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Patrimonio culturale, recuperare Palazzo Rivaldi e Villa York

A Roma il tam-tam mediatico cresciuto nelle fasi immediatamente successive alla vittoria elettorale di Ignazio Marino ha contribuito ad amplificare la rilevanza della cosiddetta pedonalizzazione di via dei Fori imperiali. Il cuore dell’archeologia romana non era mai stato così al centro delle cronache. Da tempo. Ma intanto molte altre aree, come singoli monumenti, neppure tanto lontane, continuano a rimanere in condizioni di estrema precarietà. Tanti edifici, sembra, condannati ad un oblio senza speranza.

A poco più di una settimana dalle elezioni amministrative, alla metà di maggio, il sovrintendente capitolino e il sindaco convocarono una conferenza stampa dal titolo, “Sovrintendenza capitolina ai beni culturali anni 2008-2013. Un Bilancio”. In assenza del sindaco, l’assessore alla Cultura nel corso di un lungo intervento, ebbe a ricordare quanto fatto nell’arco dei cinque anni. Molto, a suo dire. Con un fiore all’occhiello. I restauri al teatro e alla Serra Moresca di Villa Torlonia. Peccato che, almeno per quest’ultima struttura, non si sappia cosa farne. Che dopo cinque anni di lavori, ultimati l’ottobre scorso, non si abbia idea di come utilizzarla.

Il paradosso è che nel frattempo continuano a rimanere nell’ombra edifici di straordinaria bellezza, di quasi insuperabile importanza. Per i quali non è neppure possibile richiamare la cronica mancanza di finanziamenti, dal momento che c’erano, anche se non ci sono più. Palazzi e ville storiche disseminate dal centro alla periferia. Uniti dallo stesso tragico destino. Come accade a Palazzo Rivaldi. A due passi da Fori e Colosseo, con un lato che affaccia sul Belvedere Cederna. Ponteggi montati da anni all’esterno. Puntellati gli ambienti, all’interno. Oltre 5mila metri quadrati distribuiti tra cortili e saloni, affrescati. Un capolavoro del XVI secolo di incredibile pregio, misconosciuto, chiuso, pazzescamente abbandonato al degrado. Il palazzo serrato. Anche se le persiane divelte indiziano i diversi tentativi di introdurvisi. Tutto intorno, nei giardini del complesso, una terra di nessuno frequentata dai senza tetto della zona.

Palazzo Rivaldi se ne sta così da decenni. Una storia lunga e complicata. Eppure nel 2007, sul finire della giunta Veltroni, sembrava che la questione potesse avere un felice esito. Circa 11 milioni destinati alla risistemazione del complesso, con progetto di musealizzazione incluso. In accordo con Ipab Santa Maria in Aquiro, proprietaria della Villa, e Regione che in cambio dei lavori, a carico del Campidoglio, affidava il complesso in concessione. Invece, niente. Il Comune nel 2009 ha deciso di definanziare il progetto di recupero. Anzi, facendo una rapida indagine tra gli atti comunali si scopre che fu proprio “la Sovraintendenza Comunale, con nota prot. N. 7883 del 17 aprile 2009” a chiedere, “nell’ambito di nuovi obiettivi programmatici, il definanziamento dei seguenti interventi”, tra i quali, appunto “cod. e3.1.6”, le “indagini archeologiche, restauri conservativi e allestimenti museali del complesso Villa Rivaldi”. Sulla base di questa nota poi il Consiglio, all’unanimità, nell’ambito delle “Modifiche e integrazioni al programma degli interventi per Roma Capitale”, sancì il definanziamento per rimodulazione degli 11 milioni necessari per “Acquisire Villa Rivaldi” e realizzare indagini e restauri. E’ così che degrado e abbandono stanno facendo sprofondare un complesso monumentale che meriterebbe ben altra sorte.

Non va meglio a Villa York, uno degli ultimi esempi di villa romana sei-settecentesca ancora immersa nel suo originario contesto, la Valle dei Casali. Una parte non piccola di agro romano, considerati i 48 ettari sui quali si estende. La villa è ormai ridotta ad un semi rudere, già da tempo depredata di arredi, camini e decori. In uno stato di conservazione non migliore anche la chiesetta annessa. Un declino senza sosta. Contro il quale, fin dai primi anni Settanta, provò a battersi Italia Nostra. Quasi nulla ormai rimanda all’antica grandezza. Né il lungo viale d’acqua, né le facciate dell’edificio principale con molte delle finestre maldestramente tamponate. A fatica si rintraccia il segno di architetti e progettisti quali Pietro Drei o Carlo Rainaldi.

Per Villa York da mezzo secolo si chiede l’acquisizione pubblica. L’immobile infatti fa parte dell’ “eredità” Federconsorzi, il primo grande crac finanziario del dopoguerra. Ad un certo punto sembrava che si potesse risolvere l’intricata questione. Nel programma degli interventi finanziati con legge Roma Capitale c’era una casella riservata anche a lei. C’erano quasi tre milioni e mezzo di euro destinati al “progetto, esproprio e sistemazione dei manufatti e del comprensorio di Villa York”. Come si affermava al punto “b3.1.4”. C’erano. Perché nel 2009 la Giunta Alemanno definanziò il progetto. Naturalmente con l’approvazione all’unanimità del Consiglio comunale.

La società liquidatrice “Villa York” è intenzionata a vendere. Finora non si è fatto avanti nessuno. Comunque, in caso di vendita a privati, Ministero dei Beni culturali, Comune e Regione, potrebbero esercitare il diritto di prelazione. Fortunatamente c’è una bella notizia. Agli inizi di Giugno la Giunta del Lazio ha approvato il “Piano per la Riserva Naturale”. Un provvedimento che fissa le direttive per valorizzare, tutelare e rendere fruibile quest’area nella quale il verde non è stato sopraffatto dal cemento. Un polmone verde sistemato tra Portuense, Bravetta e via del Casaletto. Con un’unica struttura, Villa York, appunto.

L’immenso patrimonio culturale di Roma contempla anche questo. Palazzi e ville che da decenni sono nel più completo abbandono. Nobili esempi di architetture di pregio accomunate dall’aver avuto la possibilità di rinascere. Una chance naufragata con il beneplacito dell’intera giunta municipale. Allora non si è compresa l’importanza che il rilancio di questi due palazzi avrebbe avuto per le politiche culturali di Roma. Si è ritenuto che non fosse vitale procedere al loro restauro e alla loro valorizzazione. Che insomma ci fossero altre priorità.

Ora, però, ritornare sulla questione, non sarebbe operazione marginale. Dimostrerebbe che Roma, attraverso le sue rappresentanze politiche, ha deciso di riacquistare quanto è stato lasciato alla deriva per troppo tempo. Dimostrerebbe che si ha una visione della città, delle politiche culturali da adottare, globale. Una visione che vada dal centro alle periferie, dalle antichità romane alle architetture moderne e contemporanee. Una visione fatta di importanti “particolari”.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

One Response to “Patrimonio culturale, recuperare Palazzo Rivaldi e Villa York”

  1. Patrizia scrive:

    Bel pezzo, Manlio, com al solito !

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