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Decadenze. Un Cav. sempre uguale a se stesso, in un Paese sempre uguale a lui

– “Decadenza” è il concetto giuridico intorno a cui pare ruotare la politica del Paese da diverse settimane. Ma decadenza è anche l’oggetto di una sensazione, che emerge già dopo pochi minuti di quel video-messaggio e che riguarda Berlusconi. Un leader fuori dal contesto, estraneo a una realtà politica, economica e sociale che è diversa da quella cui fa riferimento, che si è evoluta negli ultimi vent’anni, mentre lui si impegnava a restare uguale a se stesso. Il Berlusconi della prima Forza Italia, degli appelli alla nazione, delle promesse liberali variamente declinate, delle speranze puntualmente deluse è colui che l’altra sera, con modalità e argomenti identici a quelli usati da sempre, si è ancora una volta proposto al Paese, per parlare della sua nuova situazione, della magistratura, nella necessità di accorrere in missione per Forza Italia e  di salvare la patria.

Decadenza, in fondo, è ciò che accade a chi, mentre i tempi scorrono e cambiano veloci, non evolve con essi, di qualunque ambito si tratti. Guardando il video-messaggio dell’ex Presidente del Consiglio, ciò emergeva col massimo risalto e in tutta la sua portata: come se gli anni non fossero passati, come se niente fosse accaduto, con la convinzione che l’appeal fosse rimasto immutato. Uguali le espressioni, il tono, il trucco del volto e pure l’ambientazione. Gli esperti di comunicazione si sono dilettati nell’evidenziare le differenze tra i messaggi dell’ultimo ventennio e quello dell’altra sera, profili di certo rilevanti, capaci di cogliere le sfumature più delle parole espresse. Ma non serve una specifica esperienza tecnica in materia per comprendere che colui che ha chiamato gli italiani a una nuova avventura, più declamata che concretamente organizzata, è vittima del proprio sé, forma e sostanza, prima ancora che dei giudici, della parte avversa, dell’Europa o di chiunque altro.

Bastava guardare il video anche ad audio spento per capire che la rappresentazione che andava in onda era quella di uomo che vuol fermare il tempo in un’istantanea di se stesso, come se il vissuto, il cambio di generazioni, di mode e modi, potessero essere messi da parte, riproponendo senza modifica alcuna, dall’immagine a tutto il resto, il personaggio che vent’anni prima si era imposto con carica creativa e forza attraente. La sostanza fiacca delle argomentazioni addotte nel suo discorso ha completato il ritratto: di un Berlusconi per il quale le innovazioni e la svolta liberale possono essere riproposte nel 2013 come se niente fosse, senza tenere in alcun conto che nel ventennio precedente lui stesso non le ha realizzate, né considerare che oggi le esigenze così come le aspettative dettate dalle nuove emergenze richiedono interventi ancora diversi e più mirati, non cantilene stanche di slogan in cui più nessuno crede.

Un leader decaduto, prima ancora che la decadenza venga formalmente dichiarata, è il Berlusconi che l’altra sera si è proposto alla gente, convinto di fare tutt’altro effetto: e quest’ultimo è l’aspetto che ne sancisce il vero inesorabile declino. L’incapacità di un uomo intelligente di riuscire a operare un esame di realtà fondato, di sapersi rappresentare l’esatta consistenza dell’effetto che il suo modo di porsi produrrà nell’elettorato, di comprendere che il messaggio espresso in quel video, così come il video stesso, è al di fuori di questo tempo e di ogni ragionevole obiettivo, è ciò che ne dichiara  la vera decadenza, al di là di qualunque pronunciamento ufficiale nelle sedi a ciò preposte. Quel restare ancorato a un passato che non trova nessun riscontro in un presente che non richiede appelli, ma sostanziali prese d’atto da cui scaturiscano azioni efficaci e concrete, lo rappresenta meglio di qualunque programma. Perché questo è il punto: nel tramonto dell’uomo che non ha voluto un partito che fosse altro dalla sua persona c’è, di conseguenza, il tramonto del partito così come di quel programma, che egli ha preteso si identificasse con il leader e non con il fine e l’azione del partito stesso.

Ma se questo è il Berlusconi di oggi, uomo uguale al sé degli ultimi decenni, nonché metafora di un Paese che da un ventennio è fermo e ne imputa la causa sempre ad altri, che siano le opposizioni ottuse o le immobilizzanti larghe intese, non diverso appare chi se ne scandalizza, denunciandone la portata destabilizzante. Quale analisi della realtà, infatti,  dimostra, a propria volta, di saper fare chiunque non abbia il coraggio di vedere che il protagonista del video-messaggio non sta proponendo niente che non sia già fallito, se non altro perché sono vent’anni che lo ripete senza averlo realizzato?

Qual è il senso della parte politica che si scandalizza del Berlusconi che torna in onda e non è, a propria volta, capace di parlare d’altro che ne prescinda, considerato che da circa vent’anni ha trovato in quel vecchio/nuovo leader la propria sostanza, il proprio collante, la propria forza? E quali altri potrebbero essere i rappresentanti di un elettorato che, a propria volta, attende il Messia di turno, quello che risollevi le sorti della patria e rimetta tutto a posto? Che si tratti di un guitto, del nuovo che avanza o del vecchio riproposto non c’è poi troppa differenza, in un Paese per cui l’importante è che la  responsabilità sia sempre d’altri, con un gioco delle parti che ha condotto non solo Berlusconi, ma l’Italia tutta, alla decadenza.

Perché alla fine sono gli italiani che hanno votato sia Berlusconi sia coloro i quali gli vanno contro senza fare intanto niente di diverso. Tutti assolti, eppure tutti coinvolti: la lezione è sempre quella, qualcuno lo aveva compreso già da tempo.


Autore: Vitalba Azzollini

Classe 1963, studi classici, laurea in giurisprudenza alla Luiss, lavora in un'Autorità di vigilanza (ed esprime opinioni a titolo esclusivamente personale). Scrive per diletto su giornali on line e su Chicago Blog. Ha pubblicato paper per Istituto Bruno Leoni. Sempre alla ricerca di un'altra prospettiva.

One Response to “Decadenze. Un Cav. sempre uguale a se stesso, in un Paese sempre uguale a lui”

  1. lodovico scrive:

    I fallimenti di Berlusconi sono evidenti-meno evidenti quelli del centrosinistra.Anche per loro tutto è rivolto al passato e non ricordo grandi cose sotto il loro cielo.
    Il passaggio dell’Italia da società classista a società aperta non avviene con Craxi la cui politica decisionista distribuiva le risorse del paese a piene mani ma avviene con Berlusconi. Poco amato dalla burocrazia e dal ceto medio legato allo stato, deriso dalla sinistra e dalla stampa, Berlusconi è stato solo in grado di creare un raggruppamento di persone che, finita la DC ed il PSI, hanno escluso la colloborazione con la sinistra. Berlusconi non è stato in grado di gestire quella società aperta e complessa fatta intravedere e non risolve il nodo redistribuzione. Lo stesso accade alla sinistra che non è in grado di trovare un modello di redistribuzione sostenibile in una situazione complessa. Ora ci resta uno stato con i magistrati che, a rigor di Costituzione, possono rivoltare l’Italia come un calzino. Non sono tanti ma hanno un grande potere:passate tutte queste sbornie l’italia,forse per la seconda volta, deciderà come diventare grande.

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