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Mai più al voto con il Porcellum

Ci avevano detto che le elezioni del 2013 ci avrebbero portato dritti e in piedi nella Terza Repubblica: finalmente le riforme vere, il cambiamento!
Dalle elezioni, però, sono passati ormai quattro mesi e il “cambiamento” stenta ad arrivare. Le commissioni dei saggi si sprecano, ma i seggi dei parlamentari non sono stati ancora ridotti e, se si votasse domani, dovremmo ingoiarci il Porcellum dei nominati. Per la quarta volta.
In queste condizioni, il Parlamento può andare sereno alle “meritate” ferie di agosto? Neppure per sogno. Nel novembre 2011, i partiti furono chiari con Monti: “tu occupati dei disastri che ti stiamo lasciando nell’economia, alle riforme ci pensiamo noi della politica”.

Bene, lo spread è calato, le riforme strutturali più urgenti sono arrivate, l’Italia è uscita dalla procedura europea di infrazione. Monti ha fatto la sua parte, ma i partiti no. E alle elezioni di febbraio c’è stato soltanto un vincitore: il Porcellum, che ha mandato in Parlamento un’orda di “unti del Signore”, scelti da quattro gatti, nelle stanze del potere.

Siamo alle solite. Una politica debole, spaventata e screditata, come quella attuale, non trova né il coraggio, né la forza per riformarsi da sola. Ancora una volta, serve una spinta dal basso, serve la forza dei cittadini che credono nel cambiamento e vogliono dare la spallata decisiva per scardinare un sistema che non funziona più. Magari per cambiare la Costituzione ed eleggere direttamente il Presidente della Repubblica, ma prima ancora per cancellare questo schifo di legge elettorale!

Per questo, insieme ad altri, lunedì 1 luglio abbiamo lanciato da Cagliari una mobilitazione contro il Porcellum. Per non prenderci più in giro e non tornare ancora al voto con un sistema che tutti dicono di voler cambiare, ma nessuno cambia sul serio. Serve una mobilitazione vera, che potrebbe essere proposta alla stessa convention di Scelta Civica del prossimo 13 luglio, consentendoci di recuperare quella spinta radicalmente riformatrice che è l’essenza del nostro progetto politico.
Possiamo farcela anche questa volta.

In Sardegna, dopo quattordici mesi dai referendum vittoriosi, è finalmente iniziato lo smantellamento delle province, chiesto da 530.000 elettori. Una vera rivoluzione che avviene a dispetto delle resistenze della vecchia politica, che si difende ricorrendo a tutti i possibili Tribunali ed è disposta a tutto pur di riuscire ad ignorare quanto ha deciso la volontà popolare con i referendum. L’esperienza sarda ricorda ancora una volta quanto siano potenti e determinate le lobby di casta: esse sono incapaci di interpretare e sostenere qualsiasi cambiamento, ma sono capacissime di impedire l’innovazione che spazza via i loro privilegi.

È quasi pleonastico, a questo punto, chiedersi se, senza i referendum, avrebbero mai avuto voce i cittadini sardi che non ne possono più. Purtroppo la risposta è tristemente negativa. Mentre i parlamentari del PD chiedono a Roma l’abolizione delle province, i loro colleghi onorevoli sardi cercano di impedirla in Sardegna. E, dopo aver rivendicato per la millesima volta l’autonomia dell’Isola da Roma, sono persino disposti ad appellarsi al Governo nazionale perché bocci qualsiasi legge sarda di riforma delle Province. Per chi ha voglia di sorridere su un argomento che ridere non fa, circola persino l’interrogazione di qualche deputato di Grillo che – evidentemente – vive su Marte e, diventato estimatore del ruolo insostituibile delle Province, si unisce al trasversale esercito della conservazione che le vuole difendere… gli elettori sardi di Grillo lo sapranno? Chissà.

Insomma, ce ne sarebbe d’avanzo per rischiare la depressione, convinti che questa classe dirigente italiana, come quella sarda, è incapace di arrestare il nostro inesorabile declino sociale. Ma non possiamo rassegnarci. L’arma dei referendum, quella della mobilitazione dei cittadini, resta un’energia morale straordinaria, che può richiamare intorno a sé, in modo trasversale, quelle parti di società e di classe dirigente che non perdono la speranza e non hanno nessuna intenzione di arrendersi.

Di questo mondo, che esiste, anche se non è ancora maggioritario, noi dobbiamo essere lo strumento attivo. Scelta Civica in Italia e in Europa, i Riformatori in Sardegna, non possono essere “pezzi” senza senso di un sistema vecchio e senza futuro. Se vogliamo rappresentare gli elettori che ci hanno votato e che vorremmo ci votassero ancora e di più, dobbiamo guardare alle sfide del futuro, senza paura di cantare fuori dal coro, consapevoli che le riforme necessarie non saranno una passeggiata che avverrà nel consenso generale. Quelle riforme saranno invece la battaglia finale contro i nemici della società aperta: a guidarci sarà la consapevolezza che “il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”.

Twitter: @pierpaolovargiu


Autore: Pierpaolo Vargiu

Deputato dei Riformatori Sardi eletto nelle liste di Scelta Civica, è presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. In passato dirigente nazionale dei giovani liberali e consigliere regionale, è anche portavoce del comitato referendario “Sardegna si Cambia”, l’iniziativa che nel 2012 ha promosso il successo di una consultazione popolare per l’abolizione delle province e dei consigli d'amministrazione degli enti e delle agenzie regionali.

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