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Il doping identitario


da Il Secolo d’Italia del 10 marzo 2010

- Dal penoso repertorio di scandali privati che hanno intossicato la politica italiana e hanno finito per nascondere quelli più propriamente pubblici emerge un’Italia dissociata e male in arnese, che risolve nella doppiezza il problema della coerenza tra il dire e il fare, tra il predicare e il razzolare, tra l’impegno e la testimonianza. Leggi tutto

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Libertiamo.it a Milano – Raseegna stampa web


- Alcune segnalazionio dalla stampa web sulla tre giorni di Milano.

IL GIORNALE – Obiettivo puntato sul liberismo con i dibattiti di «Libertiamo»

SOLE 24 ORE -  Fini rilancia sulle riforme strutturali, pensioni comprese

LA REPUBBLICA – Fini rilancia la riforma delle pensioni

IL GIORNALE – Giustizia e immigrati, il “governo ombra” di Fini

REUTERS – Fini: non vedo contrasti Tremonti-Draghi. Fare riforma pensioni

IL RIFORMISTA – Pensioni/ Fini: In equilibrio per 10 anni, bisogna fare qualcosa

LA STAMPA – Fini: “Interveniamo sulle pensioni”

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Ridurre le tasse si può e si deve


di Benedetto Della Vedova da www.loccidentale.it

Il Ministro Tremonti, nell’intervista al Sole24Ore di domenica scorsa, ha ribadito che quella fiscale è “la riforma delle riforme” e che il tempo per farle inizierà dopo le regionali. Forse era meglio dirlo subito, evitando il fraintendimento su tempi più accelerati evocati dal Presidente del Consiglio. Ma tant’è: la questione resta centrale e ulteriori rinvii minerebbero la credibilità del PdL (a tutto vantaggio dell’alleato/competitore leghista).

Il punto è questo: una semplificazione ed una drastica riduzione del numero e del livello delle aliquote della tassazione del reddito è considerata una scelta strategica per accompagnare l’Italia fuori dalla crisi e ridare slancio all’economia? Se sì, si tratta di lavorarci come ad una vera priorità, anche prendendo qualche rischio, abbandonando la strada dei “correttivi”.

L’obiettivo della tenuta dei conti pubblici non è in discussione, naturalmente, ma di per sé non può esaurire l’orizzonte della politica economica e fiscale. Come prevedibile, la crisi non ha avuto alcun nuovo effetto palingenetico, e le grandi questioni della crescita e della competitività si ripropongono per il nostro paese esattamente come negli ultimi quindici anni: se non si è competitivi non si cresce, se non si cresce non si crea occupazione e non si produce nuovo gettito fiscale.

Prima di tutto si deve procedere ad una drastica semplificazione del sistema tributario. Oggi le norme sono costruite al fine di tentare di impedire gli abusi, cioè l’elusione e l’evasione fiscale. Il fine non viene raggiunto e nel frattempo si finisce per rendere letteralmente impossibile la vita dei contribuenti leali.

Penso che si debba ribaltare l’impostazione: il fisco va disegnato per essere amichevole nei confronti di chi paga. Chi non paga va sanzionato in altro modo, possibilmente più efficace. Lo spostamento dell’imposizione dalle “persone cose”, ergo dal lavoro al consumo, potrebbe servire anche in questa direzione.

Si è detto spesso, al di là di ogni discussione sulla curva di Laffer, che aliquote e modalità di pagamento delle imposte più ragionevoli sono il primo passo per rendere credibile la lotta all’evasione fiscale: se ci si crede fino in fondo bisogna procedere senza indugi, giacché un’evasione fiscale così diffusa rappresenta un elemento di corruzione non solo dell’economia nazionale ma anche del tessuto civile ed istituzionale.

In questi giorni in molti hanno sottolineato come in Germania i sondaggi mostrino un’opinione pubblica restia ad appoggiare riduzioni fiscali perché spaventata da possibili tagli allo stato sociale. Un segnale importante, ma che dice poco sul nostro paese, giacché le condizioni di partenza sono completamente diverse. In Germania la pressione fiscale negli ultimi lustri anni è diminuita ed è attualmente inferiore a quella italiana che invece nel frattempo è aumentata; la percezione dell’efficacia della spesa pubblica per i tedeschi è, a ragione, decisamente migliore di quella che hanno i contribuenti italiani della spesa pubblica nostrana; il livello di evasione fiscale è in Germania più basso che da noi. Ciò non di meno, alle ultime elezioni il successo del centrodestra tedesco è stato assicurato dalla vittoria dei liberali “antitasse”.

Da ultimo i conti pubblici e il problema del debito. Nel programma del PdL (scritto, come è stato ripetuto, nella consapevolezza della crisi) è previsto un piano di aggressione del debito pubblico per via patrimoniale e non reddituale (cioè senza considerare diminuzioni di spesa e avanzi di bilancio), cioè con un grande piano di valorizzazione e alienazione di una parte del patrimonio pubblico: questa è la strada per rendere ancor più credibile, anche nel breve periodo, una grande riforma fiscale, mettendola al riparo da eventuali momentanei cali nel gettito.

Un lavoratore dipendente che paghi tutte le tasse, non solo quelle sul reddito, oggi lascia allo Stato almeno due terzi del suo costo aziendale (compresi naturalmente i contributi previdenziali, la cui gestione rientra di fatto nella sovranità di Governo e parlamento). E’ troppo, e non solo in considerazione di cosa i contribuenti ottengono in cambio.

Se qualcuno ha altre ricette si faccia avanti, ma resto convinto che ridurre le tasse si può, ma soprattutto si deve: per amore dell’Italia libera e del suo futuro.

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Se Rutelli riscopre la laicità…


di Benedetto Della Vedova da Il Secolo d’Italia del 6 gennaio 2009 -

Nella sua intervista di ieri al Giornale di Vittorio Feltri, Francesco Rutelli parla di islam e immigrazione, criticando la sinistra e Gianfranco Fini e riscoprendo il valore della laicità grazie all’etsi Deus non daretur di Ugo Grozio, filosofo assai caro a Umberto Bossi, che pure lo citava abbondantemente nelle sue aspre polemiche antipapiste di qualche anno fa. Per parte mia, sono d’accordo che – anche, ma non solo, rispetto al problema islamico –  occorra partire da Grozio e dalla sapiente separazione tra religione e politica, grazie a cui l’Europa ha potuto superare le guerre di religione. 
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Qualcosa ”di destra” sui migranti


da Il Secolo d’Italia del 23 dicembre 2009 -

Per anni,  la politica italiana ha lucrato sull’illusione che “lavorare meno” avrebbe significato “lavorare tutti” e che i prepensionamenti dei padri avrebbero favorito le assunzioni dei figli. Leggi tutto

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Referendum, una vicenda ‘illuminante’


- pubblicato su Il Secolo d’Italia di giovedì 10 dicembre 2009 - Da settimane una parte della stampa vicina al centrodestra e al suo leader ha individuato in Gianfranco Fini una sorta di nemico del PdL e di Silvio Berlusconi: un reprobo che va sbugiardato per “intelligenza col nemico”. Leggi tutto

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Della Vedova becca Granata. «Niente ultra sulle toghe»


- Intervista di Sandro Iacometti a Benedetto Della Vedova da Libero di mercoledì 25 novembre 2009 -

Finiani giustizialisti? Benedetto Della Vedova non vuole saperne di finire gettato nel caldero ne degli ex An insofferenti per lo scontro tra PdL e magistratura. Leggi tutto

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Narcomafie: in California pensano che…


- di Benedetto Della Vedova – da Il Secolo d’Italia, 11 novembre 2009

Il recentissimo rapporto dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze costringe una volta di più a fare i conti con la realtà: il consumo di stupefacenti è un fatto sociale di dimensioni enormi. Più di un cittadino europeo su quattro tra i 15 e i 65 anni ha fatto uso di cannabis, 1 su 25 di cocaina; poco meno per ecstasy e anfetamine. Leggi tutto

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Caro Bersani, non toccare il bipolarismo


- di Benedetto Della Vedova dal Secolo D’Italia di mercoledì 28 ottobre – Le primarie del PD avevano mille difetti, ma mi sono piaciute. Andare a cercare le contraddizioni e non vedere il dato di sintesi, cioè un meccanismo competitivo di selezione della leadership aperto agli elettori, denuncerebbe un complesso di inferiorità da cui è bene tenersi alla larga. Leggi tutto

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Ha vinto Bersani, viva il Partito Democratico. Astenersi maramaldi.


- Va bene, ha vinto Bersani, e quindi D’Alema; ha vinto anche quello coi baffi, che dice “capotavola è dove mi siedo io”  e che, agli occhi di molti, continuerà a sedersi capotavola per interposta persona, senza baffi.  Speravamo, da esterni interessati e appassionati a questo curioso esperimento di democrazia (semi)americana, che vincesse il progetto politico più seriamente americano e maggioritario. Ha vinto il candidato che agli occhi del popolo del Pd è apparso più seriamente preparato ad arginare lo strapotere berlusconiano e a costruire un’alternativa ad esso. Leggi tutto

Inserito in Partiti e StatoCommenti (7)

Ma io faccio l’elogio della mobilità


- di Benedetto Della Vedova dal Secolo D’Italia di giovedì 22 ottobre -

Un grande poeta intellettuale come Pierpaolo Pasolini seppe descrivere mirabilmente il suo dolente rimpianto per l’Italia agreste e familiare che il boom economico andava lentamente cancellando, a favore della ricerca del benessere e del consumo. L’Italia delle campagne si metteva in movimento: fisicamente, culturalmente, professionalmente. Ma l’Italia che oggi conosciamo ed apprezziamo per le posizioni conquistate nel dopoguerra in termini di reddito diffuso e di standard di vita è fondata sulla valorizzazione della mobilità come valore positivo.

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La libertà di parola e quella di espressione artistica hanno gli stessi confini?


- Uno dei film più controversi presentati quest’anno al Festival di Venezia è stato “Francesca”, del regista romeno Bobby Paunescu. La pellicola, che racconta la vita di una giovane insegnante romena che vuole immigrare in Italia, è stata presentata alla sezione “Orizzonti” e ha scatenato subito discussioni, consensi e polemiche. Leggi tutto

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Intervista di Left a Della Vedova: “Scommetto sui laici”- AUDIO


- Intervista a Benedetto Della Vedova, da Left del 16 ottobre 2009 -

Quarantasette anni, di Sondrio, una figlia, una compagna, bocconiano
con laurea in Discipline economiche e sociali, un passato con i Radicali, un presente alla Camera da liberale dei Pdl. Benedetto Della Vedova è uno che parla di diritti civili, laicità, difesa dei gay, testamento biologico, rifiuta il “dio, patria e famiglia”, ha detto no al family day del 2007 e ha polemizzato con il
suo partito sul caso Englaro. Quindi dice: «Le posizioni di Gianfranco Fini hanno reso la situazione interessante». Leggi tutto

 
icon for podpress   Audio intervista - Licenza CC 2.5 Ita di Radioradicale.it [13:36m]: Play Now | Play in Popup | Download

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Sull’omofobia c’è chi fa il libertario con le discriminazioni degli altri


- da Il Foglio del 15 ottobre 2009 -

Caro Direttore,
il disegno di legge di Paola Concia sulla discriminazione anti-omosessuale è finito nel nulla e ci è stato portato da una gestione demenziale del Pd e incomprensibile del Pdl, che l’ha peggiorato  in Commissione, per dichiararlo pessimo in Aula. Leggi tutto

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