Archivio | Il mondo e noi

Miliband vs Miliband. Come rinasce il Labour post-blairiano

Miliband vs Miliband. Come rinasce il Labour post-blairiano

 - Dal primo settembre sono aperti i ballot per la leadership del Labour Party. La competizione, scattata all’indomani della sconfitta elettorale dello scorso maggio, si risolverà il 25, alla vigilia della Conference, il primo congresso fuori dai giochi del potere per la generazione nata nel fu partito di Tony Blair.

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Come il nucleare ci eviterà ‘amicizie’ imbarazzanti in giro per il Mondo

Come il nucleare ci eviterà ‘amicizie’ imbarazzanti in giro per il Mondo

La sicurezza energetica non è un argomento per autarchici. Il fatto che l’Italia dipenda da pochi stati per l’approvvigionamento delle fonti energetiche ha delle chiare implicazioni nella politica estera.

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Finito il ‘Basso Impero’, o il Medioevo oppure il Rinascimento

Finito il ‘Basso Impero’, o il Medioevo oppure il Rinascimento

Al di là delle apparenze nominalistiche i 7/8 “Paesi più industrializzati” sono nei fatti, o si comportano nei fatti, o sono percepiti nei fatti, o è opportuno che lo siano, come veri e propri “Imperi”. A lungo si è discusso tra i padri costituenti americani se denominare “Impero” o meno la nuova realtà statuale che si andava formando : vedi l’originaria idea di un “Impero federale” di Benjamin Franklin.

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Gheddafi torna a casa, ma non finisce qui…

Gheddafi torna a casa, ma non finisce qui…

di CARMELO PALMA, da Ffwebmagazine.it – E’ arrivato troppo tardi per il Palio di Siena e troppo presto per L’Isola dei Famosi. Se avesse potuto, avrebbe iscritto al primo un cavaliere berbero e alla seconda se stesso. Ma ora che se n’è andato, il colonnello Gheddafi continuerà ad imbarazzare la nostra diplomazia e a reggere i fili della nostra politica mediterranea. La minacciosa richiesta di cinque miliardi di sovrapprezzo per la “collaborazione”, salvo riaprire i rubinetti dell’immigrazione clandestina in Europa, è stata affidata ai buoni uffici della Farnesina, che se ne è dichiarata ignara, ma non indisponibile, e che potrebbe farsene garante in sede UE.

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Solo una domanda, colonnello

Solo una domanda, colonnello

 - L’attentato alla Sinagoga di Roma avvenne di sabato mattina, alla fine dello Sheminì Atzeret che chiude la festa di Sukkot. Le famiglie uscivano dal Tempio con i bambini che avevano appena ricevuto la benedizione. Era il 9 ottobre 1982. Una decina di attentatori prima lanciarono delle granate tra la folla, poi si misero a mitragliare.

Stefano Tachè aveva solo due anni quel giorno, l’ultimo della sua vita.
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Benvenuti nella Disneyland di Gheddafi

Benvenuti nella Disneyland di Gheddafi

di CARMELO  PALMA, da Ffwebmagazine – Se l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanità senili, la ragione è purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralità nella politica internazionale di un governo – quello berlusconiano – che è progressivamente passato dall’atlantismo all’agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le “nostre” ragioni e la sua politica la “nostra”.
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La visita di Gheddafi a Roma è un problema. Sì, ma quale?

La visita di Gheddafi a Roma è un problema. Sì, ma quale?

 - Inutile fare gli idealisti. Gli affari con la Libia servono. Prima di tutto serve l’energia e la Libia ci fornisce circa il 10% del fabbisogno petrolifero nazionale. Non si può dunque condannare la visita in pompa magna di Gheddafi a Roma, nel nome dei “diritti” contro i “meri interessi economici”. Perché questi interessi sono i nostri, ogni volta su dieci che prendiamo l’auto o accendiamo la luce grazie al petrolio libico.

Il problema è un altro.
Non è quello degli affari Berlusconi-Gheddafi & Co. evidenziato dal quotidiano La Repubblica, rimbalzato su tutti i social network del Paese, ben documentato. Ma è difficile separare gli affari e gli interessi personali dalla politica economica nazionale. Quando a Romano Prodi fu offerta da Putin la presidenza di South Stream non era certo un gesto gratuito. L’ex premier rifiutò, ma l’ex cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, invece, accettò serenamente la carica di presidente di North Stream e nessuno parlò di svendita della Germania al Cremlino. Il problema, qui, nel caso di Gheddafi, è, ancora, un altro.
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In Georgia, a capire a che serve l’Europa

In Georgia, a capire a che serve l’Europa

- Da Bakuriani, una modesta località di villeggiatura georgiana, il frenetico agosto della politica italiana appare abbastanza lontano. Mi perdoneranno allora i lettori di Libertiamo.it una riflessione completamente avulsa da ciò che più oggi cattura l’attenzione generale.

Nel bel mezzo di una lezione che il sottoscritto sta tenendo sui temi del federalismo, dell’integrazione europea e della libertà di mercato, scoppia un’accesa discussione tra gli studenti armeni e gli azeri circa lo status della regione del Nagorno-Karabakh, un pezzo di Azerbaigian abitato soprattutto da armeni e occupato militarmente dall’Armenia. Il casus belli è una cartina del Caucaso, controversa a detta degli uni e degli altri. E pensare che tutto era nato dopo che lo scrivente aveva proposto come tema di dibattito una possibile futura federazione caucasica!

Finita la lezione, ho proposto ai contendenti di pranzare insieme. Impossibile: dopo due giorni di seminario non mi ero accorto del fatto che questi giovani azeri ed armeni si stavano semplicemente ignorando fin dall’inizio e che la discussione aveva esasperato e reso visibili sentimenti che il silenzio – fino a quel momento – aveva proditoriamente celato. Una ragazza armena mi ha confessato il suo ‘odio’, un ventenne azero mi ha detto di non aver mai incontrato prima di lunedì un armeno. I georgiani si mostravano ecumenici nella discussione, ma guai a parlar loro dei russi.

Questi giovani hanno tutti ben presente la differenza che può esserci tra un individuo, le scelte di un governo e dell’elite politica di un paese, ma la diffidenza e l’astio reciproco travolgono quel buon senso liberale di cui pure sono dotati, quando si parla dei temi del seminario. Lungi dal voler analizzare lo scacchiere caucasico, lasciando il compito a chi ne sa di più, a chi scrive preme condividere quel senso di amarezza che una vicenda del genere inevitabilmente suscita.

“Mai più”, si disse in Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. O quanto meno lo pensò un’elite particolarmente illuminata. Oggi i testimoni diretti di quella tragedia sono sempre meno (un ottantenne aveva solo dieci anni nel 1940). E cosí, è compito di chi quelle cose le ha sentite dalla voce di chi le ha vissute provare a convincere i tanti Caucaso del mondo che quanto é accaduto “da noi” negli ultimi sessant’anni – quel processo di apertura ed integrazione di cui troppo spesso vediamo solo il peggio – non é necessariamente un’eccezione, per quanto sia un cammino tremendamente difficile. E probabilmente questi discorsi andranno fatti anche sullo stesso suolo europeo, perché un giorno chi oggi muove i primi passi non dia troppe cose per scontate.

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Gli zingari sono una rogna per i politici di governo e una cuccagna per quelli di lotta

Gli zingari sono una rogna per i politici di governo e una cuccagna per quelli di lotta

di CARMELO PALMA – Mentre in Francia continua la polemica sui rimpatri collettivi dei rom bulgari e rumeni, che ha aperto un contenzioso antipatico tra Parigi e l’Unione Europea, ieri a Roma in un campo nomadi irregolare – ma non esattamente “clandestino” – è morto un bambino di 3 anni nel rogo della sua baracca. Sono casi di cronaca che si ripetono con una triste regolarità e che destano in genere più allarme che compassione. Leggi tutto

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Non solo Ground Zero, l’Islam globale nell’Italia profonda

Non solo Ground Zero, l’Islam globale nell’Italia profonda

- La recente controversia sulla cosiddetta “moschea di Ground Zero” offre una importante occasione di riflessione per analizzare anche lo stato dell’arte del dibattito sull’ Islam in Italia ed in Europa.

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Country First: così il governo Cameron-Clegg smentisce pessimismo e luoghi comuni

Country First: così il governo Cameron-Clegg smentisce pessimismo e luoghi comuni

- “Ready for change”, aveva annunciato solo qualche mese fa, e change è stato. David Cameron, giovane Prime Minister dall’allure conservatore, la bicicletta a portata di mano e il passato da amante del punk, è il protagonista, insieme a Nick Clegg, il leader Lib-dem con cui ha messo in piedi il nuovo governo, della trasformazione in atto in Gran Bretagna. La metamorfosi made in UK è particolarmente interessante e può rappresentare un elemento di riflessione per i critici del terzo polo, perché quello che avviene nel (quasi) perfetto meccanismo d’alternanza inglese può essere interpretato come un segno dei tempi. Leggi tutto

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Quando la crisi e le calamità fanno bene al turismo. Cronache dall’Islanda

Quando la crisi e le calamità fanno bene al turismo. Cronache dall’Islanda

- La luce si oscura, la terra trema. Allarme son turisti. Stanno passando in mezzo alle piccole case e alle pacifiche stradine del centro con auto gigantesche, ruote alte come un uomo, corazzate come un Lince. La popolazione turistica a Reykjavik, Islanda, la capitale più settentrionale d’Europa, è alquanto bizzarra. Sembrano Reinhold Messner, portano la barba lunga e la tenuta d’alta montagna, dal cappuccio in gore-tex agli scarponi da Himalaya, ma non sono sull’Everest: si trovano in mezzo a una piazza in piena città. E gli islandesi, sempre vestiti alla moda (forse anche troppo) ridono nel vederli. Chi ha detto a questi stranieri che nella capitale si deve attraversare una catena montuosa dietro ad ogni curva? Leggi tutto

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