TAG "energia"

I seminari di Libertiamo, 26/28 febbraio 2010: il programma definitivo


- Iniziative aperte al pubblico

SABATO 27 febbraio ore 10,00 – 13,00
Tavola rotonda: PLACATA LA BUFERA, TORNIAMO AL LIBERO MERCATO
Teatro Franco Parenti, Via Pier Lombardo 14 – Milano
Interventi di Edoardo CROCI, Alessandro DE NICOLA, Antonio MARTINO
Tavola rotonda con Gianfranco FINI, Giampaolo GALLI, Luigi ZINGALES, Benedetto DELLA VEDOVA
Modera: Sarah VARETTO

VENERDÌ 26 febbraio ore 18,00 – 20,00
Incontro pubblico: “Io non voglio il posto fisso…” – Manifesto di una generazione fantasma
Hotel Splendido, Via Andrea Doria 4 – Milano
Partecipano: Luca Bolognini, Francesco Delzio, Piercamillo Falasca, Giovanni Marinetti, Luca Mazzone, Angela Padrone, Alessandro Rimassa, Filippo Rossi Leggi tutto

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Nucleare, Menegon per l’IBL: queste le nostre osservazioni per un ritorno non dirigista al nucleare


- L’Istituto Bruno Leoni ha trasmesso alle commissioni parlamentari impegnate nell’esame del decreto sul nucleare alcune osservazioni sul testo del provvedimento. Il giudizio complessivo sull’impianto del decreto è positivo. Il ritorno al nucleare, si legge nel documento inviato alle camere “è da considerarsi un’opportunità per il sistema, una promessa per l’ambiente in termini di riduzione delle emissioni inquinanti e uno spazio riconquistato alla libera iniziativa economica”. Leggi tutto

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Ok il nucleare a costo zero, ma il ritorno all’atomo sia anche a ‘dirigismo zero’


- Il sottosegretario all’energia Stefano Saglia garantisce che il nucleare sarà a costo zero, perché a finanziarlo provvederanno interamente le imprese. Questa è senz’altro un’utile rassicurazione per tutti i contribuenti. D’altronde gli italiani si aspettano dal nucleare bollette più leggere, non più tasse. Se i vantaggi in termini di minori emissioni inquinanti non sono in discussione, l’accettazione dell’opzione nucleare passa anche per il beneficio materiale di una produzione di energia economicamente più efficiente.

Non era un punto assodato, qualche tempo fa. Durante l’iter di discussione della legge delega alcuni parlamentari della Lega Nord avevano presentato un emendamento, in un primo tempo approvato, poi espunto per il provvido intervento del governo, con cui si sarebbe promossa la costituzione di consorzi nucleari con il supporto di capitali pubblici.

Se l’intervento diretto del governo nell’economia con iniezioni di fondi pubblici è la forma più invasiva per il mercato e dolorosa per il contribuente, non vanno trascurati i danni che possono recare altre forme di interventismo statale, volte a limitare o veicolare in altro modo il comportamento dei privati. Tocca purtroppo constatare che qualche macchia di dirigismo è rinvenibile  ancora nello schema di decreto legislativo, presentato dal governo alle commissioni parlamentari.

Il primo punto riguarda la pianificazione del settore. Il governo ha nei mesi scorsi saggiamente messo da parte l’idea di fissare in maniera quasi-autoritativa il numero di siti nucleari (e con esso il volume dell’offerta di energia da fonte nucleare) nelle prime fasi del processo di riapertura della politica nucleare. Spetta al mercato decidere se e quanto converrà investire sul nucleare, per soddisfare la domanda energetica dei prossimi decenni.

Tuttavia c’è qualche incertezza sulla valenza da attribuire alla strategia nucleare del governo, documento programmatico da adottarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, che occupa una posizione centrale nella conduzione della politica energetica dell’esecutivo. A destare per perplessità è sopratutto il fatto che si subordini a tale atto di indirizzo politico il lavoro tecnico di definizione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare gli impianti, condotto dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e la trasmissione di piani di investimento degli operatori privati.

Il timore è che la strategia si converta in uno strumento per orientare dall’alto le scelte imprenditoriali, ad esempio fissando per altra via il numero di impianti nucleari da realizzare in Italia. Piuttosto, sarà il caso di fare della strategia nucleare tutt’altro, ovvero un’occasione per consultare gli operatori sulle prospettive di sviluppo del settore e per comprendere e prevedere gli obiettivi conseguibili sotto i profili ambientali ed economici.

Un’altra forma di dirigismo può ravvedersi nel monopolio pubblico garantito alla Sogin, società a capitale interamente pubblico, in tema di decommissioning. Il testo attuale è palesemente contraddittorio: in un primo tempo, ai fini autorizzativi, richiede agli operatori di documentare le capacità tecniche e organizzative per provvedere allo smantellamento degli impianti, salvo poi affidare in via esclusiva alla Sogin lo svolgimento della medesima attività.

Inoltre, non sono chiare le modalità di contribuzione al fondo di decommissioning da parte degli esercenti (soprattutto con riguardo al quantum). Ancor più preoccupa il fatto che non si fissino paletti alla facoltà, per Sogin, di determinare i costi effettivamente sostenuti e da porre a carico delle imprese. Non esattamente una misura di incentivazione all’efficiente svolgimento delle delicate attività di smantellamento degli impianti.

Anche alla luce di quanto dispone la normativa comunitaria, sarebbe auspicabile un ripensamento della norma, al fine di imputare la totale responsabilità in materia di decommissioning agli stessi esercenti e fare del relativo fondo, previsto dalla legge delega, uno strumento a tutela della sicurezza dei siti, che operi in caso di default dell’operatore.

Le commissioni ambiente e attività produttive della Camera si sono date come termine per la formulazione del parere sul decreto la prima settimana di febbraio. Ancora pochi giorni, quindi, per rassicurare i cittadini del fatto che il nucleare non solo sarà a costo zero per i contribuenti, ma anche che non significherà un ritorno all’economia pianificata, né consisterà in un’occasione per costituire nuovi monopoli.

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Nucleare: Della Vedova, No ‘Sindrome Nimby’ sui siti, serve senso di responsabilità nazionale


Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

Era più che prevedibile che con l’approssimarsi delle elezioni regionali i Verdi e le forze politiche ideologicamente anti-nucleariste soffiassero sul fuoco della paura, iniziassero a stilare e diffondere gli elenchi dei possibili siti e chiamassero i candidati governatori allo scontro in nome degli interessi delle comunità locali.
Nondimeno, io ritengo che tutti i candidati presidenti del centro-destra sapranno affrontare il tema con trasparenza e senso di responsabilità nazionale. La sindrome Nimby (Not in my back yard) è contagiosa, l’ambientalismo irrazionale è una eccellente risorsa propagandistica, ma penso che all’interno della maggioranza di governo si troverà il modo per evitare che il voto di marzo segni l’inizio di uno scontro Stato-Regioni sul tema del nucleare. Le esigenze energetiche e serie ragioni di compatibilità ecologica consigliano di infrangere il tabù nucleare.

Roma, 19 gennaio 2010

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Il ClimateGate e il dibattito pubblico sul riscaldamento globale (2)


- Sul global warming la discussione pubblica è condizionata dagli esiti di un dibattito scientifico complesso e non sempre trasparente e dalle “soluzioni” improvvisate e irrazionali con cui la politica risponde agli allarmi dell’opinione pubblica. In questa analisi di Andrea Asoni, pubblicata tra ieri ed oggi, si ripercorrono le tappe del cosiddetto ClimateGate e le ricadute sul piano delle policy della discussione pubblica sul riscaldamento globale.  (Parte seconda – Parte prima, link alla parte prima).

Lo stato del dibattito pubblico

La scienza del clima discussa dai sostenitori del AGW e dagli scettici è complicata e impossibile da comprendere nei dettagli per un profano. Da apprendista economista che si interessa di politiche pubbliche, quindi, parlerò non del dibattito scientifico ma dei suoi riflessi sul dibattito di policy.
Un serio dibattito sul riscaldamento globale dovrebbe avere almeno tre livelli. La prima domanda a cui bisogna rispondere è se la terra si stia effettivamente riscaldando e di quanto. Su questa prima domanda l’evidenza empirica è abbastanza unanime: la terra si è leggermente riscaldata, per lo meno rispetto a centocinquanta anni fa (anche se non vi è stato riscaldamento negli ultimi quindici anni). Meno chiaro è se la terra sia più calda rispetto al Medio Evo.

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Nabucco, South Stream e il rubinetto di Mosca per il gas europeo


- Il Nabucco, oltre che un’opera, è un gasdotto di 3300 km, che partirà da Erzurum (Turchia orientale) per arrivare a Baumgarten an der March, Austria. Si chiama così perché, nel 2002, quando i rappresentanti delle cinque compagnie impegnate nella sua costruzione firmarono l’Accordo di Cooperazione, poi ascoltarono l’opera di Verdi al teatro dell’Opera di Vienna. Leggi tutto

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Una legislatura per il nucleare. Il Governo procede con cautela


Un anno e mezzo fa il Governo avanzava le prime proposte per il ritorno al nucleare. La prima milestone è stata posata a luglio scorso, con l’approvazione di una delega che ora il Governo si appresta ad esercitare per disciplinare, entro il termine fissato per il 15 febbraio prossimo, l’iter di individuazione dei siti nucleari e di autorizzazione degli impianti. Leggi tutto

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Robin tax. Bene il governo, ma attenti al fuoco amico


- Con un colpo di penna la maggioranza ha cancellato il tiro mancino dalle commissioni affari costituzionali e lavoro, che avevano innalzato di un altro punto percentuale l’addizionale Ires per il settore energetico, approvando un emendamento del PD avvallato dalla maggioranza.
Nell’Aula di Palazzo Madama, Governo e maggioranza hanno convenuto che il nobile fine di garantire una più forte tutela a chi ha conseguito l’inabilità a seguito di un infortunio sul lavoro poteva essere perseguito senza gravare ulteriormente sulle imprese.
Con un emendamento del Relatore, Sen. Castro (Pdl), è stata quindi cancellata la norma che portava l’aliquota Ires per l’energia al 35%.

L’allarme, per una buona parte del settore energetico, non ha fatto a tempo a rientrare che già si è ripresentato, per una ragione diversa, nell’altro ramo del Parlamento.
La finanziaria 2010 prometteva la riduzione, se non l’abolizione dell’IRAP. Invece, a quanto pare, le tasse rischiano di aumentare, anziché diminuire. È quanto accadrebbe se fosse approvato un emendamento della Lega Nord, punitivo per le imprese del settore energetico, che non adeguano prontamente i propri prezzi ai ribassi del petrolio.

L’intento è abbozzato ma chiaro, l’ambito di applicazione, invece, alquanto fumoso. Non è chiaro come possa applicarsi a mercati complessi come quello dell’energia, che rispondono agli stimoli di vario tipo, molti dei quali non riconducibili all’andamento dei mercati petroliferi. Basta, infatti, un aumento della domanda di energia elettrica per vanificare il beneficio connesso con la diminuzione delle quotazioni petrolifere, senza che si possano dare colpe e somministrare punizioni ai colpevoli.
Denota poi un gusto barocco il doppio controllo che si determinerebbe sull’applicazione della Robin Tax (tassa, ricordiamolo, giustificata nell’estate 2008 per la felice congiuntura economica del settore). Infatti, la legge ha previsto che gli operatori fossero vigilati con occhio attento affinché non traslassero il maggior gravame fiscale sui consumatori mediante un aumento di prezzi e tariffe. Il risultato è stato la combinazione di più tasse e più oneri amministrativi, per di più inutili, dato il calo delle quotazioni del petrolio e delle tariffe elettriche verificatosi nei mesi seguenti.

La nuova tassa proposta dalla Lega Nord esige un dispendio di risorse e ingegno per verificare la prontezza con cui gli operatori adeguano i propri prezzi alle quotazioni del petrolio. Poco importa se l’aggiustamento dei prezzi dei carburanti segua sempre di alcuni giorni rialzi e ribassi delle quotazioni del petrolio e porti a variazioni più contenute dei prezzi. Significativa anche la volontà di punire chi si attarda a ritoccare i listini senza voler premiare i “buoni”. L’ipotesi di ridurre a questi ultimi l’addizionale Ires, anziché aumentarla ai “cattivi” non è manco stata ventilata, si direbbe.

Di tutt’altro avviso, fortunatamente, il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia, che già si è espresso sul tema respingendo l’idea di una nuova tassa punitiva. Ci si attende, quindi, che il Governo confermi una posizione contraria ad un ulteriore inasprimento fiscale.

D’altra parte, scoraggiare con un fisco punitivo ed una burocrazia invasiva l’offerta di una fonte energetica come il petrolio, ancora fondamentale per la nostra economia, non è cosa saggia.
Specie per i prossimi anni, fino a quando lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il ritorno al nucleare non consentiranno una diversificazione delle fonti, la nostra economia continuerà a dipendere dalle tradizionali fonti energetiche.
Il mercato degli idrocarburi e dei loro derivati è nella sua natura globale e transnazionale. Disincentivare la loro offerta non porterebbe che ad orientarla verso altri mercati, col risultato che la necessità di approvvigionarsi della principale fonte energetica in uso nel paese ci porterebbe gioco forza a contrastare un tendenziale calo dell’offerta accettando di pagare prezzi più alti. Di fatto, un aumento delle imposte porterebbe ad un effetto opposto a quello desiderato.

Sarebbe molto più efficace, per conseguire una riduzione dei prezzi a beneficio dei consumatori, una politica di liberalizzazioni del settore (a partire dal comparto della distribuzione dei carburanti), che stimolasse la concorrenza tra gli operatori dei vari comparti ma anche, nel più ampio quadro delle politiche dell’energia, tra le stesse fonti energetiche.

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La Robin Tax sale ancora, ma non è un aggravio a costo zero


- Prima o poi doveva succedere, quanto meno per la legge dei grandi numeri. Da oltre un anno l’opposizione propone ogni settimana centinaia di emendamenti volti ad aumentare l’addizionale Ires per il settore petrolifero, dell’energia e del gas, istituita come misura congiunturale anticiclica ai tempi della Robin Tax e sopravvissuta a flussi e riflussi dei mercati energetici, a dispetto dei propositi iniziali.
Una prima volta è stata aumentata dal 5,5 al 6,5 per cento a luglio 2009, per finanziare la stampa e stringere un rapporto di dipendenza più stretto tra stampa e politica.

Sarà che i dati a disposizione dei gruppi Pd e Idv rendono agevole il calcolo delle entrate conseguibili con l’innalzamento di un punto percentuale dell’addizionale, sarà che le imprese soggette all’imposta non sono molte e i costi in termini di consenso sono circoscritti, ma impressiona l’accanimento con cui, per la copertura finanziaria della maggioranza delle misure proposte in via emendativa, l’opposizione abbia continuato a prevedere l’aumento dell’addizionale.

La scorsa settimana parlamentare è stata caratterizzata dall’importante riforma liberalizzatrice e modernizzatrice dei servizi locali. Purtroppo è stata anche macchiata dall’approvazione della proposta di Rita Ghedini e Marilena Adamo, del Partito democratico, con cui si innalza l’addizionale IRES al 7,5 per cento. Complessivamente, l’aliquota dell’imposta sui redditi di talune società si attesterebbe quindi al 35 per cento. La proposta è stata approvata dalle commissioni affari costituzionali e lavoro al Senato; nei prossimi giorni dovrà esser confermata dall’aula e poi dalla Camera per assumere un carattere definitivo.

Si pone comunque un problema di metodo e di merito che investe maggioranza e opposizione.
Se le grida di Di Pietro durante il dibattito a Montecitorio sulla riforma dei servizi pubblici locali potevano dirsi sterili e forzate esternazioni di carattere demagogico, volte a seminare tensione e preoccupazione nella società per raccogliere consenso e visibilità, i tiri messi a segno dal Partito Democratico in due tempi per inasprire la Robin Tax vedono la corresponsabilità della maggioranza.
La Robin tax nasceva come misura fiscale dal forte valore demagogico, che poteva essere venduta al pubblico come uno strappo al borsellino troppo pieno di lobby potenti e “cattive”. Poco importava che si colpisse le poche società ad azionariato diffuso (e con esse, quindi, milioni di piccoli azionisti italiani) e istituti di credito che dopo pochi mesi avrebbero corso il rischio di capitolare o di finire nelle mani dello Stato.

Per contrastare l’effetto temuto, ossia la traslazione dell’imposta sui costi dell’energia, la legge ha previsto il controllo dei prezzi da parte dell’Autorità dell’energia e del gas. D’altro canto – ci insegna von Mises – un intervento pubblico tira l’altro e da lì al socialismo e al collasso i passaggi sono consequenziali. Il crollo dei consumi e della produzione manifestatosi con la crisi nell’autunno 2008 avrebbe comunque condotto ad una diminuzione delle tariffe dell’energia e i meccanismi di controllo politico dei prezzi si è tradotto semplicemente in un aggravamento degli oneri amministrativi in capo alle imprese, ancor più odioso del maggior carico tributario.
Il livello a cui verrebbe fissata l’addizionale IRES se la disposizione fosse confermata al Senato e alla Camera pone un dubbio sulla sostenibilità dell’imposta. Per quanto il settore dell’energia e dei prodotti petroliferi sia tra i più solidi, la stessa base imponibile potrebbe subire una flessione.

Di sicuro quanti ritengono che ogni misura possa trovare copertura in questo modo (tanto paga ENI, tanto paga ERG,…) trascurano le ripercussioni che l’imposizione fiscale ha sugli investimenti, proprio in un momento in cui le politiche ambientali esigono ingenti sforzi da parte degli operatori per rendere più efficienti gli impianti e reperire le risorse necessarie alla realizzazione di impianti a fonte rinnovabile o nucleare.

Questo tipo di concessioni alle richieste dell’opposizione, quindi, rivela una sottovalutazione del loro impatto sull’economia e dei compromettenti effetti sugli obiettivi del Governo: dai target di politica ambientale, al risparmio dei piccoli azionisti a, non dimentichiamocelo, l’impegno solenne di riportare la pressione fiscale sotto il 40 per cento .

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Mercati energetici, intervista a Benedetto Della Vedova – VIDEO


- In questa intervista a Benedetto Della Vedova, pubblicata sul canale Youtube “Canalenergia“, il presidente di Libertiamo parla della diversa reazione di Enel ed Eni dopo la liberalizzazione dei mercati di energia elettrica e gas.

Della Vedova sostiene che, mentre all’Enel sono state tolte consistenti quote di mercato, favorendo così un rinnovamento dell’azienda, la stessa cosa non è accaduta per l’Eni, ad oggi ancora pressoché monopolista del mercato del gas in Italia: Leggi tutto

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Germania, l’abbandono del nucleare è cosa fatta?


- Com’era prevedibile il dibattito tedesco intorno ai pregi e ai difetti del nucleare è tornato ad infiammarsi ad ormai meno di due mesi dalla sfida per la Cancelleria tra Angela Merkel e Frank-Walter Steinmeier. Leggi tutto

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Real nucleare contro Atletico rinnovabile? Serve arbitro neutrale


- In pasto alla politica e ai media, nucleare e energie rinnovabili assumono i connotati di due squadre di calcio da sostenere l’una contro l’altra. Chi sostiene la necessità del ritorno al nucleare, evidenzia i contenuti costi di produzione, lo scarso impatto sull’atmosfera e, di contro, l’irrisorio contributo in termini di offerta che il fotovoltaico riesce a fornire al sistema, a dispetto degli aiuti stanziati. Leggi tutto

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La manovra anticrisi: il brutto, il buono e il cattivo


- La manovra estiva anticrisi va nella direzione giusta, ma nel modo e, forse, per i motivi sbagliati. La sensazione è che la volontà di piacere a tutti, ma proprio a tutti, l’abbia resa incoerente: si parla, giustamente, di ridurre il peso dello Stato, eppure  alcuni interventi lo aumentano e rischiano di minare il successo del provvedimento. Leggi tutto

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Elezioni: Della Vedova e Croci, Dal nucleare l’ambientalismo liberale


Si è concluso a Milano il convegno “Il Nucleare per una nuova stagione di ambientalismo liberale”, organizzato dai Riformatori Liberali e dalla rivista Carta Libera dell’assessore all’Ambiente Edoardo Croci, a cui Silvio Berlusconi ha inviato il messaggio diffuso in mattinata dalle agenzie di stampa.
Nel commentare l’iniziativa, Benedetto Della Vedova, Leggi tutto

 
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