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Comunque il miglior venditore ambulante d’Italia

– L’IMU è abolita. Poco importa, come sottolinea il viceministro Fassina, se ciò non significa che la prima casa sarà esente da tasse. Poco importa se a Montecitorio già aleggia lo spettro dell’inedita service tax, incognita che potrebbe rivelarsi – sotto alcuni aspetti e per determinate categorie di contribuenti – peggiore della defunta imposta municipale. Poco importa: Berlusconi ha vinto. Ha vinto a Palazzo e fuori, agli occhi dei suoi alleati di governo – alias oppositori politici – come agli occhi del suo elettorato.

Berlusconi promette, Berlusconi mantiene. Poco importa se quelle che mantiene siano tra le peggiori di quell’infinita sequela di promesse da marinaio con cui – volpe navigata – scalda il cuore di milioni di italiani da ormai vent’anni. Poco importa, d’altronde, se le migliori tra quelle promesse siano finite nell’oblio da tempo immemore. Non sono le liberalizzazioni, le privatizzazioni, la semplificazione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione le priorità del Cavaliere, perché non sono – e, in vero, non sono mai state – le priorità del suo elettore medio.

E’ all’orecchio, al cuore e alla pancia di quell’elettore che Berlusconi intende parlare, e il solo fatto che il Cav. abbia vinto un braccio di ferro squisitamente politico in un momento in cui l’impegno personale dovrebbe essere proteso esclusivamente alla soluzione della bagarre giudiziaria basta a quell’elettore a riacquistare l’entusiasmo perso, laddove era rimasta solamente una fiducia cinica, passiva e determinata dall’assenza di alternative valide alla formazione politica berlusconiana.

E’, in sostanza, esattamente questa la quintessenza del recupero della narrazione, della retorica e della mitologia di Forza Italia, ultima trovata pubblicitaria di un Cavaliere che sa fin troppo bene che la sua sopravvivenza – non solo politica, ma anzitutto giudiziaria – passa attraverso la sua fenomenale capacità di creare nell’italiano medio dei bisogni che soltanto lui può soddisfare. C’è riuscito con l’ICI, ove la posta in gioco era il governo del paese, c’è riuscito di nuovo – e in condizioni ben più avverse – con l’IMU, ove in gioco sono il suo impero e la sua stessa libertà personale.

E’ il mestiere del venditore ambulante elevato a uomo di Stato, e Berlusconi sa bene che per ottenere quel trasporto emotivo e quel boom di consensi necessari a salvare la pelle deve dare al suddetto italiano qualcosa in cambio, perché non sarà la sola retorica del complotto delle toghe rosse – enunciata da chi, in tanti anni di governo, non ha mai intenso riformare la giustizia – a scongiurare inopportuni e pocoauspicabili scenari da Piazzale Loreto. Le questioni della magistratura e dell’accanimento giudiziario – che esistono eccome, e non è bene banalizzarle come fa certa sinistra o strumentalizzarle come fa Berlusconi – parlano al cuore di un elettorato che non dimentica il fantasma di Mani Pulite e del tragico epilogo della Prima Repubblica. Per trascinare un elettore, però, non basta parlare al cuore: occorreparlare alla pancia, e ora che anche la partita IMU è portata a casa, nulla può fermare la nuova ed ennesima ascesa nei sondaggi della più grande Araba Fenice della storia della politica italiana.

Di questo, probabilmente, la sinistra – almeno parte di essa – è cosciente, come coscienti sono le sue frange più avvedute (Renzi su tutti) che la strategia giudiziaria, e non politica, con cui porre fine al Ventennio berlusconiano ha perso la sua efficaciaproprio nel momento in cui sembrava aver maturato il suo frutto migliore: una condanna in sede penale a quattro anni di reclusione per frode fiscale.

Ma il Cavaliere – smentendo, come sempre, qualsiasi pronostico – tiene, e anzi avanza a grandi falcate, mentre un governo tenuto in vita dalla coalizione più isterica di cui si abbia memoria nella storia dell’Italia repubblicana vacilla e prende tempo, esattamente come l’intera classe dirigente da due anni a questa parte. Nessun vero provvedimento economico, nessuna svolta in tema fiscale, nessuna politica del lavoro, nessuna riforma elettorale. E’ il governo del dire in alternativa all’ingovernabilità. Di questo Berlusconi è consapevole e la strategia del tanto peggio tanto meglio sta riuscendo in modo ineccepibile, sotto gli occhi di una sinistra inebetita che, incredula dell’irripetibile chance di tornare finalmente ad occupare qualche poltrona e alcuni posti di governo, ha accettato di contribuire alle spese del suo stesso funerale. Sentite condoglianze a lei e al paese. E chapeau al più grande venditore ambulante dello Stivale.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

2 Responses to “Comunque il miglior venditore ambulante d’Italia”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    Scrivi in popolare: magliaro, na vrenzola ‘e sole

  2. marcello scrive:

    Ormai c’è da aspettare la sentenza che decreta l’interdizione dai pubblici uffici.

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