta per conto dello Stato nei confronti dei suoi dipendenti (ai quali dal mese di gennaio di quest’anno l’imprenditore versa lo stipendio lordo in busta paga), in quanto – a loro avviso – fungere da sostituto d’imposta per lo Stato è un’obbligazione in contrasto con i principi della Costituzione. Leggi tutto

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La battaglia di Fidenato, la supponenza dell’avvocato


- La battaglia politica che sta conducendo Giorgio Fidenato (imprenditore agricolo, responsabile di Agricoltori Federati, presidente di Futuragra ed esponente del Movimento Libertario) scalda i cuori degli spiriti liberali: sollevare la questione di costituzionalità delle norme sul sostituto d’imposta a partire da un caso di “disobbedienza civile”. Da gennaio di quest’anno – la notizia è rimbalzata in più occasioni sui media – Fidenato ha deciso di corrispondere ai dipendenti di Agricoltori Federati lo stipendio lordo, chiedendo loro di pagarsi da soli tasse e contributi. Ma dando in cambio la libertà ed un diritto che i lavoratori dipendenti italiani non hanno: la libertà di pagare le tasse secondo le scadenze previste per i lavoratori autonomi e non mensilmente (gli effetti finanziari sono evidenti) ed il diritto di conoscere l’effettivo peso della tassazione. Leggi tutto

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