Archivio | Diritto e giustizia

Il Tar libera Sky e La7, ma la Rai rimane ostaggio di una par condicio ideologica

Il Tar libera Sky e La7, ma la Rai rimane ostaggio di una par condicio ideologica

- Prima di descrivere, per l’ennesima volta, i giudici del Tar del Lazio come parrucconi del “giuridicamente corretto” al servizio dei nemici del popolo, sarebbe il caso che il PdL riflettesse sul fatto che, in questo incomprensibile gioco delle parti, i nemici della par condicio – cioè i berlusconiani  ­– sono diventati sostenitori di una posizione che neanche i “comunisti” si erano sognati di imporre all’elettorato in piena campagna elettorale. Leggi tutto

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Sulla lista del PdL in Lazio il Consiglio di Stato dirà che…

Sulla lista del PdL in Lazio il Consiglio di Stato dirà che…

- Qualche giorno fa, su questo webmagazine si è giustamente evidenziato come, in un Paese che conta 60 milioni di commissari tecnici della nazionale, molti prevedibilmente  avrebbero detto la propria sulla vicenda della mancata ammissione delle liste di maggioranza alle elezioni regionali in Lombardia e Lazio e sugli interventi normativi del Governo.

Per asseverare tale autorevole opinione, non mi sottrarrò al mio compito di bravo italiano medio, circoscrivendo però la mia analisi al solo “caso Lazio”, e più in dettaglio al contenzioso già in atto avanti la Magistratura amministrativa.
Come noto, l’Ufficio Elettorale presso la Corte di Appello di Roma, ha escluso la lista del PdL per la Provincia di Roma in quanto la lista non è stata presentata, poiché i rappresentanti di lista non sono stati considerati presenti nei locali alle ore 12 del 27 febbraio 2010.

Prima della decisione cautelare del TAR, il Governo ha approvato, ed il Presidente della Repubblica emanato, il DL 5.3.2010, n° 29, che contiene norme autoqualificate come “interpretative” di alcuni articoli della legge statale 17.2.1968, n° 108.

Il primo problema che il TAR Lazio ha scelto di affrontare è quello afferente la “cedevolezza” della materia elettorale: ritenendo – sulla scorta della giurisprudenza costituzionale – che la materia elettorale sia di competenza regionale, il tribunale regionale ha successivamente qualificato il rinvio, contenuto nell’art. 1 della l.r. 2/05, alla l. 108/68 come “meramente materiale-ricettizio” e da ciò ha inferito l’inapplicabilità del decreto legge alla Regione Lazio.

Deve qui farsi un necessario riferimento alle tipologie di rinvio, che si verifica quando una norma (nel caso di specie, regionale) fa riferimento ad altra norma (precisamente statale).
Le tipologie del rinvio sono due, rinvio “fisso” ( o, come definito dal TAR, materiale ricettizio), e “mobile”: solo se si tratta di rinvio mobile, il contenuto della norma “richiamante” resta esposto alle vicende modificative ed estintive della norma richiamata; in mancanza, ove il rinvio sia da ritenersi fisso, il contenuto della norma viene definitivamente recepito, divenendone elemento stabile e immutabile, insensibile alle vicende della norma richiamata sopravvenute.

Deve qui dissentirsi dal TAR, non tanto (o meglio, non solo) sula natura del rinvio (il rinvio da norma a norma è prevalentemente considerato “mobile”, mentre solo il rinvio operato da previsioni contrattuali a norme di legge viene prevalentemente considerato di tipo fisso), ma, soprattutto, sulla mancata analisi delle effettiva natura delle norme contenute nel DL n° 29/10.

Secondo la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, l’autoqualificazione delle norme come interpretative non vincola l’interprete. Per contro:

“Una disposizione legislativa può essere considerata interpretativa non solo qualora, esistendo una oggettiva incertezza del dato normativo ed un obiettivo dubbio ermeneutico, sia diretta a chiarire il contenuto di preesistenti norme, ovvero ad escludere o ad enucleare uno dei significati tra quelli plausibilmente ascrivibili a queste, ma anche quando precisi il significato di preesistenti disposizioni anche se non siano insorti contrasti giurisprudenziali, ma sussista comunque una situazione di incertezza nella loro applicazione, essendo sufficiente che la scelta imposta rientri tra le possibili varianti di senso del testo interpretato e sia compatibile con la sua formulazione” (ex plurimis, Corte cost. 23-05-2008, n. 170).

Nel caso in cui la norma possa legittimamente qualificarsi come interpretativa, la portata retroattiva della stessa può farsi risalire, addirittura, al momento del “rinvio”: pertanto, solo ove il TAR avesse espressamente escluso la natura interpretativa del DL, avrebbe (forse) potuto conseguentemente escluderne l’applicabilità alla Regione Lazio.
La prima operazione che dovrà quindi compiere il Consiglio di Stato, sarà, a mio avviso, proprio questa: proviamo, quindi, a “prevedere”, cosa potrebbe dire sul punto il massimo Organo della Giustizia Amministrativa.

Il primo comma dell’art. 9 della l. 108/68 (rilevante nel caso delle elezioni laziali, in quanto non espressamente derogata dalla normativa regionale) prevede che le liste debbano essere presentate entro le ore 12: la norma non sembra presentare alcun problema interpretativo, né sussistevano difficoltà applicative.
Lo stesso Consiglio di Stato, nell’interpretare pur estensivamente tale norma, aveva chiarito che:

“Non può configurarsi quale causa oggettiva del tutto estranea al comportamento del soggetto ovvero evento esulante dalla sfera soggettiva del soggetto interessato, la tardiva presentazione dei documenti necessari per la presentazione delle liste di candidati alle lezioni, avvenuta oltre il prescritto termine di cui all’art. 9 L. n. 108/1968, qualora si adduca, come motivazione, un lieve malore di chi doveva depositare i documenti, oltretutto non supportato da idonea documentazione, trattandosi di un aleatorio fattore soggettivo non conciliabile con le esigenze di certezza e rigore perseguite dalla normativa sui termini suddetta”( Cons. Stato, sez. V 14-10-2009, n. 6308).

L’art. 1, c.1, del DL 29/10, nella parte in cui autodichiara di interpretare tale norma, pare fuoriuscire dallo schema tracciato dalla Consulta, e sopra riportato: non enuclea alcun significato già possibile, e non chiarisce alcun dubbio interpretativo, ma valuta come “presentata” la lista ove alle ore 12 i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale, e quindi anche ove la mancata consegna non dipenda da alcun oggettivo impedimento, ma solo (ad esempio) dalla volontà o dalla pigrizia dei presentatori.

Per paradosso, questa “interpretazione” consegna al libero arbitrio dei delegati il momento della consegna, e cioè della presentazione vera e propria: infatti, una volta entrati nel Tribunale, i delegati potrebbero permanervi sine die, costringendo l’ufficio elettorale ad attendere il momento in cui essi sceglieranno di consegnare materialmente la lista!!!

Pertanto, il problema non pare essere la natura del rinvio, ma la natura della norma, che interpretativa non è.
Ma, a questo punto, deve evidenziarsi come il c. 4 del medesimo art. 1 del DL 29/10 preveda espressamente che “Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attività relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Pare quindi difficile continuare a sostenere che tale norma non si applichi al giudizio in corso: pertanto, il Consiglio di Stato dovrebbe valutarne la costituzionalità, questione sulla quale esporrò tra breve qualche sintetica riflessione.
Ho utilizzato il condizionale (“dovrebbe”) perché, in realtà, la seconda ratio decidendi del TAR, contenuta nella medesima ordinanza, non solo non è incisa dalla norma interpretativa, ma, ove non espressamente ribaltata in punto di fatto (ed a tal fine, mi sia consentito, non saranno sufficienti le “indagini” che il Presidente del Consiglio assicura di aver svolto personalmente…), troverebbe addirittura sostegno nella norma medesima.

Il TAR infatti, ha rilevato che, anche ove il DL fosse stato applicabile,

“dagli atti risulta che il plico, che asseritamente conteneva la prescritta documentazione ai sensi della citata norma, alle ore 17 veniva prelevato da un delegato di parte ricorrente, che poi si allontanava, e solo alle ore 19.30 la documentazione relativa alla presentazione della lista veniva consegnata da parte ricorrente agli uffici del predetto Reparto dei Carabinieri, che provvedeva ad acquisirla per il solo ‘mantenimento’, e che pertanto, non vi è alcuna certezza, né alcun principio di prova riguardo alle circostanze che il delegato di parte ricorrente, che risulta aver fatto ingresso al Tribunale alle ore 11.35 della mattina, fosse “munito della prescritta documentazione” (così come stabilito dal citato art.1, comma 1) e che il plico, rinvenuto nei pressi dell’Ufficio dopo le ore 12.30, contenesse la documentazione poi consegnata al predetto Ufficio dei Carabinieri alle ore 19.30”.

Ecco il vero nocciolo del problema: come confermato anche dalla norma interpretativa, il delegato doveva avere con certezza già tutta la documentazione con sé: ove non vi sia piena prova di ciò, la lista non può essere ammessa, e quindi le problematiche in ordine alla natura della norma, ed alla sua conformità a Costituzione, perdono di qualunque rilevanza nel giudizio a quo.
Giusto per completezza, esporrò alcuni possibili profili di incostituzionalità della norma adottata con DL più volte richiamato: innanzi tutto, pare violare l’art. 72, c.4, della Costituzione, per non essere ammessa la decretazione d’urgenza in materia elettorale; ancora, non avendo natura interpretativa, viola l’art. 122 della medesima Carta, per aver invaso la competenza regionale in materia.

Tra breve si conoscerà l’esito – almeno, in sede cautelare – del giudizio: resta, comunque, la sgradevole sensazione che per coprire qualche errore, si sia rischiato un gravissimo conflitto istituzionale.

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Alcuni dubbi sull’ordinanza del Tar Lazio in tema di elezioni regionali nel Lazio

Alcuni dubbi sull’ordinanza del Tar Lazio in tema di elezioni regionali nel Lazio

- pubblicato sul Forum dei Quaderni Costituzionali – 1. L’ordinanza del Tar Lazio (n. 1119/2010) che decide, in sede cautelare, il ricorso presentato dalla lista del Popolo della Libertà individua, tra le ragioni della propria decisione, l’inapplicabilità del decreto legge 5 marzo 2010 n. 29, recante “Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione” al procedimento elettorale in corso nella Regione Lazio. Assume, infatti, il giudice amministrativo che la normativa statale, adottata al fine di stabilire un’interpretazione autentica dell’art. 9 della legge 108 del 1968 e successive modificazioni, non potrebbe dispiegare efficacia nell’ambito della suddetta Regione in quanto quest’ultima, in attuazione del disposto dell’art. 122 Cost, novellato con l’art. 2 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, avrebbe ormai esercitato la competenza ad emanare una propria disciplina (nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica). Leggi tutto

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Ricorso alla piazza o ricorso al decreto? Noi liberali, e non Di Pietro, dovremmo opporci al decreto

Ricorso alla piazza o ricorso al decreto? Noi liberali, e non Di Pietro, dovremmo opporci al decreto

- Probabilmente, pubblicamente, non saranno in molti ad ammetterlo. Sono però sicuro del fatto che molti fra i frequentatori abituali di queste pagine lo hanno pensato. Sabato bisognerebbe scendere in piazza contro il decreto “salva-liste”. Certo, direte, la disciplina di partito richiederebbe altro. Ma se distaccate lo sguardo e provate a pensare oltre il contingente, la decisione di scendere in piazza potrebbe apparire saggia proprio per chi ha a cuore le idee liberali, la loro tenuta, il loro destino. C’e’ del valore intrinseco nei conflitti e nelle situazioni di conflitto. Lo scontro, il confronto e anche – perché no – il corpo a corpo della piazza. Ma ci sono soprattutto dei principi da difendere. Leggi tutto

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Ricorso alla piazza o ricorso al decreto? Dico no alla piazza dell’ipocrisia legalista

Ricorso alla piazza o ricorso al decreto? Dico no alla piazza dell’ipocrisia legalista

- L’esclusione della lista del PDL nel Lazio è l’ennesima doccia fredda per un partito che sembra entrato in grossa confusione. La mia opinione concernente i problemi del PDL in sede di presentazione delle liste è che, oltre un’imprudente superficialità, abbia giocato un ruolo cruciale anche l’aspettativa di una interpretazione ‘soft’ delle leggi, che nel nostro paese sembra aver creato un diritto ‘sostanziale’ parallelo al diritto formale; mi sfugge tuttavia come sia possibile che chi scriva un decreto con il precipuo scopo di ‘salvare’ le liste possa ignorare l’inapplicabilità del decreto stesso. Ad ogni modo, la confusione non è una peculiarità del PDL, anzi, volgendo lo sguardo altrove vengono spontanee una serie di valutazioni sulla strumentalizzazione del caos liste. Leggi tutto

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Poco da festeggiare: è più attuale la Lettera alle donne di Papa Wojtyla che il welfare

Poco da festeggiare: è più attuale la Lettera alle donne di Papa Wojtyla che il welfare

- Un giorno a caso, il 24 febbraio, nell’interessante articolo ”Il merito una risorsa trascurata” (pubblicato da Il Mattino) Pierpaolo Benigno comincia la trattazione del tema a partire dalle parole di Benedetto XVI  e del suo richiamo alla “riscoperta di un nuovo umanesimo che metta al centro della società l’uomo e i suoi valori, quelli buoni”, come il merito appunto. Lo stesso giorno, quel casuale 24 febbraio, spopolavano on-line le dichiarazioni della Cei sul “Sud paralizzato dalla mafia e da una politica inadeguata”. Più recentemente, e cioè appena ieri, forse non la Cei, ma qualcuno che ne fa parte, si è pronunciato sul decreto salva-liste. Bah.
Sul perché  sia la libera Chiesa e non (o non solo) il libero Stato ad occuparsi dei temi di cui sopra – il merito, l’illegalità e il pasticcio delle liste – a voi la riflessione. Leggi tutto

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Internet: sempre più numerosi i cyber-attacchi provenienti dalla Cina

Internet: sempre più numerosi i cyber-attacchi provenienti dalla Cina

- Secondo quanto scrive l’edizione online de The Times, sono sempre più frequenti negli ultimi 12 mesi gli attacchi informatici provenienti dalla Cina e diretti alle istituzioni governative e militari americane, così come ai servizi di intelligence della Nato e dell’Unione europea. Per la rivista britannica, che riporta le opinioni di diversi analisti americani, la risposta americana ed europea ai cyber-attacchi non sarebbe particolarmente efficace, così come debole apparirebbe al momento la “difesa”, vale a dire la gestione della sicurezza del web (per l’UE, in particolare, dove questa è affidata ai singoli stati membri). Leggi tutto

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Non chiamatela festa. L’8 marzo è battaglia per l’emancipazione

Non chiamatela festa. L’8 marzo è battaglia per l’emancipazione

- da Il Secolo d’Italia, di domenica 7 marzo 2010 – Domani, 8 marzo, si celebra quella che ormai viene comunemente definita la “Festa della donna”. Ma sarebbe più opportuno utilizzare l’espressione corretta “Giornata internazionale della donna”. Perché  l’8 marzo non è un gentile omaggio all’ “altra metà del cielo”, ma una data con la quale si ricorda la lunga strada che le donne hanno percorso fino ad oggi per vedere riconosciuti i loro diritti di persone e cittadine e si invita a riflettere sulle violenze e sulle discriminazioni che le donne ancora subiscono in ogni parte del mondo.
Guardando all’Italia, non si capisce poi che cosa ci sia da festeggiare. Certo, rispetto agli anni Cinquanta dei passi avanti sono stati compiuti. Ciò nonostante, le donne italiane subiscono ancora gravi discriminazioni sul lavoro, risultano sottooccupate rispetto alle donne di molti altri paesi occidentali, raggiungono con estrema difficoltà i livelli dirigenziali, sono poco presenti nelle assemblee politiche elettive e negli organi di governo. Nelle diverse classifiche che misurano il grado di discriminazione o di avanzamento nella società, nell’economia, nella politica delle donne, l’Italia è spesso tra i paesi con le peggiori performance. Leggi tutto

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Il cane da guardia dei tax payer. Oggi debutta a Roma il sindacato che non c’è: ConfContribuenti

Il cane da guardia dei tax payer. Oggi debutta a Roma il sindacato che non c’è: ConfContribuenti

- Ciò che si tenta oggi è una sfida alle leggi della sociologia e della scienza politica. Tutti siamo chiamati a contribuire alla finanza pubblica mediante l’imposizione fiscale e tutti condividiamo l’interesse a corrispondere allo stato il meno possibile, per avere in cambio servizi di qualità. Purtroppo, trattandosi di un interesse diffuso, difficilmente riesce ad organizzarsi coagulandosi in articolazioni della società civile capaci di difendere gli interessi dei contribuenti.

Capita così che la classe politica durante la campagna elettorale cavalchi il malumore diffuso per l’aspra pressione fiscale, per poi dimenticare le promesse dopo le elezioni. Capita così che, durante il mandato elettorale, gli interessi più concentrati, densi, corporativistici, dei pochi, abbiano la meglio sull’interesse dei contribuenti, dei tanti, sui cui finisce per gravare il costo delle politiche con cui si elargiscono benefici e privilegi. Capita così che la spesa pubblica venga espansa a dismisura, fino a superare il 50% del pil, accompagnata da una pressione fiscale che si è attestata al 43,2% del pil.

Rappresentare efficacemente gli interessi dei contribuenti è difficile, ma non impossibile. In America ci sono esperienze positive in questo senso. L’Americans for tax reform ne è un esempio e riesce a portare ogni giorno la voce dei tax payer nel dibattito politico. Anche sulla base di questi esperienze, è nata in queste settimane ConfContribuenti, un’associazione sorta con l’intento di tutelare l’interesse dei contribuenti ad una tassazione compatibile con le libertà economiche e giunta oggi livelli insostenibili.
Oggi alle 15 a Roma, in Via del Corso 117, presso la sede dell’Opinione, ConfContribuenti presenterà le proprie iniziative, con il presidente Gionata Pacor, i giornalisti Marco Taradash, Oscar Giannino e Carmelo Palma, con Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni e l’imprenditore Giorgio Fidenato, protagonista di una battaglia di disobbedienza civile contro il sostituto d’imposta.

Saranno poi presenti i candidati alle elezioni regionali che hanno firmato la dichiarazione d’intenti sottoposta loro da ConfContribuenti, con cui si impegnano ad opporsi, se eletti, ad ogni proposta di aumento della tassazione. Hanno firmato tra gli altri la candidata del Pdl alla presidenza della Regione Umbria, Fiammetta Modena, il candidato alla presidenza del Partito Nasional Veneto, Gianluca Panto, oltre a numerosi candidati consiglieri, come Andrea Bernaudo (Lista per Renata Polverini Presidente) e Valeria Manieri (Lista Bonino Pannella), le cui firme sono state raccolte proprio ieri durante uno speciale di Radio Radicale dedicato a Confcontribuenti.

L’iniziativa vedrà impegnata l’associazione nel compito di vigilare sul rispetto degli impegni presi, come un cane da guardia, a sorvegliare il portafoglio di tutti i contribuenti: un “lavoro” che purtroppo (e i risultati sono sotto gli occhi di tutti) per troppo tempo nessuno ha fatto.

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Lavoro: Sinistra schiava dell’ipocrisia, rigidità pagata da giovani

Lavoro: Sinistra schiava dell’ipocrisia, rigidità pagata da giovani

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

La norma sull’arbitrato in materia di licenziamenti individuali può essere discussa. Ma non può essere rappresentata per quello che non è da una sinistra politica e sindacale schiava dell’ipocrisia, che finge di non comprendere che la rigidità è interamente pagata dagli outsider del mercato del lavoro (giovani, precari, sotto-occupati e lavoratori in nero) e che la chiave della riforma è quella di distribuire in maniera più equa le garanzie.
Occorre che, anche a sinistra, si ammetta con sincerità che la tutela reale del posto di lavoro, così come l’abbiamo conosciuta dagli anni 70, non è più una tutela, ma un costo per i lavoratori e che quanti ogni volta si stracciano le vesti impediscono di correggere e migliorare un mercato del lavoro insopportabilmente duale.

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Dalli all’arbitrato! Sui licenziamenti individuali, un nuovo polverone

Dalli all’arbitrato! Sui licenziamenti individuali, un nuovo polverone

- Dalli all’arbitrato! Le forme di risoluzione stragiudiziale delle controversie di lavoro (una pratica che esiste in tutti i Paesi in cui le relazioni sindacali sono antiche e radicate) sono diventate – in occasione della quarta e definitiva lettura del Senato del «collegato lavoro» – il nuovo nemico di uno dei più grandi sepolcri imbiancati nazionali: quell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che rappresenta sempre più un privilegio a favore di una parte sempre meno ampia del mondo del lavoro. Leggi tutto

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Sulle liste un brutto pasticcio, ma i responsabili stanno dentro e non fuori dal PdL

Sulle liste un brutto pasticcio, ma i responsabili stanno dentro e non fuori dal PdL

Comunque vada a finire, ai 63.525 italiani che, stando ai dati del Ministero dell’Istruzione, hanno meritato il 5 in condotta, vanno aggiunti i responsabili dei pasticci che hanno funestato questo inizio di campagna elettorale, a danno di Renata Polverini e Roberto Formigoni. Leggi tutto

 
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Sul crocifisso il ricorso europeo dell’Italia è stato ammesso, non accolto. Viva la Santa Ignoranza

Sul crocifisso il ricorso europeo dell’Italia è stato ammesso, non accolto. Viva la Santa Ignoranza

- Il fido Gasparri gongola, l’ avvocato Gelmini esulta. Quagliariello e L’Occidentale? Irrecuperabili. Nel commentare la decisione che ha ammesso il rinvio alla Grande Camera del ricorso dell’Italia contro la sentenza Lautsi (c.d. sentenza crocifisso) del novembre scorso, gli osservanti del rito conformista non hanno fatto mancare tutto il loro fervore. Leggi tutto

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Libertiamo.it intervista Saviano, che parla di welfare criminale, di sinistra cattiva e mafia di mercato

Libertiamo.it intervista Saviano, che parla di welfare criminale, di sinistra cattiva e mafia di mercato

- Un’intervista a Roberto Saviano. Per Libertiamo.it è un bel colpo giornalistico, ma è soprattutto un’iniziativa politica per dialogare con un giovane scrittore diventato un simbolo della lotta alla criminalità organizzata con toni ed argomenti liberali.
Quest’intervista non esce in un momento qualsiasi, basta un rapido sguardo alle prime pagine dei quotidiani per capirlo. Ma esistono davvero giornate speciali per raccontare il rapporto tra il Paese e la sua principale piaga sociale? Probabilmente no.
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