I figli? Tutti uguali. La famiglia divorzia dal matrimonio, finalmente

La mitologia della famiglia ha accompagnato l’avventura politica di un leader intemperante e conformista, di cui troppi – quorum ego – hanno lungamente confuso l’attitudine libertina con l’inclinazione laica e il gusto per la licenza personale con la passione per la libertà individuale.

Il tribuno della famiglia, passato alla storia come il campione dell’auto-sfascio familiare e del narcisismo da maschio-alfa refrattario alle occorrenze del ruolo e dell’età, ha trascinato l’Italia per quasi un decennio in una crociata tradizionalistica, culminata nell’identificazione sconcia tra la difesa della famiglia eterosessuale e l’offesa alla non-famiglia omosessuale.

Ma cosa rimane, concretamente, della retorica del matrimonio, un istituto che solo il divorzio ha civilizzato (la riforma del diritto di famiglia ha seguito, non preceduto la fine dell’indissolubilità del matrimonio), restituendo ai coniugi un’uguaglianza giuridica che la “tradizione” coerentemente avversava e ristabilendo un’uguale responsabilità del fare e del disfare, anche all’interno della famiglia (l’adulterio era un reato da mogli, ma un divertimento da mariti)? Il matrimonio non è affatto superato. È superata però la “matrimonializzazione” coatta del pluralismo familiare. La famiglia divorzia dal matrimonio.

Ieri il governo ha finalmente parificato la condizione giuridica dei figli (legittimi, naturali, adottivi…), unificando così la famiglia secondo un principio sostanzialmente extra-matrimoniale. Il matrimonio regola i rapporti tra i coniugi, non le responsabilità verso la prole. È un salto quantico che non solo rottama la discriminazione (giuridica) dei “figli della colpa”, ma muta e in certo senso privatizza il ruolo dell’istituto matrimoniale, che non può più, neppure giuridicamente, considerarsi il solo fondamento dell’ordine familiare.  Sempre meno si può dire che c’è famiglia – e uguaglianza di diritti e responsabilità – solo dove c’è matrimonio (dovrebbero peraltro riflettere sul punto anche gli oltranzisti del gay marriage, indisponibili a soluzioni “speciali”).

Si apre un tempo di riflessioni e mutamenti profondi e di riconciliazione tra sensibilità sociale e legislazione civile. Di quasi un decennio di family days e di posticcia diligenza familiare, non rimane nulla. La “famiglia tradizionale”, vista dal basso dei rapporti di potere e dall’alto delle responsabilità morali, è un problema (in via di soluzione), non un modello archetipico di buona vita.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “I figli? Tutti uguali. La famiglia divorzia dal matrimonio, finalmente”

  1. lodovico scrive:

    In attesa di un giudice che finalmente dichiari la terzeità dei coniugi accontentiamoci dell’eguaglianza dei figli. Il matrimonio non è un diritto ma un contratto tra due estranei che possono decidere di romperlo, giusti i limiti di legge, con richiesta dei danni.I rapporti devono avere rilevanza anche penale.

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