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Il Papa non sia diffidente, la globalizzazione aiuta gli ultimi

di PIERCAMILLO FALASCA – Poteva usare espressioni come “piaga dell’indifferenza”, “cancro dell’indifferenza” o simili. Ha usato “globalizzazione dell’indifferenza” perché ha inteso assegnare un senso negativo al termine globalizzazione. É inutile girarci intorno. Papa Francesco ha una personalità molto carismatica, le sue piccoli rivoluzioni di frugalità faranno bene alla Chiesa, cosí come la sua intenzione di sradicare il malaffare dai palazzi e dalle istituzioni vaticane, a cominciare dallo Ior. Ma Jorge Mario Bergoglio sembra avere riflessi chiaramente anti-capitalisti, peraltro abbastanza tipici di una certa cultura sudamericana, rivendicatrice, post-rivoluzionaria, terzomondista, anti-yankee. “Globalizzazione” diventa per tale cultura un sinonimo di capitalismo.

Intendiamoci, il Papa che va a Lampedusa tra gli umili e disperati migranti – in polemica con i governi che non sanno contrastare con coraggio e umanità le stragi degli innocenti – offre un messaggio di speranza e di rottura. É un invito a tenere ancora aperte le porte della nostra fortezza, una sfida ai governi di chi decide di stare dalla parte dell’uomo e della sua disperata ricerca della felicità, in fuga dalla miseria. Eppure Bergoglio, nell’attribuire un significato deteriore alla globalizzazione sembra guardare solo una faccia della medaglia e non ad entrambe: i migranti africani che rischiano la loro vita in mezzo al mare tentano una via d’uscita globale, cercano il mercato globale e non il contrario. É dalla poca globalizzazione che scappano, é da realtà aride di capitale e di libertà che vanno via!

La dolorosa stagnazione dell’economia europea fornisce sempre meno opportunitá di lavoro e di vita, sia per i residenti di lungo corso del Vecchio Continente che per i migranti. É la crescita economica – la torta da spartirci, insomma – la principale strategia possibile per l’accoglienza. Un continente che cresce e prospera avrà sempre necessità di nuovi lavoratori, anche dei più umili. Bisogna crescere e per crescere c’é bisogno anche di un mondo più aperto e libero. Peraltro, solo abbattendo le barriere commerciali (l’Africa é ancora pesantemente penalizzata dai dazi occidentali), promuovendo la circolazione dei capitali e aiutandoli a dotarsi di istituzioni pubbliche stabili e funzionanti, si consentirá ai paesi più poveri ad incamminarsi lungo il tragitto della prosperità.

La globalizzazione dell’indifferenza non piace a nessuno. Occorre lavorare alla globalizzazione della ricchezza, di questi tempi minacciata dalla tentazione protezionista che attraversa le società occidentali. Negli ultimi venti anni circa un miliardo di persone é stato strappato alla povertà assoluta, proprio grazie alla diffusione del mercato globale. Nei prossimi venti anni sará possibile fare altrettanto? L’aiuto del Pontefice sarebbe fondamentale.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Il Papa non sia diffidente, la globalizzazione aiuta gli ultimi”

  1. lodovico scrive:

    “la complessità della società umana,comunque la si voglia definire, sta infatti ai nostri tempi rapidamente diminuendo(insieme a quella della biosfera)a causa della globalizzazione che comporta la drastica diminuzione delle lingue parlate,delle specie vegetali coltivate e dei mestieri esercitati, l’uniformazione dei prodotti su scala planetaria, la scomparsa delle caratteristiche culturali locali, la concentrazione delle conoscenze e di quelle tecnologiche, in una percentuale irrisoria delle popolazione e la riduzione di gran parte dell’umanità a una massa priva di competenze e di ruoli sociali significativi” l’America dimenticata di Lucio Russo pag.75.
    Forse eccessivamente pessimista ma le nuove vie da percorrere dopo la globalizzazione di questo breve periodo sono ancora tutte da trovare e la crescita infinita….un mito di questi ultimi secoli.

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