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Quant’è anti-tremontiano l’ultimo Tremonti: dalle grandi visioni alle dure riforme (ancora da fare)

Quant’è anti-tremontiano l’ultimo Tremonti: dalle grandi visioni alle dure riforme (ancora da fare)

- La lunga intervista di Giulio Tremonti a Massimo Giannini, su Repubblica di sabato scorso, rappresenta uno dei periodici momenti di “focalizzazione” strategica e programmatica che il ministro dell’Economia illustra all’opinione pubblica ed ai suoi interlocutori, attuali e potenziali, dentro e fuori dal perimetro della maggioranza. Proviamo quindi ad analizzare alcuni dei punti evidenziati da Tremonti, ed a valutare lo stato di avanzamento dei lavori riformatori di un centrodestra che troppo e troppo spesso, nel passato recente e remoto, si è mostrato assai più declamatorio che operativo.

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Ma i finiani non staccano la spina…

Ma i finiani non staccano la spina…

- da Il Secolo d’Italia del 4 settembre 2010 -

La bolla estiva delle speculazioni politiche si è sgonfiata e settembre ci sta riportando ai dati di realtà.

Ricapitoliamo: a fine luglio l’ufficio di presidenza del PdL ha votato un documento di espulsione politica di Fini dal partito (con la statuizione della sua “incompatibilità”) e un gruppo di parlamentari che si riconoscono nelle sue posizioni politiche si sono trovati nella condizione di dover rispondere dando vita ai nuovi gruppi parlamentari di Futuro e Libertà. Ovviamente si tratta di gruppi parlamentari di maggioranza, che sosterranno il Governo Berlusconi nella realizzazione del programma elettorale. Il confronto politico sul futuro del centrodestra (quella competizione di idee e di personalità che noi pensavamo fosse il lievito del nuovo partito e che ci è stato detto essere invece “incompatibile” con il PdL) proseguirà comunque in altre forme, ma il Governo ne è, e ne sarà, al riparo. Leggi tutto

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Come il nucleare ci eviterà ‘amicizie’ imbarazzanti in giro per il Mondo

Come il nucleare ci eviterà ‘amicizie’ imbarazzanti in giro per il Mondo

- La sicurezza energetica non è un argomento per autarchici. Il fatto che l’Italia dipenda da pochi stati per l’approvvigionamento delle fonti energetiche ha delle chiare implicazioni nella politica estera.

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Errare è umano, perseverare è ambientalismo militante

Errare è umano, perseverare è ambientalismo militante

- Qualche giorno fa ha circolato in rete un articolo del Corriere della Sera in cui si annunciava con la dovuta enfasi che l’energia solare fotovoltaica è divenuta economicamente più conveniente del nucleare.

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Sul nucleare il Governo attui il programma, la maggioranza è solida

Sul nucleare il Governo attui il programma, la maggioranza è solida

- L’ultima settimana di lavori parlamentari prima della pausa estiva sarà ricordata per la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare, Futuro e Libertà per l’Italia, e per il voto sulla mozione di sfiducia alla Camera sul nome del sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo, che ha visto l’astensione della neonata compagine parlamentare.

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Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi

Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi

- La vicenda della nomina di Umberto Veronesi alla guida dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare mostra quanto la sostanza, nelle politiche del governo (ma si potrebbe dire tranquillamente nella politica italiana tout court) si sia allontanata drammaticamente dalla forma e di quanto quest’ultima prenda inesorabilmente, in ogni occasione, il sopravvento sulla prima, lasciando solo spazio per diatribe ideologiche attorno ad un guscio vuoto.

Il dibattito sul ritorno al nucleare, la gestione politica di cui una strategia energetica di questa portata ha inevitabilmente bisogno, hanno lasciato spazio – in assenza di un ministro che di queste cose si possa occupare a tempo pieno – al tentativo strumentale della maggioranza di evidenziare le contraddizioni dell’opposizione, giochetto riuscito più che bene a giudicare dalla puerile reazione del segretario del PD all’ipotesi di nomina dell’oncologo alla guida dell’agenzia.

La nomina dell’ottimo Umberto Veronesi poteva e doveva essere una scelta autenticamente bipartisan, ispirata dall’idea di unire più che di dividere, e finalizzata all’obbiettivo di marginalizzare le posizioni più ideologicamente radicali, una nomina che doveva avere lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica della scelta nucleare, non di radicalizzare lo scontro politico. E se il PD ha torto da vendere, la maggioranza non ha ragione: senza una strategia politica e, forse, senza la reale intenzione di far seguire alle parole i fatti, cioè affrontare con serietà la questione nucleare, percorrendo una per una e in tempi certi tutte le tappe necessarie, a che pro avazanzare l’ipotesi Veronesi? Ecco che una buona candidatura è stata ridotta a bomba (nucleare, passeteci la battuta – ndr) lanciata nel campo avverso.

Da parte sua, Veronesi ha parlato e spiegato la sua posizione e paradossalmente sembra essere l’unico che in questa storia si è messo in gioco con serietà, rischiando di pagarne il prezzo politico più alto: la lettera che, insieme a tante personalità del mondo scientifico e accademico, ha inviato ai dirigenti del PD per invitarli a riconsiderare sotto una luce più realistica la questione nucleare ha avuto nel centrosinistra un effetto dirompente, più della stessa ipotesi di affidargli la guida dell’agenzia. Ha ispirato dubbi, ha incrinato certezze, e lo ha fatto dove più conta, tra gli elettori più che tra i dirigenti. Di fronte a tutto ciò un governo serio e giustamente riconoscente avrebbe potuto e dovuto, oltre che affidargli un titolo di prestigio, evitare di lasciare vacante per mesi la poltrona da cui dipende la gestione e l’operatività del dossier nucleare: la seggiola di ministro.

L’agenzia (che tra l’altro è di nomina governativa) senza un ministro serve a ben poco. Altrimenti ci si potrà continuare a beare dello spettacolo grottesco che su tutto ciò stanno dando i dirigenti del PD, ma lo si potrà fare da un pulpito dal quale è piuttosto difficile e rischioso mettersi a far la morale agli altri. Il governo potrebbe aver deciso che la montagna nucleare debba, come massimo risultato, partorire il topolino dell’imbarazzo di Bersani. A noi, e allo stesso Veronesi, potrebbe non restare altro da fare se non guardare impotenti come l’energia torni ad essere materia di scontro ideologico, scontro nel quale purtroppo già si intuisce chi saranno i vincitori e i vinti.

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Un nome migliore di Veronesi per far dialogare il PD sul nucleare? Non c’è

Un nome migliore di Veronesi per far dialogare il PD sul nucleare? Non c’è

- Concedete a Libertiamo.it un pizzico di orgoglio: a novembre dell’scorso anno, con un articolo di Lucio Scudiero, siamo stati i primi a pronunciare pubblicamente il nome di Umberto Veronesi quale possibile presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Il sasso nello stagno, per la verità, era stato di quel malandrino di Carlo Stagnaro (su Chicago Blog), a cui non erano sfuggiti i pro dell’ipotesi Veronesi: Leggi tutto

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Al ministero dello Sviluppo Economico? Ci vorrebbe Martino. O un Martino

Al ministero dello Sviluppo Economico? Ci vorrebbe Martino. O un Martino

- La prossima settimana avremo un nuovo ministro per lo sviluppo economico, lo ha annunciato ieri il premier Berlusconi. E’ una buona notizia, molti dossier di estrema rilevanza risentono dell’assenza di un responsabile di rango ministeriale. Il caso più citato è il nucleare, per il quale da tempo si aspetta la costituzione dell’Agenzia per la sicurezza e la creazione dell’apparato regolatorio necessario affinché la famosa “prima pietra” possa essere posata entro il 2013. Per evitare che i referendari per la statalizzazione dei servizi idrici possano usare – tra i loro tanti argomenti strampalati ed ideologici contro la liberalizzazione del decreto Ronchi – anche il tema della regolazione, c’è da affidare il controllo e la definizione degli standard qualitativi ed ambientali ad un’Authority. Leggi tutto

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Sull’Agenzia per la sicurezza nucleare la maggioranza tira dritto, ma le riserve rimangono

Sull’Agenzia per la sicurezza nucleare la maggioranza tira dritto, ma le riserve rimangono

- Ha fatto molto discutere la norma contenuta nel “decreto legge energia” che semplifica il quadro delle incompatibilità per la nomina dei membri dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare.  Il decreto legge prevede che, in sede di prima nomina, il presidente possa essere scelto anche tra i parlamentari o tra quanti ricoprono altri incarichi pubblici, e che ai quattro componenti designati dai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente sia consentito ricoprire altri uffici pubblici, purché non siano elettivi.

Una deroga che secondo molti costituisce il via libera alla nomina di Umberto Veronesi alla presidenza dell’Agenzia. Un nome, quello del professore, che circola da tempo e che risponde all’esigenza di rassicurare l’opinione pubblica e dare solidità ad un progetto di politica energetica di lungo periodo. Il senatore del PD, oncologo di fama internazionale, sembra il nome giusto per dare massima credibilità all’azione di un’autorità che avrà tra i tanti compiti quello di garantire la tutela della salute.

La scelta di un esponente dell’opposizione renderebbe poi il ritorno all’atomo qualcosa di diverso da una precaria avventura dell’attuale governo, una bandiera per la legislatura; ne farebbe piuttosto un progetto duraturo, necessariamente irreversibile, capace di radicarsi su un consenso politico trasversale. Tuttavia, la strada che porta alla nomina di Veronesi a capo dell’Agenzia non è affatto in discesa. Proprio sulla compatibilità della carica di presidente con quella di parlamentare ha sollevato aspre polemiche al Senato. In sede di conversione del decreto legge, la stessa Commissione Affari costituzionali ha proposto l’abrogazione dell’intero articolo sull’Agenzia. L’opposizione ha risposto con una pregiudiziale di costituzionalità respinta dall’assemblea.

La maggioranza ha ceduto cancellando le novità relative alla nomina dei componenti dell’Agenzia, per i quali rimane quindi il divieto di cumulo degli incarichi; non ha fatto alcun passo indietro, invece, sulla compatibilità della carica parlamentare con quella di presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. Un compromesso che non pare soddisfi l’opposizione. L’obiezione rimane: l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare deve essere indipendente e super partes; la nomina di un eletto in Parlamento al suo vertice ne mina l’autonomia.

Il provvedimento passa ora alla Camera dove i margini di modifica del testo del decreto sono esigui, pena il sacrificio di porzioni di vacanza estiva. Il termine per la conversione in legge del decreto, infatti, è il 7 settembre e per il 6 agosto massimo si spera di chiudere il Parlamento per ferie. Ad ogni modo, il Governo non può che attendere il da farsi. L’Agenzia avrebbe dovuto essere operativa già da alcuni mesi, ma lo scontro consumatosi in Parlamento suggerisce una riflessione sull’opportunità di insistere su un nome forse non così gradito, come ci si poteva attendere.

Per altro, la permanenza dell’interim del Presidente del Consiglio al Ministero dello Sviluppo economico, se da un lato consente di superare gli attriti con il dicastero dell’Ambiente che hanno a lungo ostato alla composizione dell’autorità, dall’altro  priva il dicastero di via Veneto di un titolare effettivo, capace di iniziativa autonoma. Se l’opzione Veronesi si rivela mancare di convenienza politica, la scelta dovrebbe a quel punto cadere su una personalità di acclarate competenze, un tecnico che conosca il settore elettrico così come il mondo delle istituzioni con cui dovrà confrontarsi.

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Obama e il nucleare: le luci di una svolta, le ombre nei dettagli

Obama e il nucleare: le luci di una svolta, le ombre nei dettagli

- Per Barack Obama il nucleare è il futuro. In America i pregiudizi verso la tecnologia dell’atomo sono stati superati e tra i maggiori leader dei due schieramenti vi è convergenza nel riconoscere che l’energia nucleare è un’energia sicura ed “environmentally-friendly”.
I problemi legati ai rifiuti radioattivi non vengono trascurati, ma la volontà è quella di lavorare a soluzioni sempre più efficaci e condivise. L’idea è quella di costituire un panel guidato dal democratico Lee Hamilton e dall’ex consigliere repubblicano per la sicurezza nazionale Brent Scowcroft per individuare nuove strade da percorrere. Leggi tutto

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Obama sponsorizza la Turchia, ma Ankara guarda richiosamente a est

Obama sponsorizza la Turchia, ma Ankara guarda richiosamente a est

- Un tema caro a tutte le amministrazioni americane: la Turchia in Europa. Nella sua lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera la settimana scorsa, il presidente statunitense Barack Obama ci è tornato sopra. Come Bush prima di lui e come Clinton prima di Bush, anche Obama mira all’integrazione dell’alleato Nato nella struttura dell’Ue. E questo un po’ per motivi di consolidamento della posizione geopolitica americana (la sovrapposizione sempre più perfetta fra Ue e Nato permette inevitabilmente un maggior peso di Washington in Europa), un po’ per una visione strategica di lungo termine, secondo cui la Turchia è un avamposto occidentale in Asia. Leggi tutto

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Il salvataggio degli incentivi, il danno ai consumatori

Il salvataggio degli incentivi, il danno ai consumatori

- Gli incentivi all’eolico e all’idroelettrico sono salvi, ma a farne le spese sono i consumatori.
Con un emendamento approvato ieri in commissione bilancio al Senato, è stato ripristinato l’obbligo per il Gestore dei Servizi Pubblici di acquistare dai produttori di energia da fonte rinnovabile i certificati eccedenti la domanda. Il compromesso raggiunto non reintegra del tutto le rendite sinora garantite ai produttori: entro il 31 dicembre 2010 il Ministero dello sviluppo economico e l’Autorità per l’energia elettrica dovranno ridisciplinare le modalità di ritiro in modo da garantire una minore spesa in misura del 30%. Con lo stesso emendamento si destinano poi le risorse liberate dalla risoluzione anticipata delle convenzioni CIP6 ad un fondo per la ricerca. Leggi tutto

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