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Scelta Civica, dalle fratture politiche del montismo a quelle di potere dei montiani

Quella di Scelta Civica è una parabola sia in senso geometrico che politico. In senso geometrico è la curva dei valori di consenso, in diminuzione lenta e costante fin dal day after delle elezioni di febbraio, che sono a loro volta l’effetto della parabola politica dei montiani, più che di Monti, al quale le divisioni e le vere e finte “incomprensioni” degli ultimi giorni imputano una responsabilità politica “oggettiva”, se vogliamo una “culpa in eligendo” del personale condotto in Parlamento – e poco di più.

Vista in retrospettiva, nel momento in cui le larghe intese paiono aver istituzionalizzato i veti incrociati dei maggiorenti PD e PdL invece che le esigenze del Paese, l’esperienza di governo del Professore appare a maggior ragione un tentativo consapevole e generoso di riformare l’Italia, e così pure la sua decisione, rischiosa ed evidentemente “inopportunistica”, di tradurla in avventura di consenso, attraverso quella che a novembre del 2012 lo stesso Monti definiva come una “salita in politica”.

Col senno (e i sondaggi) di poi, perfino quello che sembrò un risultato elettorale modesto, il 10 per cento, riconquista tutto il suo peso e la sua dignità, perché rappresentava un importante riconoscimento delle fratture extrapolitiche prodotte dal montismo nel sistema italiano.

Da quel dato si poteva partire, invece quel risultato è sembrato l’inizio della fine. Perché come Monti e il suo esecutivo si erano intestati una campagna, faticosa, di ridefinizione delle linee di discussione e intervento pubblico nel Paese, individuando nell’incuria e nella resilienza del sistema politico alla realtà il peggiore e il principale “costo” che la politica aveva fatto pagare al Paese, così molti, in quello che sarebbe diventato l’inner circle parlamentare dell’ex premier, hanno beneficiato del dividendo politico di quelle coraggiose fratture per ricominciare, con la maschera del “civismo”, il business politico as usual, riesumando alternative sterili e posticce, a partire da quella tra “popolari” e “liberali” e tra “destri” e “sinistri”.

Dell’afflato programmatico di quel progetto, che era di buon governo e non di governo a prescindere, non è dunque rimasto che qualche brandello di dichiarazione a volte perfino smentito dal voto in Parlamento, come nel caso recente della discussione sull’omofobia. E della ricaduta partitica delle innovazioni di sistema testimoniate dal Monti premier non è rimasto che il tributo alla vecchissima politica pagato dai più zelanti dei suoi detrattori, risoluti a perpetuare l’equivoco di una società cattolica contrapposta a quella laica, dopo quello della società civile contrapposta a quella politica.

Così come è, Scelta Civica è un soggetto che non interessa agli italiani e neppure al proprio leader, e a buona ragione. E se c’è ancora uno spiraglio, sottile, per salvarla dal sentiero di oblio su cui si è incamminata, esso dipenderà dalla totale apertura alle energie che avevano dato fiducia alle fratture del montismo politico, piuttosto che dalle divisioni sempre più agonistiche e meno comprensibili dei politici montiani.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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