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	<description>Idee per una poltica liberale, liberista e libertaria</description>
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		<title>Google, Antitrust Ue chiede soluzioni per evitare abuso posizione dominante</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 12:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Quercetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[- L&#8217;Antitrust Ue ha inviato una lettera a Google in cui chiede al motore di ricerca di presentare nelle prossime settimane “proposte di soluzioni per evitare le nostre preoccupazioni” relative al possibile abuso di posizione dominante. Lo ha detto il Commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia. Nel mirino dell’Antitrust europeo ci sono i servizi di ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- <strong>L&#8217;Antitrust Ue ha inviato una lettera a Google in cui chiede al motore di ricerca di presentare nelle prossime settimane “proposte di soluzioni per evitare le nostre preoccupazioni” relative al possibile abuso di posizione dominante</strong>. Lo ha detto il Commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia.</p>
<p><span id="more-40987"></span></p>
<p><strong>N</strong><strong>el mirino dell’Antitrust europeo ci sono i servizi di ricerca “verticali” offerti da Google, nei quali il motore di ricerca andrebbe a privilegiare i link con i suoi stessi servizi, danneggiando in questo modo quelli dei suoi concorrenti. Inoltre, copiando i contenuti dei siti degli altri operatori, Google approfitterebbe dei loro investimenti scoraggiandone di ulteriori.</strong></p>
<p>“Questi mercati in continua evoluzione – ha aggiunto Almunia &#8211; traggono beneficio da una soluzione rapida dei problemi individuati per la concorrenza: ripristinarla in maniera veloce a vantaggio degli utilizzatori in una fase precoce è sempre preferibile rispetto alle lunghe procedure, anche se a volta queste diventano indispensabili per la pratica della concorrenza&#8221;.</p>
<p><strong>Google, comunque, “ha spesso confermato la sua disponibilità a discutere ogni preoccupazione </strong>della Commissione senza arrivare a una procedura ostile. Ecco perchè oggi diamo a Google la possibilità di proporre rimedi&#8221;, ha sottolineato Almunia.</p>
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		<title>Serbia, Tadic sconfitto. Nikolic a sorpresa eletto presidente</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Quercetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mondo e noi]]></category>
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		<description><![CDATA[- È Tomislav Nikolic il nuovo presidente della Serbia. Il leader del partito progressista serbo (Sns) ha vinto a sorpresa il ballottaggio contro Boris Tadic, che lascia la presidenza del Paese dopo 8 anni e dopo aver avviato il cammino della Serbia verso l’ingresso nell’Unione Europea. Proprio su questo punto, Nikolic ha promesso che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>- È Tomislav Nikolic il nuovo presidente della Serbia.</strong> Il leader del partito progressista serbo (Sns) ha vinto a sorpresa il ballottaggio contro Boris <strong>Tadic, che lascia la presidenza del Paese dopo 8 anni e dopo aver avviato il cammino della Serbia verso l’ingresso nell’Unione Europea. </strong>Proprio su questo punto, <strong>Nikolic ha promesso che la Serbia “manterrà il suo cammino europeo&#8221;</strong>, aggiungendo che “questo voto non era su chi condurrà la Serbia nell&#8217;Ue, ma su chi risolverà i problemi economici creati dal Partito democratico&#8221;.</p>
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		<title>Brindisi: non c&#8217;è ancora un chi, ma già troppi perché</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 08:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Bonfante</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di SIMONA BONFANTE - Sabato, a poche ore dalla strage, non si sapeva ancora nulla dei colpevoli, dei possibili mandanti, degli obiettivi. Si sapeva quasi nulla delle modalità, delle evidenze investigative, del contesto. Solo le diversamente socializzate militanze civili e politiche sapevano tutto. Grillo pare lo “sentisse nell’aria”  l’odore di bomba. In quell’aria fetida che lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di SIMONA BONFANTE - Sabato, a poche ore dalla strage, non si sapeva ancora nulla dei colpevoli, dei possibili mandanti, degli obiettivi. Si sapeva quasi nulla delle modalità, delle evidenze investigative, del contesto. Solo le diversamente socializzate militanze civili e politiche sapevano tutto. Grillo pare lo “<em><a href="http://www.corriere.it/politica/12_maggio_19/grillo-beppe-bomba-brindisi-scuola_81957adc-a1c1-11e1-8681-fb83092733eb.shtml" target="_blank">sentisse nell’aria</a></em>”  l’odore di bomba. In quell’aria fetida che lui stesso ha contribuito a concimare, in cui Monti è uguale a Berlusconi e l’uno e l’altro fanno <span id="more-40959"></span>l’Europa, la finanza, i poteri forti, occulti, deviati: ecco, è lì che Grillo annusava la bomba.</p>
<p><strong>Poi ci sono gli <em>indignados</em> del sabato romano</strong> – le congregazioni <em><a href="http://www.ilmessaggero.it/roma/cultura/roma_manifestazione_al_pantheon_vigliacchi_non_abbiamo_paura/notizie/197140.shtml " target="_blank">diversamente ‘anti’</a></em>  - che alla manifestazione (politica) convocata al Pantheon ne hanno <em>dette di ogni</em>: che la bomba alla scuola Morvillo-Falcone aveva già una firma: i servizi; anzi, no: la mafia. Macché: il complotto anti-femminista – <em>colpisci un&#8217;aspirante professionista della moda per educarne cento</em>. E quindi, ovviamente, il terrorismo di Stato. Cioè: hanno ferito Brindisi per uccidere Palermo, Leoluca Orlando, il rinnovamento. Rinnovamento? <strong>Falcone, sulle ombre amministrative di Leoluca Orlando Cascio, indagò</strong>; e <a href="http://www.ilpost.it/filippofacci/2012/05/20/falcone-leoluca-orlando/" target="_blank">Orlando, al giudice la fece pagare</a>, a suo modo: infangandone il nome, levando sospetti che, come egli teorizzava, sono l’anticamera della verità. Salvo poi, confidando nella memoria debole degli italiani, intestarsi di Falcone l’eredità – morale, culturale, civile.</p>
<p><strong>E se fosse stato un <em>free rider</em> a far saltare le bombole di Gpl e uccidere?</strong> Un assassino apolitico, schizofrenicamente terroristico, mafia-indifferente? Se fosse, cioè, stato solo un caso? Impossibile – diranno: il caso non fa la storia. E la storia del nostro paese è l’anti-mafia, cioé la mafia; è Grillo, cioé il sistema che lo produce; è Orlando, cioé una città (ed un paese) che non sa percepirsi se non eternandosi come legato ai fili dell’occulto puparo – di un puparo purché sia.</p>
<p><strong>Della strage di Brindisi non si sa ancora (<a href="http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/454902/" target="_blank">quasi</a>) nulla. Sappiamo già però che l’orrore che ha provocato nel paese</strong> &#8211; sentito, profondo, incondizionato &#8211; <strong>sarà banalizzato, strumentalizzato, dietrologizzato</strong> dalle italiche agenzie del pensiero (politica, stampa, movimenti civili) sino a venirne snaturato, sbiadito, confuso. Sino ad esser reso illeggibile, come uno dei tanti capitoli della storia patria che si continuano a citare così, per dovere. Ma voler sapere, voler capire…beh, per quello, dimostriamo di non essere ancora pronti.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><em>Twitter</em> <strong><a href="http://www.ilpost.it/filippofacci/2012/05/20/falcone-leoluca-orlando/" target="_blank">@kuliscioff</a></strong></p>
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		<title>Il finismo esiste se rompe (e non conserva) le &#8216;tradizioni&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 08:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Umberto Croppi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Intervengo sulla questione aperta da Carmelo Palma raccontando una storia, a lui e a quanti – per percorsi diversi o per età &#8211; non possono conoscerla, e ricordandola a chi invece l’ha vissuta. Ce ne andammo, 20 anni fa, dal vecchio Msi. Ce ne andammo in una notte di luglio: io Fabio Granata, Peppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Intervengo sulla <a href="http://www.libertiamo.it/2012/05/18/fini-non-e-il-custode-del-ghetto-della-destra/">questione aperta da Carmelo Palma</a> <strong>raccontando una storia, a lui e a quanti – per percorsi diversi o per età &#8211; non possono conoscerla</strong>, e ricordandola a chi invece l’ha vissuta.</p>
<p><strong>Ce ne andammo, 20 anni fa, dal vecchio Msi.</strong> Ce ne andammo in una notte di luglio: io Fabio Granata, Peppe Nanni, Tomaso Staiti e non pochi altri. Eravamo dirigenti nazionali, qualcuno deputato o consigliere regionale, avevamo vissuto gran parte della nostra vita in quel mondo, pagando senza riserve il conto dell’isolamento, dell’ostracismo. Da anni ci consideravamo ed eravamo considerati eretici, avevamo tracciato percorsi evolutivi che ci avevano portato lontano dai motivi della nostra originaria adesione.<strong> Una “metafora esaurita”, dicemmo del nostro partito, non più capace (se mai lo avesse fatto) di esprimere un’azione efficace, una funzione politica.</strong></p>
<p>Ce ne andammo la sera che Gianfranco Fini fu eletto segretario per la seconda e definitiva volta. <strong>Non era la sua persona in discussione ma la presa d’atto dell’inutilità del tentativo di riformare un universo chiuso in logiche in cui non ci riconoscevamo più.</strong> Ce ne andammo, come mi è capitato più volte di dire, tre anni prima di lui.<br />
<span id="more-40967"></span><br />
Non cercavamo la &#8220;bella destra&#8221; ma<strong> volevamo contribuire a creare qualcosa di inedito, dare corpo alle novità di una società che era cambiata</strong>, qualcosa all’altezza dei tempi. Ci affacciammo in quelli che allora apparivano i soggetti capaci di interpretare il cambiamento: La Rete, i Verdi, Allenza Democratica. Nessuno ci chiese abiure, perché i nostri passaggi erano stati espliciti, maturati pubblicamente, dichiarati, la nostra rottura sincera.<strong> Rinunciavamo a certezze, anche in termini di carriera. Senza chiedere nulla in cambio.</strong></p>
<p>Qualcuno di noi (io no) vide nella nascita di An una possibilità e aderì a quel progetto sperando che fosse quello il fulcro della novità che avevamo cercato.<br />
Sono seguiti dieci anni di sonno della politica e di rassegnazione. <strong>Finché un uomo solo ha cominciato a rompere il conformismo di chi misurava le proprie posizioni soltanto in base alla coerenza con il presunto sentimento di qualche base elettorale</strong>, a svincolarsi dal paralizzante dovere dell’appartenenza. A tradire le certezze, in nome del buon senso e del principio di responsabilità.</p>
<p>Quello che ha affascinato in Fini, non è stata, appunto, una evoluzione coerente, non è stata la capacità di ammodernare, ma<strong> il cambiamento di campo, la rottura radicale. La rottura innanzitutto con la tradizione culturale della destra e poi, attraverso quel passaggio, con l’immobilismo di tutta la classe dirigente italiana</strong>, logora e incapace di porsi laicamente di fronte alle questioni della contemporaneità. Una visione del futuro senza alcun interesse per gli alberi genealogici e libera dal trucco delle appartenenze.</p>
<p>Non voglio mettermi a fare il finologo, sport in cui molti si esercitano per pesare quante volte e in quale occasione il leader ha adoperato la parola destra o chissà che altro.<strong> Registro soltanto che questa e non altra è stata la forza attrattiva che ha esercitato su tanti, tantissimi (me compreso) che non ne avevano condiviso la storia.</strong> La cosa che ha fatto esistere il “finismo” è solo l’energia che le sue prese di posizione hanno sviluppato e che determinò un fenomeno di simpatia quantitativamente ingente e qualitativamente non classificabile secondo gli schemi vigenti.</p>
<p><strong>Incertezze e qualche ambiguità tattica hanno ridimensionato, nei due anni trascorsi, il significato e la portata di quel fenomeno</strong>, producendo una sorta di ossificazione intorno ad un nucleo di persone con un trascorso più omogeneo.</p>
<p>Se c’è una possibilità di riattivare quel percorso di interpretazione del nuovo emerso tra il luglio e il novembre del 2009 (e io credo che ci sia, che le dimensioni della rivoluzione in corso ce ne carichino di responsabilità),<strong> non può certo passare attraverso la rivendicazione di una storia, di una appartenenza, ma semmai attraverso il suo contrario: la capacità di aver saputo rompere con ogni tradizione.</strong></p>
<p>Paradossalmente<strong> l’esigenza di definirsi in base a ciò che si è stati dà ragione a chi accusa Fini di avere dissipato un patrimonio.</strong> Mentre la speranza che possiamo, con lui, continuare a suscitare è quella di indicare un metodo e una prospettiva nuove.</p>
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		<title>Il 4 per cento? Per Fli non è un obiettivo politico e neppure &#8216;patriottico&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Biancotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[- Seguo in queste ore le polemiche su passato, presente e futuro della destra italiana e su quanto il progetto finiano vi appartenga o se ne discosti. Una parte dei dirigenti e dei militanti di Futuro e Libertà insiste per mantenere partito, simbolo e identità &#8220;separata&#8221; rispetto ad un’eventuale aggregazione che trasformi il progetto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- <strong>Seguo in queste ore le polemiche su passato, presente e futuro della destra italiana e su quanto il progetto finiano vi appartenga o se ne discosti</strong>. Una parte dei dirigenti e dei militanti di Futuro e Libertà insiste per mantenere partito, simbolo e identità &#8220;separata&#8221; rispetto ad un’eventuale aggregazione che trasformi<strong> il progetto del Terzo Polo (la sostanza di quel progetto, al di là dei nominalismi) in un qualcosa che non sia più terzo, ma primo o almeno secondo</strong>. Senza nulla voler togliere all’importanza della storia che questi dirigenti e questi militanti hanno vissuto, mi sembra stiano sbagliando. Propongono <strong>un metadiscorso, una politica che parla di politica</strong>; proprio quello che ai cittadini interessa sempre di meno, con buone ragioni. E, al di là del metodo, c’è un errore nel merito.<span id="more-40971"></span></p>
<p><strong>Ci sono momenti in cui l’amor di Patria si dimostra sventolando la bandiera, altri – come quello presente – in cui il sentimento nazionale è meglio espresso da pedanti ragionieri e buone madri di famiglia</strong> che, giorno dopo giorno, cercano di far quadrare i conti perché le prossime generazioni abbiano un futuro. È necessario, è vitale che questo lavoro sia svolto. È necessario anche che sia difeso nei suoi frutti. <strong>Questo richiede una potenza di fuoco elettorale a due cifre ben abbondanti</strong>, altrimenti si rischia di replicare all’infinito la fatica di questi mesi: a fronte di un governo virtuoso, che intende predisporre finalmente le misure di cui abbiamo bisogno, la parte del parlamento riottosa, non lungimirante e attenta solo a interessi di parte, spara a zero rallentando con toni suicidi il processo di cambiamento.</p>
<p><strong>Non si possono liberalizzare le professioni per i veti del PDL, non si procede con la opportuna determinazione sulla strada della riforma del lavoro per i veti del PD.</strong> La congiuntura economica internazionale non aiuta, si moltiplicano le manifestazioni di scontento, si allarga lo spazio della ricerca del potere per il potere, travestita da antipolitica. Persino l&#8217;elementare richiamo alla disciplina di bilancio viene messo in dubbio sempre più spesso, come se il <em>deficit spending</em> garantisse sviluppo impetuoso. Per portare il Paese sulla strada del risanamento economico e morale non serve issare vessilli e chiedersi &#8220;chi siamo&#8221; in termini astratti, ma mettere mano con paziente disciplina a questioni concrete e urgenti, in presenza di una massa critica che permetta di fare una differenza nel mondo reale e non solo nel racconto dei proclami.  <strong></strong></p>
<p><strong>Occorre lavorare alla costruzione di una maggioranza parlamentare sostanziale</strong>, solidamente aggregata intorno a un obiettivo centrale:<strong> l&#8217;aumento della produttività del lavoro,</strong> strada principe per una crescita sostenibile nel tempo<strong>.</strong> Per raggiungere quest&#8217;obiettivo si deve passare da un miglior funzionamento dei mercati, sia quelli degli <em>input</em> sia quelli dei prodotti e dei servizi. Si deve insistere sull&#8217;innovazione, sull&#8217;istruzione, sulla certezza dei contratti, sull&#8217;integrazione europea, sulla fiducia nelle istituzioni, sulla partecipazione civica. Più volte su queste pagine abbiamo suggerito punti di dettaglio, individuato debolezze, proposto casi di studio.</p>
<p><strong>Non è possibile, e non sarebbe in fondo nemmeno rispettoso delle regole del gioco democratico, tentare di cambiare il mondo con il quattro per cento dei consensi</strong> <strong>o pensare di poterlo fare</strong>. Comprendiamo bene le ragioni di chi preferirebbe essere primo in provincia che secondo a Parigi, ma non è questo il momento; e poi non è detto che, forti di un&#8217;esperienza ricca di buoni esempi e di buone idee, si resti secondi a lungo.</p>
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		<title>Quintarelli 4 President, una battaglia di trasparenza per le nomine AGCOM</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Menegon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Capitale umano]]></category>
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		<description><![CDATA[- La crisi del sistema politico ha i suoi aspetti positivi. Alcune logiche partitocratiche sembrano perdere di senso di fronte alla deflagrazione dell’attuale cornice parlamentare. E così, allentata la pressione del risiko politico, un gruppo trasversale di parlamentari trovano tempo e modo di sostenere l’iniziativa di Stefano Quintarelli, l’informatico veronese che si autocandida per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>- <a href="http://www.libertiamo.it/wp-content/uploads/2012/03/webia_banner_250x1503.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-39305" title="webia_banner_250x150" src="http://www.libertiamo.it/wp-content/uploads/2012/03/webia_banner_250x1503.jpg" alt="" width="250" height="150" /></a>La crisi del sistema politico ha i suoi aspetti positivi.</strong> Alcune logiche partitocratiche sembrano perdere di senso di fronte alla deflagrazione dell’attuale cornice parlamentare. E così, allentata la pressione del risiko politico, un gruppo trasversale di parlamentari trovano tempo e modo di sostenere <strong>l’iniziativa di Stefano Quintarelli, l’informatico veronese che si autocandida per il rinnovo dei vertici dell’AGCOM</strong>, forte di un <a href="http://www.firmiamo.it/stefano-quintarelli-4-president">sostegno diffuso e trasversale nel popolo della rete</a>. Andiamo con ordine, per comprendere la natura di una vicenda già oggi significativa e &#8220;di successo&#8221;, anche nei suoi risvolti istituzionali.</p>
<p><strong>I vertici dell’Autorità per le comunicazioni saranno ridimensionati alla luce dei tagli decisi con la manovra Monti di fine 2011.</strong> Il numero delle poltrone passa da otto a quattro. In altri tempi, ciò avrebbe infiammato il confronto tra i partiti e le loro correnti per la spartizione della più esigua posta in palio. Oggi che gli apparati di partito arrancano e si sentono meno legittimati a &#8220;pretendere&#8221;, il riconoscimento del merito e della trasparenza è concepibile non solo sul piano meramente formale.</p>
<p><strong>Stefano Quintarelli ha pubblicato sul proprio blog e trasmesso ai presidenti di Camera e Senato</strong> il <a href="http://blog.quintarelli.it/files/2012.05-cv-stefano-quintarelli.pdf">proprio curriculum vitae</a>. Non sarà il primo, ma probabilmente è la prima volta che viene recapitato con intenzioni serie e sincere, a beneficio della più ampia trasparenza e non per adempiere ad un obbligo di legge (che in questo caso, peraltro, neppure c&#8217;è).<br />
Scorrendolo non si trova traccia di incarichi politici o in amministrazioni pubbliche che possano svelare un’affiliazione politica capace di svolgere una funzione tutrice nella carriera dell’informatico. Il <em>mondo IT</em>  corre a velocità tali da riuscire spesso a sfuggire all’asfissia delle logiche che muovono i poteri. <strong>Le tappe del percorso professionale di Quintarelli sono figlie di un mercato che trova nell’innovazione la propria spinta motrice.</strong> Alla fine degli anni Ottanta ha fondato Miners, la prima associazione telematica studentesca italiana, che ha realizzato la prima rete indipendente di posta elettronica in Italia ed il primo sistema telematico per l’iscrizione ad esami universitari. Nel 1994 ha lavorato in I.NET, il primo Internet Service Provider commerciale in Italia orientato al mercato professionale. Nel 2005 è stato presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider. Qualche anno fa il Corriere della Sera lo ha classificato tra i 30 imprenditori più innovativi in Italia.</p>
<p><strong>Un profilo come questo, con il suo patrimonio di competenze e esperienze acquisite e maturate sul campo</strong>, misurandosi con il mercato e l’innovazione, va considerato un ritratto aderente alle necessità che affronta un’autorità di settore. Le <em>authority</em> nascono proprio per affidare a collegi tecnici e indipendenti la regolazione e la vigilanza su mercati che per la loro complessità non possono essere adeguatamente governati dalla politica, che rischierebbe di far prevalere le logiche di consenso e appartenenza sul giudizio fondato sull&#8217;<em>expertise</em> e sulla terzietà della pubblica amministrazione. <strong>Alla autocandidatura pubblica è seguito l’<em>endorsment</em> di un <a href="http://economia.virgilio.it/notizie/economia/agcom_lettera_parlamentari_pro_quintarelli_serve_trasparenza,34927940.html">nutrito gruppo di parlamentari</a> </strong> che, nell&#8217;annunciare il sostegno a Quintarelli, chiedono analoga pubblicità anche da parte degli altri candidati e dei parlamentari che intendono sostenerli.</p>
<blockquote><p>In assenza di regole che obblighino alla pubblicità delle candidature &#8211; si legge nella lettera che i parlamentari hanno inviato ai presidenti delle Camere &#8211; intendiamo innovare per lo meno la prassi e nell&#8217;annunciare il voto per il dottor Stefano Quintarelli provvediamo ad inviare il suo curriculum alle Presidenze delle Camere, perché ne assicurino un&#8217;ampia pubblicità. Ci auguriamo che questo comporti come conseguenza che altri parlamentari scelgano un&#8217;analoga procedura per rendere pubblici ai colleghi e all&#8217;opinione pubblica non solo i nomi che sceglieranno, ma le ragioni della propria scelta.</p></blockquote>
<p><strong>In pochi giorni la <em>governance</em> delle autorità amministrative indipendenti ha compiuto due grandi passi</strong> <a href="http://www.libertiamo.it/2011/11/26/per-una-riforma-liberale-delle-authorities/">nella direzione per altro già auspicata in queste pagine</a> e in <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_106-Authority.pdf">un paper pubblicato dall’IBL</a> qualche tempo fa. Un primo passo, con la pubblicazione del curriculum vitae di un autocandidato. Un secondo passo, con il riconoscimento da parte di un fronte trasversale dei meriti del candidato. L’auspicio è che l’autocandidatura aperta di Quintarelli inauguri una nuova stagione e che faccia prassi. Per consolidare le <em>best practice</em> potrebbe essere utile, da questo punto di vista, una revisione degli attuali procedimenti di nomina.</p>
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		<title>Il senso di FLI, un &#8220;movimento in movimento&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetto Della Vedova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti e Stato]]></category>
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		<description><![CDATA[di BENEDETTO DELLA VEDOVA &#8211; Ho sempre pensato –  lo dissi al Congresso fondativo di Milano –  che FLI dovesse essere un “movimento in movimento”, un’aggregazione di persone, di culture e di storie dinamica e consapevole che la fine della stagione berlusconiana avrebbe cambiato tutto, e non solo per il PdL. E avrebbe cambiato la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di BENEDETTO DELLA VEDOVA &#8211; <strong>Ho sempre pensato –  lo dissi al Congresso fondativo di Milano –  che FLI dovesse essere un “movimento in movimento”</strong>, un’aggregazione di persone, di culture e di storie dinamica e consapevole che la fine della stagione berlusconiana avrebbe cambiato tutto, e non solo per il PdL. E avrebbe cambiato la mappa della politica, in cui noi e il nostro “leader in cammino” saremmo stati costretti a muoverci. <span id="more-40941"></span></p>
<p><strong>Fini aveva allora un doppio merito: aver scommesso sulla nascita di un centrodestra europeo</strong> che prendesse le mosse dal “sincretismo ideologico” berlusconiano e <strong>aver poi preso atto che quella scommessa era perduta</strong> a causa dell’incapacità del PdL di uscire dalla logica del “partito proprietario”. <strong>I fatti, in seguito, gliene hanno riconosciuto un terzo</strong>: avere aperto la strada ad un governo vero, dentro una rivoluzione della politica italiana che si sovrappone ad una fase drammatica per l’Europa e l’Italia, attraversate da una crisi economica e finanziaria che ne mina la solidità – e la solvibilità – e incupisce le prospettive di vita di centinaia di milioni di persone nel vecchio continente.<br />
Per quello che abbiamo fatto fino ad oggi abbiamo una doppia responsabilità.</p>
<p><strong>Dobbiamo sostenere gli sforzi del Governo Monti per ridare una prospettiva all’Italia e alla sua economia</strong>, sapendo che alcune scelte sono ineludibili. Quella di un Governo “schiavo” dei poteri e dei mercati finanziari è una caricatura buona per chi vorrebbe scaricare le proprie colpe su quanti sono chiamati a rimediarvi. Il Governo, casomai, è “schiavo” dei troppi errori del passato e dai calcoli di bottega dei partiti. E l’Italia è “schiava” dell’irresponsabilità di chi ha tirato per qualche decennio a campare, scaricando il conto su chi sarebbe venuto dopo. Finché il conto, salatissimo, non ci è stato presentato. La delusione per non vedere la rinascita all’orizzonte è legittima e inevitabile, ma noi sappiamo che i risultati arriveranno solo grazie all’impegno comune, a Roma e Bruxelles, di quanti pensano alle nuove generazioni più che alle nuove elezioni, per dirla con De Gasperi. Si può criticare il Governo Monti perché, in astratto e magari per ragioni diverse tra loro, non rappresenta il “meglio”; non si può non riconoscere però che rappresenta il “meglio possibile” che oggi la politica italiana può offrire, per il Paese e per l’Europa.</p>
<p><strong>In secondo luogo, dobbiamo cavalcare l’onda del cambiamento</strong>. Non per il gusto della “novità”. Ma per l’esigenza di innovare una politica incartata e screditata, di cui la società italiana vuole disfarsi. E, in un modo o nell’altro, lo farà. Il nostro compito è consentirle di farlo in modo non nichilistico e autodistruttivo, con speranza e non per disperazione, costruendo il nuovo e non solo spazzando via il vecchio. Dunque, in primo luogo dobbiamo spingere per una riforma elettorale non basata sui calcoli di bottega e allargare lo spiraglio per alcune correzioni dell’assetto istituzionale. Ma soprattutto dobbiamo continuare a lavorare per <strong>una novità politico-elettorale che sappia trasferire in un progetto a “vocazione maggioritaria”</strong> le istanze di rinnovamento, riforma, serietà, legalità, lungimiranza che hanno caratterizzato la nascita di Fli.</p>
<p><strong><em>Vaste programme</em>…..si dirà</strong>. Vero. Ma altrimenti, che futuristi saremmo?</p>
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		<title>Apple, Tar Lazio conferma maximulta Antitrust da 900mila euro</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 15:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Quercetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[antitrust]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Il Tar del Lazio ha confermato la maximulta dell&#8217;Antitrust alla Apple per 900mila euro. La sanzione era stata inflitta dall&#8217;Autorità per pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori.  In particolare, si legge nel comunicato diffuso dall&#8217;Antitrust al termine dell&#8217;istruttoria, le tre societa&#8217; del gruppo operanti in Italia, Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e [...]]]></description>
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<td valign="middle"><strong>Il Tar del Lazio ha confermato la maximulta dell&#8217;Antitrust alla Apple per 900mila euro.</strong> La sanzione era stata inflitta dall&#8217;Autorità per <strong>pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. </strong></p>
<p><span id="more-40939"></span>In particolare, si legge nel comunicato diffuso dall&#8217;Antitrust al termine dell&#8217;istruttoria, le tre societa&#8217; del gruppo operanti in Italia, Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia &#8220;hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette&#8221;. Innanzitutto, &#8220;presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell&#8217;acquisto che al momento della richiesta di assistenza, <strong>non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale</strong> previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l&#8217;esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno&#8221;.</p>
<p>Inoltre &#8220;le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull&#8217;esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da<strong> indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo</strong> quando la &#8216;copertura&#8217; del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo&#8221;.</p>
<p>Le sanzioni sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l&#8217;Autorita&#8217; ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle societa&#8217; del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, &#8220;riducendo cosi&#8217; il massimo edittale di 500mila che e&#8217; stato invece applicato per la seconda pratica&#8221;.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Facebook debutta a Wall Street con Ipo record da 18,4 mld dollari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Quercetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
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<td valign="middle">- <strong>Alla fine il grande giorno è arrivato. Oggi, infatti, sul listino Nasdaq di Wall Street debutta Facebook</strong>, il social network più grande del mondo che con <strong>un prezzo di collocamento a 38 dollari per azione raccoglierà un totale di 18,4 miliardi di dollari</strong>. In questo modo la società di Mark Zuckerberg verrà <strong>valutata 104 miliardi di dollari.</strong></p>
<p>Si tratta di una<strong> Ipo record che batte gli 1,67 miliardi di Google nel 2004</strong> e si colloca dietro solo a <strong>Visa (al primo posto con 19,6 miliardi) e General Motors con 18,1 miliardi</strong>. Il primato mondiale però è dell&#8217;<strong>Agricoltural Bank of China che nel 2010 ha incassato 22,1 miliardi di dollari.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>I have a dream: un&#8217;Europa davvero unita</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Valsecchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Capitale umano]]></category>
		<category><![CDATA[Il mondo e noi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti D'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Valsecchi]]></category>

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		<description><![CDATA[- E’ incredibile come la storia a volte non insegni proprio. L’ostinazione della Merkel a volere imporre il rigore di bilancio alla Grecia sta portando il paese ellenico al collasso. Eppure fu proprio un atteggiamento non dissimile a schiacciare la Germania dopo la Grande Guerra fino a condurre un intero popolo alla fame, dove per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- E’ incredibile come la storia a volte non insegni proprio.<br />
L’ostinazione della Merkel a volere imporre il rigore di bilancio alla Grecia sta portando il paese ellenico al collasso. Eppure<strong> fu proprio un atteggiamento non dissimile a schiacciare la Germania dopo la Grande Guerra fino a condurre un intero popolo alla fame</strong>, dove per comperare il pane, quando si trovava, occorreva una carretta di marchi.</p>
<p>Sappiamo tutti <strong>quale reazione generò tale profonda crisi</strong>, al punto che, terminata la Seconda Guerra Mondiale (non a caso qualcuno la definì la prosecuzione della Prima) l’errore non fu ripetuto e, per aiutare i paesi sconfitti – e con loro i vincitori &#8211; partirono i piani di aiuto Marshall. Certo, contesti del tutto diversi, ma è<strong> quella mano tesa, quello spirito di solidarietà e di aiuto alla ripresa che oggi manca del tutto verso la Grecia</strong>, nei confronti della quale l’atteggiamento è solo di gelido rigore finanziario.<br />
Avrà pure le sue responsabilità, ma <strong>costringere un popolo a sacrifici insopportabili significa commissariarlo in una morsa che spingerà i cittadini a votare sempre più per posizioni estreme e radicali</strong>, almeno fino a quando la democrazia sopravviverà.<br />
<span id="more-40915"></span><br />
Il crollo della Grecia<strong> spaventa più per le conseguenze che per l’evento in sé, il rischio è un effetto domino incontrollato, il precedente che non deve accadere.</strong> Se è possibile che un membro della UE fallisca ed esca dall’Euro significherà che<strong> l’Euro non è in grado di proteggere chi è in crisi</strong> e quello che è successo una volta potrà ripetersi ancora per altri paesi. Si aprirà una falla pericolosa.</p>
<p>Come uscirne? Ho un sogno, purtroppo fuori moda. Un sogno dove<strong> la risposta alla crisi è l’accelerazione del processo di integrazione Europea</strong>, un sogno dove, alla fine, appaiono in tutto il loro splendore <strong>gli Stati Uniti d’Europa</strong>. L’idea non è nuova e annovera anche un lontano Pannella tra i suoi sostenitori.<br />
<strong>Un sogno, che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27Europa" target="_blank">Wikipedia</a> bolla addirittura come fantascientifico, però in momenti di crisi occorre osare, anche rischiare</strong> e, se l’obiettivo è creare qualcosa di più forte e integrato dell’attuale ibridismo, perché no?</p>
<p>Sogniamo allora. E’ un’alba tersa, mite, brilla sulle colline l’Unione europea, più in là spunta anche il modello federale per eccellenza, gli Stati Uniti d’America.<br />
L&#8217;Unione europea appare per com’è: non una semplice organizzazione intergovernativa (come l’ONU), né una federazione di Stati (come gli USA), ma <strong>un organismo <em>sui generis</em>, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale.</strong> Ha competenza esclusiva su alcune materie (ambiente, agricoltura), debole – se non assente – su altre (difesa, politica estera), inesistente su altre ancora (politica fiscale, non esiste un potere impositivo fiscale europeo). <strong>L’UE è sostanzialmente una zona di libero mercato con una moneta unica, regolamentata dalla BCE</strong>, attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri.</p>
<p><strong>Altra cosa gli Stati Uniti…</strong> con un potente esercito unico, una politica estera unica, moneta e politica monetaria unica, una politica fiscale federale (concorrente con quella dei singoli stati) e, soprattutto, <strong>una costituzione unica a fondamento di una repubblica federale di tipo presidenziale.</strong><br />
Il sogno si fa interessante: <strong>l’UE vuole assomigliare agli USA… come d’incanto i singoli stati iniziano a cedere sovranità, spariscono i parlamenti nazionali e regionali &#8211; così si risolvono anche i problemi dei costi e dei privilegi della casta politica &#8211; nasce un parlamento unico europeo</strong> che poi eleggerà il presidente che incaricherà qualcuno di formare il governo. Costituzione europea, leggi uguali per tutti, fisco più equo, orgoglio di sentirsi cittadini europei prima ancora che italiani.</p>
<p>Accidenti, suona la sveglia. Fa freddo, si riprende con la dura realtà e la realtà è che<strong> l’Unione Europea si è fermata a metà strada, ma indietro non si torna</strong>, bisogna andare avanti, osare e chissà che, a volte, i sogni non diventino realtà.</p>
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