Articoli di G.Masini

Il processo breve non è una priorità. La riforma della giustizia sì

Il processo breve non è una priorità. La riforma della giustizia sì

 - Secondo Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, il “processo breve” non è una priorità.
Per una volta nella vita sono d’accordo con lui. La priorità è la riforma della magistratura, e qui invece non credo, a naso, che Palamara sarebbe d’accordo con me.

Uno degli equivoci che si sono calcificati ormai sul fondo del barile della Seconda Repubblica è quello secondo il quale la riforma della magistratura sia utile soltanto per rendere il potere giudiziario dipendente da quello esecutivo, e che di conseguenza chiunque ne sostenga in qualche modo la necessità e l’urgenza lo faccia per garantire un salvacondotto di impunità alla politica. Invece la riforma del sistema giudiziario italiano è necessaria per un motivo molto più semplice e banale: la giustizia non funziona, e in un paese normale ciò che non funziona si cambia.

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Solo una domanda, colonnello

Solo una domanda, colonnello

 - L’attentato alla Sinagoga di Roma avvenne di sabato mattina, alla fine dello Sheminì Atzeret che chiude la festa di Sukkot. Le famiglie uscivano dal Tempio con i bambini che avevano appena ricevuto la benedizione. Era il 9 ottobre 1982. Una decina di attentatori prima lanciarono delle granate tra la folla, poi si misero a mitragliare.

Stefano Tachè aveva solo due anni quel giorno, l’ultimo della sua vita.
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Qualità di etichetta o qualità di fatto? Alcune domande a Carlo Petrini

Qualità di etichetta o qualità di fatto? Alcune domande a Carlo Petrini

- Uno degli indiscutibili meriti di Carlo Petrini e di Slow Food è quello di aver conferito uno straordinario valore aggiunto al nostro agroalimentare di qualità. E non era affatto scontato: negli anni ’80 andare al ristorante significava scegliere, al massimo, se “andare a magnà il pesce a Fiumicino” (all’epoca vivevo a Roma), o “godersi” la novità dei fast food. L’irruzione nel mercato agroalimentare italiano della parola “sapore” in tutte le sue declinazioni regionali e locali ha cambiato radicalmente le cose, ha creato nuove domande e una nuova, straordinaria e diversificata offerta. Il sapore è uscito dalle case ed è diventato un nuovo prodotto commerciale, raggiungendo mercati inattesi e promettenti.

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Il mais di Fidenato non fa male a nessuno

Il mais di Fidenato non fa male a nessuno

- Alla fine, e dopo tanto chiasso il campo di granturco di Giorgio Fidenato ci dimostra ciò che volevasi dimostrare, e che ogni addetto ai lavori dotato di un briciolo di onestà intellettuale sapeva da tempo: la coesistenza tra colture Ogm e convenzionali è possibile, e la pretesa impossibilità di determinare a quale distanza dovrebbe mantenersi un campo Ogm da uno convenzionale per evitare rischi di contaminazione è solo un alibi ideologico ed antiscientifico per ostacolare e rimandare alle calende greche la possibilità, per gli agricoltori italiani, di avvalersi delle biotecnologie.

Le analisi sui prelievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato nell’ormai famoso campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, e sui campi confinanti, compiute dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, hanno attestato che il mais seminato dal presidente di Agricoltori Federati è effettivamente Ogm, mentre quello dei terreni vicini non ha subito nessuna contaminazione.

E questo senza osservare nessuna distanza di sicurezza, ma semplicemente differenziando il periodo di semina, in modo che l’impollinazione avvenga in periodi differenti.

E’ un metodo (allo stesso modo si possono seminare varietà con cicli più precoci o tardivi) che non è stato inventato in Friuli, ma che viene consigliato dalla stessa UE, come precisa lo stesso Fidenato, che tiene a chiarire anche, giustamente, come sia profondamente scorretto parlare di contaminazione, ma che bisognerebbe, come fa l’Unione Europea, usare il termine “commistione”, dato che quest’ultima implica solo aspetti economici e non sanitari o ambientali.

Le distanze di sicurezza, quindi, si possono calcolare in giorni e non necessariamente in metri: infatti l’imposizione dell’obbligo di distanze di sicurezza esagerate rappresenta per molti un sistema arbitrario per dissuadere gli agricoltori dal seminare varietà transgeniche, dal momento che si vedrebbero costretti a sacrificare porzioni considerevoli delle loro colture. Vale la pena ricordare che il paese europeo più aperto agli Ogm, la Spagna di Zapatero, non prescrive l’obbligo di alcuna distanza di sicurezza tra colture Ogm e convenzionali.

Intanto, e non può far che piacere, alcuni incrollabili sistemi di certezze cominciano ad incrinarsi, come dimostra l’inattesa apertura alla ricerca in campo aperto sulle colture transgeniche da parte dell’assessore regionale all’agricoltura del Piemonte, il leghista Claudio Sacchetto.

Certo, la voglia di non contraddirsi e di non contraddire il vate Zaia prevale con effetti involontariamente umoristici, se è vero che l’iniziativa viene ufficialmente giustificata con l’intenzione di dimostrare scientificamente che gli Ogm non risolvono tutti i problemi.

Ma se anche l’assessore Sacchetto dovesse riuscire a dimostrare, evidenze alla mano, che gli Ogm non fanno ringiovanire né fanno piovere soldi dal cielo, il fatto che affermi di non poter ”restare sordo alla richiesta di alcune aziende agricole che rimarcano i benefici delle nuove tecnologie, come l’abbattimento dei costi e la diminuzione del ricorso ai fitofarmaci contro le malattie che colpiscono le colture tradizionali” fa sicuramente ben sperare.

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Errare è umano, perseverare è ambientalismo militante

Errare è umano, perseverare è ambientalismo militante

- Qualche giorno fa ha circolato in rete un articolo del Corriere della Sera in cui si annunciava con la dovuta enfasi che l’energia solare fotovoltaica è divenuta economicamente più conveniente del nucleare.

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Caro Zaia, fornire legittimità alle azioni squadriste dei no-ogm puzza di fascismo

Caro Zaia, fornire legittimità alle azioni squadriste dei no-ogm puzza di fascismo

- Sarebbe necessario ricordare che le parole hanno un significato ben preciso, e se non si è in grado di intenderlo, allora forse un aiutino può servire. Sarebbe il caso che Luca Zaia ricordasse che fornire copertura e legittimità ad azioni squadriste, soprattutto nella più desolante assenza di argomenti, da parte di esponenti delle istituzioni, puzza terribilmente di fascismo. Leggi tutto

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Libertà religiosa e proprietà: a pochi passi da Ground Zero, Bloomberg spiega la tolleranza newyorkese

Libertà religiosa e proprietà: a pochi passi da Ground Zero, Bloomberg spiega la tolleranza newyorkese

- Ci sono state molte polemiche, a New York e negli Stati Uniti, attorno al controverso progetto di realizzare una moschea e un centro di cultura islamica in un edificio a pochi passi da Ground Zero. Probabilmente la parola fine a queste polemiche è stata posta dal sindaco di New York, il repubblicano Michael Bloomberg, che con questo discorso pubblico (del quale pubblichiamo qui sotto una traduzione integrale) ha salutato positivamente il voto del City Land Preservation Commission che non ha esteso all’edificio in questione lo status di “simbolo nazionale”, spianando di fatto la strada alla realizzazione della moschea. Leggi tutto

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Ora anche il fisco. L’Italia e il suo tentativo di espellere Ryanair

Ora anche il fisco. L’Italia e il suo tentativo di espellere Ryanair

- Gli utili di un’impresa di uno Stato contraente, non sono tassabili che in detto Stato, a meno che l’impresa non svolga attività nell’altro Stato contraente per mezzo di una stabile organizzazione ivi situata. Se l’impresa svolge attività come avanti detto, gli utili dell’impresa possono essere tassati nell’altro Stato, ma soltanto nella misura in cui detti utili sono attribuibili alla stabile organizzazione.

Questo articolo della Convenzione  stipulata nel 1971 tra Italia e Irlanda al fine di prevenire doppie tassazioni sul reddito è alla base della nuova controversia che vede protagonista Ryanair e i suoi voli nazionali sul territorio italiano. Leggi tutto

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Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi

Nucleare, ovvero della caciara bipartisan sull’ottimo Veronesi

- La vicenda della nomina di Umberto Veronesi alla guida dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare mostra quanto la sostanza, nelle politiche del governo (ma si potrebbe dire tranquillamente nella politica italiana tout court) si sia allontanata drammaticamente dalla forma e di quanto quest’ultima prenda inesorabilmente, in ogni occasione, il sopravvento sulla prima, lasciando solo spazio per diatribe ideologiche attorno ad un guscio vuoto.

Il dibattito sul ritorno al nucleare, la gestione politica di cui una strategia energetica di questa portata ha inevitabilmente bisogno, hanno lasciato spazio – in assenza di un ministro che di queste cose si possa occupare a tempo pieno – al tentativo strumentale della maggioranza di evidenziare le contraddizioni dell’opposizione, giochetto riuscito più che bene a giudicare dalla puerile reazione del segretario del PD all’ipotesi di nomina dell’oncologo alla guida dell’agenzia.

La nomina dell’ottimo Umberto Veronesi poteva e doveva essere una scelta autenticamente bipartisan, ispirata dall’idea di unire più che di dividere, e finalizzata all’obbiettivo di marginalizzare le posizioni più ideologicamente radicali, una nomina che doveva avere lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica della scelta nucleare, non di radicalizzare lo scontro politico. E se il PD ha torto da vendere, la maggioranza non ha ragione: senza una strategia politica e, forse, senza la reale intenzione di far seguire alle parole i fatti, cioè affrontare con serietà la questione nucleare, percorrendo una per una e in tempi certi tutte le tappe necessarie, a che pro avazanzare l’ipotesi Veronesi? Ecco che una buona candidatura è stata ridotta a bomba (nucleare, passeteci la battuta – ndr) lanciata nel campo avverso.

Da parte sua, Veronesi ha parlato e spiegato la sua posizione e paradossalmente sembra essere l’unico che in questa storia si è messo in gioco con serietà, rischiando di pagarne il prezzo politico più alto: la lettera che, insieme a tante personalità del mondo scientifico e accademico, ha inviato ai dirigenti del PD per invitarli a riconsiderare sotto una luce più realistica la questione nucleare ha avuto nel centrosinistra un effetto dirompente, più della stessa ipotesi di affidargli la guida dell’agenzia. Ha ispirato dubbi, ha incrinato certezze, e lo ha fatto dove più conta, tra gli elettori più che tra i dirigenti. Di fronte a tutto ciò un governo serio e giustamente riconoscente avrebbe potuto e dovuto, oltre che affidargli un titolo di prestigio, evitare di lasciare vacante per mesi la poltrona da cui dipende la gestione e l’operatività del dossier nucleare: la seggiola di ministro.

L’agenzia (che tra l’altro è di nomina governativa) senza un ministro serve a ben poco. Altrimenti ci si potrà continuare a beare dello spettacolo grottesco che su tutto ciò stanno dando i dirigenti del PD, ma lo si potrà fare da un pulpito dal quale è piuttosto difficile e rischioso mettersi a far la morale agli altri. Il governo potrebbe aver deciso che la montagna nucleare debba, come massimo risultato, partorire il topolino dell’imbarazzo di Bersani. A noi, e allo stesso Veronesi, potrebbe non restare altro da fare se non guardare impotenti come l’energia torni ad essere materia di scontro ideologico, scontro nel quale purtroppo già si intuisce chi saranno i vincitori e i vinti.

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Il sindacato balneare e le liberalizzazioni da spiaggia: un castello di sabbia

Il sindacato balneare e le liberalizzazioni da spiaggia: un castello di sabbia

- Le polemiche sulle liberalizzazioni quest’estate arrivano anche all’ombra degli ombrelloni, dove i bagnanti forse preferirebbero pensare ad altro. In questi giorni, infatti, abbiamo potuto assistere ad una strana forma di protesta del Sindacato Italiano Balneari (o almeno al tentativo, a giudicare dalla prevedibile scarsa adesione alla stessa) che aveva annunciato per il 20 luglio l’accesso gratuito agli stabilimenti e alle spiagge per sensibilizzare i bagnanti dei problemi ai quali la categoria andrebbe incontro se il governo non farà marcia indietro rispetto al progetto di liberalizzare le concessioni alle attività turistiche sulle proprietà demaniali. Leggi tutto

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Le inique quote latte e la furba Lega Nord: le trappole che Galan vuol disinnescare

Le inique quote latte e la furba Lega Nord: le trappole che Galan vuol disinnescare

- Parlare della questione delle quote latte non è semplice, perché la materia è complessa (e delicata) e non si sa mai bene da dove cominciare. Si può cominciare dal 1984, quando il cosiddetto regime del “prelievo supplementare” è stato istituito, oppure dalle polemiche di questi giorni, nate dalla reazione del ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan a un emendamento alla manovra economica presentato dal “solito” Azzolini e ispirato dalla Lega Nord, con il quale si tenta di dilazionare al 31 dicembre il pagamento delle multe Ue per i produttori di latte che non hanno rispettato le loro quote. Leggi tutto

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Fondi Ue, una questione non solo meridionale. L’esempio del Lazio

Fondi Ue, una questione non solo meridionale. L’esempio del Lazio

- Ora che il coperchio è stato sollevato, e la prima zaffata si è dispersa, sarebbe bene non fare troppo il naso e l’abitudine al cattivo odore che esce dal pozzo nero in cui finiscono e spariscono i fondi europei per lo sviluppo. Giulio Tremonti  ha avuto l’indiscutibile merito di portare la questione sotto le luci dei riflettori, indicando con chiarezza negli amministratori regionali i primi responsabili di una situazione paradossale che vede le regioni del Mezzogiorno capaci di spendere solo il 6 per cento di quanto viene loro erogato da Bruxelles. Leggi tutto

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