- Un nuovo intervento del potere giudiziario fa discutere gli Stati Uniti e, di riflesso, anche molti altri Paesi che hanno investito nella ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Inserito il 01 settembre 2010.
- Un nuovo intervento del potere giudiziario fa discutere gli Stati Uniti e, di riflesso, anche molti altri Paesi che hanno investito nella ricerca sulle cellule staminali embrionali.
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Inserito il 18 agosto 2010.
- Ma hanno davvero ragione Repubblica e Vittorio Zucconi?
Hanno davvero ragione i Furio Colombo ed i Gad Lerner quando esaltano l’affermazione dei principi e la “visione profetica” del presidente americano sul caso della moschea di Ground Zero? Hanno davvero ragione loro, da sempre campioni del politicamente corretto, quando giudicano gli interventi di Obama solo con il metro delle anime belle, del liftato giudizio di buon senso, oppure… Leggi tutto
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Inserito il 14 agosto 2010.
- “The culture war is back”: così esordisce il sito web The Politico sulla sentenza del tribunale federale di San Francisco, qui egregiamente analizzata da Pasquale Annicchino, che ha decretato l’incostituzionalità del divieto di matrimoni omosessuali in California. Quando arriverà davanti alla Corte Suprema di Washington, la questione deflagrerà aprendo uno scontro ideologico del genere da cui l’attuale inquilino della Casa Bianca è solito tenersi alla larga con lo stesso impegno con il quale il suo predecessore amava sguazzarvi.
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Inserito il 13 agosto 2010.
- Con una lunga sentenza (136 pagine) motivata, a detta di molti esperti, in modo logico, lineare e difficile da ribaltare, il giudice federale Vaugh R. Walker ha dichiarato incostituzionale la Proposition 8, il celebre referendum che dal novembre 2008 ha messo al bando le nozze fra omosessuali in California. Secondo la ricostruzione del giudice Walker nessun interesse dello Stato giustifica il trattamento discriminatorio nei confronti di gay e lesbiche rispetto agli altri cittadini e la mera disapprovazione morale dettata da ragioni religiose o culturali non è sufficiente a giustificare la discriminazione. Nell’interpretazione di Walker, la Proposition 8 viola quindi le garanzie costituzionali in merito alle uguali tutele dovute a tutti i cittadini a prescindere dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale.
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Inserito il 04 agosto 2010.
- Io non sono finiano, diciamolo subito a chiare lettere. Un po’ per intolleranza ai gruppi composti da più di una persona, un po’ per esser fuori moda, un po’ per vocazione all’eterodossia, un po’ perché credo ci sia una generazione politica che ha già dato (e preso) troppo. Insomma, mi piace disertare.
Nonostante la calura estiva, è forse opportuno esercitarsi brevemente sul tema del giorno. Da qualche tempo a questa parte, grazie all’ospitalità di Libertiamo, all’onestà intellettuale dei suoi redattori che non hanno mai alterato una virgola (anzi, a volte hanno corretto grossolani errori) ed hanno sempre lasciato massima libertà di espressione, come molti altri ho scritto su queste pagine.
Non perché appartenessi ad un partito, non perché condividessi in toto la linea politica dell’associazione. Anzi ho a volte condiviso con fatica, o non ho proprio approvato, alcuni articoli (cfr,. ad esempio, il recente articolo sul laicismo).
Ora siamo al punto di svolta. Carmelo Palma e Piercamillo Falasca ci ha annunciato nei giorni scorsi che Libertiamo ha scelto di stare con Fini, mentre Benedetto Della Vedova ha aderito fin da subito al gruppo parlamentare Futuro e Libertà. E’ una scelta legittima, quasi normale direi, dettata da un percorso, non breve, di condivisione di obiettivi comuni. Ma non si può pretendere che tutte le persone di animo liberale siano disposte a condividerla (e non mi pare che quelli di Libertiamo la pretendano dai loro autori, d’altronde). Le sensibilità e le peculiarità della galassia liberale sono troppo variegate e differenti per essere appaltate in blocco ad un nuovo “quasi partito” (ancora abbiamo solo un gruppo parlamentare) intorno all’iniziativa politica dell’attuale primo inquilino di Montecitorio.
I liberali, come del resto è spesso accaduto, sceglieranno di volta in volta a quale esperienza politica contribuire coscienti del fatto che la politica, da sola, risolve poco e che il deficit di liberalismo in questo Paese è ben più grave. E’ culturale, forse antropologico, quindi politico. E non il contrario. L’ultimo è solo una conseguenza del primo.
La situazione Politica (quella con la “P” maiuscola) poi non è facile. Edoardo Patriarca (segretario del comitato organizzatore delle settimane sociali dei cattolici italiani) ha ben spiegato qualche giorno fa il momento che stiamo vivendo: “un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alle persone una visione, degli obiettivi comuni e condivisibili”.
I liberali, come tutto il Paese, boccheggiano. Mai come oggi il Paese ha bisogno di una sana dose di liberalismo. E’ questione di metodo e di merito.
Di metodo: cultura o politica? Partiti si, ma quali? Di merito: meno stato nell’economia, garantismo, un dibattito più civile sui temi etici, meno burocrazia, meno tasse, coerenza (basterebbe anche per quel che si può) dei comportamenti privati rispetto a quelle tanto inseguite pubbliche virtù.
L’esperienza di Libertiamo è variegata e complessa. E’ fatta di persone che agiscono su piani diversi, con ruoli differenti, ma con obiettivi simili. E’ straordinariamente ricca e plurale. Sono sicuro che l’adesione di Della Vedova e Libertiamo a Futuro e Libertà non finirà per ghettizzere il webmagazine, che continuerà a salvare una fiammella di liberalismo dentro e fuori il recinto della politica. Dentro e fuori i partiti. Fare altrimenti sarebbe la vittoria del rumore sulla sostanza.
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Inserito il 28 luglio 2010.
- “Herman Van Rompuy, chi sei tu?” . La domanda dell’europarlamentare inglese Nigel Farage rivolta all’ex premier belga all’indomani dell’elezione a presidente del Consiglio europeo rimbomba ancora nell’aula del Parlamento di Bruxelles. “Un uomo il cui lavoro è cosi importante che ovviamente è pagato più di Barack Obama”. Insiste Farage, ed il suo messaggio efficace e comunicativo per alcuni, populista e pericoloso per altri, fa breccia. Di recente sono stati l’Economist ed il Daily Telegraph a rilanciare alcuni dei suoi dubbi sulle istituzioni comunitarie. Dall’inchiesta del Daily Telegraph emerge infatti come siano oltre mille i funzionari che guadagnano più di David Cameron, ovvero un salario superiore alle 142.500 sterline annue. Leggi tutto
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Inserito il 23 luglio 2010.
- “Maiale, troglodita, inetto, indegno”. Va in onda in diretta TV lo show di El Presidente. Ma non preoccupatevi, non siamo in Italia. Nel Venezuela di Hugo Chavez sono tempi duri per la Chiesa cattolica e l’arcivescovo di Caracas, Jorge Urosa Savino, è costretto ad assistere alla mitragliata di epiteti che gli piovono addosso. Il rigurgito del socialismo reale del resto sogna lo Stato totale. Uno Stato che non tollera opposizione, dove la maggioranza non può essere criticata. Un potere pubblico che decide, senza bussare alla porta, di entrare nell’azionariato dell’unica tv di opposizione e di chiudere Vale TV, il canale televisivo controllato dalla Chiesa che non si piega al regime, al fine di “recuperarlo” e “metterlo al servizio del popolo”. Leggi tutto
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Inserito il 20 luglio 2010.
- Può il Vaticano sopravvivere senza immunità? Se lo è chiesto il Guardian dopo il diniego di certioriari – cioè della possibilità di esaminare il caso – da parte della Corte Suprema nel caso John Doe v. Holy See.
Nella nota vicenda americana in materia di abusi sessuali su minori, che potrebbe vedere chiamata in causa la Santa sede per l’eventuale risarcimento dei danni, la Corte Suprema americana, utilizzando la discrezionalità di cui dispone nel selezionare i casi portati alla sua attenzione (da qui il diniego di certiorari), ha “deciso di non decidere” rimandando il caso per la decisione nel merito alla Corte dell’Oregon.
E’ bene tornare sulla decisione della Corte per due ordini di ragioni: per provare a capire cosa sia successo davvero, per provare ad intuire cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi. Propongo un percorso in tre tappe: I) Lo stato dell’arte II) le novità delle ultime settimane III)i possibili scenari futuri. Ci accompagnerà in questo breve viaggio Marci Hamilton, docente di diritto e religione presso la Cardozo Law School della Yeshiva University di New York e consulente delle vittime nel processo Doe.
I) Stato dell’arte
Davanti alla Corte si sono confrontate due linee argomentative. Secondo L’avvocato delle vittime, l’ormai famosissimo Jeff Anderson, il prete accusato di molestie sessuali può essere considerato un dipendente della Santa Sede. Se si accoglie questa teoria è possibile ricorrere ad una eccezione della legge dell’Oregon che consente di citare in giudizio il datore di lavoro per gli illeciti dei dipendenti. Su cosa si fonda questa ricostruzione? La Santa Sede sarebbe incorsa in una sorta di culpa in vigilando perché, nonostante fossero note le inclinazioni sessuali del prelato, ha deciso di trasferirlo dall’Irlanda agli Stati Uniti senza attivare nessun procedimento disciplinare nei suoi confronti e senza denunciarlo alle autorità civili. Per gli avvocati della Santa Sede invece questa teoria non è da accogliere. I preti sono dipendenti delle diocesi e non di Roma, per questo non è possibile applicare l’eccezione prevista dalla legge.
II) Le novità delle ultime settimane
Come abbiamo detto precedentemente, la novità delle ultime settimane è rappresentata dal diniego di certioriari da parte della Corte Suprema. Cosa vuol dire? Secondo molti, il 29 giugno la Corte Suprema avrebbe deciso che è ora possibile citare in giudizio il Vaticano. In realtà la situazione è più complessa.
Faccio notare alla professoressa Hamilton come, in una decisione del 1995 (Missouri v. Jenkins), la Corte Suprema avesse stabilito che un diniego di certioriari non significhi che c’è stato un giudizio di merito nella vicenda, ma che semplicemente la Corte non ha ritenuto opportuno decidere il caso (questa argomentazione è stata sostenuta anche de Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede, subito dopo la decisione).
Secondo la Hamilton in realtà il “decidere di non decidere” della Corte testimonia ugualmente un riconoscimento delle ragioni delle vittime. Perché? “La Corte Suprema ha rifiutato di ribaltare la pronuncia della Corte dell’Oregon che in precedenza aveva aperto uno spiraglio per i ricorrenti sulla questione dell’immunità. Soprattutto, la Corte non ha aderito alle tesi esposte dal Solicitor General e dall’amministrazione Obama che avevano richiesto un annullamento della decisione dell’Oregon”. Per questo spiega la Hamilton, “negando il certioriari, la Corte ha comunque consentito alla decisione della Corte dell’Oregon di restare valida”.
Contenta per il risultato davanti alla Corte, ma delusa dalla scelta dell’amministrazione Obama, Marci Hamilton si lascia andare ad una critica: “L’amministrazione Bush aveva rifiutato di esser direttamente coinvolta in questi casi. Oltretutto chiedendo di annullare la decisione di prima istanza l’amministrazione Obama ha rischiato di vanificare le finalità di una legge che prevede delle eccezioni da applicare per proteggere i cittadini americani”.
III) Ed ora?
La mossa della Corte Suprema riapre la partita. O meglio non la chiude. Ora tutto torna davanti alla Corte dell’Oregon. Hamilton segue il caso in prima linea e davanti alle nostre richieste se la cava con un diplomatico “Stiamo valutando la situazione. Decideremo il da farsi”. Chiamerete a deporre il Papa? “Vedremo, stiamo valutando”.
Non è facile prevedere cosa succederà dopo l’estate. Come è possibile desumere da questa breve ricostruzione, la vicenda Doe va ben oltre la vicenda di periferia di una corte d’appello dell’Oregon. In ballo ci sono i fermenti di un cattolicesimo americano che guarda con sempre più diffidenza verso i pasticciacci romani, ci sono i rapporti fra gli Stati Uniti ed il Vaticano (Obama sa che i voti dei cattolici contano e le elezioni di mid-term sono alle porte), c’è lo scontro, poco visibile per i non addetti ai lavori, fra le diocesi americane e Roma per la partita dei risarcimenti. Undici diocesi hanno dichiarato bancarotta e tra il 1999 ed il 2004 erano già stati versati 269 milioni di dollari in risarcimenti e transazioni.
Cosa può succedere se viene riconosciuta la responsabilità di Roma? Potrà sopravvivere senza immunità?
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Inserito il 08 luglio 2010.
- Discutere di religione è trendy, è chic. A volte può essere radical-chic. Piccola parentesi pubblicitaria: lettura obbligata per chi si propone di resistere al conformismo perbenista elevato a sistema è il recente libro di Massimiliano Parente “La casta dei radical chic”.
Dicevamo, vuoi mettere? Perché mai interessarsi agli stress test che danno alcune banche italiane con il fiato corto o ai conti pubblici in perenne affanno? Perché mai incalzare Tremonti o Berlusconi che da quindici anni promettono liberalizzazioni ed invece continuano, se va bene, a conservare l’esistente? No, al PD piace la metafisica. Leggi tutto
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Inserito il 01 luglio 2010.
Capisci che non è una giornata normale quando da lontano puoi scorgere la sagoma di Borghezio. Fazzoletto verde d’ordinanza regola, coordina la truppa leghista. Ma oggi a Strasburgo non c’è solo Lega. Ci sono gli studenti calabresi e quelli napoletani, c’è la delegazione delle ACLI ed un folto gruppo di greci che si attarda all’ingresso con la delegazione maltese. Leggi tutto
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Inserito il 28 giugno 2010.
- Ancora non sappiamo come si concluderà la vicenda che vede indagato per corruzione il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. I sostituti procuratori di Perugia Sottani e Tavarnesi ipotizzano l’esistenza di un patto corruttivo fra il cardinale e l’ex ministro delle infrastrutture Lunardi. A quest’ultimo sarebbe stato ceduto un immobile in via dei Prefetti per 4,16 milioni di euro a fronte di un valore di mercato di almeno 9 milioni. Lunardi, da parte sua, avrebbe favorito l’assegnazione di finanziamenti da parte della ARCUS (Società per lo sviluppo dell’arte, cultura e spettacolo) di cui il ministero dell’economia è azionista unico, ma i cui finanziamenti sono assegnati dal ministero dei beni culturali d’intesa con il ministero delle infrastrutture.
L’accusa è pronta a chiedere una rogatoria allo IOR per verificare se via siano stati versamenti su eventuali conti a carico degli indagati aperti presso la banca del Vaticano. Per ciò che concerne gli accusati nel caso di Lunardi si dovrà attendere la pronuncia del tribunale dei ministri per poter procedere all’interrogatorio. Più complessa la posizione di Sepe. La linea della difesa sembra chiara: disponibilità a collaborare, ma senza rinunciare alle prerogative concordatarie. L’avvocato Bruno Von Arx ha fatto però capire che potrebbe esser chiesto di spostare l’inchiesta per competenza a Roma. Da un punto di vista giuridico la posizione del Cardinale è stata chiarita molto bene dal Corriere della Sera, prima con una intervista al Prof. Enrico Vitali e poi con un intervento del Prof. Marco Ventura
Il Prof. Vitali ha innanzitutto chiarito come dal punto di vista giuridico la tematica vada inquadrata nell’ambito dei rapporti fra Stato italiano e Santa Sede. Volendo procedere in ordine possiamo da questo punto di vista prendere in considerazione almeno tre questioni principali: 1) il problema dell’interrogatorio del Cardinale, il quale può chiedere che l’interrogatorio avvenga in luogo neutro o addirittura presso il suo domicilio; 2) l’ipotesi di richiesta di arresto (comunque poco plausibile), nel cui caso il cardinale potrebbe addirittura invocare l’articolo 15 del Concordato del 1929 e sostenere che quanto avvenuto all’interno delle mura del Palazzo di Propaganda Fide sia di assoluta pertinenza del Vaticano 3) il problema del “segreto professionale”: secondo l’art. 4,4 del Concordato infatti “gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o su materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”.
Da un punto di vista strettamente giuridico la vicenda Sepe si gioca quindi nell’interazione fra norme di diritto internazionale e fonti di diritto interno. Sarà entro i confini dettati da queste norme che si giocherà la partita fra l’accusa e la difesa. La verità, tra le pie(a)ghe del diritto, resta una: “le autorità ecclesiastiche hanno il potere di limitare le indagini” (Ventura). Non siamo davanti ad un giudizio di valore, ma ad un dato di fatto. Soltanto i prossimi giorni ci riveleranno le evoluzioni processuali della vicenda, ma qualche considerazione di carattere a caldo e di carattere non prettamente giuridico è comunque possibile.
Innanzitutto la vicenda Sepe ci mostra, ancora una volta, le crepe interne al mondo della Chiesa. Basta far riferimento alle parole del cardinale che ha parlato anche di quanti “dall’interno della Chiesa” hanno voluto colpirlo. Il pretesto delle inchieste giudiziarie potrebbe essere dunque utile per risolvere anche eventuali conti in sospeso all’interno della curia romana.
C’è poi una strana dinamica che questa inchiesta sembra confermare. Quella che vede una curia, soprattutto nella sua componente “italiana”, e sempre più “impastata con il potere romano”, riflettere o quasi incarnare teologicamente tutti i difetti della classe politica italiana. Come ha giustamente sottolineato Massimo Franco: “Quando si sente dire che occorre una nuova classe dirigente nei partiti, viene spontaneo chiedersi se il problema non vada posto anche nelle file dei religiosi (…)”. Forse è ora di cominciare a chiederselo. Visto il ruolo che comunque, piaccia o meno, la Chiesa cattolica ha nel Paese è nell’interesse di tutti. Come ha concluso nella sua lettera alla diocesi il Cardinale Sepe: “A Maronna c’accumpagna!”. Speriamo.
Inserito in Diritto e giustiziaCommenti (0)
Inserito il 23 giugno 2010.
- Mentre, in un contesto politico interno non del tutto semplice, il Belgio si prepara ad assumere la Presidenza dell’Unione Europea, le conclusioni del Consiglio europeo del 17 giugno hanno prodotto risultati importanti.
Inserito in Economia e mercatoCommenti (4)
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