In questo Paese sono svariati milioni gli elettori “diversamente berlusconiani”, che hanno smesso di votare il Cav. e soprattutto di credergli. Ci sono cioè milioni di italiani per cui Berlusconi è stato un mezzo, alla prova dei fatti inefficiente, e non un fine e che sono dunque refrattari sia alla criminalizzazione del consenso – quello che Berlusconi ha raccolto e ancora in parte conserva – che alla criminalizzazione del dissenso, che il berlusconismo triste, solitario y final suscita e la prosopopea del tradimento accende di frustrazioni e di risentimenti.

Berlusconi razionalmente (aveva alternative?) ha scommesso sulla possibilità di sciogliere le contraddizioni del berlusconismo perdente nell’unità di un partito comunque vincente e di riparare all’impotenza di governo con la recriminazione vittimistica sulle “vere” ragioni dell’insuccesso: le bizze degli alleati, l’ostilità dell’Europa, il complotto dei cosiddetti poteri forti… Ma su questa strategia di “resistenza” Berlusconi può conservare una parte del proprio elettorato e una residua rendita di posizione (se non cambia il Porcellum), non trascinare a Salò gli orfani della rivoluzione liberale.

I “diversamente berlusconiani” (Alfano, Quagliariello, Lorenzin…) che oggi denunciano la deriva estremistica del nuovo partito, come se quello vecchio fosse stato fino a ieri diverso, non possono quindi continuare a contrapporre una finzione buona a una finzione cattiva e a distinguere il berlusconismo ideale da quello reale. Il berlusconismo oggi è quella cosa lì, e non per caso.

Se ne hanno la voglia e il coraggio – dicono di non temere la macchina del fango, proprio perché consapevoli di quanto sia temibile – possono provare a contendere al suo storico e anomalo intestatario le ragioni politiche di un liberal-conservatorismo “normale”. Ma devono piantarla di raccontare questa storia patetica del leader accerchiato, malconsigliato e prigioniero, che sarebbe possibile salvare da se stesso e dai cattivi consiglieri e restituire alla sua “vera” identità politica.

Tutta colpa di Capezzone e della Santanchè? Non scherziamo.