Articoli di Scudiero

Il futuro del PdL, le prospettive del centrodestra, l’ipotesi centrista e le possibili scelte di Gianfranco Fini

Il futuro del PdL, le prospettive del centrodestra, l’ipotesi centrista e le possibili scelte di Gianfranco Fini

Di questo parla Sofia Ventura in un’intervista a “L’Espresso”. La politologa, collaboratrice di Libertiamo e di Farefuturo, ragiona per esclusione. “Posso dire cosa non ci dovrebbe essere. Fini non deve cedere alle tentazioni reazionarie dei centristi. La reazione è in agguato per tornare alla prima Repubblica dei governi scelti dai partiti e non dagli elettori, le mani libere mascherate nobilmente da modello tedesco. Mi auguro che Fini non voglia unirsi a Casini e Rutelli nello smantellamento del bipolarismo”. E indica la via: “Ragionare sulle nuove regole del PdL. Soprattutto sulla più importante, che ancora non c’è. Come si individua il nuovo leader? Come si sceglierà il successore di Berlusconi?” È un tema accademico? O di attualità politica? “Berlusconi non è eterno, forse. E anche lui lo sa, forse”. In conclusione, rispondendo a una domanda sulle sorti del PdL dopo le regionali, la Ventura argomenta così: “È talmente incerto il futuro senza Berlusconi che tutti staranno molto attenti a rimettere in discussione il PdL per ritrovarsi in mare aperto. Ma in caso di sconfitta qualcosa potrebbe muoversi da subito”.

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Regionali: Di Pietro sbaglia, come ha sbagliato il Tar

Regionali: Di Pietro sbaglia, come ha sbagliato il Tar

“Il costituzionalista Giovanni Guzzetta spiega perché il decreto-legge sarebbe applicabile nel Lazio”

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL:
“Consiglierei ad Antonio Di Pietro, secondo cui il Governo avrebbe emanato una legge sbagliandola, di non avventurarsi in interpretazioni costituzionali, tanto meno se lo scopo è quello di dare lezioni di diritto pubblico all’Esecutivo rispetto ad una questione tanto controversa.
Di Pietro dice che il Governo sarebbe intervenuto in una materia che spetta alle Regioni: gli consigliamo di leggere quanto ha scritto il costituzionalista Giovanni Guzzetta sul Forum dei Quaderni Costituzionali. Una volta acquisito che il decreto-legge contenesse norme interpretative, come era nelle intenzioni del Governo, il Tar avrebbe dovuto statuire l’applicabilità diretta del decreto legge alla Regione Lazio, in quanto l’interpretazione della norma fornita dal Governo sarebbe già presente e applicabile nell’ordinamento regionale, per il tramite del rinvio che questo opera a quello statale”.

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Oltre Lazio e Lombardia, sulle Regionali proviamo a dare i numeri

Oltre Lazio e Lombardia, sulle Regionali proviamo a dare i numeri

- Con il dibattito politico nazionale sepolto sotto una valanga di pandette, ricorsi, carte bollate e panini alla porchetta, oltre che soffocato da una zelantissima quanto illiberale applicazione della legge sulla par condicio, avevamo quasi dimenticato che Lazio e Lombardia non esauriscono il perimetro della contesa elettorale regionale. Infatti, se da un lato il caos liste ha fatto scoppiare la malattia di un procedimento elettorale pasticciato e finora abusato, dall’altro fa paradossalmente apparire come anestetizzata  una battaglia elettorale che è preda di convulsioni un po’ dovunque.

Oltre a Lazio e Lombardia, saranno undici le Regioni chiamate alle urne. In tre di esse, il PDL rischia grosso. Leggi tutto

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Se Patrick Moore è uscito da Greenpeace, noi possiamo uscire dalla superstizione antinuclearista

Se Patrick Moore è uscito da Greenpeace, noi possiamo uscire dalla superstizione antinuclearista

- E’ stato interessante, il racconto di questo verde ex agitatore canadese. La testimonianza di un errore, the “big mistake”, come lo ha reiteratamente definito, quello di equiparare il nucleare civile alle armi nucleari, la riproposizione del peccato originale di un’organizzazione, Greenpeace, che proprio lui aveva contribuito a fondare, un po’ inconsapevolmente e molto fortunosamente, sull’opposizione ai test nucleari che il governo statunitense conduceva in Alaska nell’anno di grazia 1971.
Patrick Moore di Greenpeace è stato l’anima e il braccio fino al 1986, e ciò è attestato dal fatto che nel periodo precedente ha ricoperto ruoli molto prestigiosi al suo interno (presidente della Greenpeace Foundation, poi di Greenpeace Canada, infine Direttore Generale di Greenpeace International), prima di decidere di convertire il big mistake nella big issue del pragmatismo ambientale mondiale: il nucleare. Leggi tutto

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La norma sul “fallimento politico” è coerente con un federalismo a “freni forti e impulsi deboli”

La norma sul “fallimento politico” è coerente con un federalismo a “freni forti e impulsi deboli”

- D’ora in avanti sarà più difficile che i cattivi amministratori locali riescano a riciclarsi altrove. E’ la strada scelta dal Governo, che nel ddl anticorruzione varato nei giorni scorsi ha recepito l’idea del “fallimento politico” anticipata dal ministro Sacconi in un’intervista al Corriere della Sera del 28 febbraio, secondo la quale in caso di scorretta amministrazione degli enti territoriali, evidenziata da indicatori di passività in bilancio, l’ente viene commissariato e l’amministratore “fallito” non è rieleggibile.

A margine dell’approvazione del ddl, il titolare del welfare ha dichiarato che “la previsione del “fallimento politico” per gli amministratori delle Regioni e degli enti locali costituisce “un fondamentale complemento della riforma relativa al federalismo fiscale e rappresenta il definitivo passaggio dall’irresponsabilità alla responsabilità nella gestione della finanza regionale e locale”, aggiungendo che “come nell’assetto civilistico le amministrazioni devono fallire nel momento in cui, su iniziativa propria o dei creditori o degli organi di controllo, vengono registrati determinati indicatori di bilancio negativi in assoluto o in relativo rispetto alla gestione precedente. I libri non vengono portati in tribunale ma – a seguito di commissariamento – al popolo elettore con la conseguenza della ineleggibilità a qualunque funzione politica degli amministratori falliti”.

L’analisi del ministro è corretta, ma fornisce lo spunto per svolgere una serie di considerazioni ulteriori. Infatti, se da un lato è opportuna e apprezzabile la chiamata al rigore e alla responsabilità nell’amministrazione della “cosa pubblica” locale, dalla quale ne discende correttamente la conseguenza della fallibilità dell’ente e dell’amministratore che vi è preposto, dall’altro lato la sanzione dell’ineleggibilità ex lege tradisce la scarsa fiducia o forse la triste consapevolezza che in Italia è molto difficile che si chiuda, autonomamente, il cd. “circuito democratico”. Detto in altri termini, in un paese civilmente e politicamente maturo, la mancata rielezione di un cattivo amministratore sarebbe nella logica delle cose. In Italia non è così, pertanto il governo cerca di metterci una “toppa” per via normativa. L’opzione, però, mi pare fuori dal perimetro teorico e ideale del federalismo, dell’autonomia locale e del principio di democrazia che regge il funzionamento degli enti territoriali italiani.

L’ineleggibilità è una sorta di commissariamento della politica sulla politica, non il risultato di una scelta precisa dell’elettorato liberamente orientata e fondata sulla trasparenza dell’amministrazione.

Sacconi è poi impeccabile, da un punto di vista liberale, quando dice che anche le amministrazioni locali “devono fallire” come un qualsiasi soggetto insolvente. Purtroppo, c’è un però da opporre alle parole del ministro. Il fallimento è il contraltare di quell’autonomia che la Costituzione riconosce agli enti locali ( Art. 5 Costituzione – “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”), ma è anche la misura della sua incompiutezza, nel senso che, perlomeno fino ad ora, all’autonomia di principio sancita nella prima parte della carta fondamentale non è ancora stata data implementazione pratica attraverso l’attribuzione, a Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni di quella sostanziale autonomia finanziaria di entrata e di spesa prevista dall’articolo 119. Per cui un ente locale che oggi fallisse, pagherebbe le conseguenze di scelte fiscali che non sono tutte e interamente imputabili a sé, vuoi perché gran parte delle risorse di cui dispone è il frutto della complessa alchimia delle compartecipazioni, della perequazione e delle addizionali su imposte decise e definite nei loro elementi portanti da leggi dello Stato, vuoi perché una buona porzione della spesa è anch’essa irrigidita dalle norme e dalle scelte statali (si pensi al pubblico impiego). Senza considerare che di solito il rischio di default degli enti territoriali non dipende, o non solo, dal passivo di bilancio o da una gestione poco accorta delle risorse pubbliche. Tale rischio è infatti tanto più basso quanto più amico è il Governo nazionale, come dimostrano i recenti casi del Comune di Roma e del Comune di Catania, salvati dalla bancarotta per gentile concessione dell’esecutivo Berlusconi (nel 2008 sono stati regalati 500 milioni di euro alla giunta Alemanno e 174 a quella di Scapagnini).

Il federalismo fiscale dovrà affrontare perciò due cortocircuiti del nostro assetto politico, istituzionale e costituzionale, che sono quelli della responsabilità degli amministratori locali ma anche e innanzitutto quello della reale autonomia delle amministrazioni locali rispetto allo Stato centrale.

La norma sul “fallimento politico” ha una chiara impostazione deterrente, ed estrinseca un indirizzo di politica costituzionale che mette l’accento sui freni piuttosto che sugli incentivi all’autonomia. La sintesi di un sistema a “freni forti e impulsi deboli” elaborata dalla dottrina costituzionalistica italiana per descrivere il rapporto tra Governo e Parlamento disegnato dai Costituenti, è stata superata su questo fronte dall’evoluzione fattuale del sistema politico, ma sembra vivere una nuova stagione di successo nella regolamentazione dei rapporti tra i diversi livelli territoriali di governo. Ma ciò è il contrario del federalismo, dell’autonomia e della scommessa di maturità democratica del paese ad essi sottesa, allo stesso modo in cui la perequazione è l’ossimoro di quella competizione economica e fiscale tra i territori necessaria a instaurare un federalismo dinamico capace di offrire giustizia alle regioni del Nord e un’opportunità di rilancio a quelle del Sud.

Stando le cose in questi termini, si può affermare, con un margine apprezzabile di riscontro nei fatti e nelle norme, che il federalismo in Italia avrà la stessa possibilità di resistenza che ha l’acqua nel deserto. Ed in tale cornice la previsione del “fallimento politico” è non solo coerente ma anzi auspicabile. Impedire ai dissipatori di sostanze pubbliche la possibilità della recidiva è un gran bel passo in avanti.

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Una sentenza non può essere un referendum, né su Google, né su Internet

Una sentenza non può essere un referendum, né su Google, né su Internet

- Novanta giorni a partire da ieri, durante i quali Oscar Magi, il giudice milanese del caso Google – Vivi Down, dovrà spiegare allo “spazio e al ciberspazio” le ragioni di una condanna che, vada come vada, è destinata a fare scuola e a dividere tanto il mondo reale quanto quello virtuale. Dovrà essere convincente, Magi, e impeccabile ed equilibrato nello spiegare perché David Drummond, George De Los Reyes e Peter Fleischer, dirigenti del colosso di Mountain View, meritano sei mesi di reclusione (pena sospesa per tutti). Perché l’infame caso dei bulli che picchiarono in “googlevisione” il coetaneo affetto da sindrome di Down ha mandato sub iudice non solo Google, e di sicuro non tanto la stupidità e il vuoto di senso che ha ispirato gli autori materiali del gesto, quanto l’architettura assiologica del web, fondata sulla neutralità dell’infrastruttura e sulla parità indiscriminata tra i contenuti, rilanciando, stavolta credo in maniera non più eludibile, la discussione su quale sia, se esiste, la dimensione ottimale dell’intervento statuale su internet.

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Giudici di pace pronti alla guerra sulla riforma organica della magistratura onoraria

Giudici di pace pronti alla guerra sulla riforma organica della magistratura onoraria

- Lo schema di riforma della magistratura onoraria non è stato ancora ufficializzato dal Governo ma i Giudici di Pace gli hanno già dichiarato guerra. La riforma organica della magistratura onoraria è una vexata quaestio che ormai da quindici anni tiene sub condicione lo sviluppo compiuto e coerente dell’ordinamento giudiziario italiano.
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Con Israele, contro l’Iran. Come è lontana l’equidistanza dalemiana

Con Israele, contro l’Iran. Come è lontana l’equidistanza dalemiana

- Il dossier iraniano si è riaperto nei giorni scorsi a seguito della decisione del governo locale di continuare in proprio nel processo di arricchimento dell’uranio fino al 20 per cento e all’assalto alla nostra ambasciata a Teheran. Entrambi gli avvenimenti si inscrivono nella logica intimidatoria e oltranzista propria del regime dispotico e isolazionista iraniano e rispetto ad essi, in posizione mediana, come effetto della prima e causa della seconda, si pone la virata nella politica estera dell’Italia, terzo partner commerciale della Repubblica islamica, primo fra gli europei. Leggi tutto

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Se la Gelmini razionalizza, i sindacati e la sinistra sbroccano

Se la Gelmini razionalizza, i sindacati e la sinistra sbroccano

- Immaginate di percorrere una strada dritta, di avere tredici anni e di trovarvi, d’improvviso, ad un incrocio con non una, non due, non tre, bensì con trecentonovantasei strade alternative. Dovete decidere dove andare, la segnaletica è confusa, voi lo siete di più, vista anche l’età, e vi risulta difficile scorgere l’utilità, rispetto alla vostra destinazione, di una scelta o piuttosto di un’altra. Leggi tutto

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Saviano è un eroe civile, ma sul libero mercato sbaglia

Saviano è un eroe civile, ma sul libero mercato sbaglia

- “Padrino Nostro, che sei in questi territori, dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i tuoi veleni, come noi li rimettiamo ai nostri spacciatori. Amen”. Liturgia della Camorra. Rito del pane “cafone”, come lo chiamano da quelle parti, cui partecipano ogni giorno svariate centinaia di migliaia di napoletani. “Mazze e panell’ fann ‘a camorra bell” (che in lingua tricolore suonerebbe più o meno come “il bastone e il pane fanno bene alla camorra”, riadattamento del proverbio napoletano “mazze e panell fann ‘e figli bell”) potrebbe essere la sintesi dell’ultimo business illegale che sta soffocando Napoli e la sua provincia estesa nel casertano: quello del pane.

La notizia non è proprio recente (è stato il quotidiano inglese The Guardian a parlarne, la prima volta, nel settembre del 2008) ma è rimbalzata nelle scorse settimane in qualche media nazionale e offre uno spunto per esaminare le pratiche camorristiche alla luce del paradigma del libero mercato. Ma prima i fatti. Leggi tutto

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La chiamano riforma, ma è un attacco allo spirito del Popolo della Libertà

La chiamano riforma, ma è un attacco allo spirito del Popolo della Libertà

- E la chiamano riforma. Ma il nuovo ordinamento forense in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato è definibile come tale? La Treccani definisce il termine riforma come “modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi(…)”. Non ho dubbi che l’impianto legislativo dell’ex ddl Mugnai (ma si scrive Mugnai e si legge Cnf) intercetti la prima parte della definizione. Esso è una modificazione sostanziale (per quanto in peius), attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, di un’istituzione, un ordinamento. Leggi tutto

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Non spacchiamo l’atomo: l’uomo giusto per l’Agenzia nucleare è Umberto Veronesi

Non spacchiamo l’atomo: l’uomo giusto per l’Agenzia nucleare è Umberto Veronesi

- Per fare la fissione dell’uranio in Italia serve prima realizzare la fusione degli umori. Il successo della riscossa del nucleare è legato a doppio filo alla digeribilità dei messaggi che le autorità lanceranno ad un’opinione pubblica molto facile alla paura, il cui termometro potrebbe impazzire se lo scontro politico dovesse incanaglirsi durante la hot phase dell’individuazione dei siti di costruzione delle centrali e di quelli per lo stoccaggio delle scorie. Fase non lontana, dal momento che la Legge sviluppo (n. 99/2009) approvata lo scorso luglio dal Parlamento ha fissato in febbraio 2010 la data per l’emanazione dei decreti governativi contenenti i criteri di scelta dei siti di costruzione delle centrali e di stoccaggio delle scorie, oltre che per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate. Leggi tutto

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Per superare la cesura tra Nord e Sud, una riforma dell’università meno accademica

Per superare la cesura tra Nord e Sud, una riforma dell’università meno accademica

- Gli Atenei del Nord sarebbero più virtuosi ed efficienti di quelli del Sud del paese. E’ quanto emerge da una classifica elaborata dal Ministero dell’Istruzione sulla base della quale, da quest’anno, verrà distribuita una parte (il 7 per cento) del Fondo di Finanziamento Ordinario per le Università (FFO). Le Università più efficienti, dunque, dovrebbero ricevere più soldi di quelle meno attente a qualità dell’offerta formativa e ricerca, e, a quanto emerge dalla classifica stilata sulla base dei criteri di merito definiti dagli esperti del ministero, essa premia le strutture universitarie del Nord, piazzando al primo posto l’Università di Trento, seguita dai Politecnici di Torino e Milano, con le università meridionali molto staccate in classifica e quasi tutte relegate agli ultimi posti. Leggi tutto

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Alla Fieg sarebbe più utile un’idea alla Google che una sanzione dell’Antitrust

- Google è finita sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust. Al gigante di Mountain View viene contestata l’ipotesi di abuso di posizione dominante a seguito di una segnalazione della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), la quale sostiene che Big G abusi della propria posizione di leadership nel mercato dei search engine per distrarre pubblicità dai siti dei quotidiani on line e per ostacolare l’accesso di questi ultimi al mercato della pubblicità on line. Leggi tutto

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