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Milano, l’Expo non compenserà l’abbandono

- A Milano la città continua a crescere. Lasciando nell’oblio molto di quello che esiste, abbandonato. Si preferisce consumare periferia più che riqualificare  zone abbandonate in centro. Costa meno. I numeri dell’occupazione da parte delle costruzioni sono eloquenti. Nel 1999  la superficie urbanizzata  era di 13.557 ettari. Nel 2009 è arrivata a 14.325 ettari. La cementificazione in un decennio cresciuta di quasi 800 ettari. Quasi tanti quelli abbandonati. Suddivisi tra scali ferroviari in disuso, ex capannoni e piccole industrie. Escludendo l’area dei tanti immobili vuoti. Tra l’Expo in costruzione e l’abbandono diffuso bisognerebbe trovare un nuovo equilibrio. Che consenta alla città di crescere davvero.

Era la fine del marzo del 2008 quando al Palazzo dei Congressi di Parigi Milano, battendo Smirne, ottenne la designazione ad ospitare l’edizione 2015 dell’Expo. “La candidatura di Milano è una testimonianza e un modo di intendere un progetto per il mondo e non per Milano e l’Italia”, aveva affermato Letizia Moratti, sindaco della città. Euforica, nelle foto ”ufficiali”, tra l’allora Presidente della Regione Formigoni e Andrea Bocelli.

Il Sito di Expo 2015, individuato a nord-ovest di Milano, interessa direttamente i Comuni di Baranzate, Bollate, Pero e Rho. Nella stessa area del nuovo polo di Fiera Milano, inaugurato nel 2005. Con lo scopo di portare a compimento il processo di trasformazione e riqualificazione della zona, precedentemente occupata da complessi industriali, impianti logistici e servizi pubblici

Le architetture che dovranno concretizzare il progetto “per il mondo”, immaginate avendo come modello dichiarato i caratteri organizzativi delle città romane, sono distese su un’area lunga circa 2 km e larga tra i 350 e i 750 metri. Sviluppate dopo aver provveduto ad una serie di opere per così dire preliminari. Dalle nuove viabilità stradali per complessivi 10 km a nuovi condotti fognari e di drenaggio stradale. Da nuovi impianti di distribuzione di acqua potabile alla deviazione dei corsi d’acqua esistenti e la realizzazione di una vasca di laminazione anti-piene.  Il fulcro del progetto, la cosiddetta “Piastra”, l’infrastruttura più importante del sito espositivo. Costituita da una serie di opere idriche, di percorsi  e impianti tecnologici. I numeri dell’opera, impressionanti. Si parla di 150.000 m di tubazioni di cemento, 15.000 m di tubi per fognatura e 15.000 m per le acque, 250.000 m di cavi elettrici. Per 480.000 m3 di scavi già realizzati, 135.000 m2 di strade esistenti demoliti, 80.000 m3 cubi fondazioni di strade, 400.000 m3 di rilevati, 30.000 m di cordoli di marciapiede.

Mentre a Rho si lavora per rispettare i tempi, Milano “cresce”. La città aggiunge nuovi edifici. Come accade per le UniCredit Towers progettate dall’archistar Cesar Pelli per il quartiere di Porta Nuova. La guglia della Spire la torre a spirale alta 231 metri, ha ridefinito il panorama, creato un nuovo simbolo architettonico, dopo il secolare profilo del Duomo e la linea modernista del Grattacielo Pirelli. La torre entrata nella classifica dei dieci grattacieli più belli del mondo stilata dalla società tedesca Emporis Building.

Milano guarda ambiziosamente all’Expo del 2015 e continua a produrre architetture. Qualche volta si esercita nell’operazione virtuosa del riciclo urbano.  Come accade a la Bicocca, periferia nord-est. Grandi viali fiancheggiati da stabilimenti silenziosi, più vicino a Sesto San Giovanni che al centro città. In quel quartiere che per quasi un secolo è stato il cuore  produttivo del capoluogo lombardo, patria dell’acciaio e della gomma, centro operativo fino agli anni Settanta di Falck, Breda e Pirelli, uno stabilimento, chiuso da anni, è rinato. Pirelli, l’ha preso, l’ha ristrutturato, ci ha costruito sopra una programmazione ragionata, ha chiamato professionalità, ha investito e ha creato uno degli spazi espositivi più grandi d’Europa dedicato all’arte contemporanea., l’HangarBicocca. Quindicimila metri quadrati di superficie che strappano il primato alla Tate Modern di Londra e al Guggenheim di Bilbao. Un investimento quello della Pirelli, corposo. Circa 6 milioni e mezzo di euro per la ristrutturazione, la riqualificazione e la programmazione artistica. Altra periferia, nuovo progetto. Zona di Porta Romana, largo Isarco. Dove c’era una distilleria di Stato, un complesso di archeologia industriale d’impronta razionalista che il gruppo Prada ha acquistato nei primi anni Novanta. Il progetto di Koolhaas, trasformerà entro il 2015, questi spazi in un Museo di arte contemporanea, finanziato dal Comune.

Ma le parti che continuano a rimanere nell’ombra che il disuso produce, sono ancora tante. L’abbandono diffuso. Ovunque. Magari non sempre rilevabile con facilità. Si calcola che nel solo perimetro urbano siano più di 700 gli ettari di aree  abbandonate. Con una casistica da far rabbrividire. Interi quartieri fantasma come si trovano nella zona sud di Milano, dove la Jolly Immobiliare aveva avviato un progetto di urbanizzazione. Migliaia di metri quadrati deserti, occupati solo dagli scheletri di edifici non ultimati. A pochi chilometri in linea d’aria, ancora nella parte sud, c’è il quartiere Santa Giulia. Anche qui solo silenzio e desolazione. In via Giacomo Medici dei Vascelli, palazzine. Un tempo erano occupate da uffici di varie ditte, enti ministeriali, una scuola e dal dormitorio della Guardia di Finanza. Rimangono, ma sembra per pochi mesi, un asilo nido e la Xerox.

In pieno centro città, a non molta distanza dal nuovo Pirellone, c’è poi la Torre Galfa, un grattacielo di 30 piani, costruito negli anni Cinquanta. Un monumento all’abbandono, in piena regola.

C’è poi l’Istituto Malchiodi, un costruito e progettato anch’esso negli anni Cinquanta dall’architetto Viganò. Un centro per accogliere bambini disadattati costituito da una chiesetta, una scuola, spazi per il tempo libero, piscina, palestra, biblioteca, il dormitorio su due piani e la mensa. La mutazione della legislazione sui minori la causa del suo primo abbandono. Che prosegue inesorabile, dopo il fallimento dei numerosi progetti di riqualificazione.

Nell’area sud-ovest, la stazione di San Cristoforo, mai entrata in funzione. Ci sarebbero dovuti transitare i vagoni merce. Invece niente. Rimane l’enorme struttura in ferro e poi gli orti. Coltivati da qualche italiano e da un insediamento di filippini.

Zona San Siro, a poca distanza dallo Stadio, le ex scuderie. Ridotte in ruderi. E poi, nella zona orientale, a Rubattino, capannoni e uffici  dell’ex Innocenti. In uno di questi si era pensato di fare  di fare una biblioteca comunale. Anche qui nulla di realizzato. Solo erbacce e roveti.

Non è finita. Ci sarebbe molto altro. Dal 2008 ad oggi due sindaci, Letizia Moratti fino al giugno del 2011 e poi Giuliano Pisapia. E due assessori all’Urbanistica, prima Carlo Masseroli, il sostenitore convinto della perequazione e poi Lucia De Cesaris. Revocato il vecchio PRG, dal novembre del 2012 è entrato in vigore il nuovo Piano di Governo del Territorio. I problemi del passato non superati. Milano continua ad essere una città piena di contraddizioni. Mentre si pensa a l’Expo, permangono molte zone d’ombra. Troppe per una città che vorrebbe essere metropoli, europea.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

One Response to “Milano, l’Expo non compenserà l’abbandono”

  1. Marco scrive:

    Milano, la prossima Detroit.

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