Sarebbe molto meglio, invece, introdurre i patti pre-matrimoniali, in modo da prevedere di regolare i futuri conflitti economici in presenza o in assenza di prole.
Bé, io sono di destra e questa legge come é ora e come sarà modificata, non l’apprezzo per niente. Io l’ho vista qui in Canada dove é applicata da molto tempo prima che in Italia e non mi é piaciuto per niente vedere questi ragazzini con la valigia sempre pronta.
Si fanno certe leggi per copiare altri Paesi che hanno altri modi di vivere la famiglia e si fanno anche per sanare dei soprusi che in fondo sono una minoranza.
Con l’affido condiviso aumentano vertiginosamente i conflitti tra i genitori che sono chiamati ad un giudizio e un senso di responsabilità che sovente non hanno.
Molto meglio una situazione chiara: si’ alla bigenorialità nel senso di importanti decisioni prese in comune, ma un solo coniuge affidatario. Una casa che resta la casa famigliare e meno controlli da parte dei gelosi ex mariti.
Una domanda semplicissima: se ci fosse stato un governo di centrosinistra e fosse arrivato quel pagliaccio di Gheddafi a dire quello che ha detto, le grancasse berlusconiane quanto avrebbero sparato? Ci avrebbero campato per tre mesi, un pò come ogni scippo da parte di un rumeno, che faceva urlare alla tolleranza zero.
Maglietta può andar fiero di quello che ha fatto e delle prospettive di successo che si aprono riguardo a ciò che sta facendo.
Egli ha fondato la sua azione sempre premettendo che essa è sganciata da ogni rivendicazione di Genere. Vi ha sempre anteposto l’interesse dei minori unito alla necessità di mantenere l’equilibrio dei poteri e delle facoltà dei due genitori anche post separazione.
Pare che a suo tempo abbia affermato esplicitamente, sia pure sottovoce, che si teneva lontanissmo dal nascente movimento maschile perché il solo sospetto che avesse dei rapporti con esso sarebbe stato fatale per la sua azione. Analisi esatta.
In questa intervista non ha fatto altro che confermare la linea – vincente – cui si è attenuto sin qui: nulla a che vedere con il movimento maschile (peraltro ancor oggi debole e ignoto, ma non più come 10 anni fa).
In lui però questa estraneità non è una posizione strumentale, una questione di tattica, ma davvero un convincimento. E’ la sua posizione di cui non resta che prendere atto.
Ne prendo però spunto per esporre la seguente segnalazione, che è anche un “avviso ai naviganti”.
1- La problematica dei padri separati – oggi parte integrante della questione maschile – è una delle più importanti perché è una tragedia di vastità e profondità enormi. Unica tra le tematiche del conflitto tra i sessi, ha però la potenzialità di venir progressivamente ridotta a livelli socialmente tollerabili e forse, lentamente, di venire sostanzialmente risolta.
2- Quando si sarà raggiunto quell’obiettivo parrà che il più sia fatto. Le lacerazioni e le tragedie dei padri separati saranno evitate (o almeno lenite o messe in sordina) e la più perspicua, visibile, delle emergenze del conflitto F/M, la sola di cui una certa parte dell’opinione pubblica abbia conoscenza e coscienza, sarà silenziata. Sterilizzata.
3- Ma la questione maschile è ben altro e va ben oltre la reintegrazione del padre separato nei rapporti con i figli.
Si tratta di una questione di radicalità e vastità esterme, il cui carattere sovversivo (o eversivo, a seconda dei punti di vista) oggi può essere prefigurato solo con grande difficoltà. O negato.
Lo segnalo per mettere in luce i meriti della scelta intelligente di Maglietta e al tempo stesso i limiti di una visione che è tanto vincente nella contingenza, nel presente, quanto sterile nel lungo termine. Insomma: si ottiene qualcosa a patto di prendere le distanze dalla QM. C’è di che riflettere.
Ciò detto, ringrazio l’amico Marco dell’ospitalità e mi congedo con un caloroso saluto.
Non mi riferivo affatto alla contingenza politica. Tutt’altro. Citavo la riforma Castelli primo perché la conosco bene e andava ad agire molto efficacemente sugli aspetti disciplinari riguardanti i magistrati con il potenziamento dei Consigli giudiziari presso le Corti d’Appello e l’innovativa istituzione del Consiglio direttivo di Cassazione, oltre a rendere obbligatoria l’azione disciplinare nei confronti del magistrato anziché discrezionale. Cosa che mette ben evidenza la falsità dell’associazione a delinquere e di stampo mafioso che è l’ANM (secondo le parole di Cossiga) che al contrario si batte strenuamente a favore della falsa obbligatorietà dell’azione penale. E in secondo luogo perché la storia di quella riforma appartiene alla sistemica dinamica politica italiana, e non alla contingenza politica. E’ la dimostrazione che in Italia non si può parlare di contenuti, visto che il primo atto del governo Prodi (vincitore alle elezioni per lo 0,06%) fu quello di svuotare quella riforma, votata dal Parlamento con un ampia maggioranza. Non è sufficiente per capire che è impossibile riformare la giustizia? La verità è che la magistratura è un potere troppo forte, che neanche il monarca, dittatore e mafioso Berlusconi riesce a riformare. Questo fa sì che di volta in volta questa trovi alleati e sponde nella politica, in pezzi di essa, sempre lieti di mettersi al riparo dal suo braccio armato, ovvero le procure. Difatti nel 2006 era essenziale che Berlusconi perdesse le elezioni e guarda un po’ che cosa è successo per evitare l’esiziale riconferma del Cavaliere: la più grande armata Brancaleone di centro-sinistra della Seconda Repubblica (tanto da esprimere il più corto governo della storia repubblicana); una netta e decisa presa di posizione dei poteri forti con i loro organi di stampa (Corriere della Sera, La Stampa, Il Sole24ore): si ricorderanno i vari Diego Della Valle (che da allora è misteriosamente scomparso) super presenti nella campagna elettorale, e soprattutto l’allora presidentissimo Luca Cordero di Montezemolo che con le sponde politiche – guarda un po’, a volte ritornano – di Casini, Rutelli e Fini spinse da morire contro Berlusconi. Addirittura il Corriere della Sera, il giorno precedente le elezioni, per la prima volta nella sua più che centenaria e liberale storia, ricorse ad uno spudorato endorsement dell’allora direttore Paolo Mieli, che dichiarava esplicitamente di votare la corazzata, pardon coalizione di centrosinistra. E tutti sappiamo da chi è governato il Corriere della Sera. Andiamo, tutti ricordano l’assenza totale di Fini e Casini in quella campagna elettorale. Davvero credete che Fini oggi rivoterebbe la riforma Castelli? Mi piacerebbe poter parlare di contenuti, ma in Italia tali discussioni risultano meri esercizi di stile, se non si ha il coraggio di ammettere che le logiche politiche sono quelle appena enunciate. Vedere i finiani, o futuristi che dir si voglia, orgogliosamente mostrarsi credenti e fedeli alla magistratura, a questa magistratura, cosa rende possibile? La riforma della giustizia? No, è semplicemente un utilizzo strumentale a fini politici, di un’arma, la più affilata delle armi, per combattere il nemico, ovvero Berlusconi. E cosa ancora più grave rappresenta una dichiarazione di asservimento alla magistratura stessa, alimentando così ancor più il sistema malato della giustizia che solo a parole si si afferma di voler riformare. Questo è. E senza dire ciò, spiace dirlo, tutte le belle parole e i buoni propositi dell’articolo (che condivido) risultano essere mera retorica.