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Euroscetticismo antipopulista. “Libera Europa”, le ragioni di un no liberale a un superstato continentale

- Insieme ad alcuni amici di idee liberali, libertarie e liberalconservatici sto dando vita a una nuova iniziativa politica. Si tratta di “Libera Europa”, un movimento che si propone di contrastare il progetto dell’”Europa politica” – di un superstato continentale con capitale Bruxelles – e di lanciare invece una prospettiva di Europa che riparta dal concetto di integrazione economica.
Abbiamo appena lanciato il sito internet del movimento e il nostro manifesto.

Siamo euroscettici, nello spirito in cui lo sono stati, tra gli altri, Margaret Thatcher e Milton Friedman. Siamo euroscettici e combatteremo una battaglia aperta, tanto culturale quanto politica, contro l’Europa di Bruxelles. Sappiamo già che avremo una vita complicata. Diremo cose che nella terra della Regina Elisabetta sarebbero sostanzialmente mainstream e che invece in Italia suoneranno probabilmente come blasfeme.
Spiegheremo come l’Unione Europea non fornisca alcun valore aggiunto all’Europa, ma come anzi rappresenti un ulteriore livello di intermediazione politica che imbriglia i rapporti economici, incentiva comportamenti disefficienti e distrugge ricchezza. Spiegheremo che alternative all’Unione Europea esistono, attraverso strumenti (quali l’EFTA e il SEE) che già oggi sono disponibili e di cui si avvalgono proficuamente alcuni Stati. Spiegheremo come questi strumenti consentano di preservare tutto il buono che c’è nell’ideale europeo – la libera circolazione di persone, di merci e di capitali – senza la necessità di accentrare in un’unica entità politica il potere ultimativo su 350 milioni di persone.

La “questione europea” avrebbe dovuto trovare da tempo uno spazio nel dibattito politico italiano. Invece negli anni nessuna forza politica ha creato le condizioni di agibilità per discutere senza pregiudizi del ruolo e del senso stesso del’Europa politica. Se per anni l’Unione Europea ha rappresentato, trasversalmente allo spettro partitico, una delle principali “vacche sacre” della politica italiana, anche oggi – pur in un clima generale parzialmente mutato – in nessun partito o movimento si parla delle questioni europee nei termini che noi riteniamo che siano necessari. “Libera Europa”, quindi, nasce per rompere la barriera del conformismo e per sfidare alcune “facili” posizioni di rendita.

L’Italia è sempre stato il paese dell’europeismo, o meglio degli europeismi. C’era l’europeismo ideologico di alcune élites politiche e culturali, impegnate in un progetto di ingegneria istituzionale, culturale e sociale; c’era l’europeismo opportunista dei partiti che si limitavano a sfruttare al meglio, per i loro fini, il potenziale attrattivo della retorica europeista; e poi c’era l’europeismo spensierato di un paese che si cullava nella vanità di appartenere a una qualche “serie A”.

La crisi economica di questi ultimi anni ha creato una frattura tra la narrazione europeista e la percezione della gente comune. Tale rottura fa sì che per molte persone non sia più tabù mettere in discussione quello che viene da Bruxelles, anche se in molti casi non si colgono correttamente i termini effettivi della questione e  delle dinamiche di causa-effetto innescate dalla nostra appartenenza all’Unione Europa e all’Eurozona. In questa situazione si creano le condizioni per cui istanze legittime che vengono dal paese si vedono intercettate da risposte semplici ma “sbagliate” e dai contenuti fortemente demagogici.

Nei fatti, oggi c’è chi cerca di intestarsi la rappresentanza della disaffezione nei confronti dell’eurocrazia. Da una parte c’è la strategia opportunistica di alcuni partiti (specie il PDL) di giocare la carta euroscettica come forma di pressione su Bruxelles e Francoforte. Ci si mette di traverso, ma lo si fa per invocare gli eurobond, più “politica monetaria”, la BCE come prestatrice di ultima istanza – e quindi in definitiva per chiedere ancora più Europa politica. Dall’altra si assiste a una qualche ascesa di un antieuropeismo “cattivo”, che vuole uscire dall’Euro per poter stampare indefinitamente moneta e che coltiva un pericoloso sincretismo di suggestioni complottiste, nazionaliste e anticapitaliste.

Non ci sfugge certo la delicatezza e la complessità di articolare una posizione politica che sia distinta e distante da determinate ricette che non condividiamo e alle quali non vogliamo fornire alcun tipo di sponda. Non sottovalutiamo il rischio che il nostro messaggio possa essere sovrapposto, magari in modo strumentale, a quello, a esempio, dell’antieuropeismo grillino – e quindi presteremo la massima attenzione nella nostra comunicazione ad assumere posizioni inequivoche sulle questioni del mercato, della globalizzazione, della responsabilità di bilancio e della difesa del denaro dall’inflazione.

Sarebbe, tuttavia, un rischio ancora maggiore quello di lasciare sguarnito qui in Italia uno spazio politico che invece, in tutta Europa, forze liberalconservatrici – come l’UKIP in Gran Bretagna, Alternative Fuer Deutschland in Germania, il Team Stronach in Austria – occupano con sempre maggior successo. Sarebbe un errore gravissimo per i liberali lasciare che le uniche chiavi di lettura della crisi del progetto europeo vengano da Casaleggio, da Alberto Bagnai e da Loretta Napoleoni – far sì che le uniche risposte a un sentimento euroscettico crescente siano quelle di chi scommette tutto sulla paura verso la società globale e l’economia libera.

Con “Libera Europa”, in definitiva, proveremo a dare a quella parte d’Italia che “sente” che l’UE così com’è non può funzionare delle risposte ispirate ai princìpi del libero mercato e del libero scambio. Ci collocheremo saldamente nel solco del pensiero liberale, declinandolo sui terreni oggi sempre più rilevanti delle questioni istituzionali e del bipolarismo tra centralismo politico e decentralizzazione.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

6 Responses to “Euroscetticismo antipopulista. “Libera Europa”, le ragioni di un no liberale a un superstato continentale”

  1. simone cipriani scrive:

    Mamma mia …. che lucidità …
    Per quello che conta…. coraggio avanti così.
    Grazie

  2. Edoardo scrive:

    Cari amici,penso che senza perdersi in mille spiegazioni e mille analisi e sovra-analisi dobbiamo richiamarci al nostro tanto caro Liberalismo,sfidando gli europeisti e gli antieuropeisti,sul terreno della globalizzazione.Infatti che globalizzazione sarebbe una “globalizzazione” dove i continenti sono ancora divisi da barriere economico politiche?Che la BCE possa immettere moneta può andarci pure bene,come una critica economica e non complottista di certi aspetti dell’euro ecc.Ma l’obiettivo massimo dell’economia liberale è l’unità mondiale dei popoli attraverso il mercato!L’unione europea per come viene pensata a sinistra è un ennessimo protezionismo contro questa unità,in particolare sul terreno della spesa pubblica,delle tasse, della burocrazia nazionale che la sinistra non vuole perdere,(e qui è giusto il riferimento di Faraci alle forze liberali tedesche che mettono in guardia da questa deriva “sovietizzante” di una possibile unità europea a sinistra),mentre l’unità europea caldeggiata dalle forze nazionali o veteronazionali è la vecchia idea alla Thiriart di Europa continente autonomo e armato,che produrrebbe altresi la possibilità di frizioni e guerre con altri continenti.(Si sa che quando ci si chiude dentro casa propria c’è più possibilità di innescare guerre,e tanto più se a chiudersi dentro lo “sgabiozzo” è un intero continente).Questo non vuol dire che aspetti importanti del senso di identità culturale vadano preservati,ma è inutile pensare di chiudersi a riccio.
    Penso allora e vi consiglio cari amici,di portare proprio all’analisi dei nostri oppositori questo tema specifico nel vostro manifesto,che sintetizzo con una frase “non essere per l’integrazione economica e la globalizzazione al giorno d’oggi,può essere un gesto di “nobiltà ideologica” in molti casi,ma allo stesso tempo non essere a favore della globalizzazione e quindi all’unità sovranazionale di tutti i continenti,può portare a spinte centrifughe che porterebbero presto a guerre disastrose”,quindi “è saggio essere per la globalizzazione,e contro i continentalismi,o divisioni in blocchi continentali”di cui “l’europeismo” sembra essere diventato un esempio.

    Spero di essere stato chiaro.

  3. Dario Durando scrive:

    Bravissimo ing. Faraci. Argomentazioni condivisibili e iniziativa assolutamente meritevole!

  4. stefano scrive:

    Bella iniziativa. Concordo praticamente su tutto. Se c’è qualcuno del gruppo nei paraggi di Livorno si faccia vivo (l’unica cosa è che non vedo, all’interno del sito, la possibilità di contattare direttamente tramite una semplice e-mail).

  5. Matteo Mainardi scrive:

    Credo ci sia un errore di fondo nelle tue critiche. Io, convinto europeista, non sono affatto sostenitore di un’Unione Europea burocratica e assente. Credo anzi che serva una federazione europea, costitutiva degli Stati Uniti d’Europa, con politiche federali forti sul modello americano. Nulla a che vedere con la baracca sgangherata che è oggi l’UE.

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