Articoli di D.Menegon

Il cane da guardia dei tax payer. Oggi debutta a Roma il sindacato che non c’è: ConfContribuenti

Il cane da guardia dei tax payer. Oggi debutta a Roma il sindacato che non c’è: ConfContribuenti

- Ciò che si tenta oggi è una sfida alle leggi della sociologia e della scienza politica. Tutti siamo chiamati a contribuire alla finanza pubblica mediante l’imposizione fiscale e tutti condividiamo l’interesse a corrispondere allo stato il meno possibile, per avere in cambio servizi di qualità. Purtroppo, trattandosi di un interesse diffuso, difficilmente riesce ad organizzarsi coagulandosi in articolazioni della società civile capaci di difendere gli interessi dei contribuenti.

Capita così che la classe politica durante la campagna elettorale cavalchi il malumore diffuso per l’aspra pressione fiscale, per poi dimenticare le promesse dopo le elezioni. Capita così che, durante il mandato elettorale, gli interessi più concentrati, densi, corporativistici, dei pochi, abbiano la meglio sull’interesse dei contribuenti, dei tanti, sui cui finisce per gravare il costo delle politiche con cui si elargiscono benefici e privilegi. Capita così che la spesa pubblica venga espansa a dismisura, fino a superare il 50% del pil, accompagnata da una pressione fiscale che si è attestata al 43,2% del pil.

Rappresentare efficacemente gli interessi dei contribuenti è difficile, ma non impossibile. In America ci sono esperienze positive in questo senso. L’Americans for tax reform ne è un esempio e riesce a portare ogni giorno la voce dei tax payer nel dibattito politico. Anche sulla base di questi esperienze, è nata in queste settimane ConfContribuenti, un’associazione sorta con l’intento di tutelare l’interesse dei contribuenti ad una tassazione compatibile con le libertà economiche e giunta oggi livelli insostenibili.
Oggi alle 15 a Roma, in Via del Corso 117, presso la sede dell’Opinione, ConfContribuenti presenterà le proprie iniziative, con il presidente Gionata Pacor, i giornalisti Marco Taradash, Oscar Giannino e Carmelo Palma, con Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni e l’imprenditore Giorgio Fidenato, protagonista di una battaglia di disobbedienza civile contro il sostituto d’imposta.

Saranno poi presenti i candidati alle elezioni regionali che hanno firmato la dichiarazione d’intenti sottoposta loro da ConfContribuenti, con cui si impegnano ad opporsi, se eletti, ad ogni proposta di aumento della tassazione. Hanno firmato tra gli altri la candidata del Pdl alla presidenza della Regione Umbria, Fiammetta Modena, il candidato alla presidenza del Partito Nasional Veneto, Gianluca Panto, oltre a numerosi candidati consiglieri, come Andrea Bernaudo (Lista per Renata Polverini Presidente) e Valeria Manieri (Lista Bonino Pannella), le cui firme sono state raccolte proprio ieri durante uno speciale di Radio Radicale dedicato a Confcontribuenti.

L’iniziativa vedrà impegnata l’associazione nel compito di vigilare sul rispetto degli impegni presi, come un cane da guardia, a sorvegliare il portafoglio di tutti i contribuenti: un “lavoro” che purtroppo (e i risultati sono sotto gli occhi di tutti) per troppo tempo nessuno ha fatto.

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Le vittime invisibili dei “salvataggi” delle imprese in crisi

Le vittime invisibili dei “salvataggi” delle imprese in crisi

- Ce qu’on voit e ce qu’on ne voit pas,  “Ciò che si vede e ciò che non si vede”. Si intitola così il più celebre pamphlet del giornalista francese Frédéric Bastiat, pubblicato nel 1850. Un insegnamento, il suo, tanto semplice da sembrare banale, eppure tragicamente dimenticato nei dibattiti che si rincorrono ogni giorno, soprattutto ora, in tempo di crisi, quando aumentano la domanda di intervento dello stato nell’economia e le richieste di salvataggi. Ciò che viene costantemente sottoposto alla nostra attenzione è l’interesse pubblico perseguito dal decisore politico, o che si vorrebbe che il policy maker perseguisse, in genere identificabile con la conservazione di posti di lavoro e di uno stabilimento troppo inefficiente per sopravvivere nel mercato. Leggi tutto

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Regioni e nucleare: competenze senza responsabilità

Regioni e nucleare: competenze senza responsabilità

- Il parere negativo delle regioni al decreto che segna il ritorno all’atomo non manderà all’aria i programmi del Governo, ma conferma un quadro poco incoraggiante che già ha visto undici regioni impugnare la legge delega sul nucleare e molte altre amministrazioni approvare ordini del giorno, mozioni, piani energetici e leggi in cui viene affermata l’indisponibilità del territorio a ospitare impianti di produzione di energia da fonte nucleare.

La maggioranza ha il dovere di procedere per il rispetto degli impegni presi dinanzi agli elettori due anni fa, quando fu inserito nel programma di governo e manifestata  la volontà di riaprire il capitolo nucleare. Leggi tutto

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Ok il nucleare a costo zero, ma il ritorno all’atomo sia anche a ‘dirigismo zero’

Ok il nucleare a costo zero, ma il ritorno all’atomo sia anche a ‘dirigismo zero’

- Il sottosegretario all’energia Stefano Saglia garantisce che il nucleare sarà a costo zero, perché a finanziarlo provvederanno interamente le imprese. Questa è senz’altro un’utile rassicurazione per tutti i contribuenti. D’altronde gli italiani si aspettano dal nucleare bollette più leggere, non più tasse. Se i vantaggi in termini di minori emissioni inquinanti non sono in discussione, l’accettazione dell’opzione nucleare passa anche per il beneficio materiale di una produzione di energia economicamente più efficiente.

Non era un punto assodato, qualche tempo fa. Durante l’iter di discussione della legge delega alcuni parlamentari della Lega Nord avevano presentato un emendamento, in un primo tempo approvato, poi espunto per il provvido intervento del governo, con cui si sarebbe promossa la costituzione di consorzi nucleari con il supporto di capitali pubblici.

Se l’intervento diretto del governo nell’economia con iniezioni di fondi pubblici è la forma più invasiva per il mercato e dolorosa per il contribuente, non vanno trascurati i danni che possono recare altre forme di interventismo statale, volte a limitare o veicolare in altro modo il comportamento dei privati. Tocca purtroppo constatare che qualche macchia di dirigismo è rinvenibile  ancora nello schema di decreto legislativo, presentato dal governo alle commissioni parlamentari.

Il primo punto riguarda la pianificazione del settore. Il governo ha nei mesi scorsi saggiamente messo da parte l’idea di fissare in maniera quasi-autoritativa il numero di siti nucleari (e con esso il volume dell’offerta di energia da fonte nucleare) nelle prime fasi del processo di riapertura della politica nucleare. Spetta al mercato decidere se e quanto converrà investire sul nucleare, per soddisfare la domanda energetica dei prossimi decenni.

Tuttavia c’è qualche incertezza sulla valenza da attribuire alla strategia nucleare del governo, documento programmatico da adottarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, che occupa una posizione centrale nella conduzione della politica energetica dell’esecutivo. A destare per perplessità è sopratutto il fatto che si subordini a tale atto di indirizzo politico il lavoro tecnico di definizione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee ad ospitare gli impianti, condotto dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e la trasmissione di piani di investimento degli operatori privati.

Il timore è che la strategia si converta in uno strumento per orientare dall’alto le scelte imprenditoriali, ad esempio fissando per altra via il numero di impianti nucleari da realizzare in Italia. Piuttosto, sarà il caso di fare della strategia nucleare tutt’altro, ovvero un’occasione per consultare gli operatori sulle prospettive di sviluppo del settore e per comprendere e prevedere gli obiettivi conseguibili sotto i profili ambientali ed economici.

Un’altra forma di dirigismo può ravvedersi nel monopolio pubblico garantito alla Sogin, società a capitale interamente pubblico, in tema di decommissioning. Il testo attuale è palesemente contraddittorio: in un primo tempo, ai fini autorizzativi, richiede agli operatori di documentare le capacità tecniche e organizzative per provvedere allo smantellamento degli impianti, salvo poi affidare in via esclusiva alla Sogin lo svolgimento della medesima attività.

Inoltre, non sono chiare le modalità di contribuzione al fondo di decommissioning da parte degli esercenti (soprattutto con riguardo al quantum). Ancor più preoccupa il fatto che non si fissino paletti alla facoltà, per Sogin, di determinare i costi effettivamente sostenuti e da porre a carico delle imprese. Non esattamente una misura di incentivazione all’efficiente svolgimento delle delicate attività di smantellamento degli impianti.

Anche alla luce di quanto dispone la normativa comunitaria, sarebbe auspicabile un ripensamento della norma, al fine di imputare la totale responsabilità in materia di decommissioning agli stessi esercenti e fare del relativo fondo, previsto dalla legge delega, uno strumento a tutela della sicurezza dei siti, che operi in caso di default dell’operatore.

Le commissioni ambiente e attività produttive della Camera si sono date come termine per la formulazione del parere sul decreto la prima settimana di febbraio. Ancora pochi giorni, quindi, per rassicurare i cittadini del fatto che il nucleare non solo sarà a costo zero per i contribuenti, ma anche che non significherà un ritorno all’economia pianificata, né consisterà in un’occasione per costituire nuovi monopoli.

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La legittima, i patti successori e le piccole riforme liberali a costo zero

La legittima, i patti successori e le piccole riforme liberali a costo zero

- Il diritto civile e il diritto di famiglia, nel disciplinare il nostro privato quotidiano, non si limita a dettare le regole generali di convivenza, ma impongono istituti dotati di una buona dose di rigidità, che lasciano solo margini ristretti alla libera scelta individuale. Leggi tutto

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Una legislatura per il nucleare. Il Governo procede con cautela

Una legislatura per il nucleare. Il Governo procede con cautela

Un anno e mezzo fa il Governo avanzava le prime proposte per il ritorno al nucleare. La prima milestone è stata posata a luglio scorso, con l’approvazione di una delega che ora il Governo si appresta ad esercitare per disciplinare, entro il termine fissato per il 15 febbraio prossimo, l’iter di individuazione dei siti nucleari e di autorizzazione degli impianti. Leggi tutto

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Copenhagen: aspettando USA e Cina, c’è chi sa bene ciò che vuole

Copenhagen: aspettando USA e Cina, c’è chi sa bene ciò che vuole

- Messa da parte la retorica catastrofista contenuta ad alte dosi nel melodrammatico video di apertura del vertice e chiusa in sordina la vicenda climagate, di cui si è già occupato per Libertiamo Marco Faraci, i partecipanti alla Conferenza sul clima hanno già mostrato le proprie carte. Leggi tutto

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Dal fondo comune alla perequazione per trasferimenti incrociati, l’autonomia delle authorities resta in bilico

Dal fondo comune alla perequazione per trasferimenti incrociati, l’autonomia delle authorities resta in bilico

- Finisce nel voluminoso maxiemendamento alla finanziaria del relatore, presentato in tarda serata alla commissione bilancio, la misura perequativa delle autorità amministrative (furono) indipendenti.
La proposta riprende, negli intenti, un emendamento della maggioranza, a firma Antonio Pepe, Leo, Moffa, Lamorte, che istituiva un fondo perequativo ove avrebbero dovuto confluire le entrate proprie (diverse quindi dagli stanziamenti a carico dello Stato) di nove amministrazioni, tra cui alcune authorities. Si prevedeva poi una ripartizione del fondo volta a ripianare i disavanzi dei soggetti in perdita (da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni!). Leggi tutto

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Robin tax. Bene il governo, ma attenti al fuoco amico

Robin tax. Bene il governo, ma attenti al fuoco amico

- Con un colpo di penna la maggioranza ha cancellato il tiro mancino dalle commissioni affari costituzionali e lavoro, che avevano innalzato di un altro punto percentuale l’addizionale Ires per il settore energetico, approvando un emendamento del PD avvallato dalla maggioranza.
Nell’Aula di Palazzo Madama, Governo e maggioranza hanno convenuto che il nobile fine di garantire una più forte tutela a chi ha conseguito l’inabilità a seguito di un infortunio sul lavoro poteva essere perseguito senza gravare ulteriormente sulle imprese.
Con un emendamento del Relatore, Sen. Castro (Pdl), è stata quindi cancellata la norma che portava l’aliquota Ires per l’energia al 35%.

L’allarme, per una buona parte del settore energetico, non ha fatto a tempo a rientrare che già si è ripresentato, per una ragione diversa, nell’altro ramo del Parlamento.
La finanziaria 2010 prometteva la riduzione, se non l’abolizione dell’IRAP. Invece, a quanto pare, le tasse rischiano di aumentare, anziché diminuire. È quanto accadrebbe se fosse approvato un emendamento della Lega Nord, punitivo per le imprese del settore energetico, che non adeguano prontamente i propri prezzi ai ribassi del petrolio.

L’intento è abbozzato ma chiaro, l’ambito di applicazione, invece, alquanto fumoso. Non è chiaro come possa applicarsi a mercati complessi come quello dell’energia, che rispondono agli stimoli di vario tipo, molti dei quali non riconducibili all’andamento dei mercati petroliferi. Basta, infatti, un aumento della domanda di energia elettrica per vanificare il beneficio connesso con la diminuzione delle quotazioni petrolifere, senza che si possano dare colpe e somministrare punizioni ai colpevoli.
Denota poi un gusto barocco il doppio controllo che si determinerebbe sull’applicazione della Robin Tax (tassa, ricordiamolo, giustificata nell’estate 2008 per la felice congiuntura economica del settore). Infatti, la legge ha previsto che gli operatori fossero vigilati con occhio attento affinché non traslassero il maggior gravame fiscale sui consumatori mediante un aumento di prezzi e tariffe. Il risultato è stato la combinazione di più tasse e più oneri amministrativi, per di più inutili, dato il calo delle quotazioni del petrolio e delle tariffe elettriche verificatosi nei mesi seguenti.

La nuova tassa proposta dalla Lega Nord esige un dispendio di risorse e ingegno per verificare la prontezza con cui gli operatori adeguano i propri prezzi alle quotazioni del petrolio. Poco importa se l’aggiustamento dei prezzi dei carburanti segua sempre di alcuni giorni rialzi e ribassi delle quotazioni del petrolio e porti a variazioni più contenute dei prezzi. Significativa anche la volontà di punire chi si attarda a ritoccare i listini senza voler premiare i “buoni”. L’ipotesi di ridurre a questi ultimi l’addizionale Ires, anziché aumentarla ai “cattivi” non è manco stata ventilata, si direbbe.

Di tutt’altro avviso, fortunatamente, il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia, che già si è espresso sul tema respingendo l’idea di una nuova tassa punitiva. Ci si attende, quindi, che il Governo confermi una posizione contraria ad un ulteriore inasprimento fiscale.

D’altra parte, scoraggiare con un fisco punitivo ed una burocrazia invasiva l’offerta di una fonte energetica come il petrolio, ancora fondamentale per la nostra economia, non è cosa saggia.
Specie per i prossimi anni, fino a quando lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il ritorno al nucleare non consentiranno una diversificazione delle fonti, la nostra economia continuerà a dipendere dalle tradizionali fonti energetiche.
Il mercato degli idrocarburi e dei loro derivati è nella sua natura globale e transnazionale. Disincentivare la loro offerta non porterebbe che ad orientarla verso altri mercati, col risultato che la necessità di approvvigionarsi della principale fonte energetica in uso nel paese ci porterebbe gioco forza a contrastare un tendenziale calo dell’offerta accettando di pagare prezzi più alti. Di fatto, un aumento delle imposte porterebbe ad un effetto opposto a quello desiderato.

Sarebbe molto più efficace, per conseguire una riduzione dei prezzi a beneficio dei consumatori, una politica di liberalizzazioni del settore (a partire dal comparto della distribuzione dei carburanti), che stimolasse la concorrenza tra gli operatori dei vari comparti ma anche, nel più ampio quadro delle politiche dell’energia, tra le stesse fonti energetiche.

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La Robin Tax sale ancora, ma non è un aggravio a costo zero

La Robin Tax sale ancora, ma non è un aggravio a costo zero

- Prima o poi doveva succedere, quanto meno per la legge dei grandi numeri. Da oltre un anno l’opposizione propone ogni settimana centinaia di emendamenti volti ad aumentare l’addizionale Ires per il settore petrolifero, dell’energia e del gas, istituita come misura congiunturale anticiclica ai tempi della Robin Tax e sopravvissuta a flussi e riflussi dei mercati energetici, a dispetto dei propositi iniziali.
Una prima volta è stata aumentata dal 5,5 al 6,5 per cento a luglio 2009, per finanziare la stampa e stringere un rapporto di dipendenza più stretto tra stampa e politica.

Sarà che i dati a disposizione dei gruppi Pd e Idv rendono agevole il calcolo delle entrate conseguibili con l’innalzamento di un punto percentuale dell’addizionale, sarà che le imprese soggette all’imposta non sono molte e i costi in termini di consenso sono circoscritti, ma impressiona l’accanimento con cui, per la copertura finanziaria della maggioranza delle misure proposte in via emendativa, l’opposizione abbia continuato a prevedere l’aumento dell’addizionale.

La scorsa settimana parlamentare è stata caratterizzata dall’importante riforma liberalizzatrice e modernizzatrice dei servizi locali. Purtroppo è stata anche macchiata dall’approvazione della proposta di Rita Ghedini e Marilena Adamo, del Partito democratico, con cui si innalza l’addizionale IRES al 7,5 per cento. Complessivamente, l’aliquota dell’imposta sui redditi di talune società si attesterebbe quindi al 35 per cento. La proposta è stata approvata dalle commissioni affari costituzionali e lavoro al Senato; nei prossimi giorni dovrà esser confermata dall’aula e poi dalla Camera per assumere un carattere definitivo.

Si pone comunque un problema di metodo e di merito che investe maggioranza e opposizione.
Se le grida di Di Pietro durante il dibattito a Montecitorio sulla riforma dei servizi pubblici locali potevano dirsi sterili e forzate esternazioni di carattere demagogico, volte a seminare tensione e preoccupazione nella società per raccogliere consenso e visibilità, i tiri messi a segno dal Partito Democratico in due tempi per inasprire la Robin Tax vedono la corresponsabilità della maggioranza.
La Robin tax nasceva come misura fiscale dal forte valore demagogico, che poteva essere venduta al pubblico come uno strappo al borsellino troppo pieno di lobby potenti e “cattive”. Poco importava che si colpisse le poche società ad azionariato diffuso (e con esse, quindi, milioni di piccoli azionisti italiani) e istituti di credito che dopo pochi mesi avrebbero corso il rischio di capitolare o di finire nelle mani dello Stato.

Per contrastare l’effetto temuto, ossia la traslazione dell’imposta sui costi dell’energia, la legge ha previsto il controllo dei prezzi da parte dell’Autorità dell’energia e del gas. D’altro canto – ci insegna von Mises – un intervento pubblico tira l’altro e da lì al socialismo e al collasso i passaggi sono consequenziali. Il crollo dei consumi e della produzione manifestatosi con la crisi nell’autunno 2008 avrebbe comunque condotto ad una diminuzione delle tariffe dell’energia e i meccanismi di controllo politico dei prezzi si è tradotto semplicemente in un aggravamento degli oneri amministrativi in capo alle imprese, ancor più odioso del maggior carico tributario.
Il livello a cui verrebbe fissata l’addizionale IRES se la disposizione fosse confermata al Senato e alla Camera pone un dubbio sulla sostenibilità dell’imposta. Per quanto il settore dell’energia e dei prodotti petroliferi sia tra i più solidi, la stessa base imponibile potrebbe subire una flessione.

Di sicuro quanti ritengono che ogni misura possa trovare copertura in questo modo (tanto paga ENI, tanto paga ERG,…) trascurano le ripercussioni che l’imposizione fiscale ha sugli investimenti, proprio in un momento in cui le politiche ambientali esigono ingenti sforzi da parte degli operatori per rendere più efficienti gli impianti e reperire le risorse necessarie alla realizzazione di impianti a fonte rinnovabile o nucleare.

Questo tipo di concessioni alle richieste dell’opposizione, quindi, rivela una sottovalutazione del loro impatto sull’economia e dei compromettenti effetti sugli obiettivi del Governo: dai target di politica ambientale, al risparmio dei piccoli azionisti a, non dimentichiamocelo, l’impegno solenne di riportare la pressione fiscale sotto il 40 per cento .

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I fannulloni in galera?

I fannulloni in galera?

- Un po’ di brunettismo lo vorremmo in ogni dicastero, alla Giustizia per la riforma degli ordini professionali, allo Sviluppo economico per snellire la burocrazia e dare impulso alle attività produttive e certamente all’Economia, per tagliare con un colpo d’ascia spesa pubblica e tasse, senza troppe cautele e rimpianti per i tabù falsamente “social”, che impediscono oggi di aprire molti dossier di riforma.
Capita però che, se assunto in quantità eccessive, il brunettismo possa causare effetti collaterali e non dispensi più buon umore. Soprattutto quando prende una piega vagamente (e inutilmente) giustizialista. Questo, a quanto pare, sta accadendo con le recenti misure legislative in tema di lavoro pubblico e (a sorpresa) privato. Leggi tutto

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Finchè  la RAI è pubblica, il padrone è politico. Meglio privatizzare che indignarsi

Finchè la RAI è pubblica, il padrone è politico. Meglio privatizzare che indignarsi

- La libertà di informazione in Italia non c’è; rectius, è imperfetta. Meglio ancora, è incompiuta. Se fino agli anni novanta questo aggettivo designava l’impossibilità dell’alternanza di cui soffriva la democrazia italiana, ancor oggi può a ben vedere esprimere la condizione in cui versa il sistema dell’informazione. Leggi tutto

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Contrordine compagni, il clima si raffredda!

Contrordine compagni, il clima si raffredda!

- Forse è per l’imbarazzo di molti, nella comunità scientifica così come nella classe politica di mezzo mondo, che l’attenzione è distratta da un fenomeno dai riflessi a dir poco spiazzanti.
L’Osservatorio nazionale solare di Tucson, Arizona, registra da tempo una riduzione anomala delle macchie solari. L’andamento osservato è irregolare in quanto, dopo il minimo toccato tra il 2007 e il 2008, ci si aspettava una ripresa dell’attività solare, in vista di un nuovo picco, che verificandosi ogni 11 anni, sarebbe atteso per il 2012. Leggi tutto

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Sul modello contrattuale la linea del Governo è chiara, quella della Lega no

- A distanza di una settimana, divampano ancora le polemiche sulle fantomatiche gabbie salariali, termine infelice, di cui nessuno in questi giorni ha definito con chiarezza il “nuovo” significato, anche se tutti, a partire dai leghisti, ne hanno rinnegato il “vecchio”. Leggi tutto

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