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Fiat fa rima con occupazione, Telecom con pensione. E vince il consenso degli italiani

Fiat fa rima con occupazione, Telecom con pensione. E vince il consenso degli italiani

- Strano Paese l’Italia! Un Plutarco redivivo troverebbe interessante dedicare un capitolo di una nuova edizione delle Vite parallele, raccontando la storia (parallela, appunto) della Fiat e della Telecom. Mentre sulla Telecom vale la consegna del silenzio, il gruppo automobilistico è al centro da mesi di polemiche arrabbiate ed è oggetto di accuse durissime. Per criticare alcune scelte del management (sì, proprio quel Sergio Marchionne, l’uomo dal maglione blu, fino a poco fa osannato come un demiurgo dell’industria manifatturiera) si sono scomodati in tanti, persino il Presidente della Repubblica e la Cei.

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Il processo breve non è una priorità. La riforma della giustizia sì

Il processo breve non è una priorità. La riforma della giustizia sì

 - Secondo Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, il “processo breve” non è una priorità.
Per una volta nella vita sono d’accordo con lui. La priorità è la riforma della magistratura, e qui invece non credo, a naso, che Palamara sarebbe d’accordo con me.

Uno degli equivoci che si sono calcificati ormai sul fondo del barile della Seconda Repubblica è quello secondo il quale la riforma della magistratura sia utile soltanto per rendere il potere giudiziario dipendente da quello esecutivo, e che di conseguenza chiunque ne sostenga in qualche modo la necessità e l’urgenza lo faccia per garantire un salvacondotto di impunità alla politica. Invece la riforma del sistema giudiziario italiano è necessaria per un motivo molto più semplice e banale: la giustizia non funziona, e in un paese normale ciò che non funziona si cambia.

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Tirrenia: lasciamola affondare

Tirrenia: lasciamola affondare

- Non è vero che è l’Alitalia del mare: sta messa molto peggio. E il mercato è pieno di vettori grandi e piccoli che potrebbero prenderne il posto. Basterebbe seguire alcune regole. Eccole

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Napolitano su Melfi? Un intervento discutibile, che serve solo ai ‘duri’ della Cgil e della Fiom

Napolitano su Melfi? Un intervento discutibile, che serve solo ai ‘duri’ della Cgil e della Fiom

- Con tutta la stima dovuta alla persona e con il rispetto per il suo ruolo istituzionale, ci permettiamo di dissentire dal presidente Giorgio Napolitano per le sue prese di posizione in materia di lavoro. Nel corso del 2010 il Capo dello Stato, avvalendosi delle sue prerogative, è intervenuto in due occasioni su materie giuslavoristiche:  a fine marzo con il rinvio alle Camere del “collegato lavoro” accompagnato da una robusta ed ampiamente motivata critica alla norma sulla conciliazione e l’arbitrato; nei giorni scorsi, rispondendo con una tempestività inusuale alla lettera indirizzategli dai tre dipendenti della Fiat di Melfi, licenziati dall’azienda e reintegrati ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori e lasciando intendere, sia pur con garbo e correttezza, una critica alla linea di condotta del Lingotto. Leggi tutto

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Maggioranze silenziose e minoranze rumorose: il rapporto tra il Gop e i Tea parties

Maggioranze silenziose e minoranze rumorose: il rapporto tra il Gop e i Tea parties

- Negli Stati Uniti, mentre il Partito Democratico si avvia mestamente verso la disfatta annunciata di midterm, i Repubblicani sono posti di fronte, probabilmente senza particolare consapevolezza, alla grande sfida di una elaborazione programmatica che possa offrire una possibilità di riscatto all’America, incamminata verso un Decennio Perduto fatto di crescita trascurabile, elevata disoccupazione, disinflazione/deflazione e mercato immobiliare in depressione.

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Fumo mediatico e arrosto politico. Bersani bussa alle porte degli italiani che però guardano i tg del Cav.

Fumo mediatico e arrosto politico. Bersani bussa alle porte degli italiani che però guardano i tg del Cav.

- Domenica pomeriggio, verso le 16, ero tra quelli che sul litorale romano hanno visto passare un aereo che trainava un lungo striscione con su scritto: “ Berlusconi ci hai rotto … i gommoni!”. Subito dopo abbiamo visto arrivare in volo un Canadair della protezione civile, e lì ho sentito un uomo che gridava: “ oddio, lo vuole abbattere”.

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Tanto tuonò, che non piovve (ma che noia, la retorica del Programma!)

Tanto tuonò, che non piovve (ma che noia, la retorica del Programma!)

di CARMELO PALMA – Alla fine, il vertice PdL ha scoperto l’acqua calda. Il governo deve continuare nell’azione di governo. E deve farlo, per quanto è possibile, rispettando il Programma (d’obbligo la maiuscola) presentato agli elettori, che però non è la Bibbia, ma un elenco di titoli e di impegni generici o palesemente propagandistici, da cui la maggioranza per prima ha dimostrato di non sentirsi vincolata come da un giuramento di sangue. Leggi tutto

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Uk, come fare la rivoluzione liberale (in 100 giorni) e vivere felici

Uk, come fare la rivoluzione liberale (in 100 giorni) e vivere felici

- Cento giorni fa si insediava il governo Cameron-Clegg, un pacs più che un’alleanza tra soggetti politici, i liberaldemocratici e i conservatori, di cui sino allora non si sospettava nemmeno l’affinità. Ed invece tra il leader tory ed il collega libdem sboccia un’intesa sorprendentemente profonda. Si forma una coalizione – una bizzarria nel bipartitismo britannico – e si definisce un programma di governo che promette di tagliare il deficit, decentralizzare il potere, pensionare lo stato-erogatore e porre le basi di un patto tutto nuovo tra stato e società.

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Il mais di Fidenato non fa male a nessuno

Il mais di Fidenato non fa male a nessuno

- Alla fine, e dopo tanto chiasso il campo di granturco di Giorgio Fidenato ci dimostra ciò che volevasi dimostrare, e che ogni addetto ai lavori dotato di un briciolo di onestà intellettuale sapeva da tempo: la coesistenza tra colture Ogm e convenzionali è possibile, e la pretesa impossibilità di determinare a quale distanza dovrebbe mantenersi un campo Ogm da uno convenzionale per evitare rischi di contaminazione è solo un alibi ideologico ed antiscientifico per ostacolare e rimandare alle calende greche la possibilità, per gli agricoltori italiani, di avvalersi delle biotecnologie.

Le analisi sui prelievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato nell’ormai famoso campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, e sui campi confinanti, compiute dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, hanno attestato che il mais seminato dal presidente di Agricoltori Federati è effettivamente Ogm, mentre quello dei terreni vicini non ha subito nessuna contaminazione.

E questo senza osservare nessuna distanza di sicurezza, ma semplicemente differenziando il periodo di semina, in modo che l’impollinazione avvenga in periodi differenti.

E’ un metodo (allo stesso modo si possono seminare varietà con cicli più precoci o tardivi) che non è stato inventato in Friuli, ma che viene consigliato dalla stessa UE, come precisa lo stesso Fidenato, che tiene a chiarire anche, giustamente, come sia profondamente scorretto parlare di contaminazione, ma che bisognerebbe, come fa l’Unione Europea, usare il termine “commistione”, dato che quest’ultima implica solo aspetti economici e non sanitari o ambientali.

Le distanze di sicurezza, quindi, si possono calcolare in giorni e non necessariamente in metri: infatti l’imposizione dell’obbligo di distanze di sicurezza esagerate rappresenta per molti un sistema arbitrario per dissuadere gli agricoltori dal seminare varietà transgeniche, dal momento che si vedrebbero costretti a sacrificare porzioni considerevoli delle loro colture. Vale la pena ricordare che il paese europeo più aperto agli Ogm, la Spagna di Zapatero, non prescrive l’obbligo di alcuna distanza di sicurezza tra colture Ogm e convenzionali.

Intanto, e non può far che piacere, alcuni incrollabili sistemi di certezze cominciano ad incrinarsi, come dimostra l’inattesa apertura alla ricerca in campo aperto sulle colture transgeniche da parte dell’assessore regionale all’agricoltura del Piemonte, il leghista Claudio Sacchetto.

Certo, la voglia di non contraddirsi e di non contraddire il vate Zaia prevale con effetti involontariamente umoristici, se è vero che l’iniziativa viene ufficialmente giustificata con l’intenzione di dimostrare scientificamente che gli Ogm non risolvono tutti i problemi.

Ma se anche l’assessore Sacchetto dovesse riuscire a dimostrare, evidenze alla mano, che gli Ogm non fanno ringiovanire né fanno piovere soldi dal cielo, il fatto che affermi di non poter ”restare sordo alla richiesta di alcune aziende agricole che rimarcano i benefici delle nuove tecnologie, come l’abbattimento dei costi e la diminuzione del ricorso ai fitofarmaci contro le malattie che colpiscono le colture tradizionali” fa sicuramente ben sperare.

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Le sventure della Virtù. Obama e il disastro politico sulla moschea a Ground Zero

Le sventure della Virtù. Obama e il disastro politico sulla moschea a Ground Zero

- Ma hanno davvero ragione Repubblica e Vittorio Zucconi?

Hanno davvero ragione i Furio Colombo ed i Gad Lerner quando esaltano l’affermazione dei principi e la “visione profetica” del presidente americano sul caso della moschea di Ground Zero? Hanno davvero ragione loro, da sempre campioni del politicamente corretto, quando giudicano gli interventi di Obama solo con il metro delle anime belle, del liftato giudizio di buon senso, oppure… Leggi tutto

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L’ auto-ribaltone sfascerebbe solo il centro-destra

L’ auto-ribaltone sfascerebbe solo il centro-destra

di Benedetto Della Vedova -

Ben due ministri – e che ministri! Interni e Giustizia – hanno ieri ripetuto: no a governi tecnici, sì a elezioni anticipate. Hanno già cambiato la Costituzione e sostituito con il loro “consolato” ruolo e funzioni che la Carta assegna al Presidente della Repubblica?

Ricapitoliamo. Molti colleghi, come me di maggioranza, si affannano a chiarire che “andranno in piazza” di fronte a qualsiasi ipotesi di ribaltone. Anche sorvolando su di un Governo che minaccia di scendere in piazza, la cosa non convince.

Lo scenario che i pasdaran del PdL prefigurano, infatti, è esattamente l’opposto del ribaltone, cioè un inedito “auto-ribaltone”. La loro strategia, infatti, dopo avere espulso dal PdL la componente finiana, è quella di provocare più o meno pretestuosamente un incidente parlamentare, di imporre le elezioni anticipate e di convocare il popolo alle urne per completare l’espulsione di Fini e dei finiani dalla maggiorianza e dal centro-destra italiano. Non ci si troverebbe di fronte al caso di un governo senza più maggioranza, ma di una maggioranza che si “suicida” più o meno compattamente per “ammazzare” la legislatura.

Una cosa deve essere chiara: non vi è un solo atto parlamentare rilevante per il Governo Berlusconi da cui sia possibile ricavare un atteggiamento ostile o ostruzionistico da parte di coloro che hanno dato vita ai gruppi di Futuro e Libertà per l’Italia. Non vi è una sola riforma o parvenza di essa bloccata dai finiani. Non una! Che so, una sola misura per lo sviluppo, una riforma fiscale o sul lavoro o sulla famiglia o sull’energia… Solo per fare l’ultimo esempio in ordine cronologico, la buona riforma dell’Università appena approvata al Senato porta la firma, come relatore, del “finianissimo” Sen. Giuseppe Valditara. E dunque, signori della corte, di cosa ci accusate?

Le intercettazioni? Siamo seri: alla fine della discussione interna al PdL è uscito un testo meno inviso al Capo della Polizia e al Procuratore antimafia. Qualcuno che abbia contezza della fase in cui vive il paese chiederebbe le elezioni per questa vicenda pensando di ottenerle? L’”autoribaltone” non ha nulla a che fare con l’attività di Governo che nessun detrimento ha fin qui avuto dai finiani, ma con questioni tanto politiciste da sconfinare nello psicologico. Non a caso le categorie più evocate sono “logoramento” e “stillicidio”. Che poi a tuonare più potentemente contro il ribaltone siano i leghisti – gli unici ad averne fatto uno coi fiocchi e proprio contro Berlusconi– dà la misura dell’uso disinvolto e propagandistico che viene fatto di questo argomento.

Lo scopo della crisi auto-provocata non sarebbe quello di sciogliere le briglie all’ippogrifo berlusconiano, ma solo di cercare un definitivo regolamento interno a quel che è stato il PdL.
E’ chiaro che le elezioni a novembre non risolverebbero nulla di nulla di ciò che interessa all’Italia, come ha saggiamente osservato, tra gli altri, la Presidente Marcegaglia.

Che a settembre Berlusconi e Fini tornino amiconi sembra certo difficile. Tanto più che il Giornale, di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio, è intento non già ad una anglosassone inchiesta giornalistica sulla casa di Montecarlo – inchiesta alla quale sarebbero di già arrivate, come sono arrivate, le dovute risposte – ma ad una violento tentativo di distruggere “a prescindere” l’immagine del Presidente della Camera (è la ben nota vicenda del potere che tutto tollera, tranne coloro che individua come avversari interni).

Ciò non toglie, però, che esista la possibilità di rilanciare per qualche semestre l’attività del Governo attraverso un onesto patto tra ex-amici, basato sul comune programma elettorale di due anni fa. Naturalmente i punti del programma sono il titolo e lo svolgimento del tema della legislatura non può essere il frutto di un infantile “o mangi la minestra o …” e va scritto insieme: governo e gruppi parlamentari di maggioranza (PdL, Futuro e Libertà e Lega). Fli ha dei propri membri nel Governo e ha dichiarato fin dal primo minuto di nascere come gruppo di maggioranza: il resto è solo un inutile processo alle intenzioni.

Silvio Berlusconi può scegliere: rilanciare il Governo e le riforme per l’Italia con il contributo attivo e fattivo di Futuro e Libertà, oppure usare Fini come capro espiatorio delle difficoltà del governo e del PdL. Mi auguro sinceramente che il Premier scelga la prima via, quella forse meno scontata, che richiede più coraggio e senso di responsabilità: nessuno di noi ama la melassa o ha la memoria corta, ma Fli risponderà a responsabilità con responsabilità. Altrimenti quasi con certezza si arriverà alla crisi.

Ma l’Italia, ribadiamolo, non è, per Costituzione e per prassi istituzionale, la Gran Bretagna, e se dovesse cadere il Governo Berlusconi, a maggior ragione di fronte ad una “auto-crisi”, la parola passerà a Napolitano. E a quel punto le forze parlamentari è al Capo dello Stato che saranno chiamate a rispondere.

Articolo pubblicato in contemporanea su Libertiamo.it e Ffwebmagazine.it

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La rivolta di Atlante. Finalmente sarà un film

La rivolta di Atlante. Finalmente sarà un film

- Sono ormai decenni che si parla di una possibile versione cinematografica dell’opera fondamentale di Ayn Rand.
La stessa Rand, filosofa dell’Oggettivismo e personaggio culto dell’America conservatrice e libertaria, aveva tentato di portare il libro sul grande schermo, ma senza successo. E parimenti erano falliti anche vari tentativi più recenti.
Oggi, però, il progetto si è finalmente avviato, nella forma di una trilogia di pellicole che cercheranno di tradurre le tre parti del monumentale romanzo.
La rilevanza del libro della Rand va ben oltre la narrativa. Esso rappresenta un vero e proprio manifesto politico a difesa dell’economia capitalista di libero mercato, tanto che moltissimi in America si sono avvicinati alle idee liberiste proprio a partire dalla lettura di questo testo. Leggi tutto

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