Un Cav. tendenza Bompressi? Una strada sbagliata. La grazia non è mai riparatoria

Le parole di Napolitano si prestano evidentemente a interpretazioni di comodo.  Tutti vi possono trovare conferme alle ragioni proprie e ai torti altrui. Il Capo dello Stato cerca di disinnescare una bomba a più micce, non tutte nel campo del Cav. e di scongiurare un redde rationem, che la condanna definitiva di Berlusconi sembra rendere inevitabile. Più che porre rimedio alla condanna, come gli chiedono dal PdL, o confermarla e benedirla come pretenderebbero gli antipatizzanti del Fatto, Napolitano cerca di salvaguardare il governo e la legislatura (che dipendono entrambi dalla disponibilità del “delinquente”) dagli effetti di una crisi politica che si annuncia imminente e di difficile soluzione.
Napolitano riconosce l’oggettivo problema rappresentato dalla condanna definitiva del leader del primo partito italiano, ma non si presta a celebrare dalle stanze del Quirinale un quarto grado di giudizio, per ribaltare la sentenza di condanna pronunciata nelle aule della Cassazione. Se le parole di Napolitano aiuteranno a sgombrare il campo dagli equivoci o finiranno per suscitarne dei nuovi (è l’ipotesi per cui propendiamo)  lo scopriremo nei prossimi giorni.
È però abbastanza evidente che non è da una misura di clemenza parziale e condizionata – la grazia o la commutazione della pena detentiva, rigorosamente “a richiesta” – che Berlusconi otterrà la riabilitazione politica e personale. In realtà, se l’ interesse del Cav. fosse davvero quello di continuare a esercitare il ruolo che democraticamente gli spetta (non perché gli avversari glielo riconoscano, ma perché gli elettori glielo consegnano) Berlusconi dovrebbe “disabilitare” le conseguenze politiche della condanna, non pretendere la riforma di una sentenza definitiva.
Dovrebbe continuare a giocare come se questa non fosse mai stata pronunciata e come se le sue conseguenze giuridiche – a partire dall’incompatibilità con l’ufficio parlamentare – nulla togliessero né aggiungessero alla legittimazione della sua leadership politica. Non dovrebbe chiedere una grazia riparatoria (che è una contraddizione in termini), né pretendere che gli venga concessa motu proprio dal Capo dello Stato. Un’eventuale grazia non gli restituirebbe alcuna innocenza. Un colpevole “graziato” è ancora più irrimediabilmente colpevole. Se  lo faccia spiegare da Adriano Sofri, mentre il suo inner circle lo istiga a diventare una sorta di Ovidio Bompressi e a pretendere una riabilitazione per grazia ricevuta.

Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Un Cav. tendenza Bompressi? Una strada sbagliata. La grazia non è mai riparatoria”

  1. marcello scrive:

    Il pdl non è il primo partito italiano. E’ arrivato terzo. Se il leader (che poi credevo che fosse Alfano) ha compiuto dei reati gravi che comportano la fine di una carriera politica che peraltro è stata lunga e ha fatto male all’Italia e non c’è un altro che possa prendere il posto (e quindi il segretario è una testa di legno) affari suoi e di chi ha continuato a votarlo.

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