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L’Heritage Foundation, una sfida delle idee nella politica americana

L’Heritage Foundation, una sfida delle idee nella politica americana

- La notorietà mondiale dell’Heritage Foundation è probabilmente legata in primo luogo alla pubblicazione dell’Index for Economic Freedom (), che ogni anno fotografa lo stato della libertà economica in tutto il globo, paese per paese e che quest’anno, incidentalmente, ha segnato una “retrocessione” storica dell’economia USA da “free” a “mostly free” – in gran parte per effetto delle politiche interventiste “anti-crisi” messe in campo dall’amministrazione Obama. Leggi tutto

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America, dove ‘conservatorismo’ vuol dire ‘meno Stato’


America, dove ‘conservatorismo’ vuol dire ‘meno Stato’


E’ un momento frizzante per la destra americana. Secondo l’ultimo sondaggio di Rasmussen i Repubblicani sopravanzano ormai i Democratici di 12 punti – il maggior vantaggio registrato negli ultimi dieci anni. Ma non è solo il partito repubblicano a godere di buona forma e ad intravedere la concreta possibilità della presa del Congresso nelle elezioni di middle term. Leggi tutto

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Laicisti? Sì, grazie

Laicisti? Sì, grazie

- Si va sempre più diffondendo una contrapposizione (assai ambigua, come cercheremo di provare) tra una laicità “positiva” e un laicismo esasperato e anti-religioso.

I padri e teorici di questa nuova sfida mi pare vadano riconosciuti in ambito ecclesiastico, a partire da Camillo Ruini, che inaugurò la nuova era dei rapporti tra Chiesa e politica durante i sedici anni di Presidenza della Cei, dal 1991 al 2007, a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica.

Ruini fu indubbiamente abile nel cogliere al volo come la scomparsa di un partito di riferimento unico per i cattolici (la DC) costituisse non tanto un ostacolo alle intromissioni d’Oltre Tevere sulla scena politica, ma, al contrario, l’occasione per una nuova “politica dei due forni” di andreottiana memoria.

Ruini non tardò ad accorgersi della fine del ciclo politico che faceva della Balena bianca l’unico vero “partito cattolico” e, in alcuni casi, un “filtro laico” verso pressioni ritenute eccessive. Dai tempi, irripetibili, di De Gasperi a quelli dei Presidenti del Consiglio e della Repubblica democristiani, che apposero la loro firma tanto sulla legge Fortuna-Baslini del 1970 sul divorzio, quanto pochi anni dopo sulla 194.

Ruini, da grande politicante, colse al volo l’occasione che la Storia gli offriva, trovando disponibili e eccellenti servitori in entrambi i fronti politici. Nel centrodestra berlusconiano, ovviamente, ma pure in ampi settori del centro-sinistra.

Si rilevano ottima sponda per i giochi ruiniani non solo gli scontati Giovanardi, Buttiglione, Volontè, oltre allo stesso premier, ma – e qui sta la fortuna che aiuta gli audaci – in compagni di strada assai meno ovvi. Dal popperiano convertito sulla via di Palazzo Madama Pera, all’ex vicesegretario radicale Quagliariello, alla già pasionaria abortista Roccella a quello che possiamo considerare una sorta di padre spirituale di questa banda di “laici buoni”: quel Giuliano Ferrara che da maestro della realpolitik coniò la formula suggestiva e ubriacante degli “atei devoti”.

Ferrara si spinse più in la di tutti, arrivando a scrivere in un editoriale sul Foglio a proposito della vicenda di Eluana Englaro:

Questi che si dicono laici non son che relitti del vecchio familismo amorale degli italiani, specie quando recitano il coro vomitevole di papà Beppino e di una nichilistica libertà di coscienza per giustificare l’eliminazione di un disabile, un’esecuzione degna dei nazisti… E’ un orrore funesto assistere a questa immonda accademia, uno schifo senza speranza (Il Foglio – 9 febbraio 2009 sotto il sobrio e illuminante titolo “Che branco di mascalzoni questi gentiluomini che si dicono laici”).

E come scordare il roboante proclama dell’ex anticlericale Quagliariello che annuncia la morte di Eluana nell’aula del Senato con le parole “Eluana non è morta. Eluana è stata assassinata”? O l’immarcescibile Mantovano che dichiara: “È la prima condanna a morte in Italia dopo il 1948”? E ancora il celeste Formigoni: “L’Italia non poteva permettere che una persona fosse mandata a morte”?.

E a queste rilevanti premesse aggiungiamo la guerra alla RU486, i veti a ogni tipo di riconoscimento delle unioni di fatto, l’ambigua ed equivoca campagna “culturale” contro l’aborto coatto, condivisibilissima in sé ma presto trasformatasi, nelle mani della politica, in una guerriglia di posizione per disapplicare la legge 194, la difesa della verità cristiana come sola forma razionale di etica civile, e, last but not least, la campagna anti-darwinista a sostegno della tesi del “disegno intelligente”, che salva insieme la capra dell’evoluzionismo e il cavolo della Creazione. Il tutto all’insegna di una guerra serrata e ideologicamente feroce alla modernità, alla scienza e ai diritti individuali.

Fu Ignazio Silone a scrivere le seguenti parole:

Sarà bene sostituire la parola laico con la parola laicista poiché laicismo, appunto, è essenzialmente rivendicazione di autonomia, libertà e responsabilità della coscienza contro ogni dirigismo statale, chiesastico o di partito.

Se la laicità “buona” è quella che dissimula, dietro una maschera razionale, il potere di imporre con forza di legge verità confessionali (e buone solo per chi ci crede), occorre essere orgogliosamente laicisti, lasciando la laicità agli atei devoti, ai clericali d’assalto, ai terroristi delle scomuniche e ai chierici traditori .

p.s.: un doveroso ringraziamento va a Massimo Teodori e al suo Contro i Clericali, cui il sottoscritto ha ampiamente e un po’ spudoratamente attinto.

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Se dobbiamo essere belle e stare zitte, non è solo colpa degli uomini

Se dobbiamo essere belle e stare zitte, non è solo colpa degli uomini

- Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne. Questo il titolo dell’ultimo libro, edito da Mondadori, della filosofa Michela Marzano: un vero e proprio atto di accusa nei confronti della società dell’immagine, che fa dell’apparenza la propria ragion d’essere. Ѐ questo purtroppo l’universo in cui molte donne si trovano a vivere, rinunciando alla loro preziosissima alterità per uniformarsi ad un modello, proposto dalla tv e dai media, che le vuole belle ma silenti, liftate e seducenti, sempre pronte a soddisfare uomini, che le desiderano ma non le amano e forse neppure le conoscono.

Se da un lato è difficile o addirittura impossibile non trovarsi d’accordo con l’autrice sulla diagnosi, dall’altro il libro della Marzano non sembra del tutto persuasivo sulle cause di questo fenomeno. E manca di ricordare i segni di debolezza del movimento femminista, per come si sviluppò in Italia a partire dal 1968. Ciò che abbiamo oggi dinanzi agli occhi non ha nulla a che fare con la dimensione culturale e ideologica che assunse allora nel nostro paese la questione dell’emancipazione femminile? Attribuire la quasi totalità delle colpe al “sesso forte” non è corretto, né tantomeno veritiero, anche perché le stesse movimentiste sessantottine preferirono “appaltare” la questione femminile ai loro colleghi uomini, che, avendo il potere, avrebbero dovuto esercitarlo anche “per loro”.

La rivoluzione femminista, unitamente a quella sessuale, ha fornito alle donne l’opportunità di affermare la libertà come possibilità di disporre del proprio corpo e di sottrarlo al controllo maschile: anche per questa via – e, dal punto di vista simbolico,  innanzitutto per questa via – si pensava che le donne potessero raggiungere la piena parità. La “sessualizzazione” della questione femminile ha comportato, nel lungo periodo, anche questo effetto, forse inatteso, ma non imprevedibile: il corpo da strumento di emancipazione è divenuto un “mezzo di scambio”, di cui gli uomini non possono più rivendicare il controllo e che le donne usano in proprio, ma a beneficio di un immaginario che rimane essenzialmente maschile. Dall’affermazione del corpo alla svalutazione del corpo: così la donna torna in vetrina, in esposizione.

“Con il 1968 e la rivoluzione sessuale degli anni Settanta, la libertà per le donne di disporre finalmente del proprio corpo aveva come finalità principale il raggiungimento di un’uguaglianza a livello di diritti”, scriveva la stessa Marzano su Repubblica nel luglio 2009. In realtà è opportuno segnalare che fu proprio l’atteggiamento di molte femministe a pregiudicare il raggiungimento di quell’obiettivo: se la libertà coincide con la piena disponibilità del proprio corpo – in senso sessuale o riproduttivo – il concetto di libertà rimane “viziato”, deviato cioè dal principio della corretta e adeguata valorizzazione dei punti di forza propri dell’universo femminile. La libertà delle donne, in un senso pieno, non può avere come simbolo l’aborto o i contraccettivi.

A contestare un femminismo costruito sul corpo delle donne è stata Susanna Tamaro che, dalle colonne del Corriere, ha ricordato come le grandi battaglie per la liberazione femminile abbiano portato le donne ad essere soltanto “oggetti in modo diverso”. Della stessa opinione Maria Laura Rodotà che, senza giri di parole, ha sostenuto che “per essere libere bisogna avere diritti e opportunità. E invece, dopo le prime, vitali conquiste, come il diritto ad interrompere una gravidanza, le femministe – guida d’Italia sono andate dove le portava l’ombelico. Invece di battersi per quote sul lavoro e asili nido, hanno passato svariati anni a discutere di pensiero della differenza”.

Non a caso da quel momento in poi, cioè da quando il movimento delle donne ha risentito dei forti condizionamenti del potere politico, il processo ha subito un’accelerazione e con essa la trasformazione del corpo – e dell’anima insieme- in res, una res troppo spesso “apparente” e quasi mai “pensante”. Se tutto ciò è potuto accadere, è perché nel nostro paese sono mancati, per dirla ancora con la Rodotà, “movimenti di opinione femminili che criticassero l’onnipresenza di seni e glutei, la cooptazione in base all’età e all’aspetto, le continue discriminazioni”.

Il libro di Michela Marzano offre validi spunti su cui riflettere, anche se, a dire il vero, manca nel testo l’indicazione di modelli alternativi da contrapporre a quelli in auge; manca cioè una pars construens da affiancare a quella destruens. Ѐ infatti di messaggi costruttivi e non catastrofisti o vittimisti che noi donne, oggi più che mai, abbiamo bisogno, dal momento che, ricordando ancora le affermazioni di Susanna Tamaro, “ siamo in mille, ma siamo sole”.

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Sulla ‘pillola dei 5 giorni dopo’ chi riflette vuol perdere tempo, chi discute lo fa in malafede

Sulla ‘pillola dei 5 giorni dopo’ chi riflette vuol perdere tempo, chi discute lo fa in malafede

- Nemmeno il tempo di chiudere le polemiche sulla Ru486, e fare un bilancio sui primi mesi di distribuzione in Italia della pillola abortiva, che già impazza un’altra polemica: quella sulla pillola dei ‘cinque giorni dopo’, chiamata EllaOne.

Al riguardo il 12 maggio il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha comunicato che è in atto una pausa di riflessione che durerà almeno fino all’emanazione del parere da parte del Consiglio Superiore della Sanità. “Ogni decisione sulla Ella One dell’Agenzia italiana del farmaco è stata sospesa, nella seduta del 23-24 marzo scorso, in attesa di acquisire il parere degli esperti della Commissione tecnico scientifica”, – ha annunciato lo stesso ministro rispondendo mercoledì scorso alla Camera ad una interrogazione di Luisa Capitanio Santolini dell’Udc.

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Settimo: non rubare! Sulle sfide dell’etica pubblica, quali sono le priorità della Chiesa?

Settimo: non rubare! Sulle sfide dell’etica pubblica, quali sono le priorità della Chiesa?

- Incombono tempi in cui il nostro Paese sarà chiamato a gravi sacrifici per fronteggiare la crisi finanziaria che investe i bilanci pubblici di tutta Europa (per lo più guastati da colpevole insipienza). Che ciò succeda mentre la classe politica è delegittimata dai comportamenti troppo spregiudicati e disinvolti di alcuni suoi protagonisti, impone a tutti un dovere di maggiore responsabilità.

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Tra i Religious Conservatives e i Tory c’è di mezzo Cameron

Tra i Religious Conservatives e i Tory c’è di mezzo Cameron

- Raggiunto l’accordo con i liberaldemocratici (proprio ieri sera è stato reso pubblico il testo dell’intesa) ai Tories di David Cameron restano comunque alcuni problemi da affrontare. La coalizione con i Liberal-Democratici sposta infatti verso il centro l’asse delle policies del prossimo governo Libservative creando alcuni problemi di bilanciamento tra le diverse anime del partito di maggioranza relativa.

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Cota, Zaia e RU486. Perché è bene accettare la sfida del ‘federalismo bioetico’

Cota, Zaia e RU486. Perché è bene accettare la sfida del ‘federalismo bioetico’

- Le posizioni espresse dai neogovernatori Cota e Zaia sull’utilizzo della RU486 nelle rispettive regioni sono state in questi giorni occasione di un dibattito acceso.

Molte voci si sono alzate per confutare la scelta di obiettare all’applicazione della legge 194, sia sul piano politico sia sul quello della legittimità. Leggi tutto

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Il catto-leghismo si addice al Carroccio ‘conservatore’

Il catto-leghismo si addice al Carroccio ‘conservatore’

- di Carmelo Palma da Il Secolo d’Italia del 7 aprile 2010 -

Agli occhi di un marziano risulterebbe difficile spiegare perché la Lega “local” abbia scelto oggi una religione “global” e ne abbia indossato disinvoltamente i paramenti. Perché una forza politica che teorizza, per così dire, la prevalenza della geografia sulla storia, dovrebbe identificarsi con una fede universalistica e quindi cattolica? Leggi tutto

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La Lega Nord non si sfida inseguendola

La Lega Nord non si sfida inseguendola

di Benedetto Della Vedova, da Il Secolo d’Italia del 2 aprile 2010 - Berlusconi ha di nuovo portato il centrodestra alla vittoria elettorale, in un “mid term” doppiamente insidioso. Si trattava infatti di elezioni regionali, le meno favorevoli per il centrodestra fino ad oggi, in tempi di dura crisi economica. Il premier ha giocato massicciamente la sua partita sul terreno radiotelevisivo, quello a lui più congeniale e amico, ma il risultato appariva tutt’altro che scontato. La leadership di Berlusconi, dunque, esce rafforzata dalle elezioni, ma la composizione della sua compagine azionaria è – diciamo così – mutata. Se fino a ieri la Lega era un azionista determinante, ma chiaramente minoritario, oggi i numeri e la tendenza mostrano un significativo riequilibrio dei rapporti di forza. Leggi tutto

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Aborto: Della Vedova, Concorrenza con Lega su riforme e buongoverno, non su temi etici

Aborto: Della Vedova, Concorrenza con Lega su riforme e buongoverno, non su temi etici

- Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

All’interno del PdL sembra farsi strada l’idea che per arginare la concorrenza elettorale leghista occorra sposarne le posizioni, a partire da quelle sui temi etici. Penso che questa sia una lettura sbagliata del risultato del 28-20 marzo, che né nel Lazio né in Piemonte – per dire delle regioni vinte al fotofinish – ha visto prevalere il partito “della vita” contro quello “della morte”, ma, più prosaicamente, quello delle riforme e del buongoverno contro quello delle tasse, della conservazione e della spesa. Leggi tutto

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Cota proibisce l’RU486. Ma è un pesce d’aprile

Cota proibisce l’RU486. Ma è un pesce d’aprile

- Neppure il tempo di insediarsi e i governatori regionali troveranno ad aspettarli gli scatoloni con la kill-pill, come molti amano chiamare la RuU486. Da oggi la Nordic Pharma, su mandato dell’azienda produttrice del farmaco, la Exelgyn, aprirà gli ordini di vendita della pillola abortiva. Così, nel giro di poco tempo il farmaco approderà negli ospedali italiani. E le regioni, da chiunque siano governate, dovranno dare attuazione alle decisioni dell’Aifa, che il governo ha contestato, ma non annullato. Leggi tutto

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