Il solito garantismo personale. Per Berlusconi è sempre “diverso”

Gli argomenti dei giuristi pro Cav. non mi sembrano né peregrini, né inoppugnabili, ma del loro testo giuridico purtroppo rileva – verrebbe da dire: oggettivamente – soprattutto il sottotesto politico e la manifesta incredibilità del secondo travolge la credibilità del primo. Del resto, a mischiare cose molto serie a cose che non lo sono affatto, si sa in anticipo chi ci perderà.

I giuristi sostengono che l’incandidabilità “retroattiva” (a seguito di sentenze definitive di condanna per reati compiuti prima dell’entrata in vigore della cosiddetta “legge anticorruzione”) contrasterebbe con l’articolo 25 della Costituzione e con l’articolo 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Tesi forte, ma già di fatto rigettata, quanto all’incostituzionalità, da una sentenza della Consulta che, giudicando di una legge che prevedeva un analogo meccanismo di incandidabilità a cariche elettive presso le regioni e gli enti locali, aveva riconosciuto che la limitazione del diritto all’elettorato passivo in base a un “requisito negativo” non aveva, in sé, una natura penale cui fosse possibile opporre il principio dell’irretroattività, ma rappresentava un legittimo esercizio di discrezionalità politica da parte del legislatore. L’orientamento della Consulta è così “pacifico”? Probabilmente no. Ma non è in discussione che tale orientamento fosse pacificamente accettato dal legislatore del 2012 (anche da quello berlusconiano) nell’approvare un provvedimento titolato non casualmente “liste pulite”.

La giurisprudenza costituzionale e l’ampiezza del consenso guadagnato nelle camere dalla nuova legge sull’incandidabilità dei condannati non rende di per sè né irrilevanti né vane le critiche giuridiche all’illegittimità delle nuove norme. A essere scandalose sono invece le dissociazioni politiche dal contenuto della legge approvata pochi mesi fa a furor di popolo e lo scandalo “postumo” per una norma che gli scandalizzati allora consapevolmente votarono (e rivendicarono a proprio merito) senza alcuno scandalo.

Che la norma sull’incandabilità sia oggi interpretata “retroattivamente” a danno di Berlusconi e contro la vera ratio del legislatore, che invece tale retroattività non intendeva affatto prevedere, non può essere sostenuto – e nel PdL non lo sostiene qualcuno, ma tutti – senza rendere letteralmente impraticabile qualunque “etica del discorso”. Non è possibile sostenere insieme le ragioni del ricorso a Strasburgo e la tesi secondo cui la legge Severino sarebbe legittima, ma illegittimo l’uso contra legem che il Senato sarebbe pronto a farne contro il Cav..

In politica – e tipicamente nella politica berlusconiana – le contraddizioni però non sempre restringono, ma spesso ampliano l’area del consenso potenziale, legando insieme interessi, sensibilità e perfino “valori” che è impossibile conciliare secondo una logica di stretta coerenza.  Tra le ragioni dei giuristi e le “verità di partito” di Brunetta non c’è nessuna parentela, neppure morale, ma entrambe servono come mezzi diversi per lo stesso fine, che non è “garantista” se non in un senso molto personale e dunque discriminatorio.

Gli incandidabili comuni – questa è la morale – possono cadere sotto la tagliola della legge (è già avvenuto e continuerà ad avvenire), ma quelli speciali meritano una tutela particolare, un supplemento di cautela, un sovrappiù di sensibilità. È lo schema classico del garantismo berlusconiano, per cui gli “eccessi” del diritto rilevano solo se eccedono la sfera della sua personale inviolabilità e le norme sbagliate possono legittimamente applicarsi alle persone sbagliate, ma non a lui. Per Berlusconi è sempre diverso e il fatto e il diritto, la storia e le leggi vanno adeguati a questa eccezionale diversità.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Il solito garantismo personale. Per Berlusconi è sempre “diverso””

  1. giuseppe naimo scrive:

    Caro Carmelo, almeno altrettanto interessante è la sentenza 141 del 1996, che conferma che l’incandidabilità rientra nel genus ineleggibilità. Inoltre, trattandosi di elezioni al Parlamento nazionale, non pare debba essere applicata la normativa comunitaria (altro caso sarebbe stato ove si fosse discusso di elezioni al Parlamento europeo)e quindi la Corte di Lussemburgo non ha competenza alcuna ad esprimersi. Mi pare che l’affanno sia provato dal ricorso “preventivo” alla Corte di Strasburgo, senza che la decadenza sia stata ancora applicata. Che tristezza vedere le sorti del Paese dipendere da umori ed interessi di un singolo individuo…

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