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“Tutta colpa della Santanchè”. La mission impossible di difendere il berlusconismo ideale da quello reale

- In questo Paese sono svariati milioni gli elettori “diversamente berlusconiani”, che hanno smesso di votare il Cav. e soprattutto di credergli. Ci sono cioè milioni di italiani per cui Berlusconi è stato un mezzo, alla prova dei fatti inefficiente, e non un fine e che sono dunque refrattari sia alla criminalizzazione del consenso – quello che Berlusconi ha raccolto e ancora in parte conserva – che alla criminalizzazione del dissenso, che il berlusconismo triste, solitario y final suscita e la prosopopea del tradimento accende di frustrazioni e di risentimenti.

Berlusconi razionalmente (aveva alternative?) ha scommesso sulla possibilità di sciogliere le contraddizioni del berlusconismo perdente nell’unità di un partito comunque vincente e di riparare all’impotenza di governo con la recriminazione vittimistica sulle “vere” ragioni dell’insuccesso: le bizze degli alleati, l’ostilità dell’Europa, il complotto dei cosiddetti poteri forti… Ma su questa strategia di “resistenza” Berlusconi può conservare una parte del proprio elettorato e una residua rendita di posizione (se non cambia il Porcellum), non trascinare a Salò gli orfani della rivoluzione liberale.

I “diversamente berlusconiani” (Alfano, Quagliariello, Lorenzin…) che oggi denunciano la deriva estremistica del nuovo partito, come se quello vecchio fosse stato fino a ieri diverso, non possono quindi continuare a contrapporre una finzione buona a una finzione cattiva e a distinguere il berlusconismo ideale da quello reale. Il berlusconismo oggi è quella cosa lì, e non per caso.

Se ne hanno la voglia e il coraggio – dicono di non temere la macchina del fango, proprio perché consapevoli di quanto sia temibile – possono provare a contendere al suo storico e anomalo intestatario le ragioni politiche di un liberal-conservatorismo “normale”. Ma devono piantarla di raccontare questa storia patetica del leader accerchiato, malconsigliato e prigioniero, che sarebbe possibile salvare da se stesso e dai cattivi consiglieri e restituire alla sua “vera” identità politica.

Tutta colpa di Capezzone e della Santanchè? Non scherziamo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to ““Tutta colpa della Santanchè”. La mission impossible di difendere il berlusconismo ideale da quello reale”

  1. simone cipriani scrive:

    Carmelo Palma for president….
    Per quel che conta… grazie.

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