Elezioni in Germania, cambierà il meno possibile. E l’Italia non cerchi giustificazioni

– La Merkel ha vinto, ha stravinto, ma dovrà probabilmente formare un governo di Grande Coalizione con i socialdemocratici della SPD (o in subordine, una coalizione minimal con i Verdi), stante il mancato ingresso in Parlamento dei liberali della FDP, che hanno subito un’emorragia di voti importante a vantaggio del partito della Cancelliera, ma anche una fuoriuscita “a destra” verso gli euroscettici della AfD. Non è forse peregrina la tesi che vuole la Grosse Koalition come un esito che la signora Merkel ha quasi auspicato. Con oltre il 41 per cento dei consensi, oggi può essere il leader forte di un governo che potrà suddividere la responsabilità politica delle sue scelte con l’altro grande partito tedesco (la SPD con il suo 25%). Le potrebbe ora essere più facile adottare un atteggiamento meno severo in politica economica e sul tavolo europeo, con una maggiore predisposizione a misure fiscali espansive in Germania e nel resto del continente. E’ questa una svolta auspicabile? Dipende se la si guarda dalla Germania o dall’Italia.
E’ abbastanza probabile che la politica economica tedesca subirà delle correzioni di rotta, ma non degli stravolgimenti. Una coalizione CDU-SPD potrebbe dare alla Merkel una centralità ancora maggiore sulla scena europea (permettendole di superare le ritrosie tedesche ad un’assunzione esplicita della leadership politica continentale) ed una nuova legittimità “bipartisan” non solo in Germania, ma nell’intero dibattito pubblico continentale. Va però sottolineato che, a restare fuori dal Parlamento tedesco, non saranno banalmente le istanze “anti-euro”, quanto quelle più schiettamente rigoriste e fiscal conservative, rappresentate dall’ala “di destra” dei liberali e dalla stessa Alternative fuer Deutschland: se non vorrà subire nel tempo una perdita di consenso a loro vantaggio (va sottolineato come la FDP conseguì più del 14% nel 2009, proprio in opposizione alla Grande Coalizione), Angela Merkel non potrà scoprire il fianco e mostrarsi d’improvviso troppo generosa con le cicale mediterranee. Da qui alle elezioni europee del 2014, in particolare, è presumibile che la Merkel  subirà la maggiore competizione proprio da parte dei partiti che oggi appaiono i grandi sconfitti del voto.
Viste dall’Italia, è presumibile che le elezioni tedesche saranno lette nel modo peggiore e più strumentale. Da un lato, c’è chi si è assicurato un capro espiatorio per i prossimi quattro anni: per i complottisti nostrani, la “cattiva” Merkel sarà ancora la responsabile ignobile di tutte le nostre miserie. Dall’altro, c’è chi vorrà leggere nella Grosse Koalition di Berlino una legittimazione dell’immobilismo ddi governo PD-PDL e del loro finto finto bipolarismo consociativo. Non solo le elezioni tedesche non spiegano né giustificano nulla dello status quo politico italiano, ma addirittura ne evidenziano la distanza da quello tedesco in termini di qualità, prestazioni e personalità. Tutto in Germania è più smussato e meno violento, i cambiamenti sono meno repentini ma l’incisività dell’azione di governo è più autentica. Inutile tirarli per la giacchetta, so’ tedeschi.

Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Elezioni in Germania, cambierà il meno possibile. E l’Italia non cerchi giustificazioni”

  1. Giorgio Stracquadanio scrive:

    Credo che la signora Merkel abbia chiuso la strada all’Afd (l’esordiente partito anti euro che ha motivazioni opposte alle forze anti euro mediterranee) e alla Fpd, che ottenne quel risultato alle scorse elezioni proprio per spostare a destra il baricentro politico, grazie alla promessa di chiusura campagna elettorale: no agli eurobond. Che equivale a dire no a nuove tasse per finanziare i debiti degli altri. Per questo credo che non cambierà la politica fiscale tedesca nè la linea che ha portato l’Europa tutta a votare il fiscal-compact. L’euro, inoltre, ha ormai il pilota automatico e la governance che Draghi ha realizzato non cambierà nel tempo. Quanto all’Italia occorre dare vita a un progetto politico capace di indicare con credibilità come ridurre strutturalmente la spesa di almeno il 15%. Un compito che richiede determinazione e capacità di individuazione del blocco sociale che può sostenere un tale programma, prima ancora dei leader politici di tale formazione,

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