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Una quasi-crisi, una quasi-fiducia e una quasi-nuova maggioranza. Sarebbe questa la “svolta”?

- La quasi-crisi minacciata da Berlusconi è finita nella farsa della quasi-fiducia riaccordata a un esecutivo ormai ufficialmente nemico, che il Cav. non ha ufficialmente mollato, per non mollare Alfano e C. o, meglio, per non farsene mollare.

Ieri si è visto un Berlusconi inedito, che non butta fuori gli scissionisti, ma si butta dentro al loro gioco, tentando di romperne le fila. Ma anche un Berlusconi disperatamente confuso, che, non potendo sfasciare la maggioranza, preferirebbe non esiliarsene e continuare a imbarazzarla con la propria impresentabilità. Di fatto, però, Letta ha cambiato in corsa la compagine parlamentare dell’esecutivo. Berlusconi ha provato a imbucarsi in extremis, ma di fatto non c’è riuscito: i suoi senatori stanno tutti oltre quota 161 e la fiducia non ha frenato l’iniziativa degli scissionisti.

Il Cav., che è un giocatore prudente, non pensava che l’affondo contro il governo avrebbe affondato l’unità carismatica del “nuovo” partito e offerto l’occasione del definitivo regolamento di conti tra il suo segretario senza quid e i fedelissimi custodi del suo scontento. Dunque, la giornata di ieri ha scritto un capitolo importante nella storia della leadership berlusconiana e ha mutato in parte gli equilibri formali del sistema politico. Ma non segna né annuncia alcuna svolta decisiva, e meno che mai storica, sul piano sostanziale. Un “nuovo” centro-destra non c’è, una nuova agenda di governo neppure. Sono cambiate le facce, ma non ancora il copione, della nostra “democrazia di scambio”.

Il precedente a cui Alfano e C. verranno sempre accomunati – quello di Fini – esprimeva, che piacesse o no, un contenuto politico e un dissenso programmatico, non solo un’impazienza personale e psicologica contro il padronismo berlusconiano. Fini contestava a Berlusconi la subalternità alla subcultura leghista, il confessionalismo ideologico, il “negazionismo” dei problemi economici del Paese, l’abbandono dell’agenda riformatrice, la retorica dei ristoranti pieni e il vittimismo recriminatorio contro i ricatti di Bruxelles… La rottura di Fini è stata per molti versi la premessa logica del ritorno alla realtà della stagione montiana.

Che cosa distingue invece oggi gli scissionisti dall’ex leader, se non un dissenso opportunistico sulla gestione parlamentare del rapporto con l’esecutivo e un irresistibile risentimento verso gli uomini forti dell’inner cicle berlusconiano? Si scindono personalmente da questo Berlusconi “irresponsabile” ma come se ne differenziano: chiedendo più “responsabilmente” le stesse cose? Proponendo illusionismi fiscali ed esigendo il rispetto della “ragione di partito” non con i ricatti piazzaioli di Brunetta, ma con quelli dissimulati e guantati della tradizione Dc?

Che da questo bordello made in Pdl si aprano magnifiche sorti e progressive per la quasi-nuova maggioranza e per il centro-destra italiano è davvero troppo presto per dirlo. L’entusiasmo che accomuna buona parte della grande stampa italiana suona decisamente prematuro. Insomma, è accaduto di tutto, ma non è ancora successo quasi niente. Quello del PdL, della maggioranza e dell’esecutivo è rimasto (com’era prima) il campo da gioco delle astuzie e delle giravolte, non delle svolte e neppure delle quasi-svolte.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

7 Responses to “Una quasi-crisi, una quasi-fiducia e una quasi-nuova maggioranza. Sarebbe questa la “svolta”?”

  1. simone cipriani scrive:

    Solo per dire che ovviamente il plebiscito nazional popolare contro il finanziamento pubblico ai partiti porta inevitabilemte anche a tutti questi NON abbandoni a l’unico vero finanziatore del PDL. Questo personaggio (Berlusconi) è inviso (ovviamente solo in privato) da Alfano & co. (come lo era al Tremonti di allora) ma in pubblico (e di persona) tutta un altra cosa. Il suo apporto economico (le campagne elettorali populiste e demagogiche costano un sacco di soldi !!!) è irrinunciabile. Altro che idee ci servono i soldi di Berlusconi per le nostre idee liberali e liberiste anche se lui è uno statalista.
    Inutile dire che Alfano & co. sanno che la prossima campagna elettorale non sarà (come sempre) densa di contenuti ma pregna di slogan e spot (costosi). Dall’altra parte si colloca il sig. Renzi (io sono di Firenze e ne ho viste abbastanza…) che è sicuramente più giovane e pulito di Berlusconi ma siamo certi che le caratteristiche “politicamente” peggiori di Berlusconi siano proprio queste ? (ovviamente il penso di no)
    Grazie dell’attenzione e se ha un secondo sarei interessato a un suo commento.
    Simone Cipriani

    • Carmelo Palma scrive:

      Penso che la partita dentro il PdL non si giochi oggi attorno alle risorse economiche di Berlusconi, ma alle sue residue e controverse risorse politiche. Il suo ancora cospicuo consenso è necessario a chiunque voglia muoversi nel suo campo, ma è anche un limite oggettivo a qualunque discorso non berlusconi-centrico. Quanto a Renzi, non ho bene capito la sua critica, ma il suo “berlusconismo”, come per certi versi il suo “grillismo”, ne fa un player elettoralmente molto competitivo e trasversale.

      • simone cipriani scrive:

        Vero che Renzi è un ottimo “cavallo vincente” ma la mia critica è : A che prezzo la vittoria elettorale ? E sopratutto la critica ai “vecchi politicanti” è un argomento di facile consenso (sopratutto in tempi di crisi come questi).
        Mi spiego meglio se negli ultimi 10 anni invece che questi pessimi politici avessimo avuto i politici svedesi(per dirne di virtuosi) saremmo adesso al 2,4/2,5 % di deficit invece del 3,1 % ma nulla di più. La demonizzazione degli avversari tout court porta a vincere ma a non governare. In quella parte politica ok Renzi Premier ma in un governo con Bersani all’economia per intendersi.
        In Inghilterra Cameron stà pragmaticamente ma GIUSTAMENTE (Margaret Thatcher Santa Subito !) tagliando le spese sociali non per sadismo ma con un progetto (da me condiviso) che non penso che gli porti consenso ma almeno un pò di consapevolezza sì perdio.
        La medicina la si prende per guarire e per guarire ci vuole consapevolezza della malattia.
        Abbasso agli stregoni da Vannoni (metodo stamina) a Berlusconi !
        Grazie.
        ps da autocensurare nella pubblicazione….
        Anche Lele Mora credeva nel fascino da seduttore del Cavaliere e non era certo interessato alle mance che si tratteneva ….. nel senso che io penso che neanche i figli di Berlusconi (quello degli ultimi 2/3 anni per intendersi) “credano nella sue residue e controverse risorse politiche” almeno che questa affermazione non sia sarcasmo….

  2. ” La rottura di Fini è stata per molti versi la premessa logica del ritorno alla realtà della stagione montiana.”

    Caro Palma,
    Al di là delle belle parole in concreto che cosa resta oggi della stagione montiana, oltre a un deficit che doveva essere a zero e che invece, nonostante i sacrifici del 2012, ci ritroviamo al 3%?

    • creonte scrive:

      l’economia si misura in lustri, non in settimane. l’imu è la base fondante di ogni tassazione razionale, sia in epriodo di crisi che di crescita economica

      oggi che le cose vanno male più di tanto non si riesce a investire sul lavoro, ma finchè il pdl è brunettaro, non ci sarnno le basi per diminuire il cuneo fiscale a scapito delle tassazioni di proprietà

  3. lodovico scrive:

    Vedo che fate molti passi in avanti e da parte vostra la svolta voi effettivamente la avete già fatta. A parer mio l’italia segue il rettilineo ben indicato dalla Costituzione che non porta a nulla …..leggo poi che l’Italia, per Creonte, è una repubblica fondata sull’IMU. non c’è che dire….abbiamo svoltato.

  4. la svolta è quella di della vedova; da radicale a manettaro da nausea! tremila volte VERGOGNA! leggi cos’ha dichiarato l’Annunziata: “Far fuori il Cav dal Senato è roba da fascisti”

    Lucia Annunziata: “Io non esulto per la decadenza di Berlusconi perchè non sono fascista. Credo che sia un grande leader politico e come tale non merita una fine infamante”.

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