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Viva i referendum sulla giustizia (malgrado Berlusconi)

– I referendum radicali sulla giustizia (a partire dalla separazione delle carriere e dalla responsabilità civile dei magistrati) potrebbero diventare la trincea dell’estrema resistenza berlusconiana, se le trattative per una soluzione politica del caso, dopo la sentenza della Cassazione, non dovessero avere esito.
I referendum per Berlusconi sono sempre stati un mezzo generale al servizio di un fine particolare, a differenza dei radicali che, provandone a fare, con alterne fortune, un uso contrario – il mezzo particolare al servizio del fine generale, il bandolo da tirare per sbrogliare l’intera matassa – non riescono mai a fare con il Cavaliere una campagna che sia una dall’inizio alla fine, perdendoselo sempre per strada, dopo acrobatiche giravolte.

Tredici anni fa – era il 2000 – Berlusconi sacrificò i “suoi” referendum – tra cui molti di quelli compresi nell’attuale pacchetto – persuadendo molti dei “suoi” elettori all’astensione, per sbarrare il passo a quello per l’abolizione della quota proporzionale dalla legge elettorale di Camera e Senato, sostenuto anche dai Ds. Quelli che un anno prima, durante la raccolta firme, gli servivano in funzione “anticomunista”, un anno dopo diventarono tutti, per attrazione, i “referendum comunisti” – gli rompevano le uova nel paniere dell’accordo elettorale con la Lega e di un rinnovato potere di trattativa con il partito delle procure, dopo la prevedibile riconquista di Palazzo Chigi – e furono liquidati senza troppi rimpianti.

In questo caso, invece, Berlusconi arriverebbe ai referendum come ultima chance, rischiando di farne una sorta di “Salò referendaria” e di offrire ai suoi nemici – che sono divisi, ma tanti e comunque più numerosi degli amici – l’opportunità di mettere democraticamente ai voti la sua definitiva condanna politica, a conferma di quella giudiziaria. Non so a quanto i bookmaker quoterebbero un pancia a terra sui referendum del PdL (al momento firmano alcuni dirigenti, come messaggio interno ed esterno – e poco più), ma io non ci scommetterei che qualche centesimo, visto che il Cav. sa fare di conto ed è refrattario alle battaglie di principio.

I referendum mascariati da Berlusconi e neppure sostenuti dalla macchina del partito-azienda rischiano purtroppo di apparire una battaglia sbagliata e persa in partenza, da cui è meglio tenersi alla larga, per non irritare la giustizia triumphans dei nemici del Cav. e per non finire iscritti nelle liste dei suoi amici dei tempi grami, destinati, nel medio periodo (dopo Salò, appunto), alla possibile proscrizione politica. Nondimeno, proprio questi referendum rappresentano, come forma e come sostanza, il contributo più onesto a una discussione normale e un anelito sincero alla liberazione dal bipolarismo politico-giudiziario e dalla prevalenza del cui prodest sul quid est.

La giustizia e la politica sulla giustizia sono state per vent’anni sequestrate dalla “ragione di Stato” berlusconiana e antiberlusconiana, risucchiate nel cono d’ombra dell’anomalia italiana e della “guerra civile” degli uguali e dei contrari, del giustizialismo ideologico e del garantismo opportunistico, del colpevolismo pregiudiziale e dell’innocentismo servile. I referendum sono un modo forse ingenuo e inefficiente, ma dignitoso per parlare a tutti di una giustizia per tutti, non a chi sa (o a chi deve sapere) di una giustizia “su misura”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Viva i referendum sulla giustizia (malgrado Berlusconi)”

  1. creonte scrive:

    in un mondo in cui ance i geofisici non si prendono le proprie responsabilità, un referndum per la responsabilizzazione dei magistrati è il metodo più diretto per deresponsabilizzare la categorie e mandare al macero tutti reati compiuti dalle grandi aziende

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