Categorized | Il mondo e noi

Le due visioni contrapposte e sbagliate dell’Egitto

– Le drammatiche vicende politiche che scandiscono l’inizio di una nuova e turbolenta era di transizione per l’Egitto e tutto il mondo islamico pongono in rilievo il problema del travagliato rapporto tra modernità, democrazia, religione e tradizione all’interno di un contesto che sotto molti punti di vista è tra i più complessi al mondo.

A quella tensione tra apertura e riformismo contrapposti a conservazione ed integralismo che rischia da un momento all’altro di degenerare in un bagno di sangue per le strade del Cairo, l’Occidente nel corso degli ultimi decenni ha tentato di rispondere propugnando due modelli opposti, in gran parte elaborati a partire da due confliggenti ideologie e visioni del mondo e degli equilibri internazionali.

Da un lato vi è stato il modello interventista e tendenzialmente realista incentrato sul sostegno militare e politico a regimi autoritari, moderati e filoccidentali, volto a garantire alle potenze occidentali la collaborazione dei governi legittimi alla lotta al terrorismo e alla repressione di pericolose derive integraliste volte a minare la stabilità politica e sociale della zona.

Dall’altro, vi è la visione naif, mondialista e ciecamente non interventista che ha presto ribattezzato in “primavera” un’epidemia rivoluzionaria che ha attraversato il Medioriente con colpi di mano tutt’altro che laici e riformisti, ma illusoriamente democratici e volti ad istaurare delle teocrazie islamiche legittimate tanto dall’alto quanto dal basso. E’ un modello ispirato ad un’interpretazione ingenua, dogmatica e oltremodo fiduciosa del sistema democratico e del principio di autodeterminazione dei popoli, che pur di affermare la bontà di qualsiasi scelta collettiva finisce per legittimare – spesso in chiave ideologicamente antioccidentale – anche quei regimi che, in realtà, contravvengono ai principi stessi propugnati dal progressismo occidentale.

Tuttavia, se l’ondata rivoluzionaria che la vulgata progressista ha preferito definire prematuramente “primavera araba” ha segnato la fine dell’era dei regimi dei satrapi tenuti artificialmente in vita dalle potenze occidentali, d’altro canto il ritorno dell’esercito al potere in un Egitto spaccato in due tra il sostegno ai militari e quello ai Fratelli Musulmani e sull’orlo della guerra civile ha dimostrato che quella della democrazia islamica, oltre ad essere poco auspicabile, è anche una soluzione non perseguibile.

Il limite di entrambi i modelli, d’altronde, è il carattere ingegneristico che li ha accomunati in un atteggiamento che ha finito per perdere di vista la realtà sociale di culture aliene alla tradizione politica occidentale. D’altronde, la convinzione che la democrazia possa essere esportata come una merce qualsiasi è ingannevole tanto quanto la fiducia incondizionata in un’autodeterminazione che rischia di scatenare dinamiche nocive non solo alla sicurezza nazionale dei paesi occidentali, ma anche all’incolumità e al progresso degli stessi popoli arabi.

La democrazia, lo stato di diritto, le libertà individuali sono capisaldi a cui l’Occidente è pervenuto dopo millenni di storia, culminati nell’Illuminismo, nella cultura liberale, nello sviluppo della borghesia e dell’economia di mercato, che hanno permesso alla società di sostituire la struttura in caste e ripartizioni tradizionali con un sistema – appunto, quello democratico – di rappresentanza di interessi e completare la transizione alla modernità.

Questi processi, il mondo arabo non può che viverli come ombre sbiadite di una civiltà troppo diversa da sé per riuscire a comprenderne la natura dinamica e secolarizzata. E’ per questa ragione che alla questione araba urge trovare una soluzione nuova ed efficace, una via che consenta il disarmo degli estremismi e al tempo stesso la stabilità di governi moderati e riformisti – ma non per questo necessariamente democratici o riconducibili a modelli occidentali – che governino col consenso del popolo e delle frange più moderate del clero.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

Comments are closed.